domenica 21 giugno 2015

LA MORALE COME MALE ASSOLUTO DELLA POLITICA

Il titolo può apparire scandoloso solo per quelli che sono da sempre vittime della confusione della morale con il diritto. La morale è fonte di ogni concezione relativistica. Ogni morale è culturale, e ogni cultura nasce dal relativismo storico. Esistono due tipi di morale, religiosa e non religiosa. Ma hanno un punto in comune dato dal fatto di pretendere l'universalità. E su questa pretesa universalità fondano la concezione errata del diritto. Le morali religiose traggono ispirazione dalle credenze religiose, e proprio per questo motivo, essendoci tante religioni in contrasto fra loro, il loro contenuto contrasta con la pretesa universalità. Esse, viste dall'esterno, danno la migliore immagine del relativismo. Nessuna può pretendere di rappresentare la verità.
Vi è poi la morale non religiosa che è contagiata anch'essa dalla confusione della morale con il diritto. Basti considerare un solo termine per rilevare questa grave confusione: il termine "solidarietà". Termine che appartiene al campo della morale e non a quella del diritto, che deve fare invece riferimento al termine "socialità". La legge non può costringermi ad essere solidale con tutti in base all'asserita appartenenza ad una comune specie che è quella umana. Ciò è contro natura. E così si parla retoricamente di rispetto della "dignità umana".  Tale dignità è solo un'astrazione perché altrimenti dovrei riconoscere una dignità umana anche a tutti gli uomini, anche se criminali. 
Sulla base di questa retorica sulla dignità umana e della conseguente imposta solidarietà si pretende da parte della legge che si sia solidali anche con coloro che non appartengono al patto sociale. Riguardo al patto sociale sono stati maestri molti giusnaturalisti del '600 (Althusius, Grozio, Pufendorf, Hobbes, Spinoza, Locke, Montesquieu, Rousseau). Escludo il giusnaturalista Kant perché fondò il diritto sulla morale. Ma lo posso recuperare nella sua definizione di diritto: "Agisci ESTERNAMENTE in modo che il libero uso del tuo arbitrio possa coesistere con la libertà di  ognuno secondo una legge universale" (Metafisica dei costumi). E' estraneo tuttavia a Kant il concetto di patto sociale nonostante Kant sia un sostenitore del diritto naturale (riguardante però solo gli uomini e non anche gli animali non umani). Anche dal punto di vista della definizione di diritto di Kant si può escludere che io sia moralmente costretto ad essere solidale ESTERNAMENTE, cioè nei rapporti esterni, con gli altri. Il limite della libertà degli altri è la mia libertà e non implica affatto la virtù, che appartiene alla morale, che agisce nella coscienza individualmente e mi obbliga nella coscienza ma non mi può costringere come invece mi può costringere il diritto.  Del patto sociale fanno parte i cittadini di un singolo Stato. Chi non ne ne fa parte non può pretendere alcuna solidarietà. I rapporti tra Stati sono fissati da trattati che sono delle Convenzioni a cui uno Stato può aderire liberamente senza poter essere costretto ad esso. Chi viola i confini di uno Stato pretendendo di far parte del patto sociale viola la mia stessa libertà. Infatti mi costringe ad accoglierlo a mie spese contro la mia volontà di cittadino. 
Faccio un esempio. La legge mi costringe a soccorrere chi sia vittima di un incidente stradale. Esiste infatti il reato di mancato soccorso. Ma questa costrizione non è affatto morale. Ha origine da una convenzione tacita. Io soccorro gli altri nel mio interesse perché un giorno potrei essere io ad aver bisogno di essere soccorso. Ma che interesse ho io a soccorrere gli invasori se questo interesse non esiste? 
Fatta questa premessa quelli che chiamo invasori non possono pretendere una solidarietà degli Stati accampando diritti inesistenti. Se la loro invasione, anche se disarmata, è causa di danno per i cittadini dello Stato invaso essi debbono essere respinti ad ogni costo. Ma la politica vive nella grave confusione tra morale e diritto. In Italia la morale è una sorta di malattia contagiosa che, complice il Vaticano, porta avanti la morale dell'accoglienza nella violazione grave del diritto. 
Purtroppo abbiamo anche un capo dello Stato che (usurpatore perché eletto da un parlamento eletto sulla base di una legge elettorale anticostituzione) da vero deficiente porta avanti la confusione tra morale e diritto. La falsa sinistra è espressione di una concezione schifosamente morale del diritto. E di questa falsa sinistra bisogna liberarsi quanto prima. 
Il diritto ha un'unica fonte, la norma neminem laedere. Chi lede il mio diritto di non stare peggio a causa della sovrapposizione della morale al diritto deve essere dichiarato mio nemico. Gli invasori da Stati stranieri sono tutti miei nemici. E di riflesso sono nemici dello Stato a cui appartengo. Ma invece è proprio lo Stato a cui appartengo che diventa paradossalmente il mio primo nemico perché consente che i suoi cittadini debbano farsi carico di gente che non appartiene al patto sociale e che peggiora le condizioni dei cittadini per un maggiore aggravio sociale che impedisce un miglioramento economico di quei cittadini che, appartenendo alla classe sociale più svantaggiata, dovrebbero per primi usufruire di quell'aiuto economico che viene invece offerto a stranieri.   
Quando sento parlare di solidarietà mi viene al naso una puzza nauseante e fetida di morale corrutrice della politica.         

5 commenti:

Sergio ha detto...

Continuando di questo passo presto saremo obbligati per legge ad amare il prossimo come noi stessi. Se non lo faremo saremo dei criminali da condannare. Quella che era un'esortazione iperbolica di Gesù, un invito che nessun cristiano ha mai fatto veramente suo (i papi si sono sempre schierati con il potente di turno, benedicendo le armi e favorendo anche i conflitti). Io posso amare veramente come me stesso solo il mio coniuge, i miei figli, gli amici (e forse nemmeno questi); verso gli altri esseri umani posso portare solo rispetto, una generica simpatia che però non m'impegna, non può impegnarmi in modo assoluto. Si può educare alla solidarietà, alla generosità, cosa sicuramente positiva. Ed è quello che la scuola, lo Stato, hanno sempre fatto. Ma la solidarietà imposta non è più solidarietà bensì obbligo, coercizione: che uccide lo spirito di solidarietà. Il fatto è che la solidarietà va e viene, può essere più o meno sentita, insomma non dà garanzie. Per cui alla solidarietà si preferiscono oggi le imposizioni (a cominciare dal fisco sempre più soffocante). Un caso limite secondo me è anche la cosiddetta "omissione di soccorso" considerata un delitto. In genere le persone sono disposte ad aiutare, a prestare soccorso: è quasi un istinto più che l'effetto dell'educazione. Eppure in varie circostanze alcuni non prestano soccorso: per pigrizia, scarsa sensibilità, paura di esporsi a un rischio, insomma mancanza di coraggio. Comportamenti non certo lodevoli, ma comprensibili. Perché dunque punire chi non presta soccorso? Basterebbe la gogna, il biasimo di questi comportamenti che sarebbero anche incentivi alla solidarietà - però come semplice esortazione, obbligo morale, non come imposizione.
Gli appelli alla solidarietà devono però anche essere dosati, non si può martellare l'opinione pubblica continuamente con questi appelli, come si fa ora per l'accoglienza di centinaia di migliaia di persone chiamate migranti che ci entrano letteralmente in casa (in senso proprio, la nostra casa, e figurato: l'Italia è la casa degli Italiani, anche se menti deboli o perverse dicono che non è così, che l'Italia non è nostra, che tutti i confini devono essere abbattuti, che ognuno deve essere libero di stabilirsi dove gli pare perché la Terra è di tutti). Insomma, la libera circolazione come diritto umano universale.
Ma gli stessi che propalano questi assurdi principi difendono con le unghie le loro dimore, i loro conti, i loro privilegi. Tutti gli ex comunisti si sono sistemati e persino arricchiti, altro che comunismo e solidarietà!

Marcus ha detto...

Salvini da cittadino italiano ha donato il sangue in una clinica dicendo che non gli interessava se avrebbe aiutato un italiano o uno straniero. Ha aggiunto però che da politico è suo dovere fare prima l'interesse degli italiani Giusto!
Ovviamente io sono libero come chiunque di non donare il mio sangue. Aggiungo che sono libero di non pagare con le mie tasse il mantenimento di centri di accoglienza per immigrati. Ho scelto di essere egoista. Ma purtroppo non funziona così: lo stato impone con le tasse l'obbligo della solidarietà. "Tutti bravi a fare i froci col culo degli altri".
Diverso è l'obbligo della "socialità": nel momento in cui pago le tasse lo stato ha il dovere di assicurarmi l'assistenza.
Arrivederla professore. Ovviamente non mi perdo uno dei suoi articoli.

Pietro Melis ha detto...

Per liberarsi di questa feccia di governo sarà necessario che Grillo si allei forzatamente con Salvini e Berlusconi. Non so come ciò sarà possibile date le diversità, soprattutto per quanto riguarda l'euro, che Forza Italia vuole conservare. Ma in questa condizione non vi è altra soluzione. Direi che è meglio un'alleanza nella diversità pur di liberarsi di un NEMICO comune.In casi stremi è meglio fare il patto col diavolo. La falsa sinistra delle tasse e dell'accoglienza degli invasori è peggio del diavolo.

Anonimo ha detto...

Come mai il giurista non si domanda mai sul perché i tre elementi costitutivi di uno stato : popolo territorio e sovranità sono diseguali?si parla tanto di art 3 costituzione sull.eguaglianza giuridica,poi carta onu sull .eguaglianza sovrana degli stati ,poi carta universale sull.eguaglianza dei popoli ecc ecc ma nessuno se ne accorgo che non ce eguaglianza tra i tre elementi dello stato?anzi il popolo invece di essere messo come l.elemento più essenziale di tutti e messo all.ultimo posto.

Pietro Melis ha detto...

Che le costa di scrivere è invece di e che è congiunzione e non verbo?