mercoledì 29 marzo 2017

PERCHE' I CANI NO E GLI AGNELLI SI'? STORIA DI UN CAPRETTO

Dalle ultime pagine del mio libro ROBA DA SARDI. VE LA DO IO LA SARDEGNA



Avevo sempre sognato un programma politico che avesse escluso per sempre dalla Sardegna gli allevamenti di morte e dunque anche la pastorizia, che, parafrando il Manno, è stata sempre la maledizione del cielo sardo. A causa della pastorizia avevo sempre odiato il Natale e la Pasqua, trasformate ogni anno in una strage di agnelli, gli animali più mansueti della Terra. Ogni volta che si avvicinavano queste feste di sangue aumentavano la mia sofferenza e il mio odio contro una barbara e crudele tradizione che ha contagiato anche gli atei. Avevo inviato una lettera al papa Francesco chiedendo che rompesse il silenzio contro la crudele tradizione dell'agnello pasquale, ucciso per rispettare una antica tradizione ebraica e non cristiana. Gli avevo scritto che dopo il sacrificio della croce non era più necessario immolare animali come si faceva nel tempio-mattatoio ebraico. Avevo aggiunto che un altro S. Francesco, quello da Paola, migliore di quello carnivoro di Assisi, era stato vegano ed era vissuto ben 91 anni, mentre quello di Assisi era vissuto solo 44 anni.
Lo stesso Benedetto XVI, seguendo il S. Paolo della Epistola ai Romani (3,25), aveva detto all'udienza generale del 7 gennaio 2009: "Questo rito - quello ebraico del sacrificio degli animali - era espressione del desiderio che si potessero realmente mettere tutte le nostre colpe nell’abisso della misericordia divina e così farle scomparire. Ma col sangue di animali non si realizza questo processo. Era necessario un contatto più reale tra colpa umana ed amore divino. Questo contatto ha avuto luogo nella croce di Cristo. Cristo, Figlio vero di Dio, fattosi uomo vero, ha assunto in se tutta la nostra colpa. Egli stesso è il luogo di contatto tra miseria umana e misericordia divina; nel suo cuore si scioglie la massa triste del male compiuto dall’umanità, e si rinnova la vita. Rivelando questo cambiamento, san Paolo ci dice: Con la croce di Cristo – l’atto supremo dell’amore divino divenuto amore umano – il vecchio culto con i sacrifici degli animali nel tempio di Gerusalemme è finito. Questo culto simbolico, culto di desiderio, è adesso sostituito dal culto reale: l’amore di Dio incarnato in Cristo e portato alla sua completezza nella morte sulla croce".      
 
Ma nemmeno Benedetto XVI era stato capace di gridarlo ai cristiani affacciandosi alla finestra dante sulla piazza S. Pietro perché cessasse l’identificazione del Natale e della Pasqua con una strage di agnelli o capretti. E per risposta avevo ricevuto dal papa Francesco solo una ipocrita cartolina artistica che rinnovava il silenzio  sulle cristiane stragi di agnelli. E pertanto ero stato costretto ad odiare  anche i papi insieme con i pastori. Quando ero bambino capitò in casa, non mi ricordavo come, un capretto, che era stato regalato a mio padre. Non mi ricordavo per quale motivo mio padre avesse accettato in regalo un capretto vivo. Mi affezionai ad esso come se fosse un cane. Lo portavo a passeggio tenendolo al guinzaglio per fargli brucare l'erba  nella periferia di Cagliari, che allora era un vasto campo erboso su cui sarebbero poi sorti i palazzi della piazza Michelangelo e della piazza Giovanni XXIII. Mi divertivo a giocare con lui in casa alzando una gamba per mostrargli la pianta della scarpa  mentre gli dicevo in sardo: attumba caprittu (urta capretto). E lui prendeva la rincorsa per dare una tenera incornata alla suola della scarpa. Avevo capito che un capretto (o un agnello) non era meno capace di affettività rispetto ad un cane. E allora perché gli uomini si mangiano gli agnelli e non si mangiano i cani? mi domandavo. Anche ciò mi aveva indotto a divenire vegetariano, oltre al fatto di essere rimasto profondamente scioccato, sconvolto, vedendo all'età di 10 anni dei buoi correre impazziti per la via Sonnino dopo essere fuggiti dal mattatoio, che allora si trovava in una strada centrale della città. Piansi amaramente quando fui costretto a separarmi da lui  per volere di mio padre, che disse che non si poteva ulteriormente convivere al terzo piano di un palazzo con un capretto. Ma fui ingenuamente rassicurato che il capretto non avrebbe fatto la triste fine che attende tutti i suoi simili e che il pastore, pagato per questo, l'avrebbe risparmiato tenendolo in vita per la riproduzione. Ma certamente il capretto, prima o dopo, avrebbe fatto la stessa fine. Anche per questo avevo coltivato sempre un odio per i pastori, per una terra, che, tra tutte le regioni italiane, pur avendo una popolazione di soli un milione e seicentomila abitanti, aveva tratto dalla pastorizia la maggiore risorsa economica e il maggiore profitto esportando cadaveri di agnelli, sottratti alle madri piangenti che cercano i loro figli.  Pastori tanto crudeli quanto imbecilli per essere rimasti miserabili conservando la tradizione della produzione del latte ai fini del formaggio pecorino, anche se tratto da pecore malate del morbo della lingua blu o comunque trasmettenti nel latte l’antibiotico del vaccino per pecore, non avendo mai pensato di poter trarre maggior vantaggio economico sostituendo la pecora e la capra sarde, che danno una lana priva di valore, usata per tappeti o per isolanti termici, con altre razze di pecore e di capre dalla lana pregiata, come il cachemire e il merino, in modo da risparmiare i maschi, sapendo che il cachemire del maschio è ancora più pregiato. Una Sardegna che è stata sempre una terra di povertà espressa dal 45% di tutti gli ovini d’Italia pur con una popolazione di un milione e seicentomila abitanti. PASTORI SARDI BASTARDI. Una terra di miserabili che all'EXPO non aveva avuto vergogna di farsi rappresentare soprattutto dal maialetto arrosto nonostante le frequenti pesti suine con relativo abbattimento di migliaia di maiali. Un EXPO baraccone diseducativo e rovinoso per la salute come fiera di tutte le peggiori tradizioni alimentari.       

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Mamme magnacadaveri AGGREDSCONO Mamme Vegane. Non il contrario, BADABEN ! Si incazzano di fronte alla Verità. Non la sopportano. Dimostrassero che l’Animale che mangiano e fanno mangiare ai loro degni pargoli non sia un cadavere ! Loro la chiamano “carcassa” perché i bruti u-mani si sentono superiori, neanche animali, come fossero vegetali o minerali. Qualche vegetale fra loro c’è ed l’unico ortaggio che non mi piace, neanche a CAZZIMPERIO ! Superiori a che cosa? Alla materia fecale? Entrambi “escrementi” da concime. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma…si, da Vivo a morto, NON viceversa. Amano Peppa Pig e mangiano e fanno mangiare le salsicce ed i wurstel, vedono Topolino e Minnie ed ammazzano i Topi o derattizzano, amano Paperino e Nonna Papera e mangiano Papere, Oche ed Anatre; amano la Mucca Carolina e si strafogano con i loro Vitellini e Lei stessa quando non figlia più per dare il Latte. La scusa che “accampano” ? Non siamo noi che li ammazziamo. Li mangiamo già ammazzati ! Ancora più VILI ! Avessero almeno il fegato di assassinare le loro Vittime per mangiarne i cadaveri oops le carcasse ! Magnacarcasse !
Vegana

Anonimo ha detto...

Professore,
Comprendo la Sua rabbia. Ciononostante, forse Le duole sapere che la Sardegna non è l'unico posto in cui le persone si cibano di ovini?
Gli ovini vengono allevati (e quindi mangiati) anche in posti decisamente più evoluti della Sua isola.
Che poi la proliferazione di una certa cultura pastorale abbia prodotto in passato anche danni morali, questo non lo metto in dubbio. Ma la Sardegna non è certo un unicum.
Nell'Asia orientale (Cina, Corea, Vietnam, Laos) si mangiano all'incirca dieci milioni di cani. Possono anche venire scuoiati e bolliti vivi. Vi è la credenza che un cane fisicamente torturato abbia carne qualitativamente migliore. Quando in Cina governava un certo Mao Zedong, i cani dovevano essere eliminati perché considerati un vile simbolo borghese. Una tribù pellerossa occasionalmente sacrificava (almeno in passato, oggi non so) cuccioli di cane per cibarsene, così come gli aztechi adoravano la carne dei carne "nudi".
Poi vi è l'orrendo traffico di cani provenienti dall'Est Europa. Poi vi è il fenomeno del randagismo, molto più diffuso nel meridione italiano piuttosto che nel settentrione.
Leggevo che l'amministrazione di Istanbul ha erogato un servizio di cibo e acqua liberamente accessibile ai randagi. Il paese dove vi è un maggior concetto delineato di benessere animale è il Regno Unito, non a caso aggiungo. I cani (e non solo) sono stati praticamente "creati" dai britannici.
Quindi, Professore, come può ben vedere l'umanità tutta è ben lungi da sviluppare una sensibilità nei confronti degli animali-non-umani più intelligenti.


Anonimo ha detto...

Di cosa parla il suo libro? Sarei interessata ad acquistarlo

Pietro Melis ha detto...

Scriva su google: pietro melis roba da sardi ve la do io la Sardegna e troverà nel mio blog la presentazione del libro e saprà come ordinarlo, anche direttamente all'editore senza spese di spedizione.
All'altro anonimo che ha fatto il paragone con l'Asia di area cinese dico:bisogna forse prendere esempio da queste crudeli tradizioni? Il marxismo (forma di antropocentrismo ateo) in Cina non ha prodotto alcun progresso, nemmeno spirituale. Ma pare che il mangiare carne di cane sopravviva nelle zone rurali poco controllabili nonostante un recente divieto governativo. Non so quanto sia vero. Certo è che corresponsabile della trasformazione del Natale e della Pasqua in feste di sangue con strage di agnelli è corresponsabile anche questo papa nel suo silenzio. Gli scrissi senza avere risposta. Ebbi solo una cartolina artistica inviata certamente da un suo segretario che è da escludere abbia consegnato la mia lunga lettera telegramma a questo papa, nonostante avessi citato il discorso del suo predecessore sull'inutilità della conservazione ebraica del sacrificio dell'agnello. L'animale più mansueto che esista sulla Terra. In Sardegna questo papa accolse con favore una delegazione di pastori. Il che è tutto dire.

Anonimo ha detto...

Mi hanno segnalato questo articolo e mi permetto di controbattere perché il punto di vista del signor Melis è falso e maligno!
Ho 17 anni ma mi sento più umana di lei e forse anche più sapiente. La mia famiglia alleva is brebeis (per i forestieri le pecore) da generazioni ed è per noi un lavoro umile, faticoso ma ricco di soddisfazioni. Le tasiamo e commercializziamo lana molto richiesta e produciamo un buon pecorino. Le abbattiamo CON AMORE e SENZA CRUDELTÀ perché, se non lo dovesse sapere, gli esseri umani (e non solo) NECESSITANO DI PROTEINE DI ORIGINE ANIMALE. È la natura, baby. È la catena alimentare. Non serve una laurea in scienze della nutrizione per conoscere queste cose elementari.
Ma poi scusami: se la Sardegna ti fa così schifo, perché non te ne vai in posti che tanto adori tipo la russia? A Orgosolo si dice "sputare sul piatto in cui mangi".
La nostra terra avra pure qualche difetto qua e là, ma dov'è che esistono paesi e regioni senza svantaggi?!? Mamma mia, parli dei sardi manco fossimo zingari!!
Io sono orgogliosa che la mia terra abbia dato i natali a Antonio Gramsci, Grazia Deledda, Andrea Parodi, Elisabetta Canalis, Michela Murgia, Enrico Berlinguer, Francesco Cossiga ecc.
Aspetto una risposta.
Saluti da Giovanna.

Pietro Melis ha detto...

Lei è una grossa ignorante e se dicessi che ha il cervello di una capra offenderei le capre. Nessuno ha scelto i propri genitori e la terra dove è nato. Nella catena alimentare il predatore mangia la preda senza cuocerla. I mangiatori di cadaveri dovrebero mangiare carne cruda. Evidentemente lei è tanto ignorante da non conoscere l'evoluzione biologica almeno dall'australopithecus all'homo abilis che non era cacciatore ma che per sopravvivere nella savana si accontentava di mangiare carne cruda cibandosi dei resti lasciati dai predatori. Solo l'homo erectus (con la scoperta del fuoco) divenne cacciatore e incominciò a cuocere la carne. Fu dunque un passaggio CULTURALE e non naturale dovuto a necessità di sopravvivenza nell'arida savana. La struttura dell'homo (dai denti all'intestino) conserva quella dell'animale non carnivoro. Lo riconobbe già Rousseau nel "Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gliuomini" (note VIII e XII). Si istruisca ignorante. Io ho smesso di mangiare carne all'età di 10 anni, ho percorso tutta l'età della crescita sino a 1,80 di altezza senza mangiare carne e ne sto seppellendo di gente carnivora più giovane di me. E la sua giovane età non la giustifica nel dire stronzate dettate da ignoranza. Quanto ai nomi addotti come esempi illustri della storia della Sardegna si vede proprio che lei non ha cervello. Mettere insieme un attricetta ex valletta come la Canalis e Andrea Parodi (morto giovane), la pseudo scrittrice piena di presunzione Michela Murgia con Gramsci e la Deledda (lasciamo perdere Berlinguer e Cossiga, privi di qualsiasi merito storico) significa essere fuori di testa. E poi quale merito ebbe Gramsci nel suo proporre la dittatura comunista filosovietica dell'egemonia culturale contro ogni forma di democrazia? E La Deledda abbandonò da ragazza la Sardegna e non vi tornò più conducendo a Roma una vita da signora borghese mettendo in luce tutte gli aspetti e caratteri negativi dei sardi, crudeli con se se stessi e con gli animali. Legga la novella "il maialetto" della Deledda per capire da quale animo cattivo furono caratterizzati i sardi che coltivarono tra essi un'invidia distruttiva essedo solo capaci di odiarsi a vicenda tra guerre tribali a tal punto da considerare un sardo di un paese vicino uno straniero (sardu de afforasa). Popolo di mungitori e uccisori di ovini. E visto che ha citato Orgosolo ha mai sentito parlare del triangolo della morte Orgosolo-Bitti-Orune, dell'abigeato e dei sequestri di persone? Questa è la fama della Sardegna. La Deledda non tornò più in Sardegna perché avrebbe rischiato la vita per come dipinse i sardi nei suoi romanzi. I nuoresi la considerarono sempre una loro nemica avendo messo in luce le loro crudeli tradizioni. Non ho scelto io di vivere in Sardegna. Terra di parassiti vittimisti che senza i soldi del governo di Roma morirebbero di fame. Si meritano la miseria in cui vivono. Il mio ideale sarebbe stato di vivere nel Canton Ticino e non avere alcun rimpianto per questa terra di pastori che d'estate devastano la Sardegna appiccando gli incendi per far crescere prima l'erba per le pecore. O ignorante 17enne! Ha ancora, purtroppo, molto tempo per istruirsi studiando la storia della Sardegna. Non quella degli storici accademici che vogliono trovare dei meriti storici per i sardi, ma la "Storia di Sardegna" e "Storia moderna della Sardegna" del sardo Giuseppe Manno per avere il vero ritratto storico dei sardi, pronti sempre a dividersi e a combattersi tra loro per porsi senza dignità al servizio degli invasori di turno facendosi schiavizzare da essi.

Pietro Melis ha detto...

Furono gli stessi sardi a coalizzarsi per porre fine all'ultimo Giudicato indipendente, quello di Arborea, intruppandosi nell'esercito invasore dell'aragonese Martino il giovane, figlio del re d'Aragona Martino il vecchio. Ha mai sentito parlare della battaglia di Sanluri (1409) dove i sardi di Arborea furono uccisi dai sardi al servizio dell'esercito aragonese con 5000 morti? Si istruisca ignorante. Parafrasando Dante (che disse di sé "florentinus natione non moribus") dico di me: sardus natione non moribus. Ma sono nato a Roma. E mi vergogno del mio cognome sardo. Maligno è il suo cervello.E non replichi perché non le darei spazio. Ho già perso troppo tempo nel rispondere ad una ignorantina come lei.E non si sarebbe dovuta permettere di darmi del tu.

Anonimo ha detto...

A Giovanna. "Le abbattiamo CON AMORE e SENZA CRUDELTÀ". Ammazzare qualcuno con amore è la prima volta che la sento in vita mia lo giuro. Ti faresti scannare con amore? Faresti scannare un tuo caro con amore? Scanneresti un neonato con amore? Che differenza pensi che passi tra un neonato e un agnello? Telo dico io visto che non lo sai o fai finta di non saperlo: nessuna. Lo sai che gli animali sono esseri affettivi al pari degli umani? Non ci vuole una laurea per capirlo baby, basterebbe un minimo di quella sensibilità che già non ti appartiene più. La tua abitudine al sangue che sgorga dalle giugulari di qualcun altro ti ha già indurito il cuore per bene rendendoti arrogante oltre che ignorante in campo alimentare. Parli solo per difendere gli interessi di famiglia, ma dimmi: cosa sapreste fare se non fosse per quelle povere bestiole che sfruttate? Tosare una pecora e scannarla è forse un merito? A soli diciassette anni ti metti in cattedra a urlare di proteine di origine animale ignorando completamente tutti gli studi scientifici che in modo incontrovertibile pongono quella vegetariana come l'alimentazione ideale per ogni essere umano e a lui più compatibile. Lo sai che discendiamo dai primati? Lo sai cosa mangia un gorilla? Lo sai quanto è lungo il tuo intestino? Possiedi forse i canini aguzzi di un leone? Corri dietro alle pecore a quattro zampe e poi le sbrani coi denti? Ti senti dunque un predatore al pari di una belva feroce? Capisco che parli per opportunismo e che ti affidi ai luoghi comuni sull'uomo onnivoro ma a tutto c'è un limite. Se poi ti senti superiore ad una pecora soltanto perché possiedi la facoltà di sottometterla quello non è essere superiori, ma usare violenza e sopraffazione su un essere più debole. Non confondere inferiorità con incapacità nel potersi difendere. Tu puoi decidere di non uccidere mentre il leone deve farlo per necessità, lo capisci? Cerca di far funzionare il cervello che sei ancora giovane e in tempo anche per impararti un mestiere vero. Mi sfugge completamente il motivo per cui hai inserito il nome della Canalis fra quelli che ti inorgogliscono. Quali sarebbero i meriti della Canalis oltre ad aver avuto una storia con George Clooney? Onore all'onestà intellettuale del prof. Melis che non si astiene dal criticare le peggiori tradizioni - anche - dei propri conterranei.

Pietro Melis ha detto...

Avevo detto a questa ragazzina ignorante di non replicare perché non avevo tempo da perdere con gli ignoranti. E invece mi ha inviato due commenti lunghi che non pubblicherò. Ha detto di non sapere chi fosse Giuseppe Manno. "Chi cavolo è costui se non lo caga nessuno?" ha scritto questa grossa ignorantina con linguaggio adatto al suo minuto cervello. Non ho letto nemmeno tutti i suoi sproloqui perché mi è bastato leggere alcune delle sue tante stronzate. Ma ha risposto per me altri con l'ultimo commento. Mi ero dimenticato di aggiungere che già Rousseau osservava anche che tutti gli erbivori hanno solo due capezzoli, mentre tutti i carnivori ne hanno più di due.

Anonimo ha detto...

Professore,
È nel giusto quando Lei sostiene che la carne di cane è consumata perlopiù nelle zone rurali più povere della Cina. Il problema sorge dal fatto che - mi perdoni l'ossimoro - le grandi metropoli ospitano un importante numero di cittadini cinesi provenienti proprio dalle campagne, che hanno portato con sé anche le loro discutibili abitudini alimentari. È comunque positivo che i cinesi di estrazione metropolitana siano decisamente più riluttanti a conservare tali tradizioni. Tuttavia, rimango molto critico nei confronti della cucina pan-asiatica.

Tornando sul tema degli agnelli: è evidente che il contenuto dell'Antico Testamento è incompatibile con la nostra filosofia vegetariana. Mitologico o reale che sia, Yahweh ama il sacrificio animale; basta leggere l'episodio della Genesi in cui Abele offre i primogeniti del gregge all'Essere Supremo (o presunto tale). Ovviamente, vi sono anche altri numerosi episodi in cui vi sono delle violenze nei confronti degli animali.
Il Cantico delle Creature non basta. Anzi, a tratti suona come una presa per i fondelli.
Lorenzo.

Alessio ha detto...

Rousseau in effetti fu uno dei primi filosofi che estese il diritto naturale anche agli animali, affermando esplicitamente che in quanto senzienti ( capaci di sentire) hanno il diritto naturale a non soffrire. Anche Leibniz era andato nella stessa direzione, affermando che tra uomo e animale esiste solo una differenza di organizzazione (il filosofo parla di "monade") e di livello di coscienza, ma non di essenza come affermava Cartesio: quest'ultimo secondo me era molto condizionato dal suo essere cattolico nello stabilire una netta cesura tra l'uomo e l'animale visto come una macchina senz'anima, poiché per la Chiesa cattolica deve esserci un forte salto di qualità tra il mondo animale e la persona umana.