Peccato che gli sia scappata (non so come) quell'espressione. Caro Carlo, mi dispiace di avere usato qualche frase offensiva e di non poter più contraddirti ripetendoti che gli erbivori non sono soggetti a tumori. E questo serva di insegnamento al saccente Andrea Ghiselli (che mi criticò duramente in un commento al mio post del 23 luglio 2010 circa il prof. Cannella)
Questo è il blog del prof. Pietro Melis, autore del testo intitolato "Scontro tra culture e metacultura scientifica: l'occidente e il diritto naturale. Nelle sue radici greco-romano-cristiane. Non giudaiche e antislamiche".
lunedì 28 febbraio 2011
Il 23 febbraio E' MANCATO IL PROF. CANNELLA
Peccato che gli sia scappata (non so come) quell'espressione. Caro Carlo, mi dispiace di avere usato qualche frase offensiva e di non poter più contraddirti ripetendoti che gli erbivori non sono soggetti a tumori. E questo serva di insegnamento al saccente Andrea Ghiselli (che mi criticò duramente in un commento al mio post del 23 luglio 2010 circa il prof. Cannella)
GUARDINO E LEGGANO TUTTI GLI IPOCRITI A CUI PIACE IL PROSCIUTTO. ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA DOVREBBERO FARLO SPORCANDOSI ESSI LE MANI
pensieri/ora che tutto è finito
Angelo Foggia
Affilate lame si poggiano su un ceppo e a terra l’indispensabile catino con mestolo per la raccolta del sangue: con esso si prepara il famoso e prelibato (per gli altri) sanghinacci.
Al maiale, di solito oltre i due quintali, circuito nelle sue stanze, viene messa una corda tra la bocca e il grugno per poterlo tirare, mentre la manovalanza spinge da dietro. Il suino forse intuisce cosa gli sta per capitare e non gradisce per niente essere spinto dal culo. Impunta sia le zampe anteriori che posteriori e, per spingerlo, c’è da sudare le fatidiche sette camice. A ciò bisogna aggiungere le grida, insopportabili, che emette fino al patibolo. Una volta arrivati sul luogo del martirio, bisogna tenerlo su di un fianco, possibilmente quello che offre la giugulare. Il killer prende il coltello apposito e con mano certosina, consumata, trafigge, inesorabilmente, l’arteria del maiale, al quale viene troncato in gola l’ultimo grido.
Nel frattempo, ‘u ripassi, il maialino, che vive nel piccolo locale attiguo a quello più grande occupato dal de cuius, viene colà trasferito.
Il compito affidato a Marco è quello più puzzolente: portare gli intestini, sporchi di merda, a casa per essere lavati. Un tragitto interminabile. Un fetore insopportabile impregna la piccola 500 giardinetta per oltre un giorno.
Cchi bbu aviri: ’nu sacchi ‘i sordi o ‘nu muorti ‘mmienzi ‘a casa?, cosa vuoi avere. Un sacco di soldi o un morto nel centro della stanza? Recita così un vecchio adagio. In realtà il morto nella stanza c’è, eccome! Rimane lì per un giorno intero, fino al mattino dopo, con l’indimenticabile arancio in bocca e la lingua rattrappita che penzola da un lato. Il corpo, tagliato a metà, deve riposare, frollare, come dicono i macellai, per essere, poi, lavorato bene. Infatti, la mattina successiva, di buon’ora, arriva un signore il cui soprannome è “Scornavacca”, che seziona il corpo a seconda delle esigenze. Tagli precisi, nessuna indecisione.
NOTA: Il brano riportato è tratto dal volume di Angelo Foggia, dal titolo “ora che tutto è finito” (Calabria Letteraria Editrice, 2007). Il libro è stato presentato al pubblico recentemente ed è in distribuzione presso le edicole e le librerie, in particolare, della Calabria.
Angelo Foggia è nato a Corigliano Calabro nel 1951, dove vive e insegna presso le scuole elementari della città. Cura alcune pubblicazioni didattiche, è giornalista pubblicista e redige il periodico “Punto” (http://www.periodicopunto.it/).
Il libro di Foggia è un lungo racconto autobiografico. Non mancano, in quelle pagine, squarci di cultura contadina, descrizioni puntuali di ambienti e costumi, di riti e di simboli. Come l’uccisione del maiale, che simboleggia l’abbondanza: un vero e proprio evento nella cultura contadina, vissuto coralmente tra parenti e amici. Niente è lasciato al caso, la stessa pulizia degli intestini (l’autore vi si sofferma con dovizia di particolari e con linguaggio diretto) ci riporta ad antichi significati magici e religiosi di alcuni rituali “sporchi”. (Giovanni Pistoia).
Foto (dal mio archivio): Una immagine cruenta del maiale morto
(8 gennaio 2008)
domenica 27 febbraio 2011
MEGLIO LA SCUOLA PRIVATA CHE IL CESSO DELLA SCUOLA PUBBLICA
L’elevazione a 16 anni della scuola dell’obbligo, suggerita da una concezione morale dell’egualitarismo, che vuole imporre dispoticamente il proseguimento degli studi oltre la scuola media inferiore, invece di offrire, dopo questa, una scuola professionale, può avere come duplice risultato soltanto il declassamento degli studi – derivante dalla pratica necessità di promuovere tutti – nonché il danno che subiscono gli studenti migliori, che nello svolgimento del programma sono costretti a stare al passo dei peggiori, con la scusa che questi ultimi debbono essere aiutati a causa del loro deficit mentale. E’ pertanto auspicabile che la scuola pubblica, divenuta ormai un cesso pubblico, ricettacolo della demagogia, venga integrata, con finanziamento statale, dalla scuola privata, dove l’occhio vigile del padrone impedisce gli scioperi e dove agli studenti peggiori e turbolenti può essere negata l’iscrizione, in modo che essa diventi la scuola dei migliori, indipendentemente dall’appartenenza al ceto sociale, in base al principio della salvaguardia delle pari opportunità. Meglio la scuola dei preti, ma con programmi ministeriali che prevedano l’esclusione dell’insegnamento della religione cattolica, da sostituirsi con l’insegnamento di storia delle religioni. La scuola privata deve poter essere scelta come scuola migliore perché, una volta finanziata dallo Stato (che in questo modo la renderebbe accessibile a tutti , indipendentemente dal reddito della famiglia e in rispetto delle pari opportunità) essa godrebbe della libertà di non rinnovare l'iscrizione agli studenti non capaci (cosa impossibile nella scuola pubblica) che danneggerebbero gli studenti capaci, pbbligati a stare al passo di quelli capaci. Lo stesso discorso vale per le Università, dove, superato un concorso, il docente può anche smettere di studiare, divenendo inamovibile. Soltanto le Facoltà universitarie private - non essendo necessario che esse facciano parte di una Universitas studiorum - finanziate dallo Stato, permetterebbero la selezione dei professori e degli studenti migliori, evitando i finaziamenti a pioggia, come ad oggi è sempre stato, indipendentemente dal valore della ricerca delle Università.
Si aggiunga che oggi la scuola media, inferiore e superiore, non può dare economicamente dignità sociale ad un professore, per cui essa è ormai, per il 90%, costituita da un corpo di insegnanti donne. E valgono su questo punto le considerazioni che faceva Schopenhauer sul carattere femminile. “Le donne, data la debolezza della loro ragione nel comprendere i principi universali, nell’attenervisi e nel prenderli come norma, sono molto meno capaci degli uomini nella virtù della giustizia…; superano invece gli uomini nella virtù dell’amore del prossimo, perché la spinta in questo caso è per lo più concreta e parla direttamente alla compassione, alla quale le donne sono decisamente più accessibili…La giustizia è una virtù piuttosto maschile, l’amore del prossimo piuttosto femminile”. Se così è, si può dire che anche per questo motivo la scuola pubblica è dominata più dal sentimento che dal merito
l'attacco del premier: insegnanti inculcano principi diversi da quelli delle famiglie
Bersani difende la scuola pubblica
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Ma il leader Pd: «Non permetteremo che la distrugga»
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MILANO - «La Gelmini dovrebbe dimettersi». È durissima la risposta di Pier Luigi Bersani al governo dopo l'attacco di Berlusconi contro la scuola pubblica («gli insegnanti inculcano principi diversi da quelli delle famiglie»). Per la cronaca Berlusconi ha detto di essere stato frainteso. «Se la Gelmini fosse un vero ministro, invece che arrampicarsi sui vetri per difendere Berlusconi, dovrebbe prendere atto degli inaccettabili attacchi che ha rivolto agli insegnanti e alla scuola pubblica e dovrebbe dimettersi» scandisce il segretario del Pd. Dal canto suo il capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini ha lanciato su Twitter la proposta di una grande manifestazione: «Tutti di nuovo in piazza, come le donne il 13 febbraio, senza simboli e bandiere, a difendere la scuola pubblica dagli insulti di Berlusconi». Bersani (Ansa)
BERLUSCONI: «FRAINTESO DALLA SINISTRA, COME SEMPRE» - «Come al solito, anche le parole che ho pronunciato sulla scuola pubblica sono state travisate e rovesciate da una sinistra alla ricerca, pressoché ogni giorno e su ogni questione possibile, di polemiche infondate, strumentali e pretestuose» ha affermato Silvio Berlusconi in una nota diffusa da Palazzo Chigi: «Desidero perciò chiarire nuovamente, senza possibilità di essere frainteso, la mia posizione sulla scuola». «Il mio governo - aggiunge - ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell'Università, proprio per restituire valore alla scuola pubblica e dignità a tutti gli insegnanti che svolgono un ruolo fondamentale nell'educazione dei nostri figli in cambio di stipendi ancora oggi assolutamente inadeguati. Questo non significa - sottolinea - non poter ricordare e denunciare l'influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità e al tempo stesso espropriano la famiglia dalla funzione naturale di partecipare all'educazione dei figli».
GELMINI - Della questione ha parlato anche la stessa Gelmini: «Il pensiero di chi vuol leggere nelle parole del premier un attacco alla scuola pubblica è figlio dell'erronea contrapposizione tra scuola statale e scuola paritaria. Per noi, e secondo quanto afferma la Costituzione italiana, la scuola può essere sia statale sia paritaria. In entrambi i casi è un'istituzione pubblica, cioè al servizio dei cittadini». Silvio Berlusconi, ha aggiunto il ministro dell'Istruzione, ha solo difeso la libertà di scelta educativa delle famiglie. Ma Bersani insiste: «La scuola pubblica è nel cuore degli italiani. Con richiami di sapore antico, Berlusconi se la prende con comunisti e gay, insultando così l'intelligenza e la coscienza civile del Paese. All'elenco, stavolta ha aggiunto gli insegnanti della scuola pubblica. Uno schiaffo inaccettabile a chi lavora con dedizione in condizioni rese sempre più difficili dal governo. La scuola pubblica è il luogo in cui l'Italia costruirà il suo futuro. Non permetteremo che Berlusconi la distrugga».
BOCCHINO - Anche Futuro e Libertà, per voce del vice presidente Italo Bocchino, prende posizione contro le parole di Berlusconi. «Possono il centrodestra italiano e la destra nazionale immersa culturalmente nell'Italia di Giovanni Gentile screditare così il grande patrimonio educativo, istruttivo e culturale rappresentato dalla nostra scuola? Possono il centrodestra italiano e la destra nazionale mortificare così il popolo di insegnanti sottopagati che ogni giorno forma i nostri figli? Il vero centrodestra, quello di Fini e di Fli, sta dalla parte della scuola pubblica, così come prevede la Costituzione, senza nulla togliere alla scuola privata, che in parte svolge una funzione molto positiva - scrive sul sito di Generazione Italia -. In Italia esistono tre tipi di scuole private: quella cattolica va sostenuta e rispettata per quanto di buono fa, poi c'è la scuola privata che funge da diplomificio a pagamento e che andrebbe chiusa e, infine, la scuola privata per i figli dei ricchi, utile a farli diventare di norma ignoranti, ma poliglotti».
VENDOLA - Per Nichi Vendola il Paese deve investire nella scuola «perché è il cuore della crescita economica». Il leader del Sel si rivolge al premier: «Capisco che lei sente inimicizia verso la scuola pubblica perché è stata la crisi della scuola pubblica nel quindicennio delle sue televisioni a creare un'egemonia culturale che serve a questa classe dirigente ad avere una generazione narcotizzata dal trash e dalla pornografia». Duro infine il commento dell'Italia dei Valori: «Che nel programma di Berlusconi ci fosse lo smantellamento della scuola pubblica e un sistema scolastico strutturato sulle scuole per ricchi era cosa tristemente nota - afferma il capogruppo al Senato Felice Belisario -. Le sue parole, indegne di un capo di governo, offendono le decine di migliaia di insegnanti che ogni giorno, lavorando in condizioni spesso difficilissime, hanno contribuito e contribuiscono a fare dell'Italia un Paese migliore. Smantellare la scuola pubblica significa uccidere il futuro del Paese».
Redazione online
27 febbraio 2011
HO SEMPRE SCRITTO CHE LA PENA DI MORTE E' FONDATA SUL DIRITTO NATURALE
Lo Stato arrogante si sostituisce alla vittima innocente tenendo in vita l'assassino, ritenendo in questo modo che la vita dell'assasino di Yara valga comunque più di quella di Yara. Qualcuno potrà obiettare: meglio il carcere perché l'assassino (spero che venga presto trovato) soffra maggiormente in carcere piuttosto che smetta di soffrire con la pena di morte. L'obiezione non ha fondamento perché l'assassino continuerebbe comunque a vivere mentre a Yara è stata tolta la vita (e a 15 anni). Notare poi la contraddizione in cui cade lo Stato: ciascuno può uccidere per legittima difesa. E qui vale l'argomentazione del filosofo John Locke (1632-1704) sviluppata da Gaetano Filangieri in Scienza della legislazione (1781-88). Nel momento dell'aggressione l'aggressore perde il diritto alla tutela della vita e pone la sua vita alla mercé dell'aggredito, per cui quest'ultimo può prevenire l'aggressore armato uccidendolo. Ma che fa oggi lo Stato abolizionista? Se l'aggressore armato previene la difesa dell'aggredito e spara per primo lo Stato gli ristituisce la tutela della vita. Io ho proposto una soluzione contro coloro che sono contrari alla pena di morte (corrotti dal sentimento del buonismo che corrompe la giustizia). In una sorta di testamento biologico ognuno dichiari se sia disposto a perdonare il suo eventuale assassino perché lo Stato non si sostituisca alla volontà della vittima innocente che non avrebbe voluto perdonare almeno nel senso di sottrarre l'assassino alla pena di morte. Diversamente la vita dell'assassino varrà comunque più di quella della vittima innocente. Io, per esempio, non sono disposto a perdonare il mio eventuale assassino.
La gente di fronte a delitti efferati come quello di Sarah e di Yara (per limitarmi a citare solo gli ultimi due) si fa prendere dall'emozione e chiede la pena di morte. Poi, passata l'emozione, smette di richiederla. Nel periodo dell'emozione è dimostrato che in Italia la maggioranza della popolazione è favorevole alla pena di morte. Ma anche passata l'emozione rimane in Italia uno zoccolo duro del 40% favorevole alla pena di morte. Ma il dispotismo etico e la censura che viola la libertà di pensiero demonizzano i favorevoli alla pena di morte, per cui è anche vietato ad essi accedere ai giornali e alle TV, e forse proprio per questo non avrebbero il coraggio di sostenere la pena di morte in un dibattito pubblico per non incorrere nell'accusa di essere dei "barbari". Barbari sono quelli che difendono la vita di tremendi assassini che, se fossero "bestie", non sarebbero assassini. Essi sono sotto il livello dell'animalità. L'assassino di Yara è UN SUBANIMALE con sembianze umane. La sua vita deve essere eliminata come quella di tutti i subanimali della sua specie. Chi ha ucciso una volta ha superato la soglia della resistenza psicologica ed è capace di uccidere una seconda volta. Ci si ricordi di qull'Izzo, uno dei due "mostri" del Circeo, che dopo tanti anni fu messo in libertà e poi, incredibilmente, affidato ai servizi sociali. Ha ucciso nuovamente (madre e figlia). Se si applicasse la pena di morte nei riguardi degli appartenenti alle organizzazioni mafiose (su questo, ho detto, era d'accordo anche il Beccaria), soltanto allora si estirperebbe questa genia di subanimali che continuano a comandare anche dal carcere ricattando guardie carcerarie, direttori delle carceri e magistrati (costretti a vivere sotto scorta). Una volta giustiziati smetterebbero di comandare e capirebbero che nel rapporto costo/benefici avrebbero solo da perderci. Negli Stati Uniti è stato fatto uno studio scientifico che ha dimostrato che proprio in relazione al rapporto costo/benefici negli Stati in cui vige la pena di morte il numero degli omicidi è assai inferiore rispetto a quello che vi sarebbe se non esistesse la pena di morte. Ma vallo a far capire a tutti gli imbecilli buonisti che si oppongono alla pena di morte. Vallo a far capire a Roberto Saviano che crede di combattere la camorra educando la società "civile" scrivendo il libro Gomorra contro la camorra e facendo inutili conferenze esibendosi alla TV , divenendo così un inutile personaggio pubblico che lascerà le cose come stanno, ma godendo di una fama immeritata perché sterile, anche se a costo del suo vivere sotto scorta. Questo è l'unico risultato che ha avuto, a parte i guadagni che ha tratto dall'essere divenuto, se pur sterilmente, noto.
Centinaia di messaggi sui gruppi di Facebook
La rabbia sul Web: «Dateci l'assassino»
Dopo la commozione arriva il desiderio di vendetta. Molti chiedono la pena di morte per chi ha ucciso la ragazzina
Centinaia di messaggi sui gruppi di Facebook
La rabbia sul Web: «Dateci l'assassino»
Dopo la commozione arriva il desiderio di vendetta. Molti chiedono la pena di morte per chi ha ucciso la ragazzina
ROMA - Non appena i mezzi di informazione hanno diffuso la notizia del ritrovamento del corpo senza vita di Yara Gambirasio, su Facebook esplode la rabbia: «Dateci l'assassino». Gli utenti si sono riversati in rete, pronti a sfogarsi sulle pagine di Facebook dedicate alla ragazzina. Dopo i primi commenti gonfi di commozione, sul social network è affiorato il livore. Sul muro del gruppo "Yara Gambirasio", 2mila iscritti, Gina Pina alle 18,50 scrive «Pena di morte a chi uccide gli angeli». E non è certo l'unica. Antonia, ad esempio, due minuti più tardi dice: «Se si trova l'assassino bisogna darlo in pasto alla popolazione». E poi Angela: «Sei volata lassù perché qualcuno maledetto ha voluto così», e ancora, Francesco S., che alle 19 afferma: «Spero che chi ti ha fatto questo muoia di una lunga malattia». Sul "Gruppo per ritrovare Yara Gambirasio", oltre 50mila iscritti, Roberto B, alle 19 e 20 urla: «Vi prego ripristinate la pena di morte. E un deterrente a queste barbarie». Gli fa eco, due minuti dopo, Massi C. «Gli infami pagheranno tutto prima poi». «In questi casi nemmeno la tortura renderebbe giustizia, che mostri schifosi, datelo a noi» aggiunge Matteo D. alle 19 e 10.
I PRIMI MESSAGGI - Non appena saputa del ritrovamento del cadavere di Yara, su Facebook la prima reazione degli utenti invece era stata di commozione. «Ciao piccola Yara...Come una stellina sei salita in cielo, ora illumina noi, che abbiamo bisogno di luce e chiarezza. Ciao Angelo», scrive Giuseppe S., sulla pagina di Facebook 'Yara Gambirasiò alle 18 e 02. «Consola la tua mamma e il tuo papà...ora per loro comincia un dolore senza fine», è il pensiero di Daniela Z. alle 18.20. Insieme a lei, tanti altri. Silvia C. sulla pagina "Gruppo per ritrovare Yara", propone: «Accendiamo tutti una candela simbolica da pubblicare sui nostri profili. Facciamo una fiaccolata per Yara e per mostrare tutto il nostro calore alla famiglia».
26 febbraio 2011
sabato 26 febbraio 2011
PERICOLO LIBIA. CHE SUCCEDERA'? . BISOGNA RESPINGERE TUTTI I FALSI IMMIGRATI ANCHE CON LA FORZA SENZA IPOCRITI BUONISMI.AFFARI LORO NON NOSTRI.
La Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati recita: Il rifugiato è colui "che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra".
Come si vede, non vi è alcun riferimento ai rifugiati di guerra ed economici. Un perseguitato politico, per esempio, ha diritto d'asilo. Ma non possono accampare diritto d'asilo i rifugiati di guerra (provenienti da Paesi in cui vi siano guerre civili, come in Somalia, in Eritrea, etc.) e i rifugiati economici.
I disonesti, di fronte alla politica dei respingimenti, hanno dichiarato che prima si sarebbero dovute verificare le domande di asilo. Come se fosse possibile distinguere tra aventi e non aventi diritto d'asilo trattandosi di fuggitivi provenienti dagli stessi teatri di guerra, che sono affari loro, se hanno voluto l'indipendenza.
Se l'Europa (già affollata dagli europei) avesse il dovere di accogliere i rifugiati di guerra ed economici provenienti da tutti i Paesi del mondo ove vi siano fame o guerra, si voterebbe alla sua autodissoluzione. E la Turchia sarebbe ben contenta di spedire in Italia, ventre molle di un'Europa senza coglioni, ma con governi coglioni, gli odiati Kurdi. A tutti i folli della politica che blaterano di doveri morali e di soccorsi umanitari (con il tam tam della Chiesa) bisognerebbe domandare su quali basi essi pretendano di doversi fare carico dell'assistenza ai rifugiati di guerra ed economici. Per quanto riguarda i Paesi africani (in cui vi sono farse di governi, incapaci e corrotti) si può dire che essi hanno voluto la bicicletta (l'indipendenza). E dunque che pedalino senza venire poi ad affollare ancor di più l'Europa. Ad essi sarebbe convenuto rimanere sotto governi europei, per richiedere il diritto di cittadinanza in quanto appartenenti a province africane.1 I soliti idioti (o disonesti) dicono che anche gli italiani sono stati un popolo di emigranti. Ma allora l'emigrazione avveniva provenendo da spazi ristretti verso spazi larghi (gli Stati Uniti, l'Argentina, il Brasile etc.). Ora sta avvenendo il contrario. Da grandi spazi, dell’Africa e dell’Asia, verso piccoli spazi, dell’Europa già affollata. Di questo passo gli europei se ne dovranno andare per lasciare il posto a questi nuovi invasori, che più sono poveri e più sono capaci di fare l'unica cosa che sono capaci di fare: far figli come conigli in allevamento, aumentando la fame nel mondo. .
Se non si sostituisce al folle jus soli l'jus sanguinis come fondamento della cittadinanza – con eccezioni per particolari benemerenze – si deve accettare l'assurdo di un neonato che acquisti la capacità di estendere ai genitori, anche se clandestini, la cittadinanza, mentre, in alternativa, i genitori, se non volessero abbandonare il neonato a causa della loro espulsione, dovrebbero portarlo con sé nel Paese di origine vanificando la cittadinanza acquisita dal figlio, che avrebbe, tuttavia, una doppia cittadinanza, quella acquisita e quella dei genitori. Ciò in contrasto con il principio dell'jus sanguinis sulla base del quale la legge italiana assegna la cittadinanza italiana al figlio di una coppia di italiani nato in un Paese straniero.
1 Così considerava l'Angola e il Mozambico il dittatore del Portogallo Salazar.
venerdì 18 febbraio 2011
ROBERTO BENIGNI: COME SI PUO' FALSARE LA STORIA
Premesso che Benigni non conosce il latino altrimenti non avrebbe detto DIVìDE ET IMPERA MA DìVIDE ET IMPERA NON E' SOPPORTABILE CHE SI SENTA DIRE CHE L'UNITA' d'ITALIA SIA STATA IL FRUTTO DI UNA GUERRA DI POPOLO (con l'esempio fuori luogo di Pisacane, che, al contrario, con i suoi famosi trecento, fu massacrato dal popolo) . Che poi il tricolore sia stato inventato dal Mazzini nel 1830 utilizzando dei versi di Dante riferiti ai colori dell'abito con cui appare Beatrice è cosa veramente ridicola. Si sa che l'origine del tricolore risale alla repubblica cispadana nata sotto il controllo napoleonico nel 1796 (divenuta nel 1797 Repubblica Cisalpina) e fu scelta da Giuseppe Compagnoni. E questo comico(?) è stato strapagato (si dice che abbia avuto 200.000 euro) per dire tante falsità. E' bene che qualcuno che abbia più voce di me sbugiardi questo individuo prezzolato
ROBERTO BENIGNI - SANREMO 2011 - QUARTA PARTE
Commenti (DI INDIVIDUI IGNORANTI, n.d.r.) con i voti più alti
Tutti i commenti (547)
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per fortuna che tutti la pensiamo allo stesso modo...c'è solo Maxsteelostie che la pensa diversamente...e questo mi rincuora... ...........VIVA L'ITALIA..........
wilbelfer 19 secondi fa -
questo è un MOSTRO..... Grandissimo
gabry696a 1 minuto fa -
se parli di mafia, ricorda che le vostre industrie sono foraggiate con i soldi della mafia! impara che la mafia è un problema di tutta Italia e non del sud. un muro non risolverebbe nulla!Bisogna risolvere insieme i prolemi strutturali e rendere migliore il nostro paese.
mauisba 3 minuti fa -
Voglia d'italia...
aliencrew 3 minuti fa -
Ma scusate Nord Sud Centro è sempre Italia ragazzi, sono zone bellissime tutte e tre, anche con diversi problemi, perchè litigare. Dobbiamo essere orgogliosi che tutti ci invidiano. L'Italia è tutta bella e dobbiamo essere FRATELLI, e chi insulta quelli del Nord o quelli del Sud oppure vuole dividersi, sputa sul sangue della gente che è morta per l'indipendenza. GRANDE BENIGNI!!!
1987davidevincenzo 4 minuti fa -
@Maxsteelostie l'avete accolta a braccia aperte voi, la mafia... con il risultato che ora è MILANO la capitale mafiosa indiscussa.
NapoliDueSicilie 9 minuti fa -
@Maxsteelostie il problema sta che non può andare a minorenni un presidente della repubblica restando impunito, perché così che esempio da ai ragazzi italiani? E comunque io non sono certo "terrone", sono di venezia e penso che l'Italia sia bella perché varia eppure unita. E tu dici che i mafiosi sono un qualcosa che riguarda solo il sud. Sappi che i più grandi affari la mafia la fa con i capitalisti del nord. E tutta l'Italia dovrebbe essere unita per combatterla.
Brigister 11 minuti fa- Condividi
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BRAVO! basta discriminazioni, in Italia esiste una sola razza! Noi Italiani! Basta scissioni, siano esse fisiche o culturali, VIVA L'ITALIA UNITA! 150 anni di orgoglio nazionale!
RAFtheRAPPER93 13 minuti fa -
@Maxsteelostie ma ti rendi conto di ciò che dici? sarà pure che al sud ci sono le mafie ma dato che voi siete i più grandi come mai la ndrangheta si sta infiltrando nell' economia del nord? ricordati anche che il boom industriale di metà '900 lo fecero gli emigrati del sud Italia
Lypso96 14 minuti fa -
@Maxsteelostie io sono di como!!!!!coglione....e sono ITALIANO....coglione!!!! e tu sei solo uno a cui hanno lavato il cervello....stupido e che dice e pensa come altri vogliono!!!!
wilbelfer 14 minuti fa
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Smettete di insultarvi, nord sud, sud nord....
BASTAAAA.
Sentitevi orgogliosi di appartenere all'italia e nn alle vostre regioni.
Siamo una nazione.
Onorate e Venerate quest'uomo che ha un'intelligenza che supera tutte le nostre messe assieme.
GRAZIE ROBERTO DI AVER FATTO CAPIRE A TUTTI NOI COSA VUOL DIRE SENTIMENTO NAZIONALE.
vorrei essere capace di affascinare i miei studenti così come lui ha affascinato me! grazie