sabato 7 ottobre 2017

LA SARDEGNA NON PUO' ESSERE OGGI INDIPENDENTE COME LA CATALOGNA. MA COME POTREBBE DIVENTARLO

Nel mio libro Roba da sardi. Ve la do io la Sardegna  ho esaminato il bilancio della Regione Sardegna per sapere quanto contribuisca la Sardegna in fatto di pagamento di tasse allo Stato centrale (cioè al governo di Roma) e quanto riceva in fatto di trasferimenti annuali da Roma alla Regione autonoma della Sardegna. Ebbene, il risultato è stato mortificante. La Sardegna dopo un mese senza i trasferimenti da Roma alla Sardegna i sardi morirebbero di fame. Non vi sarebbero nemmeno più soldi per pagare i dipendenti pubblici. Dunque non esistono le condizioni economiche di una indipendenza della Sardegna, ed è per questo che i vari partitini che hanno come progetto l'indipendenza non hanno mai avuto successo. Fare un paragone con la Catalogna dunque non ha senso perché la Catalogna indipendente sarebbe non soltanto autosufficiente ma starebbe meglio perché non dovrebbe contribuire con le tasse al PIL del governo di Madrid, al quale contribuisce nella misura del 25% che con l'indipendenza rimarrebbe in Catalogna. I partitini sardi  che vogliono l'indipendenza non hanno mai fatto i calcoli economici per giustificare l'indipendenza. Hanno in programma la zona franca per tutta la Sardegna. Ma nel mio libro ho spiegato che la zona franca servirebbe, con dati economici alla mano fornitimi da un professore universitario che ha scritto un libro sulla zona franca, a consumare di più per il minor costo dei prodotti mentre non servirebbe ad aumentare l'occupazione e dunque un maggiore reddito pro capite dei contribuenti sardi. I sardi, pertanto, con la zona franca non farebbero che pretendere di continuare ad essere assistiti dal governo di Roma per quanto riguarda il reddito medio con in più la pretesa di pagare meno i prodotti essenziali importati. I sardi vogliono continuare ad avere la botte piena e la moglie ubriaca. Senza uno sviluppo ENDOGENO la zona franca non renderebbe la Sardegna economicamente indipendente. 
Ma nel mio libro ho spiegato quale politica sarebbe necessaria per rendere la Sardegna economicamente indipendente, essendovi tutte le condizioni economiche potenziali per giustificare l'indipendenza. La Sardegna, dato il rapporto ottimale tra estensione del territorio (24.000 kmq) e popolazione (appena un milione e 600.000 abitanti) potrebbe essere la regione più ricca, non soltanto in Italia, ma anche in Europa. Si tratta soltanto di una questione politica e non economica. Quando vi sia una volontà politica che comandi le scelte economche, allora si potrebbero porre le basi di una indipendenza economica. Senza la quale non vi può essere una indipendenza politica. Ma certamente questa volontà politica non può trovarsi nel Consiglio regionale della Sardegna, che continua ad alimentare lo storico vittimismo dei sardi, che in effetti, ripercorrendo la storia dei sardi, risultano essere vittime di se stessi e delle loro ancestrali divisioni. Non esiste una identità della Sardegna, o, meglio, dei sardi. Lo dimostra anche il fatto che non esiste una lingua sarda unificante. Esistono tante lingue sarde che rispecchiano le antiche divisioni tra sardi. Le lingue sarde sono oggi parlate per lo più dagli ignoranti, che non sanno parlare correttamente in italiano. Il sardo del Logudoro (Sassari) non capisce il sardo della Barbagia (Nuoro), e il sardo del cagliaritano non capisce le altre lingue sarde. Io stesso posso capire il cagliaritano (anche se incapace di parlarlo) ma non capisco le altre lingue sarde, che mi risultano ancor più straniere. Dunque il tentativo di introdurre una lingua sarda è soltanto un inganno propagandato persino dal Consiglio regionale che vuole dare ad intendere che esista una identità nazionale e linguistica della Sardegna che non è mai esistita. Grazia Deledda, premio Nobel della letteratura, certamente non avrebbe ottenuto il premio se non avesse scritto sempre in italiano. L'identità nazionale dei sardi è una menzogna storica. Le varie lingue sarde inoltre non hanno alcun retroterra culturale. Hanno il retroterra dell'ignoranza dell'analfabetismo visto che ancor quando la Sardegna passò nel 1748 al Regno piemontese i sardi erano quasi tutti analfabeti e le scassate Università di Cagliari e di Sassari durante la dominazione aragonese avevano libri stampati in Spagna in catalano o in castigliano. In Sardegna prima del 1748 non vi  erano nemmeno stamperie. Il governo piemontese dovette farsi carico di spedire con molti vascelli carichi di libri scritti in italiano e con essi anche molti professori piemontesi visto che anche molti professori universitari sardi non conoscevano l'italiano. Figuriamoci la popolazione sarda, che in effetti, come ho scritto nel mio libro, non fu mai un popolo ma una accozzaglia di genti che si odiavano tra loro, come dimostra la storia dei Giudicati. Nella battaglia di Sanluri del 1409 i sardi dell'ultimo Giudicato indipendente, quello di Arborea, combatterono contro i sardi intruppatisi nell'esercito invasore di Martino il giovane, figlio del re aragonese Martino il vecchio. Vi furono nella battaglia di Sanluri 5000 morti tra i sardi del Giudicato d'Arborea. Le antiche divisioni tra i sardi si rispecchiano nel Consiglio regionale, dove però i maggiori partiti, di maggioranza e dell'opposizione, si trovano uniti, tutti piagnoni, nel continuare la politica del vittimismo e dell'assistenzialismo. Le maggiori risorse economiche della Sardegna, quelle turistiche, sono in mano a capitali non sardi, se non addiritura stranieri, come la famosa Costa Smeralda, di cui è divenuto proprietario il Qatar, finanziatore occulto dell'ISIS. Per i sardi vi sono al massimo posti per camerieri. Queste imprese turistiche hanno le loro sedi legali fuori della Sardegna, per cui pagano le tasse altrove e altrove investono i loro profitti. Anche ciò spiega la miseria della Sardegna, con un Sulcis che è considerata la terra più povera d'Italia.  
Nel mio libro ho riassunto la Storia di Sardegna e Storia moderna della Sardegna dal 1773 al 1799 del sardo Giuseppe Manno (citandone molte frasi) nonché la storia della bandiera dei quattro mori, che pochi conoscono. Una controstoria rispetto a quella paludata degli storici accademici sardi, che, forse per spirito patriottico, non hanno mai rilevato le colpe storiche dei sardi.                    

Roba da sardi, ve la do io la Sardegna

www.cicorivoltaedizioni.com/cicorivoltaedizioni_Roba_da_sardi.htm
Pietro Melis ci rappresenta l'ipotesi attuale, neppure troppo provocatoria, di una Sardegna indipendente “dalla stretta dei due mostri Scilla e Cariddi, cioè degli Stati Uniti e dell'Unione Europea...

11 commenti:

Maureddu ha detto...

Vedo che ha le idee molto confuse, se Roma non ci da i soldi non potremmo vivere secondo lei,da indipendenti i soldi non uscirebbero più verso Roma, ma rimarrebbero nelle nostre casse, dunque il problema non si pone, ve lo ponete solo voi, contrari e succubi di Roma.q

Unknown ha detto...

U solo apputno, ma ce ne sarebbero moltissimi da rilevare in quello che scrive. Lei asserisce che "Queste imprese turistiche hanno le loro sedi legali fuori della Sardegna, per cui pagano le tasse altrove e altrove investono i loro profitti.".
Dove sta scritto? L'unico documento a cui fare riferimento è lo Statuto, e in quello Statuto c'è scritto che è falso quello che dice. Li si dice chiaro chiaro che, chi genera profitti in Sardegna, anche se per motivi amministrativi ha sede legale esternamente alla RAS, paga ugualmente le sue imposte in Sardegna. Per il resto, nell'investire in altri luoghi, credo sia ovvio, come lo è se io ho impresa in Francia, li ci pago le tasse, ma poi ne investo il profitto dove mi pare e piace. QUesto scritto è solo ed esclusivamente tendente allo discedito.

Pietro Melis ha detto...

Nel mio libro ho esposto i dati rilasciatimi dall'assessorato al bilancio della Regione Sardegna. Quasi tutta l'IVA viene lasciata in Sardegna.Vi è una enorme differenza tra ciò che i sardi pagano di imposte sul reddito e finanzimenti dal governo di Roma. Perciò rimane valido ciò che ho detto. Prima di commentare bisogna informarsi sui dati. La Sardegna non è autosufficiente. Su questo non ci piove. Per quanto riguarda il pagamemnto delle tasse bisogna vedere dove ha la sede fiscale, per esempio, il Qatar che è proprietario della Costa Smeralda. E questo vale anche per il Forte Village e altre imprese turistiche. Non è la sede legale che importa ma la sede fiscale. Basta portare l'esempio della Fiat-Crysler (FCA)che ha la sede legale in Olanda e la sede fiscale a Londra.
Tasse in Italia.Da Nuova Fiat, ecco le dieci cose da sapere - Panorama
https://www.panorama.it/economia/opinioni/fiat-fca-novita-sede-fiscale-tasse
ho estratto quanto segue.
Il trasferimento della sede fiscale in Inghilterra priverà certamente l’Italia di una cospicua fetta di introiti fiscali derivanti dalla nuova FCA. In particolare, bisognerà dire addio a tutte le imposte sui dividendi e alle tasse locali, come Irap e Ires. La società ha comunque garantito che continuerà a versare nelle casse italiane le imposte legate alle attività produttive dei propri stabilimenti.

Se questo vale per la Fiat non vi è Statuto della Regione Sardegna che tenga. Le tasse si pagano nella sede fiscale. Si informi per sapere dove abbia la sede fiscale l'emiro del Qatar in relazioni al reddito derivantegli dalla Costa Smeralda.
Inoltre sono stato male inteso. L'analisi economica della Sardegna che ho fatto nel mio libro è orientata verso le condizoni necessarie perché la Sardegna diventi indipendente. Ma per questo bisognerebbe cambiarne quasi tutta la popolazione, a cominciare dal Consiglio regionale, specchio dell'incapacità dei sardi.


Unknown ha detto...

ed io le ripeto che tutti i redditi generati in Sardegna, anche se per proprie esigenze sono esterne, pagano le imposte, tutte, in Sardegna.
Art. 8
Nelle entrate spettanti alla regione sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie
maturate nell'ambito regionale, affluiscono, in attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della regione.
Qui si parla di tutti i redditi maturati

Unknown ha detto...

Precisi: la Sardegna, economicamente, istituzionalmente e costituzionalmente governata come è stata governata, non è e non sarà autosufficiente se continuerà ad essere governata da loro.
Questo, quindi, non è un dato definitivo ma è un dato variabile che può interessare qualunque Stato, in qualsiasi momento. Quindi non è certamente un punto negativo per la costituzione di una futura Repubblica Sarda

Unknown ha detto...

Un pugno in pancia anche se molte, forse troppe cose mi erano già note.... siamo pietosamente ridicoli.

Pietro Melis ha detto...

Avevo ricevuto nel lontano 2000 dall'assessorato i dati sulle tasse pagate dai sardi. Poiché lo Statuto è antecedente la situazione non è cambiata. Nel 2000 i sardi hanno pagato 4000 miliardi di LIRE per IRPEF. In tale cifra sono comprese però le tasse di tutti i dipendenti statali, che andavano al governo di Roma. Sottraendo tali tasse rimasero nel 2000 in Sardegna 2700 miliardi di lire, di cui il governo di Roma, lasciando in Sardegna il 70% delle tasse pagate dai non statali, lasciò nel 2000 in Sardegna 1890 miliardi di lire. Ma a fronte di tali cifre risultava che lo Stato italiano aveva stanziato per la Sardegna ben 8000 miliardi di lire. Delle altre imposte dirette il governo di Roma lasciava in Sardegna il 90%. Con una spesa sanitaria che nel 2000 costava ben 3700 miliardi senza i trasferimenti dal governo alla Regione Sardegna i sardi non si sarebbero potuti nemmeno curare. Come se non bastasse il Consiglio regionale aveva promosso l'introduzione di altre quattro province per accontentare i localismi locali ed aumentare la spesa politica. I consiglieri regionali erano prima 80 poi ridotti a 60. Con una pletora di impiegati inutili per aumentare una elefantiaca burocrazia in una regione di soli un milione e 600 mila abitanti.

Unknown ha detto...

Prof, mi dica che sta scherzando, vero? La vertenza entrate del governo Soru è stata nel 2005, si aprì un contenzioso tra ragionerie e si parlò immediatamente di un mancato riversamento delle compartecipazioni alla RAS per circa 10 mld. Poi la storia andò al ribasso. Ma come vede, già qui, le cifre di cui parla sono viziate da un ammanco molto grave e certificato. Poi lo statuto, a seguito degli accordi su maggiori compartecipazioni, fu finito di aggiornare nel 2013, non nel 2000. Mancano parecchi passaggi nelle sue conoscenze.

Segells de la Republica Catalana ha detto...

Cuncordo cun Giulio, custsos contos chi faghet Melis dimustrant propriu su contrariu de su chi isse cheret mìdimustrare, dimustrat chi sa Sardigna est isrobada dae s'istatu italianu e chi in custas cunditzione a sa sola non diat bastare a issa matessi. Essende libera indipendente non solu diat incassare totu sas risorsas fiscale produidas in Sardigna e furadas dae s'istatu comente, pro esempiu, sas acisas supra sa produzione de sas Saras, de sa cale incassamus solu cussas supra su cussumu, ma prus de totu est de cunsiderare chi oe sa Sardigna benit guvernada dae una classe politica derivada chi pro funtzione si ponet comente punna su FALLIMENTU in cale siat setore tochet. Nessuna indipendentzia economica est possibile chene soberania in s'economia e in sa politica, pensare chi s'indipendentzia politica debata isetare s'indipendentzia economica est unu ingannu chi ispostat s'indipendentzia a su MAI.

Pietro Melis ha detto...

(1)Tutte chiacchiere quelle di coloro che credono che la Sardegna possa essere economicamente indipendente e che la colpa sia solo dello Stato italiano che si prende buona parte delle imposte dirette pagate dai sardi. Quanto a quelle indirette, in base all'accordo tra Stato e RAS, e in applicazione dello Statuto della RAS, il 90% dell'IVA rimane in Sardegna. Ma il discorso dei contestatori dello Stato italiano è falso dall'origine perché non tiene conto di un dato fondamentale dal quale non si può sfuggire. Chi si lamenta del fatto che occorrerebbe una maggiore partecipazione della RAS ai tributi e che dunque lo Stato è debitore, secondo quanto disse Soru nel 2005,perché invece di restituire sette decimi dell'IRPEF ne ha restituito 4 decimi dal 1991 ad oggi, con un asserito credito della RAS di più di 10 mld di euro (alcuni dicono 16 mld),mi risponda: come si è formato il reddito da cui è stata tratta l'IRPEF? Il reddito si forma sulla base del PIL che uno Stato o una Regione è in grado di produrre. Qual è il PIL prodotto dai sardi?
Coloro che mi si accusano di non avere conoscenze dovrebbero avere una conoscenza esatta del PIL prodotto dai sardi. Signori belli, voi volete la botte piena e la moglie ubriaca trascurando il PIL. Io non so quale sia oggi esattamente il PIL prodotto in Sardegna. Ma certamente esso non è sufficiente a rendere la Sardegna economicamente indipendente, anche se tutte le tasse rimanessero in Sardegna e lo Stato italiano non riscuotesse più tasse dai sardi lasciandole in Sardegna. Io avevo vecchi dati del 2000 e la situazione economica della Sardegna non è certamente migliorata in fatto di autosufficienza. Se lo Stato italiano nel 2000 aveva dato alla RAS 8000 miliardi di lire mentre le imposte dirette e indirette pagate COMPLESSIVAMENTE dai sardi (allo Stato, alla Regione e ai Comuni) erano nettamente inferiori significa che la Sardegna non era, e non è, economicamente autosufficiente. Chi dice che le accise sulla benzina dovrebbero rimanere in Sardegna (e io dico almeno a titolo di risarcimento per avere la SARAS inquinato km di coste) si domandi con quali soldi i sardi pagherebbero la benzina se non vi è un PIL che consenta un reddito sulla base del quale pagare i consumi. Perché, ripeto, tutto deve partire dal PIL, altrimenti non si capisce come farebbe la Sardegna ad essere uno Stato indipendente capace di finanziare tutti i servizi pubblici. La zona franca non è una soluzione. Essa serve ad abbassare i prezzi al consumo ma non spiega da dove ricavare il reddito necessario per i consumi. Per aumentare il PIL occorre una produzione ENDOGENA E NON ESOGENA quale sarebbe quella che favorirebbe investimenti esterni, che non aumenterebbero se non di poco l'occupazione. Come ha dimostrato il prof. Gianfranco Sabattini, con cui ho discusso il suo libro (molto tecnico) sulla zona franca.

Pietro Melis ha detto...

(2))Io ritengo che la soluzione potrebbe consistere solo nella nazionalizzazione senza indennizzo delle maggiori risorse sarde, tra cui principalmente quelle turistiche. Ma i sardi (i fallimento dell'Esit insegna) non hanno capacità impreditoriali e la classe politica sarda ne farebbe dei carrozzoni politici. Inoltre per arrivare ad una nazionalizzazione senza indennizzo occorrerebbe una rivoluzione giustificata dal fatto che queste imprese nell'arco di decenni hanno tratto un largo profitto investendolo poi fuori della Sardegna ed avendo le sedi fiscali fuori della Sardegna.Inoltre la Sardegna indipendente avrebbe bisogno di una copertura militare, che in questa situazione potrebbe essere data solo dalla Russia, che farebbe ponti d'oro alla Sardegna anche economicamente sul piano della fornitura di gaz e petrolio (senza avere più la SARAS inquinatrice). Invece di affittare le basi militari agli Stati Uniti (con profitto del governo di Roma) converrebbe affittarle alla Russia, con profitto di un governo sardo.
P. S. Ho dovuto faticare per comprendere qualcosa di ciò che è stato scritto in sardo. Ma quale sardo visto che esistono più lingue sarde, che servono a nulla, se non ad una chiusura culturale? Ecco una delle immagini negative degli indipendentisti. Questo Bastianu ha tuttavia capito che il fallimento dipende (anche, aggiungo io) dai politici sardi. Ma che farebbero di meglio gli indipendentisti con le loro utopie economiche? Se avessero ragione vi è da domandarsi perché non abbiano la maggioranza nel Consiglio regionale. E la risposta è questa: i sardi capiscono, anche soltanto fiutando la situazione, che una indipendenza politica non è possibile perché non è possibile una indipendenza economica nemmeno se tutte le tasse, dirette e indirette, rimanessero in Sardegna. E' il PIL che comanda.
E non pubblicherò più commenti in sardo perché tutti debbono capire.