lunedì 13 aprile 2015

MALEDETTO 36% DEGLI ITALIANI. LA QUESTIONE DELLE PENSIONI.TETTO DI 5000 EURO

Sono coloro che nei sondaggi pare siano ancora disposti a dare credito agli stuPD. Nonostante tutte le menzogne che il loro dittatore va ancora spargendo. Regalò 80 euro per tenersi caro un elettorato fatto di impiegati dello Stato che non superassero  i 1500 euro netti al mese per vincere alle elezioni europee. Adesso si inventa un misero tesoretto di un miliardo e mezzo che non si sa da dove sia scappato fuori nella realtà. Ha infatti posto in essere uno dei suoi disonesti giochi di prestigio. Ha detto che il PIL nel 2015 aumenteraà dello 0, 7 (e capirai che aumento!). Dato per scontato questo aumento vi sarebbe un maggiore introito di tasse pari a un miliardo e mezzo. E capirai che guadagno in un bilancio statale in cui occorronno 800 miliardi l'anno. Dice che le tasse non aumenteranno mentre tutti sanno che per rispettare il fiscal compact dovrà aumentare le tasse di almeno 60 milioni in tre anni, sperando di campare sino al 2018, pur non avendo mai avuto una verifica alle elezioni politiche, che egli teme perché sa che difficilmente riuscirebbe ad ingannare ancora quel 36%. 
Invece di parlare del misero tesoretto dovrebbe parlare delle pensioni retributive, che negli anni passati permisero di andare in pensione con 15 anni sei mesi e un giorno sulla base dello stipendio medio degli ultimi due anni e non sulla base dei contributi versati. E' stato calcolato che con un prelievo del 10% sulle pensioni retributive si ricaverebbero ogni anno 24 milioni di euro. Questo disonesto non ha alcuna intenzione di abolire i vitalizi a tutti i parassiti della politica. Giustizia vorrebbe che un politico, cessato il suo mandato, andasse in pensione sulla base del reddito che traeva dal lavoro che faceva prima di essere eletto, dovendosi considerare il mandato politico una parentesi e non un lavoro a tempo indeterminato. Così sparirebbe la corsa immonda all'accaparramento di una poltrona per andare poi in pensione sulla base delle indennità parlamentari o regionali. In realtà le Regioni dovrebbero essere abolite perché sono covi di sperpero di danaro pubblico. Basterebbe un commissario governativo per ogni Regione al fine di presiedere il servizio sanitario nazionale. 
E ora veniamo ai super magnaccia di Stato o delle aziende private che vanno in pensione con pensioni proporzionali ai loro superstipendi, compresi quelli dei magistrati. Essi hanno goduto per tutta la vita del privilegio di avere stipendi che consentivano loro di pagarsi una pensione o una assicurazione privata, o di investire parte dei loro stipendi in investimenti assai remunerativi. Se non l'hanno fatto in previsione di un reddito maggiore all'inizio dell'anzianità, peggio per loro. Che se ne fanno ancora dei soldi quando debbono incominciare a pensare alla morte invece che alla vita? Io mi domando perché anche andando in pensione debbano continuare a vivere per i quattrini invece di incominciare a pensare alla loro bara. Una pensione che abbia come tetto 5000 euro netti  è una pensione che permette di avere una vita più che decorosa, specialmente in una fase della vita in cui dovrebbero diminuire i desideri che economicamente vadano oltre il decoro. Con una pensione che abbia come massimo questo tetto si potrebbero aumentare le pensioni di fame, di coloro che sono costretti a vivere con soli 500 euro al mese. Un tempo io ero contro la teoria di Marx che diceva che bisognava sostituire la formula "a ciascuno secondo i meriti" con la formula "a ciascuno secondo i i bisogni", dove i bisogni sono quelli che consentano di condurre una vita fuori della povertà. Poi mi sono ricreduto. Infatti giustamente Marx notava che i cosiddetti meriti dipendono dalle qualità naturali che uno ha avuto sin dalla nascita. Se uno sfortunatamente non ha avuto per natura le stesse capacità la colpa non è sua. Io aggiungo che molti meriti non dipendono nemmeno dalle capacità naturali ma dalla fortuna di essere nati in famiglie benestanti o ricche, oppure dalla fortuna di avere avuto le conoscenze necessarie che gli hanno permesso di avere un successo economico nella società. Si prenda il caso di attrici o di attori che hanno avuto successo nel cinema perché nati belli e non per qualità particolari. Scandaloso è il caso di George Clooney, con quattro grandi ville sul lago di Como, di cui una nel Comune di Laglio con un sindaco stronzo che si è permesso incredibilmente di mettere il divieto di non avvicinarsi oltre i 500 metri dalla casa di questo parassita della società che deve la sua fortuna alla sua bellezza.  Nonostante i suoi asseriti impegni umanitari. Tanto per farsi altra pubblicità. Si può benissimo vivere senza attori, mentre non si può vivere senza netturbini.
Quanto alla proprietà privata, i ricchi debbono mettersi in testa (e se non basta in culo) che la proprietà privata di cui godono non è un diritto di cui possano godere per diritto individuale. Notava infatti il filosofo Thomas Hobbes che la proprietà privata può esistere solo in quanto vi è uno Stato che la garantisce. Essi debbono scontare questa ricchezza garantita dallo Stato contribuendo al miglioramento della vita di coloro che non hanno avuto la stessa fortuna. In questo modo non esisterebbero coloro che sono costretti a subire uno sfratto dall'omicida Equitalia perché non hanno i soldi nemmeno per mangiare.  L'art. 53 della Costituzione dice che ognuno deve contribuire alle spese pubbliche secondo le proprie capacità contributive. Se uno non ha un reddito sufficiente per pagare l'affitto di una casa lo Stato deve sostituirsi pagandogli l'affitto. Se un negoziante non ha i soldi per pagare le varie tasse statali e comunali perché altrimenti dovrebbe chiudere il negozio e non avrebbe nemmeno un reddito per vivere, è giusto che eluda il fisco. L'elusione fiscale (da non confondersi con l'evasione fiscale) è perciò del tutto legittima.  L'art. 54 del Codice Penale dice che non è punibile chi agisce in stato di necessità.   
Unimpresa boccia il Def: stangata da 100 miliardi




economia fisco

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5 commenti:

Unknown ha detto...

Chi sta dalla parte dei poveri e dalla parte degli oppressi sta sempre dalla parte del giusto. Chi sta dalla parte del potente, dalla parte di colui che comanda, sta sempre in una posizione più ambigua, perché sta dalla parte di coloro che opprimono. Lei , esimio Prof, sta dalla parte del giusto, condivido ogni parola di questo articolo che mi piacerebbe postare sulla mia pagina per dargli più ampia diffusione, indicandone chiaramente l'autore.

Pietro Melis ha detto...

Faccia pure. Qual'è la sua pagina?

Unknown ha detto...

Chiedo venia, intendevo dire sul mio profilo , non ho una pagina facebook.

Pietro Melis ha detto...

Ma dove è rintracciabile il suo profilo?

Unknown ha detto...

E' un semplice profilo su facebook, Aurelio Peretti