Quando mi iscrissi all 'Università a 18 anni contemporaneamente mi iscrissi al Conservatorio per la classe di composizione, che comportava anche un programma di studio del pianoforte chiamato lettura partitura. Un corso complementare con un programma di poco ridotto rispetto a quello del corso di pianoforte principale della durata di 10 anni. Vi era allora il limite dei 15 anni anche per l'iscrizione al corso di composizione. Il vice direttore Oscar Crepas (direttore era il compositore sardo Ennio Porrino, morto prematuramente nel 1959 a 49 anni) mi fece presente questo limite. Ma poi, stando io in piedi con le mani conserte, mi disse: per queste mani possiamo fare un'eccezione. Mi iscrissi alla classe di composizione senza saper ancora leggere le note. Avevo sempre manifestato sin da bambino la mia volontà di studiare musica e di avere in casa un pianoforte. Ma i genitori credettero che fosse soltanto il chiribizzo di un bambino e mi spedirono in collegio per 4 anni interno ai salesiani. Dove dopo altri quattro anni, ma da esterno, conseguii la maturità classica. Non avevo nemmeno intenzione di iscrivermi all'Università ma di dedicarmi solo alla musica. Volevo fare il compositore e il direttore d'orchestra. Mio padre, scettico sul mio avvenire da musicista mi impose di iscrivermi all'Università. E allora mi iscrissi alla Facoltà di Lettere e filosofia per il corso di filosofia. Ebbi finalmente in casa un pianoforte, verticale, ma preso in affitto. Mio padre rimase sconcertato prevedendo che con una laurea in filosofia avrei fatto la fame. Con ironia mi disse che mi ero iscritto alla Facoltà di lettere e cartoline. Ma io non pensavo allora di trarre un guadagno dalla laurea in filosofia, che doveva rimanere solo un hobby, un arricchimento culturale e basta. Rimaneva in me la volontà di fare il musicista per professione nonostante avessi incominciato ad imparare a leggere le note alla tarda età di 18 anni. Nella classe di solfeggio (della durata di tre anni) mi trovai insieme con dei bambini che potevano avere al massimo 10 anni. Ero il vecchietto della classe di solfeggio. Poiché allora il Conservatorio era a poche centinaia di metri dalla Facoltà di Lettere e filosofia facevo delle corse pazzesche di andata e ritorno tra Conservatorio e Facoltà. Una lezione di musica e una lezione all'Università, dove frequentavo i corsi principali, in una vita da pendolare tra musica e filosofia. Due volte alla settimana dovevo seguire lezioni di pianoforte e altre due volte lezioni di composizione. La sera era dedicata allo studio del pianoforte o, due volte ogni settimana, alla armonizzazione di un tema che dovevo sviluppare a piacere tenendo conto però dei cambi di tonalità prescritti in partenza dall'insegnante di composizione per poi tornare alla tonalità del tema iniziale. Era il cosiddetto giro armonico come premessa dello studio del contrappunto. La notte era dedicata alla preparazione degli esami all'Università. E così andai avanti faticosamente per quattro anni dando regolarmente gli esami di composizione e di pianoforte al Conservatorio e gli esami all'Università. Alla fine del quarto anno avevo terminato di dare gli esami all'Università. Rimaneva da preparare la tesi di laurea. Fu a questo punto che le cose si rovesciarono. Il professore di filosofia teoretica (ma era anche incaricato di storia della scienza) mi disse di fare in fretta a laurearmi perché il ministero aveva assegnato un posto di assistente ordinario da porre a concorso per la disciplina di storia della filosofia. Mi impose di fare una tesi sulla fisica di Cartesio. Mi trovai ad un bivio della mia vita. Che fare? Continuare per altri sei anni a studiare al Conservatorio vivendo alle spalle dei miei genitori o avere la prospettiva di uno stipendio sicuro sin dall'età di 23 anni? E così Cartesio pose fine alle mie aspirazioni di musicista. Impiegai un anno per portare a termine la tesi sulla fisica di Cartesio, sino all'esaurimento nervoso. Provocatomi da un filosofo che poi imparai ad odiare per la sua nota distinzione tra anima e corpo, con la conseguenza che per Cartesio gli animali sono solo macchine che non soffrono e per questo si dedicava alla vivisezione (nonostante egli fosse vegetariano, ma solo per ragioni salutistiche). Scelsi il quasi certo per l'incerto trattandosi di un concorso interno alla Facoltà. La musica ebbe solo una piccola rivincita perché con i primi stipendi mi comprai a rate un pianoforte a mezza coda di seconda mano ma ristrutturato e messo a nuovo dal venditore e proseguii nello studio del pianoforte da autodidatta allargando il mio repertorio. Tra cui alcune invenzioni a due voci di Bach, due sonate di Muzio Clementi, due sonate di Haydn (già imparate al Conservatorio), la sonata in la maggiore di Mozart (che termina con la nota marcia alla turca), una sonata di Beethoven, detta patetica (che in Conservatorio si porta all'esame dell'ottavo anno, detto esame del diplomino prima del diploma dei 10 anni), quattro notturni di Chopin ed altri brani di minore impegno, tra cui l'adagio della sonata al chiaro di luna di Beethoven e la marcia funebre dalla sonata n. 3 di Chopin, oltre ad alcuni brani scelti da una antologia musicale che era inclusa nel programma del Consevatorio. E poi continuai nella carriera universitaria sino a diventare professore d ruolo di storia della filosofia.
Perché ho scritto tutto ciò? Perché ho una certa conoscenza della musica, soprattutto nella costruzione armonica. Che conoscenza ha un Vasco Rossi della musica? Che studi ha fatto? Sono in grado di capire che la base armonica è di una stupidità spaventosa. E' senza costruzione. Egli è solo in grado di appiccicare ad una frase alcune note (da urlare, non da cantare) per poi ripeterle appiccicandole ad altre parole, ma con una ripetizione ossessiva di alcune parole (vivere, ogni volta che, vita pericolosa, voglio trovare un senso a questa vita anche se un senso non ce l'ha). In sostanza, in fatto di musica Vasco Rossi è un profondo ignorante. L'armonizzazione è così elementare che verrebbe bocciato al primo anno di composizione al Conservatorio. Sono certo che l'armonizzazione non è scritta. Gli esecutori analfabeti in fatto di musica vanno ad orecchio adattando gli accordi ai toni delle urla. Armonizzazione adattata ripendo alla noia gli stessi accordi, per esempio re, fa la, e cambiandoli meccanicamente per non provocare dissonanze con ciò che il signor Rossi urla. Certo è che con la filosofia, di cui il signor Rossi si vanta di essere diventato cultore, senza mai averne dato dimostrazione citando qualche filosofo, dando a pensare di essere anche questo caso un ignorante incapace di capire difficili testi filosofici, non avrebbe fatto soldi alle spalle dei gonzi. Tutto qui. Egli ha voluto trovare un senso a questa vita anche se un senso non ce l'ha. Questa è l'unica cosa vera che ha detto. Ma ha trovato un senso a questa vita facendo soldi da ignorante di musica avendo cercato in passato di sfuggire con la droga al non senso della vita. E una massa di ebiti va ad acclamarlo in uno spettaccolo indecente dove la miseria delle urla viene mascherata con una volgare coreografia che serve ad incantare questa massa di esaltati che di vera musica non capisce un cazzo. Si sono viste persino donne che urlavano a seno scoperto per far danzare le tette come accompagnamento supplettivo. Il mondo dell'effimero ha bisogno di spettacolo per assegnare successo a chi merita solo di scomparire. Naturalmente, mentre fastidiosamente ascoltavo facevo anche altro, leggevo e scrivevo.
Non respingo tutta la musica leggera. Ma vi è un abisso tra il Rossi e la canzone l'Immensità (musica scritta da Don Backy) e cantata da Johnny Dorelli, che studiò contrabasso e pianoforte alla High School of Music and Art di New York. Notare nel primo video come il canto sia accompagnato da un'orchestra con direttore e tanto di violini e altri strumenti come in un'orchestra sinfonica. Esecutori che suonano leggendo lo spartito.
Johnny Dorelli - L'immensità
alphis
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3:15
https://www.youtube.com/watch?v=uzyT5jDnEp4
04 giu 2015 - Caricato da mario ferraro
Canzone del 1967 cantata da Johnny Dorelli al festival di Sanremo Composta da Don Backy - Mogol .
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Ed ecco Dorelli che ha compiuto 80 anni il 20 febbraio e di cui non si parla più cantare nuovamente L'immensità nel 2002. Canzone che può rientrare nell'ambito della musica lirica. Bellissime le parole di Mogol, famoso autore dei testi delle canzoni di Lucio Battisti.
Mix - JOHNNY DORELLI: L' IMMENSITA' [LIVE 2002 ]