E' da una vita che mi batto per il diritto naturale che discende dalla legge naturale della tendenza di ogni essere vivente alla sua autoconservazione. Il limite del diritto naturale di uno è l'eguale diritto naturale di un altro, come anche, purtroppo, nella catena preda-predatore. Ma il predatore non uccide per crudeltà come fa l'uomo per motivi culturali. E' questo che non possono intendere quelle teste di cazzo di giudici che siedono persino in Cassazione con la mente ammalata di antropocentrismo. Contro di essi sto ultimando il mio libro VERGOGNATEVI! dopo l'ulteriore scellerata accusa diantisemitismo per avere condannato la maggiore ed inutile crudeltà della macellazione ebraico-islamica. Cada su questi ignoranti manovali, e non studiosi, del diritto, tutta l'infamia con il disprezzo che essi meritano. Altro che vilipendio della magistratura. Questi vilipendiano il diritto non ponendosi nemmeno, perché non sono capaci di porsela, la domanda circa il fondamento ultimo del diritto che essi, da manovali del diritto vigente, applicano persino sragionando. Se fossero delle macchine cibernetiche farebbero sentenze migliori e non da pazzi autentici quali spesso sono. Questi pezzenti del diritto hanno avuto il coraggio di giudicare me.
DIRITTI DELLA NATURA
«Anche un albero
ha diritto di denuncia»
La giurisprudenza umana non basta più, è tempo di sottostare alla Legge universale di Natura. Parola dell'avvocato Cullinan
Oggetti o «aventi causa»? Negli ultimi anni, anche grazie alla spinta delle convenzioni internazionali, si è ampliato il campo della cosiddetta «giurisprudenza ambientale». Eppure Cormac mette subito in chiaro che la Wild Law è un'altra cosa: «Le leggi ambientali modificano i sistemi legali esistenti proibendo o limitando la possibilità di danni all'ambiente, per esempio attraverso l'introduzione di permessi per l'attività mineraria, il disboscamento, l'edilizia, l'inquinamento ». Leggi che non contrastano, però, la concezione di base della nostra giurisprudenza, e cioè che il mondo è una collezione di «oggetti» (o risorse naturali) a disposizione dell'uomo. «Le leggi ambientali impongono alcune restrizioni al diritto di proprietà ma continuano a considerare il mondo naturale come una proprietà. In base alla Wild Law, invece, lo scopo del sistema legale non è di permettere agli uomini di dominare e sfruttare gli altri membri della comunità terrestre, con un'attitudine coloniale, ma di mantenere un equilibrio fra gli interessi degli uni e degli altri, garantendo l'integrità dell'intero ecosistema. «Le leggi ambientali sono l'equivalente delle leggi che limitavano il diritto di punizione di un possidente sul proprio schiavo, mentre la Wild Law vuole abolire la schiavitù, cioè impedire all'uomo di trattare la Natura come uno schiavo», sostiene Cormac. Un passo in più anche rispetto ai cosiddetti «diritti animali», perché secondo la Wild Law sono soggetti legali, e quindi detentori di diritti, anche fiumi, montagne, mari, piante... «Il diritto umano alla vita, all'acqua, al cibo, perde ogni significato se l'ecosistema che produce quell'acqua e quel cibo non ha diritti e se la popolazione non può far causa contro chi quei diritti non rispetta». Realtà o utopia? La maggior parte delle attività umane emette CO2. Nel mondo ideale di Cormac, sarebbero tutte illecite? «L'intenzione non è di proibire qualsiasi attività umana che impatti sulla natura. Significherebbe che non potremmo neppure mangiare. Il punto è come impedire agli umani di danneggiare la natura per motivi futili o egoistici. Se riusciamo a costruire auto che non impattano sui sistemi ecologici, non è necessario rinunciare alla guida. Se invece l'industria automobilistica mette a repentaglio la vita delle generazioni future, è meglio spegnere i motori».
6 luglio 2012 | 21:48© RIPRODUZIONE RISERVATA
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RispondiEliminaHo eliminato tre commenti anonimi di un pazzo subanimale la cui vita vale meno di quella di un insetto nocivo. Le ingiurie e le maledizioni ricadranno su di lui. Non dovrebbe essere reato eliminare simili pazzi. Sono un pericolo sociale.
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