lunedì 18 giugno 2018

LA STRONZATA DEL DIRE ESSERE UMANI E ALTRI NON SENSI LINGUISTICI

Che significa essere umani? Si sente e si legge continuamente che bisogna essere umani. Uno dei tanti non sensi linguistici. Umano significa appartenere BIOLOGICAMENTE alla specie umana. Non significa altro. Si tratta di un senso linguistico derivante da una concezione antropocentrica che fa valere l'essenza prima dell'esistenza. I filosofi esistenzialisti, pur non avvertendo le conseguenze dell'avere distinto l'essenza (la specie) dall'esistenza (singola) per avere premesso l'esistenza all'essenza, conclusero che ciascun uomo deve essere considerato in base all'esistenza, essendo l'essenza un concetto astratto. Non esiste l'umanità come essenza, ma esistono gli uomini. Posta questa premessa, si deduce da essa una conseguenza che sfuggì agli esistenzialisti: ogni uomo non può essere giudicato in base alla sua appartenenza ad una essenza (la specie), ma in base alla sua particolare esistenza. Altrimenti un criminale dovrebbe essere giudicato in base al privilegio di appartenere anch'egli ad una essenza, facendo prevalere l'essenza sulla sua esistenza, e pertanto anch'egli dovrebbe essere considerato "umano". In realtà molta umanità sta sotto il livello di quella astratta umanità che è soltanto un ideale sconfessato da tutta la storia umana, che è una storia fatta di guerre e di crudeltà, mentre in natura non esiste la crudeltà al di fuori  della specie umana, perché anche i predatori non uccidono per crudeltà ma per motivi di sopravvivenza. 
Un secondo grave non senso linguistico si esprime nel dire, per esempio, che un tale è stato trattato come un animale, o, peggio, è stato ucciso come un cane, come se fosse normale uccidere un cane. In realtà molta umanità sta sotto il livello dell'animalità, risultando subanimale a causa della sua crudeltà. Un giorno il filosofo Ludwig Wittgenstein fece visita in ospedale ad una amica e le domandò: come ti senti? Gli fu risposto: mi sento come un cane bastonato. Wittgenstein, neopositivista logico, si infuriò di fronte a questo non senso linguistico e inveì contro l'amica urlandole: ma che cosa sai tu di quanto soffra un cane bastonato? Sei forse un cane per saperlo? Dopo di che girò i tacchi infuriato e se ne andò. Avrebbe dovuto aggiungere che era fuori luogo riferirsi ad un cane, come se fosse normale bastonare un cane. Purtroppo tante espressioni comuni sono soltanto non sensi linguistici, stronzate, come direbbe il filosofo americano Harry G. Frankfurt autore del libro intitolato, appunto, Stronzate (Rizzoli, 2005), dove riporta l'episodio di Wittgenstein. La gente comune apre bocca per farne uscire stronzate. Io preferisco gli animali non umani a molta umanità che vive di stronzate. Infatti gli animali non umani non dicono mai stronzate.            
Anche questo è un essere umano o è un depravato sotto il livello dell'animalità? 

Se gli animali diventano parole ostili

di Costanza Rizzacasa d’Orsogna
Un uomo violento è una «bestia», uno volgare un «maiale», una donna di facili costumi una «vacca». Perché quando vogliamo insultare qualcuno ricorriamo, erroneamente, a termini del mondo animale?

Vendesi neonati a gay viziati 

3 commenti:

Gilberto ha detto...

Non posso che concordare pienamente con il suo pensiero,anche e soprattutto considerando le sempre più accettate distorsioni dovute al conformismo e all"ignoranza. La foto allegata all"articolo indicato ben mostra il livello del degrado raggiunto.

Pietro Melis ha detto...

La schifosa egoistica e vigliacca anormalità a danno di innocenti

Alessio ha detto...

Come dice giustamente l'articolo sulla coppia di gay straricchi che ha adottato un bambino, si rimane inorriditi da tanta follia collettiva. Il bambino per queste persone non è altro se non merce da comprare per il loro egoismo, come può essere una macchina o un qualsivoglia oggetto. Sono sempre più convinto che i gay siano perversi e abbiano una moralità assai bassa, poi si ha pure il coraggio di criticare chi è "omofobo", in realtà non fa altro che sottolineare la differenza tra ciò che è giusto e naturale e quello che invece è schifoso e contro le regole della natura. Io se avessi un figlio gay lo rifiuterei in quanto ha fatto una scelta perversa, contro la vita stessa, sarò anche omofobo ma chi accetta tali aberrazioni non ha proprio nessun diritto di farmi la morale.