domenica 10 aprile 2016

GIULIO REGENI: CHI SE NE FREGA! UNO CHE NON MERITA UN CASO INTERNAZIONALE

Perché è andato in Egitto? Prima di chiedere chiarimenti al governo egiziano sulla fine di questo imbecille andato a rompere le scatole al governo Al Sisi, che ha già tante difficoltà dovendo contrastare il terrorismo dei fanatici dei Fratelli Musulmani, che erano andati al potere con il governo Morsi, cosiddetto democratico, lo sgoverno italiano dovrebbe domandarsi perché questo scriteriato sia andato in Egitto. E si sa perché vi sia andato. Era in collegamento con varie frange dell'opposizione, compresi certi sindacati. Che ci importa di sapere se sia stato fuori dai servizi segreti del governo egiziano (forse anche tenendo all'oscuro lo stesso governo egiziano) o che sia stato fatto fuori dall'opposizione per fare ricadere le colpe sull'opposizione? Perché non è trascurabile la seconda ipotesi. Se le colpe ricadessero direttamente o indirettamente sul governo egiziano, pare che ciò contrasti con il fatto che sia stato ritrovato il cadavere. Sarebbe stato fatto sparire. Se è stato ritrovato è più verosimile che sia stata l'opposizione a farlo fuori con la tortura per aggravare poi le responsabilità sul governo. E lo sgoverno italiano come reagisce? Richiamando l'ambasciatore. A che serve? Per fare la voce grossa per niente? Ha detto giustamente l'editorialista del Corriere della sera (ex ambasciatore)  Sergio Romano che, se venissero rotti i rapporti  con il governo Al Sisi,  si darebbe fiato all'opposizione a tale governo. Sanzioni economiche future contro l'Egitto? CHE RIDERE! E' l'Italia che dipende economicamente dall'Egitto con le sue esportazioni. L'ENI gestisce in Egitto il maggiore centro petrolifero a mare con  un fatturato annuo di 14 miliardi di dollari. E se l'Egitto togliesse la concessione all'ENI per darla ad un'altra società straniera? Chi ci rimetterebbe? Non l'Egitto ma l'Italia. Per non dire di tutte le esportazioni in fatto di prodotti metalmeccanici per svariati miliardi. Crede forse questo sgoverno italiano con a capo un esagitato giramondo che gira a vuoto di essere insostituibile? E l'Italia dovrebbe rompere i rapporti economici con il governo Al Sisi solo per volere salvare la faccia a causa di uno scriteriato andato in Egitto a rompere i coglioni al governo egiziano? Ma ammettiamo pure che risultasse vero (ma io non ci credo) che fosse responsabile almeno indirettamente il governo egiziano. Vale la pena di rompere i rapporti con il governo egiziano solo per difendere post mortem uno scriteriato avventuriero, forse un infiltrato al servizio dei servizi segreti britannici?  Non si trasformi in eroe uno scriteriato che è andato a cercarsela. A me del caso Regeni mi importa proprio nulla. E così la dovrebbero pensare tutti coloro che sappiano analizzare bene le cose evitando di trascurare le colpe di uno scriteriato. Se ne fosse rimasto a casa sua invece di andare a infognarsi in una situazione sociale pericolosa quale quella egiziana, non facendo nemmeno il giornalista neutrale, tenendosi al di sopra delle parti, ma l'infiltrato per andare a prendere contatti con l'opposizione. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Perciò anche la famiglia pianga su se stessa  invece di chiedere la verità. Che cosa gliene può importare agli italiani del Regeni? Abbiamo ben altre questioni da risolvere. E serie.             

3 commenti:

Anonimo ha detto...

professore,
io non credo nemmeno alla storia dei servizi segreti. troppo giornalistica. credo invece che il ragazzo sia stato infarcito dai suoi stessi professori di buonismo. l'idea di portare in quei paesi il diritto, per esempio. cosa impossibile. in questo senso ha ragione lei, se l'è andata a cercare.
saluti,
marco

Anonimo ha detto...

Per certi versi, la vicenda di G.Regeni ricorda quella di V.Arrigoni.
Entrambi -stando alle notizie di pubblica nozione- "de sinistra" ed
entrambi propensi agli islamo-nazisti.
Entrambi hanno trovato, per questo, ciò che tanto cercavano. G. MATTA

Alessio ha detto...

Insomma, Vittorio Arrigoni io lo vedo peggiore rispetto a Regeni, perché nel caso dell'attivista filopalestinese era evidente anche un odio profondo nei confronti degli israeliani in quanto tali, era evidente che l'Arrigoni voleva la distruzione di quel popolo, dimenticando che in realtà nello Stato israeliano viveva una nutrita percentuale di arabi israeliani. G. Regeni, invece, mi sembra più un idealista incapace di leggere con la dovuta lucidità e freddezza la realtà.