venerdì 26 dicembre 2025

LE MAMME LI STANNO ANCORA CERCANDO.

Maledetti impostori peggiori dei macellatori, di cui sono complici in quanto mandanti. Il cristianesimo nulla ha da insegnarmi. Vi sono stati filosofi e storici, come Plutarco, da cui può discendere il migliore insegnamento. Quanto segue è riportato dal mio libro Scienza, filosofia e teologia (Editore Rubettino).       

Il maggiore pensatore neoplatonico prima di Plotino fu Plutarco, nato nel 46 d. C. Contro le argomentazioni degli stoici, secondo cui, se gli animali partecipassero della ragione naturale, e dunque del diritto, l’umanità perirebbe non potendo usufruire dei vantaggi provenienti dai “comodi avuti dalle bestie”, Plutarco ribatte che l’uomo può vivere senza uccidere animali indifesi o divertendosi con la caccia, che oltre che ingiustizia, è mancanza di equilibrio della mente. Plutarco rileva come la concezione stoica giustifichi  una forma di dominio dell’uomo sulla terra. Essa predica l’esistenza di un Logos universale, la virtù, ma poi non sente il dovere di offendersi di fronte a cadaveri presentati come cibo. Gli animali non umani sono migliori perché nessun cavallo rende schiavo un altro cavallo o un leone un altro leone. [1] Mentre gli altri animali si astengono dal cacciare ogni specie e “fanno la guerra soltanto per necessità di cibo”, l’uomo è l’unico animale che, cibandosi di tutto, rimane castigato da molte e lunghe malattie.[2] 

In Iside e Osiride Plutarco dimostra di avere  conoscenza di Zarathustra, oltre che di Platone,  e in Del mangiar carne scrive che non la guerra, come pensò Teofrasto, ma l’aridità della terra portò gli uomini a incominciare a cibarsi di cadaveri. Ed oggi i cuochi, dice Plutarrco, sono “pasticceri di cadaveri” con cui si adornano le mense, dopo averne mascherato con arte l’odore. La civiltà è dominata dalla follia. Si iniziò con gli animali selvatici “sino ad uccidere il bue nostro operaio, la pecora che ci veste, il gallo guardiano della casa, e così a poco a poco, cresciuta l’insaziabile cupidigia si pervenne al sangue, agli omicidi, alle guerre” (Del mangiar crne).[3] La mancanza di giustizia si accompagna sempre alla cultura dell’alimentazione carnea. Il messaggio di Plutarco ai posteri è: “ Combatterete uniti contro quelli che privano gli animali dell’uso della ragione e del discorso”.[4]  Il filosofo deve avere la funzione di ampliare l’ambito del riconoscimento della giustizia. Plutarco, vegetariano, visse 79 anni.

Celso, la cui opera Discorso di verità (scritta verso il 178 d. C.) ci è stata in parte tramandata dal cristiano eretico Origene, che ne trascrisse molte parti nella sua opera Contra Celsum,[5] scrive che “non si pone alcuna differenza tra il corpo di un pipistrello o di un verme, di una rana o di un uomo; medesima è infatti la materia e identica ne è anche la corruttibilità...Nulla è immortale di quel che dalla materia trae origine. Basta questo riguardo a tale argomento, e chi è in grado di udire e di compiere una ricerca ancor più approfondita comprenderà che le cose che noi vediamo non sono state donate all’uomo, ma ciascuna nasce e perisce per il bene del tutto”, e il fatto che gli animali non siano dotati di parola non significa che “il dio abbia creato tutto in funzione dell’uomo...Non per l’uomo l’universo è stato creato, ed egualmente nemmeno per il leone o per l’aquila o per il delfino, ma perché questo cosmo si realizzasse come opera divina e assolutamente perfetta...E’ in vista dell’armonia universale...è dell’universale che il dio ha cura, è questo che la provvidenza divina non abbandona mai”.



[1]  Plutarco, I  bruti usano la ragione, tr. it. M. Adriani, Milano  1829, p.487.

[2]  Ibid., p.497.

[3] De esu carnium , Milano 1829

[4]  Se gli animali di terra e d’acqua, Milano 1829.

[5] Discorso veritiero, Bonn 1924, Padova 1977.

 

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