lunedì 30 giugno 2014

BERLUSCONI PROTAGONISTA IN VIALE DEL TRAMONTO.

Prima ha pensato di raccattare voti promettendo assistenza veterinaria gratuita ai bisognosi. E questo va benissimo. Adesso cerca i voti di pederasti e lesbiche. Su suggerimento della fidanzata Francesca Pascale (di cui anagraficamene potrebbe essere il nonno e che certamente è tanto innamorata...dei soldi del suo nonno adottivo). Questo berlusca deve essere proprio un rincoglionito perso se si è fatto convincere da questa arrampicatrice iscrittasi all'Arcigay. Ma molti lo stanno abbandonando anche per questo. Invece di preoccuparsi di cose serie adesso si occupa della cancellazione della distinzione tra culo e vagina contrabbandata come parità di diritti. Vedere i commenti nel suo blog, dove normalmente sono ammessi solo i suoi leccaculo, che questa volta si stanno ribellando. 
  

sabato 28 giugno 2014

APOLLONIO DI TIANA: CHI ERA COSTUI? FU DEFINITO ERRONEAMENTE IL GESU' PAGANO. FU INFATTI ASSAI MIGLIORE DI GESU'

Il giornalista del quotidiano LIBERO Miska Ruggeri ha pubblicato un interessante libro su Apollonio di Tiana, ingiustamente condannato all'oblio per colpa della damnatio memoriae voluta dalla tradizione cristiana.
Il saggio di Miska Ruggeri

Apollonio di Tiana, le mille incarnazioni del Gesù pagano
Pubblichiamo uno stralcio del capitolo «Le interpretazioni di Apollonio in Occidente» tratto dal saggio Apollonio di Tiana. Il Gesù pagano (Mursia, pp. 220, euro 13) di miska ruggeri - firma delle pagine culturali di Libero - in 





  1. Apollonio di Tiana. Il Gesù pagano - Ruggeri Miska - Libro ...

    www.ibs.it/code/.../ruggeri-miska/apollonio-tiana-gesu.html
    Apollonio di Tiana. Il Gesù pagano è un libro di Ruggeri Miska pubblicato da Ugo Mursia Editore nella collana Storia, biografie e diari-biografie : € 11,05 di .





    1. Apollonio di Tiana, mago o profeta, Anticristo o santo, dio o ...

      www.tgcom24.mediaset.it/.../apollonio-di-tiana-mago-o-profeta-anticrist...
      06/mag/2014 - A far luce su questo personaggio controverso è ora il saggio Apollonio di Tiana. Il Gesù pagano di Miska Ruggeri (Mursia, 220 pagine, 13 euro, ...
Ma nel mio libro Scontro tra culture e metacultura scientifica (2006) su Apollonio di Tiana avevo già scritto quanto segue. 

Apollonio di Tiana (I secolo d. C.), educato a Tarso, non si fece convertire da S. Paolo quando lo incontrò. Preferì rimanere legato culturalmente all’India, dove era stato, contemperando la cultura indiana con il pitagorismo. Flavio Filostrato di Lemno, vissuto nel III secolo, fu invitato da Giulia Domna, moglie dell’imperatore Settimio Severo, a scrivere la biografia di Apollonio. Egli racconta che Apollonio aveva la fama di essere un mago, di aver fatto molti miracoli e di essere persino risuscitato per dimostrare che l’anima è immortale, ma aggiunge che non vi era in ciò alcunché di vero e che Apollonio era solo un sapiente che ancor giovinetto disse al suo maestro Eusseno di voler diventare pitagorico e gli spiegò: “ ‘Farò come i medici. La loro prima cura è di purgare: prevengono così le malattie o le guariscono’. A partire da quel momento non si nutrì più di carni…si nutrì di verdure e di frutta, dicendo che tutto ciò che dà la terra è puro…e divenne assistente del medico Esculapio” (Vita di Apollonio, I, 7).



E’ evidente che sarebbe stato preferibile che S. Paolo, invece di cercare di convertire Apollonio, si fosse fatto convertire da lui. Quanto sarebbe stata migliore la storia.



Conoscitore dei tesi della religione di Zarathustra, egli affermò che “nessun sacrificio di animali è da farsi poiché Dio non ha bisogno di alcunché” e che è preferibile non fare alcuna violenza ad alcun animale evitando l’uso delle pelli per accrescere il senso della giustizia. “La terra produce ogni cosa e chi vuole essere in pace con gli esseri viventi non ha bisogno di alcunché, poiché i suoi frutti si possono cogliere, e altri coltivare secondo le stagioni, in quanto essa è la nutrice dei suoi figli: ma la gente, come se non udisse le sue grida, affila le spade contro gli animali per trarne cibo e vestimento. I Bramani dell’India invece non approvano tale condotta e istruirono i Ginni dell’Egitto a respingerla: da costoro Pitagora, che fu il primo dei Greci a frequentare gli Egizi, prese la sua dottrina che lasciava alla terra gli esseri animali; e affermando che i suoi prodotti sono puri e adatti a nutrire il corpo e la mente, di questi si cibava. Sostenendo inoltre che gli abiti che si portano solitamente sono impuri, in quanto provengono da esseri mortali, si abbigliava di lino; e per la stessa ragione intrecciava il vimine per farsene calzature” (Flavio Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana).

Apollonio conobbe in Etiopia l’imperatore Vespasiano, dopo che si allontanò da Roma perché perseguitato sotto Nerone da Tigellino, ma poi dovette lasciare nuovamente Roma sotto l’imperatore Domiziano, succeduto al fratello Tito, facendo perdere di sé le tracce sotto l’imperatore Nerva. Nell’ambiente culturale del I secolo l’arte della retorica veniva indirizzata verso argomentazioni che dovevano suscitare emozioni e meraviglia per suscitare grandi pensieri che stessero tra il sublime e il mistero. Si combatteva così in certi ambienti colti contro il conformismo a favore di alti ideali. Allo stesso modo si può pensare che S. Paolo, per raccogliere maggior credito tra le folle, abbia diffuso il racconto della resurrezione di Gesù, da lui inventato.

Persino un cristiano come Eusebio (di cui scriveremo appresso) poteva conservare in una sua opera (Preparazione evangelica, IV, 13) il pensiero di Apollonio in questi termini: “Io credo che si osservi il culto conveniente alla divinità…se al Dio che diciamo Primo e che è l’Uno e separato da tutte le cose e che dobbiamo riconoscere superiore a tutti gli altri non si immolino vittime, non si accendano lampade, non si consacri alcuna delle cose sensibili. Dio non ha bisogno di alcuna cosa…Con lui adopera solo la parola migliore, cioè quella che non esce dalle labbra, e da lui, che è il migliore degli esseri, invoca i beni mediante ciò che in noi v’è di migliore: l’intelletto, che non ha bisogno di alcun organo”. In una lettera (26) delle molte apogrife si legge: “Se gli dei non hanno bisogno di vittime, che si dovrà fare per avere i loro favori? Credo si debba aver l’animo ben disposto a beneficiare gli uomini per quanto è possibile, secondo i loro meriti”. Apollonio passò alla posterità con la definizione di “Cristo pagano”. Il che sarebbe da ritenersi una grave offesa per Apollonio, non per il Cristo di S. Paolo. Giustamente, infatti, Porfirio oppose la figura di Apollonio a quella di Cristo, ritendo che Apollonio fosse il vero salvatore. Se si riflette sul fatto che Gesù era un ebreo che non aveva preso mai le distanze dalla Torah, che egli pretendeva, al contrario, di avere completato, si può dire che nessuna vera salvazione poteva venire all’umanità dalla religione ebraica, scuola di macelleria, che portò a ritenere, tramite il cristianesimo, che il Figlio di Dio dovesse essere macellato in croce per redimere l’umanità. Fu il neoplatonismo, come si vedrè tra poco, a salvare in parte il cristianesimo dalla maledizione della Torah, del dio ebraico che maledice e che sparge sangue. Non si trascuri il fatto che Gesù, cacciando i mercanti che sostavano fuori, sotto il colonnato, del tempio, accusandoli di averne fatto “una spelonca di ladri”, identificava in realtà la casa di dio con il tempio-mattatoio ebraico. Rimase ebreo.

venerdì 27 giugno 2014

CANCELLARE LA DISTINZIONE TRA IL CULO E LA VAGINA: CE LO CHIEDE L'EUROPA

Sì, anche questo ci chiede questa disgrazia di Europa di merda. Con il riconoscimento della pensione di reversibilità sulla base della cancellazione di questa distinzione naturale.  Riporto il commento di un mio lettore. 
"Strano che non ci si accorga dell'offesa insita nello slogan "ce lo chiede l'Europa". Significa che siamo un popolo di deficienti incapaci di regolarsi, ma per fortuna c'è l'Europa che ci indica la strada.
Noi per es. non vogliamo i matrimoni gay perché siamo attardati, provinciali, parrucconi. Per fortuna l'Europa ci richiama all'ordine e ci obbliga ad adeguarci alla normativa europea (persino il papa si adegua stando zitto o dicendo che a lui i gay stanno simpatici, sono anche loro figli di Dio).
Quando dice "Ce lo chiede l'Europa" Napolitano sottintende: "Italiani, siete veramente stronzi, ma ormai non potete sottrarvi agli ukaze di quell'Unione Europea che io ho fortemente voluta".

DENUNCIATA LA RAI PER IL VERGOGNOSO SPOT COMMERCIALE "CE LO CHIEDE L' EUROPA"

Torno a dire che non bisogna pagare il canone RAI. Come si permette di diffondere la nauseante  pubblicità a favore dell'Unione Europea se la Rai pretende di essere un servizio pubblico. Un servizio pubblico non deve permettersi di dare voce agli scellerati disonesti che non danno voce a quelli che la pensano diversamente. Ha fatto bene Magdi Allam a denunciare per questo la RAI, questo carrozzone politico al servizio di chi è al governo. Uno come me mai troverebbe voce all'interno di questa sconcia e liberticida RAI. Un servizio pubblico dovrebbe dare voce a tutti, anche a quelli, per esempio, che sono definiti negazionisti. Ed è questo uno dei tanti motivi per cui mi definisco dubitazionista. A parte la cifra di 6 milioni che è una grossa balla. E non voglio tornare su questo argomento, già trattato in altro articolo.
Si sta continuando a coltivare un falso mito su un'Europa unita che non esiste ed è meglio che non esista. Anche se purtroppo la sua falsa unità ci costa tanto da far capire a chi non è ignorante e imbecille che sarebbe bene uscirne al più presto. Lo spot dice che vi è un Consiglio Europeo di cui fanno parte tutti i primi ministri (con Renzi gongolante). Questo Consiglio ha valore consultivo anche se la conclusione deve essere presa all'unanimità. Poi il Consiglio deve suggerire la sua conclusone ad un altro carrozzone che si chiama Unione, e l'Unione approva a maggioranza la proposta del Consiglio. La proposta deve poi passare al parlamento cosiddetto europeo, che approva a maggioranza. Immaginatevi tutti i costi inerenti a questa pletora di organismi deleteri. Ora, attenti. Lo spot dice che i voti di ciascuno Stato sono pari ai voti di ciascun altro Stato, volendo così magnificare il fatto che l'Italia conta quanto la Germania, la Germania quanto la piccola Olanda, e così via. Non si vuol dire che questo significa solo l'espropriazione di ogni Stato della sua sovranità. Non si vuol dire che questa è una vera pazzia. La politica di ciascuno Stato dipende dalla maggioranza che si forma in questa sciagurata pagliacciata di Unione Europea. Leggere soprattutto l'articolo di Magdi Allam compreso nel quotidiano Il Giornale.
Siano maledetti tutti coloro che alle elezioni europee (dove ha votato in Italia solo il 57%) hanno dato al Pd il 40% di cui si è appropriato personalmente l'esagitato criminale Renzi. Non possono nemmeno essere evangelicamente perdonati con le parole di Gesù in croce: "Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno".  

«Contro la retorica della crisi» Canfora attacca l'Europa dei ...



  1. Lo spot elettorale pro Europa sulle reti Rai: un'idea davvero ...

    genova.erasuperba.it/rubriche/spot-europa-rai
    18/apr/2014 - europa-bce Ovviamente si sapeva che si sarebbe arrivati a questo punto; per cui c'è poco da stupirsi, se oggi in tema di Europa ci ritroviamo a ...
  2. 'Ce lo chiede l'Europa', che palle - L'Espresso - La Repubblica

    espresso.repubblica.it/.../carta.../ce-lo-chiede-l-europa-che-palle-1.40970
    06/mar/2012 - Fino a tre mesi fa tutto ciò che veniva dall'Europa era cacca. ... civile dei singoli magistrati, dicono di averlo fatto perché "ce lo chiede l'Europa". ... fisso e di privatizzare la Rai (e perché non anche la Bbc inglese, France Tv, la Tve spagnola, la Rtf tedesca e così via?) ... Pubblicità · Servizio clienti · Chi siamo.
  3. La pubblicità Rai spot per l'Europa e' aberrante. Cose da regime ...

    www.finanzaonline.com › ... › Discussioni libereArena Politica
    06/apr/2014 - 10 post - ‎9 autori
    Questo mega spot Rai per l'Europa mi ha fatto veramente paura ... la fine drammatica : lo avremmo fatto se non ce lo avesse chiesto l'Europa ?
  4. Insieme: PROPAGANDA RAI: gli spot pro Unione Europea

    visioneinsieme.blogspot.com/.../propaganda-rai-gli-spot-pro-unione.html
    13/mag/2014 - Non c'è quindi da stupirsi se il presidente di vigilanza Rai, Roberto Fico del ... diffusa che ha preso le mosse dal pubblicitario Edward Bernays all'inizio del ... Così, gli spot pro Europa mandati in onda dalla Rai a ridosso delle ...
  5. Illegali gli spot pro euro, denuncio la Rai - IlGiornale.it

    www.ilgiornale.it/.../illegali-spot-pro-euro-denuncio-raiil-commento-2-1...
    28/apr/2014 - Ad esempio nello spot «Che cos'è l'Europa», andato in onda il 4 aprile ... di uno stato straniero quale la germania ? qualcuno ci ha chiesto un ... Prodi????...ringrazi il cielo se fra un po' non ce lo ritroveremo come presidente!
  6. Gli Sgommati in coro: "Ce lo chiede l'Europa" (Ep.118 ...

    video.sky.it/...ce_lo_chiede_leuropa/v113922.vid
    Gli Sgommati in coro: "Ce lo chiede l'Europa" (Ep.118). Autoplay ON; Playlist. Gli Sgommati in .
 

mercoledì 25 giugno 2014

"AMMAZZIAMO IL GATTOPARDO" (DI ALAN FRIEDMAN) . IL CRIMINALE RENZI. W L'EVASIONE FISCALE QUANDO E' GIUSTA

Ecco chi è per me il gattopardo. Vuole l'italicum (anticostituzionale) per consentire di avere una maggioranza assoluta in parlamento con il 37%. Per questo esagitato non vale la rappresentatività. Vale solo la governabilità. La pensavano così anche Mussolini e Hitler.Nella Costituzione americana sta scritto: "no tasse non rappresentatività". Ciò significa che le tasse non possono essere imposte senza l'approvazione della volontà popolare (anche se della maggioranza). Questa volontà popolare è impedita da una Costituzione che sottrae alla volontà popolare i trattati internazionali e le leggi economiche. E si ha il coraggio di dire che questa è la Costituzione migliore del mondo. Peggiore di così non potrebbe essere. La Costituzione impedisce un referendum propositivo delle leggi ed esclude un referendum abrogativo dei trattati internazionali e delle leggi economiche. Così siamo stati costretti ad accettare passivamente la maledizione dell'Unione Europea, iin uno stato di srvaggio all'economia finanziaria  nemica dell'economia reale. Ci hanno imposto la sciagura dell'euro come una camicia di forza senza consultare la volontà popolare. Per uscirne bisognerebbe cambiare la Costituzione, che io mi rifiuto di definire una porcata per non offendere i poveri, innocenti maiali che non combinano i guai della politica. 
Renzi continua la politica criminale dei suoi predecessori andando a leccare il culo alla Merkel mentre disonestamente vuole dare ad intendere di avere imposto dei limiti agli interessi tedeschi. La realtà è che egli è un servaccio della Germania perché ha accettato il fiscal compact, la parità di bilancio con tutte le conseguenze negative che derivano da esse. 
Che questa Costituzione debba essere modificata a iniziare dall'art.75, che esclude il referendum abrogativo e consultivo con valore determinante sui trattati internazionali e sulle leggi economiche risulta dal confronto con altri Stati, come la Svezia e la Denimarca, che con un referendum consultivo hanno preferito tenersi la corona e mandare affanculo l'euro. Se hanno potuto fare ciò la piccola Danimarca e la Svezia non si capisce perché la Costituzione italiana debba impedire un referendum almeno consultivo. E in Inghilterra, che giustamente ha conservato la sterlina, vi sarà un referendum per l'uscita dall'Unione Europea. L'euro ha impoverito tutti, stipendiati ed imprese che non si siano delocalizzate. 
Se l'Italia avesse le decine di miliardi che ha buttato per finanziare i fondi comuni europei, regalandoli a Stati come la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l'Irlanda, non avrebbe bisogno di aumentare le tasse, perché, al contrario, potrebbe diminuirle, rimettendo in moto l'economia reale.  E abbiamo una vergognosa RAI che, serva dei partiti, fa continuamente pubblicità al mito dell'Unione Europea. Non pagate il canone a questo carrozzone pieno di parassiti superpagati. 
Ha detto giustamente l'economista Paolo Barnard che a questo punto bisogna giustificare l'evasione fiscale come salvezza dell'economia reale. Infatti, data la situazione di super tassazione, le imprese, soprattutto quelle piccole, possono salvarsi solo evadendo il fisco. Si tratta in questo caso di una falsa evasione perché condizione della sopravvivenza dell'impresa. Infatti il danaro sottratto al fisco rapinatore non va a finire all'estero ma rientra nel circuito economico favorendo il maggiore consumo e dunque la maggiore produttività, con una maggiore occupazione. 
Poiché il criminale Renzi, questo disonesto che vuole dare  a intendere che migliorerà le cose, non è in grado di capirlo, oppure lo capisce ma non ha il coraggio di dirlo pur di continuare a governare, anche se contro gli interessi dell'economia reale, deve finir male ad ogni costo.    
Grillo mi ha deluso perché sta cercando di venire a patti con questo criminale solo per cercare di modificare, non di annullare, la legge elettorale chiamata italicum. Uno Stato in cui il 37% degli elettori può avere la possibilità di avere un premio di maggioranza in parlamento sino ad arrivare al 55% è uno Stato dittatoriale, in cui viene annullata la rappresentatività. De Gasperi cadde nel 1953 sulla legge elettorale che i socialcomunisti chiamarono giustamente "legge truffa".    Essa prevedeva che la coalizione dei partiti che avesse riportato il 50% più uno dei voti avrebbe avuto diritto al 60% in parlamento. Se quella fu una legge truffa ora gli eredi snaturati di quella sinistra, divenuta ormai una falsa sinistra orpello del capitalismo delle banche, la legge elettorale del criminale Renzi è peggiore della truffa. E' un attentato alla democrazia. E chi attenta alla volontà popolare, che non può essere alienata ai partiti (Rousseau, Contratto sociale) è nemico della volontà popolare. Ecco la faccia del criminale Renzi. Bisognerebbe aggiungere: Wanted dead or alive.

RENZI: E' TANTO ESAGITATO CHE LA PAROLA IN LUI PRECEDE IL PENSIERO

Incredibile. Gli è scappato di dire che Marco Polo e Matteo Ricci erano nati in Cina. Ci mancava che dicesse che erano cinesi. Non pensa. Parla. Con la sua esagitazione sta facendo "riforme" esagitate. Come la buffonata del disegno di legge di riforma del Senato, che ha indotto il costituzionalista Michele Ainis a dire che avremo una Camera e un Camerino. Di tutto ciò dovrà pagare prima o dopo le conseguenze. Come la burla della riforma della giustizia civile, che crede di riformare sostituendo la carta con la posta elettronica. Solo un deficiente poteva proporre una cosa simile. Non ha capito che bisogna riformare il C.P.C. e aumentare l'organico dei giudici, sottoponendoli però a severi concorsi per aumentare di grado. Con commissioni formate da giuristi ed avvocati di chiara fama, studiosi del diritto, e non da magistrati, manovali del diritto. Aggiungasi la sua opposizione alla responsabilità diretta dei giudici. Anche quando facciano sentenze pazzesche per cui meriterebbero il reparto psichiatrico. Ne so qualcosa io.






IL PAPA: IL SIGNORE CI DA' SPERANZA

Commento (che era di mio padre): chi vive sperando muore cagando. Altri dicono cantando per non essere volgari.

PRANDELLI: FINALMENTE SE NE E' ANDATO. MA ANCHE L'INCUBO DEL NOME PORTASFIGA MORENO

L'avevo già detto nel 2012 e sono stato previdente. Prandelli ha detto: do le dimissioni perché è fallito il mio progetto. Avevo puntato su Balotelli ed è stato questo il mio errore tecnico. Ma quale progetto? Non ne aveva. Ha navigato a vista, senza bussola. Ha continuato a puntare su un bidone quale il falso italiano di cognome Barwuah (Ghana) e ha mancato di convocare e costringere a tornare in nazionale il migliore attaccante e centrocampista che rimane l'irrinunciabile Totti, che, anche se relativamente anziano, avrebbe potuto fare ogni volta almeno mezza partita. Ha rinunciato a veri centrattacchi quali Matri e Di Natale (forse anche Luca Toni), anche se non sono dei fuoriclasse. Non ha fatto giocare Aquilani e ha tenuto a casa Giuseppe Rossi. Non voglio fare un torto al bravo Buffon, che si è gettato inutilmente sulla traiettoria della palla goal. Perché inutilmente? Perché non ha avuto abbastanza slancio per arrivare ad intercettare la traiettoria. Bastava allungarsi di più con il corpo. Ma ad una certa età non è più possibile avere tanto slancio. Le belle parate che ha fatto respingendo di pugno sono state su tiri centrali. Quasi certamente il giovane sardo Sirigu avrebbe avuto più slancio nell'intercettare la traiettoria, come aveva dimostrato contro il Costa Rica.  
La crisi del calcio italiano deriva dalla sete di danaro delle squadre di club, che hanno maggiore interesse ad acquistare famosi giocatori stranieri pagandoli a peso d'oro, a scapito di giovani dei cosiddetti vivai che meriterebbero maggiore attenzione. Le squadre di club sono solo legioni straniere, non sono squadre italiane. E' un esempio anche l'Inghilterra, dove solo il 38% delle squadre di club è costituito da inglesi. E così si spiega anche la sua eliminaione. Io non guardo mai le partite di campionato italiano, e nemmeno quelle internazionali tra squadre di club. Per cui provo repulsione. Che debbo guardare? Legioni straniere? Bisogna cambiare il regolamento riguardante il tesseramento di stranieri. Tre al massimo, di cui solo due che possano giocare una partita. 
Non posso mancare di osservare che sull'arbitro messicano Rodriguez Moreno di Italia-Uruguay dovrebbe essere lanciata una fatwa per farlo fuori. Espellere un giocatore per un fallo che non esisteva, falsando tutta la partita, non è ammissibile. Sì è ripetuto il fattaccio dei mondiali del Giappone, dove fu fondamentale il pazzesco arbitraggio dell'arbitro  Byron Moreno dell'Equador, che fu poi arrestato per traffico di droga. 
Da Moreno a Moreno: arbitro da incubo per l'Italia
Come se non bastasse, non ha invece espulso il dracula Suarez, che aveva trattenuto con un morso Chiellini, che inutilmente mostrava il segno profondo dei denti lasciatigli su una spalla. Incredibile. 

Cosa fareste per punire Suarez dopo il morso a Chiellini?
  
L'arbitro non dovrebbe mai decidere da solo, perché in caso di fondata contestazione, dovrebbe decidere la terna arbitrale, escludendo che questa debba essere della stessa nazionalità. E in caso di errore fondamentale dovrebbe esistere una commisione internazionale che, in caso di contestazione, anche con l'uso della moviola, abbia un potere superiore ed immediato sull'arbitro, che non deve più da solo, con arroganza, poter decidere del risultato. Non dovrebbe essere esclusa anche l'ipotesi di due arbitri, ciascuno per una metà campo, in modo che l'arbitro non debba correre per tutto il campo e possa sempre da vicino controllare meglio il comportamento dei calciatori.     

Blog del prof. Pietro Melis: AUSPICO LA FINE DI ...

pietromelis.blogspot.com/2012/.../auspico-la-fine-di-prandelli-e-della.ht...
08/giu/2012 - Che credo segnerà la fine di Prandelli. Non era mai capitato che la nazionale di calcio avesse bisogno di un africano del Ghana, di cognome ...

Blog del prof. Pietro Melis: FINE DI PRANDELLI (melius ...

pietromelis.blogspot.com/2012/.../fine-di-prandelli-e-della-sue-scelte.htm...
02/lug/2012 - L'avevo scritto prima che iniziassero gli europei che questa squadra avrebbe segnato la fine di Prandelli e delle sue scelte sbagliate. AVERE ..

lunedì 23 giugno 2014

JAN CARLOS DI SPAGNA: HOMO STUPIDUS STUPIDUS



ECCO LA PIU' GRANDE TESTA DI CAZZO INCORONATA. HOMO STUPIDUS STUPIDUS

Juan Carlos I 

SPAGNA, ABDICA RE JUAN CARLOS
Frodi, amanti, elefanti e salute:
le ragioni di una scelta storica / Foto
Il playboy: le sue 1.500 donne

Questa testa di cazzo incoronata ha dato le dimissioni anche perché scoperto di essere andato in Africa ad uccidere elefanti. E poi credendo di salvare la faccia chiese scusa da gran coglione. Solo un subanimale come lui poteva trovare diletto ad uccidere animali la cui vita vale più di questa testa di cazzo incoronata, che avrebbe meritato il regicidio. Fu messo al trono dal dittatore Franco senza che avesse alcun merito. Le teste di cazzo incoronate hanno avuto sempre la mania crudele della caccia. Basti pensare a Vittorio Emanuele II che univa il suo irresistibile istinto copulatario seminando una ventina di figli a destra e a manca con la sua subanimale passione per la caccia. E fu dichiarato padre della patria con il monumento a lui dedicato a Roma in piazza Venezia, su cui bisognerebbe pisciare. 
Quanto segue, sino alle foto, mi è stato inviato da un mio corrispondente dalla Svizzera.
L’arciduca erede al trono dell'impero asburgico Franz Ferdinand orgoglioso sul primo degli elefanti abbattuti. Nell’altra foto assieme ad altri eroi di battuta come lui. Ringraziamo Gavrilo Princip di aver eliminato questo coglione a Sarajevo. Questi cacciatori che si facevano fotografare tutti sorridenti e fieri con le loro vittime! Qui un elefante, altrove un orso! Che uomini! Bella forza con quei fucili. Le teste coronate hanno un debole per le battute di caccia, vedi anche quel fesso di Juan Carlos.


„Der erste Elefant“ – Franz Ferdinand vor einem erlegten Elefanten, während seiner Weltreise 1893 in Kalawewa, Ceylon, Fotoaufnahme von Eduard Hodek junior





Franz Ferdinand mit Jagdpartie.
Franz Ferdinand mit Jagdpartie.(KHM mit MVK und ÖTM)

  1. Corriere della Sera ‎- 10 ore fa
    Il pachiderma che viveva in una riserva naturale era forse uno dei più vecchi al mondo: circa 50 anni. Usate delle frecce avvelenate.

Seicento elefanti uccisi per l'avorio Maxi-sequestro ad Hong ...



Avorio: il mercato non conosce sosta Elefanti sempre più ...



La strage degli elefanti Così la Chiesa favorisce il traffico ...

domenica 22 giugno 2014

IL PAPA CONTRO LA TORTURA. LA SUA ULTIMA (PER ORA) STRONZATA

In Italia rimane classico il libretto di Pietro Verri Osservazioni sulla tortura (di cui ho rinfrescato la lettura nella vecchia edizione BUR del 1988). Pietro Verri (fratello del più noto Alessandro) fu l'ispiratore di Dei delitti e delle pene di Beccaria, l'amicizia con il quale si ruppe sia per l'invidia di Verri nei confronti di Beccaria, il cui successo Verri si attribuiva,sia perché Verri non approvò certe argomentazioni di Beccaria che riteneva fossero prive di un rigoroso impianto logico (come d'altronde io stesso, indipendentemente da Beccaria, ho rilevato nel mio libro e qui esposte nell'articolo precedente). Il libretto di Verri fu occasionato dalla condanna a morte di Guglielmo Piazza e di Gian Giacomo Mora che erano stati costretti a dichiarare di essere colpevoli di avere seminato la peste imbrattando dei muri con sostanze atte alla diffusione della peste. Si tratta di un episodio risalente al 1630 rientrante in uno dei processi agli untori di cui scrive il Manzoni nella Storia della colonna infame. Verri accusa i giudici di avere condannato degli innocenti costretti a confessare sotto tortura e sotto la pressione di una folla inferocita che vedeva nel Piazza e nel Mora degli untori. Alla luce delle conoscenze scientifiche è evidente che l'accusa era del tutto campata in aria, perché si sa che la peste (come già quella del 1300 di cui scrive Boccaccio) è causata da topi infettati dal virus causa della peste. E qui ci sarebbe da meditare e da ironizzare sul "migliore dei mondi possibili" di Leibniz. Se questo mondo è il migliore dei mondi possibili con tutte le malattie di origine genetica e non causate dall'uomo (per cui vale un diverso discorso) figuriamoci come sarebbe se fosse un tantino peggiore. Ma andiamo avanti sulla tortura. Verri cita molti esempi di legislazione sia antica che moderna che escludevano la tortura come mezzo atto a far confessare all'imputato la sua colpevolezza. Ma questo era uno scoprire l'acqua calda. Il padre di Pietro Verri (Gabriele) era presidente del Senato della Lombardia, che si era opposto all'applicazione del decreto del 1776 dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria che aboliva la tortura. Questa fu abolita in Lombardia (che era una provincia dell'Impero asburgico) nel 1784 dall'imperatore Giuseppe II. Scrive Verri (§11): "Se è cosa ingiusta che un fratello accusi criminalmente l'altro a più forte ragione sarà cosa ingiusta e contraria alla voce della natura che un uomo diventi accusatore di se stesso". Si può commentare che questa è una verità lapalissiana. Infatti, ancora nel nostro Codice, l'accusato, al contrario del testimone, ha il diritto di dire il falso per difendersi. Aggiunge Verri (§14): "Mentre si esamina se un uomo sia innocente si tormenta, e per un delitto incerto dassi un certissimo spasimo, non perché si sappia che sia reo il paziente ma perché non si sa se sia reo, quindi l'ignoranza del giudice ricade nell'esterminio dell'innocente..Quintiliano pure (Instit. Orat. lib. V, cap. IV) accenna la disputa che eravi fra quei che sostenevano che la tortura è un mezzo di scoprire la verità e quei che insegnavano esser questa la cagione di esporre il falso, poiché i pazienti tacendo mentiscono, e i deboli sforzatamente mentiscono parlando...Non vediamo noi ben sovente degl'infelici che incontrano la morte anzi che poter sopportare lo spasimo e si accusano d'un delitto  non commesso cert del supllizio per evitare la tortura!...Se la violenza del tormento lo sforza ad accusare se stesso indebitamente e quale detestabile umanità èella mai quella di opprimere cogli spasimi i più violenti e condannare poi al supplizio un cittadino virtuoso! Sarebbe men male lasciar impuniti venti colpevoli di quello che è lo sacrficare un innocente".
Sin qui non si può non dare ragione a Verri. La tortura inflitta ad un accusato perché confessi di essere colpevole è un non senso giuridico. Anche l'innocente potrebbe essere indotto a confessare di essere colpevole pur di sottrarsi alla tortura, che sarebbe peggiore della morte. Mentre chi fosse in grado per la sua forza fisica di resistere alla tortura potrebbe salvarsi dichiarandosi innocente pur sapendo di essere colpevole. 
Ma la tortura non può avere la finalità di costringere l'accusato a confessare di essere colpevole (anche se lo fosse). La tortura dovrebbe avere tutt'altra finalità. E qui si dimostra la debolezza di Verri. Il quale (§15) scrive: "Come mai, dicono gli apologisti della tortura, come mai indurremo un reo a palesare i complici senza il mezzo della tortura?...Si suppone che la tortura sia un mezzo per rintracciare la verità. Ma anche prescindendo da questo si risponde che un uomo che accusa se medesimo non avrà difficoltà di nominare ordinariamente i complici; che un uomo che nega il delitto non gli può nominare senza accusare se stesso; che finalmente per volere saper tutto e scrivere tutta la serie d'un uomo e de' delitti che ha commessi o veduti commettere ordinariamente si riempiono le prigioni di tanti disgraziati e si vanno protraendo a somma lentezza i processi. E' men male l'ignorare un complice e il punire sollecitamente un reo di quello che sia dopo averlo lasciato languire nello squallore del carcere per mesi ed anni punire più uomini d'un delitto di cui nessuno ha più memoria, cosicché altro non vede il popolo che la isolata atrocità che eseguisce solennemente il carnefice".
La questione non è stata affrontata da Verri nei dovuti termini. Se un delitto è stato commesso da più individui e se ne scopre solo uno di cui sia PROVATA la colpevolezza ha questo individuo il dovere di fare il nome o i nomi dei complici? Il colpevole, forse per rispettare un cosiddetto codice d'onore che vige anche nella criminalità, o forse per timore che gli altri colpevoli (o i loro affiliati) possano poi vendicarsi sui familiari, avrebbe interesse ad evitare di fare i nomi dei complici. Ma questo è solo un interesse personale. L'interesse generale, che è quello della società, impone che tutti i colpevoli siano scoperti e condannati. E nel caso in cui il colpevole rifiuti assolutamente di fare i nomi dei complici che deve fare lo Stato se non ha altri mezzi per scoprire i complici? Deve arrendersi al silenzio e dimostrare di essere debole di fronte al silenzio. La questione si propone specialmente nei confronti delle organizzazioni mafiose. Se si fa prevalere il solito buonismo le organizzazioni mafiose continueranno ad essere più forti della legge. Ed ogni tentativo di combattere la mafia rimarrà una pura buffonata. Qui ci vogliono leggi speciali come le leggi di guerra, che prevedono anche la rappresaglia, perché le organizzazioni mafiose debbono essere considerate un nemico interno alla società, e, come ogni nemico in guerra esterna, deve essere combattutto con le armi. Se la mafia usa la pena di morte lo Stato non può usare armi inferiori. Sarebbe lo stesso che credere di poter sconfiggere con fucili da caccia un esercito dotato di artiglieria. Le organizzazioni mafiose, e qui mi inserisco più personalmente, debbono essere considerate sotto i livello, non dell'umanità (che è soltato un retorico ideale perché non esiste l'umanità ma esistono gli uomini), ma della stessa animalità. Infatti nemmeno i predatori uccidono con crudeltà, ma solo per motivi di sopravvivenza alimentare. Dunque i mafiosi di ogni specie debbono essere considerati dei subanimali, la cui vita vale meno di quella di qualsiasi animale. 
Ma anche prescindendo da queste mie personali affermazioni, che rimedio avrebbe lo Stato se non cercasse di demolire le organizzazioni criminali costringendo gli arrestati a confessare i nomi dell'organizzazione di cui fanno parte? Lo Stato italiano, dimostrando la sua vigliacca impotenza, concede benefici ai cosiddetti pentiti, oggi per di più definiti eufemisticamente "collaboratori di giustizia" (che schifo!). E qui aveva ragione Beccaria nel passo (da me riportato nell'articolo precedente) dove condanna la compera della delazione da parte dello Stato. Ma Beccaria, anch'egli contrario alla tortura, non seppe offrire altro rimedio alla compera della delazione da parte dello Stato. Non rimane altro rimedio che la tortura di quelli di cui sia stata provata la colpevolezza. Dunque la tortura non può essere finalizzata all'assurdo della confessione di colpevolezza di un accusato. Il quale, ripeto, ha tutto il diritto di dire il falso per salvarsi. La tortura trova giustificazione solo in funzione della confessione dei nomi dei complici. Naturalmente la questione non finisce qui perché il condannato potrebbe fare il nome di innocenti per salvare i suoi complici. Vi è da ricordare a questo proposito il caso Enzo Tortora, che finì in carcere perché accusato falsamente da un cosiddetto pentito. I nomi fatti sotto tortura debbono essere attentamente vagliati con un controllo ad incrocio. E quando i nomi corrispondono ad individui che notoriamente, anche se liberi, appartengono ad affiliazioni mafiose si hanno già delle buone premesse (anche se non sufficienti) per indirizzare ulteriori indagini sui nomi fatti sotto tortura. Anche con un carcere preventivo perché quando si pesca nell'ambiente mafioso si pesca sempre bene. E se la confessione di nomi fatti dal colpevole risultasse falsa costui la dovrebbe scontare con una pena maggiore. Per me andrebbe bene una doppia dose di tortura.
In conclusione, la condanna della tortura da parte del papa parte da una concezione antropocentrica che vede pur sempre in qualsiasi uomo la cosiddetta "dignità della persona umana", che è veramente una grande stronzata. Altrimenti si dovrebbe riconoscere tale dignità anche ai peggiori criminali della storia, e perciò non negarla nemmeno a Hitler. Ma purtroppo questo papa non si accorge delle banalità che dice anche quando dice cose giuste, né si accorge tanto meno delle stronzate che dice cadendo in tante contraddizioni. Dice spesso: pregate per me. Roba da matti. Poiché egli è considerato vicario di Cristo in Terra, sarebbe lo stesso che Gesù (considerato figlio di Dio) avesse detto, almeno agli apostoli: pregate per me. Ma che stronzata è questa? E tuttavia la folla di ebeti che affollano la piazza S. Pietro e applaudono il papa non si accorgono delle stronzate che dice. Essi mandano in vacanza la ragione (ammesso che l'abbiano) perché sopraffatti dall'emozione, che diventa ancora più forte in una sorta di spirito gregario di gruppo che mi fa pensare alle bande giovanili dove i componenti si rafforzano a vicenda per superare il loro senso di debolezza individuale e sfogano la loro forza come banda. Allo stesso modo i credenti che applaudono il papa hanno bisogno di cercare una "verità" non nei Vangeli, perché, se li conoscessero e fossero capaci di capirli la loro fede vacillerebbe o ne verrebbe demolita, ma in una Istituzione visibile che li assicuri dall'esterno e che si faccia garante di una verità a cui da soli sarebbero incapaci di arrivare, anche perché questa verità non esiste. 
Vada poi al papa il mio massimo disprezzo per avere taciuto su tutte le torture a cui sono sottoposti i veri innocenti della Terra che sono gli animali non umani, anche quelli nocivi (come certi insetti), che non non sanno di esserlo, al contrario dell'uomo. Quale insegnamento mi può dare un individuo che ancora non considera nemmeno come peccato di cui sia necessario confessarsi il maltrattamento e la tortura degli animali non umani mentre per la legge italiana (anche se insufficiente e di fatto puramente nominale) considera reato il maltrattamento? Nessuno. Caro papa, tutto ciò premesso, ti dico: vaffanculo, a me per il culo non mi prendi con le tue quotidiane stronzate. E mi riparo dietro un verso di Dante: "E cortesia fu lui esser villano" (Inferno, XXXIII, 150).  
Riporto qui il commento di un lettore al mio precedente articolo.                 
"Il papa, poi stamane affacciandosi dal balcone di piazza s. Pietro, ha detto che torturare una persona è un peccato molto grave. Ma perché non dire invece che torturare ogni essere vivente è un peccato molto grave.
La solita arroganza antropocentrica della chiesa cattolica che se ne infischia degli animali. Ma non si rende conto che a predicare la compassione solo per gli uomini e l'indifferenza verso i maltrattamenti, le torture e il disprezzo della vita degli animali è diseducativo anche nei rapporti fra uomini? Purtroppo anche questo papa si identifica perfettamente in questa errata ed ingiusta teoria del cattolicesimo in perfetta continuità con il passato".
Un saluto.
Anton.

Papa condanna la tortura. "La Comunione ci cambia"


  1. AGI - Agenzia Giornalistica Italia ‎- 1 giorno fa
    Una "ferma condanna di ogni forma di tortura" e' stata ribadita oggi da Papa Francesco, che definedola "un peccato mortale molto grave", ..
       

IL PAPA SCOMUNICA I MAFIOSI: CHE RIDERE! SE LA SBATTONO NEL DI DIETRO

Capirai quanto gliene importi a quei criminali della scomunica del papa. Se la sbattono nel di dietro e si mettono a ridere.
La vera scomunica consisterebbe nella pena di morte per liberare la società da questa schifosa genia di subanimali. Ma guai a parlare di pena di morte in Europa. Si è subito accusati si essere incivili. E magari si tira fuori il solito Beccaria, ma senza aver mai letto il suo Dei delitti e delle pene. Beccaria sostituì la pena di morte con il carcere a vita. Ora, a parte il fatto che in Italia il carcere a vita di fatto non esiste più, se si applicasse il carcere a vita come lo intendeva Beccaria un condannato a morte preferirrebbe la pena di morte al carcere a vita. Inoltre Beccaria, alla faccia degli ignoranti, non escluse in assoluto la pena di morte nel casi di organizzazioni criminali che mettano a repentaglio la pace sociale. La Chiesa ha abolito solo nel 1999 la pena di morte dal suo Catechismo. Nel mio libro ho citato le argomentazioni di tutti i maggiori pensatori, dall'antichità all'età moderna, favorevoli alla pena di morte (Platone, Aristotele, S. Paolo, Seneca S. Agostino, S. Tomaso, Montaigne, John Locke, Rousseau, Montesquieu, Kant, Hegel, Schopenhauer, Giovanni Domenico Romagnosi, Gaetano Filangieri, finendo con il papa Pio XII, che, proposto per la beatificazione da Giovanni Paolo II, difese una concezione vendicativa della pena e giustificò la pena di morte vedendo nel disprezzo dell’ordine pubblico un’opposizione a Dio (Acta Apostolicae Sedis 47, 1955). Pio XII. l’ultimo grande papa. Dopo di lui il caos nella Chiesa cattolica. Giovanni Paolo II, facendo visita ad un carcere, invitò i carcerati a sopportare la loro croce, come se i delinquenti di ogni specie potessero essere considerati vittime e non carnefici. Il buonismo che uccide la giustizia. I contrari alla pena di morte si trovano oggi in compagnia di ...Robespierre, che, prima di cambiare idea pochi anni dopo, scriveva nei Discorsi sulla pena di morte, avvalendosi dell’argomento del possibile errore giudiziario, che la pena di morte era un eccesso di severità, e precisava: “un vincitore che tagli la gola ai suoi prigionieri è definito un barbaro”. Egli si poneva contro il Codice penale approvato dall’Assemblea costituente nel 1791, che riconfermava la pena di morte prevista dalle leggi dell’ancien regime. Ma Robespierre, nel periodo del terrorre scatenato non da lui ma dal Comitato di Salute pubblica (di cui condannava gli eccessi), fu egli stesso ingiusta vittima della ghigliottina.
LA VISITA IN CALABRIA

Il Papa: “Mafiosi scomunicati,
la ‘ndrangheta adora il male”

Dal mio libro Io non volevo nascere   quanto segue. 

Il famoso Dei delitti e delle pene (1764) di Beccaria nell’escludere la pena di morte esprime una concezione contrattualistica e utilitaristica della legge,1 e pertanto non può che escludere una concezione retributiva della pena. Secondo Beccaria dal contratto sociale non deriva il diritto dello Stato di applicare la pena di morte perché gli uomini non possono avere contrattato ciò, dando agli altri il potere di ucciderli. Ma si noti come l’affermazione di Beccaria sia, oltre che illogica, soltanto una petizione di principio. Infatti gli uomini che avessero escluso la pena di morte sin dalla fase del contratto sociale per timore di essere uccisi avrebbero ammesso di aderire contraddittoriamente (perché in malafede) al contratto, avendo già d’allora intenzione di uccidere, mentre il contratto nasceva perché nessuno potesse più rimanere vittima degli altri. Chi non avesse avuto intenzione di uccidere non avrebbe avuto paura di richiedere allo Stato la pena di morte, per maggiore tutela della propria vita, ma, al contrario, l’avrebbe impedita chi avesse avuto in animo di uccidere, pur aderendo al contratto. Perciò l’esempio di Beccaria giustifica solo la malafede.

Per Beccaria la pena ha la funzione di distogliere gli altri dal commettere eguale reato, mentre gli è estranea una concezione emendativa della pena, che serva al reo per redimersi. Ma si tratta di una giustificazione logicamente insostenibile, giacché 1) o tutti si dovrebbero sentire distolti; 2) o la pena non serve a tutti quelli che non si siano sentiti distolti, mentre per tutti gli altri sarebbe inutile.

La pena serve soltanto a quelli che non si sentano distolti. Ma questa è una tautologia che non spiega alcunché.

Le argomentazioni di Beccaria contro la pena di morte sono dunque risibili. Egli scrive: “Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili? Non certamente quello da cui risultano la sovranità e le leggi…Non è dunque la pena di morte un diritto…ma è una guerra della nazione con un cittadino, che giudica necessaria o utile la distruzione del suo essere”. Quale enorme confusione di idee! Da una parte un assassino viene considerato moralisticamente simile alla vittima innocente, dall’altra si presenta come negativo ciò che è positivo, che lo Stato, come in una guerra, ritenga necessario o utile usare le armi da guerra contro il nemico. L’argomentazione di Beccaria si rivolge contro di lui. Ma lungi da qualsiasi considerazione filosofico-umanitaria l’illuminista Beccaria è indotto a chiedere per il carcere perpetuo “una schiavitù perpetua! “fra ceppi o le catene”, in cui “il disperato non finisce i suoi mali”, come, invece, con la pena di morte. Beccaria condanna lo Stato che compra le delazioni e impone taglie: “Chi ha la forza di difendersi non cerca di comprarla. Di più, un tal editto sconvolge tutte le idee di morale e di virtù, che ad ogni minimo vento svaniscono nell’animo umano. Ora le leggi invitano al tradimento, ed ora lo puniscono…Invece di prevenire un delitto, ne fa nascere cento. Questi sono gli espedienti delle nazioni deboli, le leggi delle quali non sono che istantanee riparazioni di un edificio rovinoso che crolla da ogni parte”.2 D’altra parte, Beccaria (Dei delitti e delle pene, cap. XXVII) continuò a giustificare la pena di morte se “la morte di qualche cittadino diviene necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini tengon luogo di leggi”.
Bisognerebbe dunque concludere che Beccaria non sarebbe oggi contrario alla pena di morte almeno per i delitti di mafia, in cui “i disordini tengon luogo di leggi”, o contro i trafficanti di droga, cioè di morte, siano collegati o non con la mafia. La mafia non può essere combattuta democraticamente, ma sospendendo nelle regioni mafiose ogni forma di rappresentanza politica, esposta localmente ai ricatti mafiosi, e ogni forma di garanzia costituzionale nei confronti delle famiglie mafiose, a cui soggiace anche tutto l’apparato giudiziario, dalle guardie carcerarie ai direttori delle carceri sino ai magistrati che dovrebbero giudicare i criminali mafiosi, i quali smetterebbero di comandare e ricattare anche dal carcere soltanto se venissero giustiziati con la pena di morte. Soltanto da morti non potrebbero più comandare e ordinare altre uccisioni. Si sa quali sono le famiglie mafiose, e quando si peschi dentro di esse si pesca sempre bene, senza andare per il sottile. Uno Stato che non voglia intendere ciò è o buffone o connivente con questa feccia di specie soltanto biologicamente umana. Merito principale di Beccaria è l’avere evidenziato la necessità di “una proporzione tra i delitti e le pene”. Ma proprio tale proporzione sarà rivendicata da Kant contro Beccaria per giustificare la pena di morte.

1 Il contrattualismo non implica necessariamente l’utilitarismo come negazione di un diritto naturale. In Hobbes, per esempio, la concezione contrattualistica si accorda con quella utilitaristica, ma anche con una concezione giusnaturalistica che vede la legge naturale non dipendere dal contratto ma precederlo. Così in Locke la concezione contrattualistica si accorda con il diritto naturale alla libertà e alla proprietà (Secondo Trattato del governo civile (a cura di Luigi Pareyson) , Utet 1982, pp. 229-63.


2 Oggi il riferimento va all’impiego, da parte dello Stato, dei cosiddetti “pentiti”, premiati per le loro “confessioni”. E’ il risultato, direbbe Beccaria, di uno Stato che, non avendo la forza di difendersi, a causa del suo garantismo nei riguardi delle organizzazioni criminali, cerca di comprarla, mandando in rovina l’edificio dell’ordinamento giuridico, fondato sulla proporzionalità della pena al delitto.

sabato 21 giugno 2014

LA LURIDA BARBARA SPAGNA

Inviato ad ambasciata di Spagna (ambespit@correo.mae.es, embajada.roma@maec.es

Ho sempre odiato la Spagna della corrida. Un Stato che non ha mai dato alcun contributo al progresso scientifico. Non vi è stato mai un scienziato spagnolo. Basta ripercorrerne tutta la storia. E questa cosiddetta Unione Europea non ha mai mosso un dito contro la barbarie di un simile "spettacolo"  voluto da masse di imbecilli fanatici che non vogliono rinunciare a massacrare lentamente un povero animale come il toro, che per di più è un erbivoro. E la barbara Spagna ha esportato la corrida in Messico e in altri Stati dell'America latina. Ho fatto sempre il tifo per il toro e ho sempre goduto nel vedere il torero incornato dal toro (anche se cosa purtroppo rara). Vorrei vedere che fine farebbe il torero se combattesse a mani nude. Invece agisce vigliaccamente prima indebolendolo con il trafiggerlo vigliaccamente con le banderillas e poi uccidendolo quando ormai il toro sanguinante è alla fine delle sue forze. "Spettacolo" ributtante voluto da coloro la cui vita vale meno di quella di un toro. Spagna vergogna dell'Europa. Ma la Catalogna ha già approvato un referendum per abolire la corrida. E spero che la Catalogna acquisti l'indipendenza dalla lurida Spagna.   

Contro le barbarie della corrida!

Anche i cavalli subiscono trattamenti disumani durante la corrida. Questa petizione vuole fermarli.
L'altra vittima dimenticata della corrida è il povero cavallo. Queste povere creature di solito sono dei negletti, senza alcun valore commerciale e quindi "sacrificabili". Sono sempre animali anziani o malati, la loro vita ha una breve durata a causa delle terribili ferite che riportano nell'arena, non più di 3-4 corride. Vengono sempre drogati per tenerli tranquillli affinchè non impazziscano di terrore alla vista del toro. Ma l'atto più nefando e terribile che subiscono queste innocenti e sfortunate creature per mano dell'uomo, è il taglio delle corde vocali effettuato affinchè con i loro nitriti di terrore e dolore non disturbino lo spettacolo, turbando quelli che pagano il biglietto per assistere a questo massacro. Petizione per chiedere che sia vietata la crudele pratica del taglio delle corde vocali dei cavalli della corrida:
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venerdì 20 giugno 2014

SUPERMARIO: LA SUPERCAZZOLA PREMATURATA CON SCAPPELLAMENTO A DESTRA


 Un bidone che qualche volta  azzecca un goal se gli danno la palla giusta sotto rete e che manca di qualsiasi altra capacità. Eppure è valutato dal Milan più di 40 milioni di euro.
Mi sono sempre domandato: si può vivere senza netturbini, impiegati delle poste, carabinieri, poliziotti e così via? NO. Eppure hanno stipendi da sopravvivenza. Si può vivere senza calcio? Sì. Anzi, per me si vivrebbe meglio. E allora perché questi parassiti della società che sono i calciatori, che "lavorano" divertendosi, guadagnano tanto? E' semplice. Perché vi è una grande massa di coglioni che pagano per andare a vedere le partite sul campo o pagano le TV (come Sky) che le trasmettono. E magari ci vanno soprattutto quelli che hanno stipendi da fame. E allora non si lamentino. Sono anch'essi che fanno ricchi questi parassiti della società. 

giovedì 19 giugno 2014

SONO ALLA RICERCA DI DIO

E SE LO TROVO GLI FACCIO UN MAZZO COSI'.

(Dal film Tolgo il disturbo, protagonista Vittorio Gassman, ma la frase è di un altro personaggio). 
Questa frase la vorrei rivolgere al papa essendo curioso di conoscere le ulteriori stronzate con cui risponderebbe. 
E' attribuita ad un anonimo fiorentino del '400 una dimostrazione dell'esistenza di Dio: "Infatti, se non vi  fusse vi dovria essere, porco Dio". 
Dimostrazione sbagliata. Bisogna finirla di prendersela sempre con i poveri maiali, che nascono sfortunati (Io sono vegetariano). I maiali sono animali innocenti (come tutti, anche i predatori, che uccidono per motivi di sopravvivenza). La natura è così mal fatta che solo un Dio malefico poteva crearla. 
Riprendiamo la favola dei demoni che sarebbero stati in origine degli angeli ribellatisi a Dio. Io interpreto la ribellione come avversione ad un Dio malefico. Gli angeli ribelli avevano capito che il vero demonio era Dio e non volevano essere coinvolti nelle sue malefatte. "Se un Dio ha creato il mondo non vorrei essere io quel Dio. Le miserie del mondo mi strazierebbero l'animo"( A. Schopenhauer, Pensieri e frammenti). 
Io aggiungo una mia vecchia dimostrazione della non esistenza di Dio: "Io  concepisco un mondo migliore di quello esistente, e se fossi Dio l'avrei creato migliore. Dunque io sono migliore di Dio. Ma poiché non sono Dio, Dio non esiste". 
Canta Jago nell'Otello di Verdi: "Credo in un dio crudel...E con la morte il nulla"

Otello Libretto: Atto Secondo

opera.stanford.edu/iu/libretti/verotel2.html
14/feb/1997 - Credo in un Dio crudel che m'ha creato simile a sè e che nell'ira io nomo. Dalla viltà d'un germe o d'un atòmo vile son nato. Son scellerato
Quasi tutta l'umanità deriva da un dio crudele. Quelli che, come me, non gli assomigliano si sono ribellati a lui.   
Mi ricordo che avevo al massimo 30 anni quando lessi di Kierkegaard (uomo dalla profonda fede cristiana, ma non aderente ad alcuna chiesa, nemmeno protestante) La malattia mortale, che è la disperazione (dalla quale secondo Kierkegaard ci si può salvare solo con un "disperato salto nell'assurdo", che è la fede nell'esistenza del Dio cristiano. 
Ne trassi questa tragica barzelletta.
Nel mondo della non esistenza si incontrano due non enti. Il primo domanda al secondo: Hai saputo? E' stata scoperta una terribile malattia. 
Davvero? E come si chiama? domanda il secondo non ente. 
VITA. E dicono che sia mortale. 
Morale. 
Meglio non nascere per non contrarre questa terribile malattia.     

sabato 14 giugno 2014

NON PROVO ALCUNA COMMOZIONE PER LA MORTE DEGLI INVASORI (PER ALTRO MUSULMANI)

Da notare come tutte le donne arrivino qui con la testa coperta da un velo, simbolo della sottomissione-schiavitù della donna plagiata dall'uomo musulmano, che in base al Corano deve essere considerata un essere inferiore, "di qualche gradino al di sotto dell'uomo" (letterale). La sua testimonianza vale metà rispetto a quella dell'uomo e può ereditare metà rispetto ai fratelli. E l'Italia li accoglie riempendosi di questa spazzatura umana (islamica)
 
Commento lasciato nel blog di Grillo




  1. I cocomeri di regime, verdi fuori e rossi dentro - Beppe Grillo

    www.beppegrillo.it/.../i_cocomeri_di_regime_verdi_fuori_e_rossi_dentr...
    10 ore fa - Sono state date tre possibilità di voto ed è stata esclusa la quarta, quella che la stampa e televisioni di regime avevano già deciso per il “bene” ...
 Farage o Le Pen puché si esca dall'UE e dall'euro. I Verdi sono da sempre alleati della falsa sinistra liberista traditrice di Marx. Sono multiculturali e multirazziali, favorevoli all'invasione dei cosiddetti rifugiati, che la Convenzione di Ginevra esclude dal diritto d'asilo, trattandosi di rifugiati di guerra ed economici. Prendo poi atto del fatto che 5Stelle ha votato a favore dell'emendamento che proibisce l'uso dei richiami vivi per attirare vigliaccamente le prede dei cacciatori, che sono dei subanimali. Infatti gli animali predatori non uccidono per divertirsi ma per motivi di sopravvivenza. Quasi tutto il PD ha votato contro, e pertanto l'emendamento non è passato. Il PD ha dimostrato di essere servo della lobby dei cacciatori, che uccidono per divertirsi.  

Immigrati, ennesima strage:
il fallimento di Mare Nostrum

Elenco della minoranza trasversale che ha votato contro l'uso   dei richiami vivi. Quasi tutto il PD ha votato a favore, e della Lega si è salvato solo Buonanno. Si sa che Salvini è cacciatore e non vuole perdere i voti dei cacciatori.

Per l’abolizione dei richiami vivi.
Tutto il gruppo del Movimento 5 Stelle
Tutto il Gruppo SEL
Scelta civica: Capua, Catania, Cesaro Antimo, Balduzzi, D'Agostino, Fauttilli, Galgano, Matarrese, Mazziotti Di Celso, Monchiero, Oliaro; Rabino, Tinagli, Santerini, Sberna, Sottanelli
Forza Italia: Bianconi, Calabria, Cesaro Luigi, Di Stefano Fabrizio, Di Staso, Faenzi, Gallo Riccardo, Giacomoni, Giammanco, Latronico, Palmizio, Petrenga, Prestigiacomo, Rotondi, Savino Elvira, Savino Sandra, Vella
PD: Basso, Bray, Cani, Capodicasa, Capone, Civati, Farina Gianni, Gnecchi, Malisani, Malpezzi, Marzano; Rampi, Senaldi, Valente Simone, Zardini
Altri: Alfreider-Misto Minoranze Linguistiche, Bosco-Ncd, Buonanno-Lega Nord, Capelli-Misto Cd, Furnari-Misto, Labriola-Misto, Nesi-Misto, Tacconi-Misto, Zaccagnini-Misto.