giovedì 28 marzo 2024

OGNI ANNO LA SETTIMANA TRISTISSIMA DELL'ANNO

Sono in sofferenza perché mentre scrivo sono già stati uccisi e vengono uccisi migliaia di agnelli in ricorrenza della maledetta Pasqua. A imitazione della pasqua ebraica. Nessun papa che abbia condannato la traduzione della pasqua in una festa di sangue con una strage di migliaia di agnelli, suppongo maschi perché improduttivi non dando latte. E le madri li stanno ancora cercando. Solo Benedetto XVI il 7 gennaio 2009 scrisse che era stato superata dal cristianesimo la tradizione ebraica perché era bastato il sacrificio della croce per sostituire per sempre l'agnello sacrificale. Ma nemmeno Benedetto XVI ebbe il coraggio di dirlo parlando dalla finestra su piazza San Pietro

Ma che può dire l'attuale papa che disse che da bambino pensava di fare il macellaio? Che razza di insegnamento può dare questo papa?  E' il principale colpevole della conservazione di questa crudele tradizione. Il mio odio contro di lui non ha limiti. Il suo silenzio deve essere considerato dagli animalisti alla pari di un criminale. Ho visto su rete4 (Dritto e rovescio) il servizio dell'ammirevole Giulia Innocenzi che ha filmato l'arrivo di camion pieni di agnelli provenienti dalla Romania stipati in più piani e belare con belati di sofferenza non avendo nemmeno acqua per dissentarsi. I piani erano così poco distanti da rendere difficile agli agnelli di stare in piedi. Uno solo è stato salvato perché le sue condizioni apparivano ancora più gravi. Il povero agnellino si  è salvato, per fare un esempio, come se avesse fatto 6 al supereanalotto. Ma quanti poveri agnellini di un solo mese potevano essere nelle stesse condizioni tremende.  

Riporto una pagine dal mio libro Roba da Sardi

"Pastori sardi tanto crudeli quanto imbecilli per essere rimasti miserabili conservando la tradizione della produzione del latte ai fini del formaggio pecorino, anche se tratto da pecore malate del morbo della lingua blu o comunque trasmettenti nel latte l’antibiotico del vaccino per pecore, non avendo mai pensato di poter trarre maggior vantaggio economico sostituendo la pecora e la capra sarde, che danno una lana priva di valore, usata per tappeti o per isolanti termici, con altre razze di pecore e di capre dalla lana pregiata, come il cachemire e il merino, in modo da risparmiare i maschi, sapendo che il cachemire del maschio è ancora più pregiato". 

Odio profondamente tutti gli impostori che mangiano cadaveri di animali ma non avrebbero il coraggio, una volta nella vita, di uccidere, di dissanguare, di spellare e di squartare l'animale per ricavarsi la bistecca. 

Ma ne ho approfittato per aggiungere qualche articolo su altri argomenti, come la giustizia, avendo preceduto in un mio libro il progetto del ministro Nordio nel richiedere un test di attitudine professionale per coloro che affrontino il concorso per la magistratura. Ma non basta. Nordio dovrebbe estendere il test psicologico a tutti i giudici che ogni quattro anni debbono sostenere un esame farsesco (come descritto in un mio libro) con il risultato che vengono promossi tutti per l'avanzamento di grado e di stipendio. Questo esame, al contrario, dovrebbe essere sostenuto di fronte ad una commissione formata da giuristi (studiosi del diritto) e non da giudici (manovali del diritto). Attualmente è previsto dalla legge che di questa commissione debba far parte anche un avvocato, che però non ha diritto di voto. Un magistrato nella trasmissione di Quarta Repubblica su Rete4 andata in onda lunedì ebbe il coraggio di dire che il test aveva senso solo se esteso agli esami da sostenere ogni 4 anni. Il test psicologico dovrebbe riguardare i giudici quando facciano sentenze aberranti, che non rispettano nemmeno il filo logico dell'argomentare. «In tema di risarcimento del danno per responsabilità civile del magistrato, l'ipotesi di colpa grave di cui all'art. 2, comma 3, l.n. 117/88 sussiste quando il comportamento del magistrato si concretizza in una violazione grossolana e macroscopica della norma ovvero in una lettura di essa contrastante con ogni criterio logico, in una violazione grossolana e macroscopica della norma ovvero in una lettura di essa contrastante con ogni criterio logico, che comporta l’adozione di scelte aberranti nella ricostruzione della volontà del legislatore, la manipolazione assolutamente arbitraria del testo normativo e lo sconfinamento dell’interpretazione nel diritto» (Cass. Sez. III, sentenza n. 7272 del 18 marzo 2008).

Questi giudici dovrebbero subire il licenziamento. La mafia dei magistrati non sopporta questo esame perché sa che gli esami che debbono superare ogni 4 anni sono soltanto una farsa. Tutti promossi perché i giudici esaminatori non si sentono in animo di esaminare gli esaminandi loro colleghi. Il disegno di legge di riforma della magistratura del ministro della giustizia Castelli - partente sin dal concorso di ingresso nella Magistratura dalla divisione tra magistratura inquirente e magistratura giudicante - prevedeva che ogni 4 anni i magistrati fossero giudicati anche con la presenza di un avvocato, ma con la sola facoltà di giudicare e non di votare. Tale disegno di legge fu però affossato dal successore Clemente Mastella. Ma il presidente della Associazione Nazionale dei Magistrati (ANM) Giuseppe Santalucia ha avuto la faccia tosta di dire in TV che i magistrati vengono già esaminati nel corso della loro carriera. Dovrebbe essere istituita una Corte superiore alla Cassazione costituita da giuristi (studiosi del diritto) e non da giudici togati (manovali del diritto). E' preferibile un giudice ignorante a un giudice sragionante perché un giudice ignorante può sopperire all'ignoranza con la capacità di individuare la parte che ha ragione e, conseguentemente, quella che ha torto. Una Corte superiore alla Cassazione perché costituita da giuristi renderebbe inutile il ricorso ad una Corte straniera che è la Corte Europea di Strasburgo, costituita da giuristi. Dopo una vicenda giudiziaria civile che mi ha dissanguato economicamente nell'arco di 25 anni sono stato costretto a ricorrere alla Corte di Strasburgo dopo una scriteriata sentenza della Cassazione che ha recepito la sentenza della Corte d'Appello di Cagliari piena di falsità materiali e di contraddizioni tali da renderla aberrante. Se non si tratta di collusione con il liquidatore. Ciò che voglio sapere soprattutto dal ministro Nordio con il mio documentato Esposto di 63 pagine diretto a termini di legge contro tutti i giudici per cui sono passato. Ho esaminato in un mio libro intitolato Io non volevo nascere con il sottotitolo Un mondo senza certezze e senza giustizia.Filosofi odierni alla berlina l'istituzione della magistratura e le varie fasi che percorrono i magistrati nel loro curriculum. Un giudice può rimanere per tutta la vita in tribunale ma va in pensione con quella di un giudice della Cassazione. La loro carriera è simile ad una scala mobile: basta porre i piedi sul primo gradino e arrivano alla pensione senza muovere i piedi per arrivare all'ultimo gradino della scala mobile.       


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lunedì 25 marzo 2024

ALL'UNIVERSITA' SONO STATO COLLEGA DI UN CRIMINALE SENZA SAPERLO

E' stato a Cagliari professore di ruolo di letteratura italiana e preside della Facoltà di Magistero. Seppi del suo passato solo dopo che andai in pensione. Rimase noto soprattutto per un manuale di storia della letteratura italiana steso insieme con uno che riscuoteva successo con le studentesse essendo il bello della Facoltà, dove rimase professore incaricato per non avere mai conseguito un ruolo nella stessa Facoltà avendo un insegnamento dell'area di letteratura italiana. Il manuale di storia della letteratura italiana non poteva essere considerato valevole come titolo scientifico per un concorso. Farò successivamente i nomi. Anche se qualcuno avrà già capito a chi mi riferisco. 

Trattasi di Carlo Salinari che fu uno dei manovali del vigliacco attentato di via Rasella insieme con Rosario Bentivegna, Carla Capponi, Pasquale Balsamo, Franco Calamandrei. L'attentato fu programmato da una sedicente giunta militare formata da Riccardo Bauer, Giorgio Amendola e Sandro Pertini, che divenne incredibilmente presidente della Repubblica. Il tribunale militare li ritenne responsabili, ma la Cassazione li assolse con una sentenza politica ritenendo che l'attentato fosse una azione di guerra contro l'occupazione nazista. Ma le azioni terroristiche non possono essere considerate azioni di guerra perché altrimenti dovrebbero essere considerati azioni di guerra anche gli atti terroristici islamici. Se avessi saputo chi era stato Carlo Salinari gli avrei gridato in faccia "criminale", a costo di sollevare un polverone politico dentro la Facoltà di Magistero rendendomi difficile la permanenza nell'insegnamento di storia della filosofia. Dell'attentato di via Rasella ho scritto diffusamente in un mio libro del 2010, quando ormai ero già in pensione. Questi criminali sapevano che vi sarebbe stata una rappresaglia nazista ma non si presentarono per risparmiare la vita di 335 innocenti uccisi con un colpo alla nuca alle Fosse Ardeatine. Riporto sotto una parte del capitolo del mio libro Io non volevo nascere

I vigliacchi partigiani (per lo più comunisti) agivano sempre proditoriamente con imboscate esponendo le popolazioni alle rappresaglie con il rifiuto di presentarsi. Nel processo contro Kappler (Tribunale Militare di Roma, 20 luglio 1948) – che riconobbe che l'attentato era da ritenersi illegittimo secondo il diritto internazionale - il Bentivegna disse di avere ricevuto l'ordine di attaccare il battaglione di altoatesini e che si sarebbe presentato se fosse stata richiesta dai tedeschi la presentazione degli attentatori, che, invece, non vi sarebbe stata perché sarebbe stato deciso dai tedeschi di attuare comunque la rappresaglia. Ma la stessa accusa riconobbe che già due mesi prima erano stati affissi dei manifesti preannunciando rappresaglie per gli attentati: Soltanto il 28 marzo 1974 (settimanale “Panorama”) si fece vivo un testimone (Domenico Anzaldi) per dire che la sera stessa dell'attentato era stato affisso un manifesto sui muri di Roma.[1] Non basta. Questo principale manovale dell'attentato cambiò versione quando si accodò a quanto Paolo Emilio Taviani, ex partigiano ed esponente dei passati governi democristiani, dichiarò nel 1977 al quotidiano Il Giornale (del 10 luglio 1997 affacciando la tesi che “l'attentato di via Rasella fu un atto di guerra compiuto dai partigiani, non per regolamento di conti al loro interno (questa è un'altra versione, che vorrebbe che i partigiani comunisti volessero sbarazzarsi di quelli non comunisti o anche di quelli comunisti non affiliati al P.C,I. che si trovavano già in carcere, in modo da farli finire vittime della prevedibile rappresaglia – n. d. r.),[2] ma su richiesta dei comandi alleati. L'azione doveva alleggerire la pressione delle forze tedesche che impedivano l'avanzata angloamericana verso Roma”.[3] La tesi apparve a chi non fosse disonesto del tutto insostenibile. Non si era mai affacciata prima d'allora una simile tesi. Se fosse stata vera la banda degli attentatori, a incominciare dal Bentivegna, sarebbe stata la prima a dirlo. Invece la banda tacque di fronte alla tesi di Taviani, smentendo così se stessa, giacché lo stesso Bentivegna aveva detto che tutto era stato programmato all'interno della “giunta militare” del CLN, anche se poi, all'interno di questa asserita giunta, Amendola, come detto, si assunse inverosimilmente la responsabilità per tutti, non sconfessando Bauer e Pertini, che, per ridurre al minimo le responsabilità, disse che egli e Bauer erano ignari della decisione presa  da Amendola.                  

  Per salvare questa banda di assassini si mosse subito il governo Badoglio (dimentico della sua connivenza con il fascismo e delle stragi da lui operate in Etiopia) e provvide subito ad una amnistia con decreto legge n.96 del 5 aprile 1944 e con quello del 12 aprile, n. 194, riconoscendo retroattivamente questa banda come composta da legittimi belligeranti. Era infatti già incalzato dai partiti antifascisti, che sarebbero entrati organicamente nel II governo Badoglio il 22 aprile, con Togliatti vicepresidente del Consiglio. Se gli attentati fossero stati azioni di guerra non ci sarebbe stato bisogno di amnistia. Ciò in contrasto con l'ordine che lo stesso Badoglio aveva diramato di evitare di fare attentati nelle città proprio per evitare prevedibili rappresaglie.[4]   

   I parenti delle vittime delle Fosse  Ardeatine si videro negato il risarcimento dei danni nella causa promossa nel 1949, conclusasi negativamente in tre gradi del giudizio con la sentenza della Cassazione del 9 maggio 1957 che riconosceva che l'attentato era stato un'azione di guerra condotta da “legittimi belligeranti”.

  Ciò in contrasto con la citata sentenza del Tribunale militare del 1948 (processo Kappler), a cui si aggiunse la sentenza del Tribunale Supremo Militare del 26 aprile 1954, che stabiliva che, per espresso disposto dell'art. 1 del Decreto legge 6 settembre 1946, n.93 i partigiani non potevano essere considerati belligeranti. [5] 

.  Però la Corte Costituzionale, abrogando l'art. 270 del codice penale militare, che vietava la presenza di parti civili in un processo militare, permise che i familiari delle vittime e il Comune di Roma alla fine degli anni '90 si costituissero parte civile nel processo militare e civile contro Priebke, ritenuto uno dei responsabili dell'attuazione della rappresaglia. Così si passò giudiziariamente dalla tragedia alla farsa. Si immagini che cosa avrebbero potuto avere i familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine da Priebke, a parte l'età ormai avanzata. Lo Stato avrebbe dovuto pagare il risarcimento dei danni ai parenti. Ma come avrebbe potuto farlo se non riconoscendo di essere nato dalla complicità con coloro che furono degli assassini? In alternativa i parenti delle vittime avrebbero dovuto chiedere i danni allo Stato tedesco, che infatti pagò i danni ai parenti degli ebrei morti nei lager. Ma per ragioni di amicizia con la nuova Germania lo Stato italiano non fece nemmeno questo. Oppure agì ipocritamente non sentendosi giudiziariamente forte nel sostenere di fronte alla Germania che l'attentato fosse un'azione di guerra. E così preferì scaricare le colpe su chi non avrebbe potuto pagare. Gli bastò aver trovato un capro espiatorio per salvare la faccia.[6]

  Basta ripercorrere le varie fasi del processo contro Priebke per accorgersi della confusione ideologica in cui esso si svolse. Assolto per prescrizione del reato dal Tribunale militare di Roma l'1 agosto 1996, la sentenza fu cambiata dal Tribunale in una condanna, prima a 15, poi a 10 anni dopo che la prima sentenza fu annullata dalla Cassazione, sensibile al tumulto suscitato nella stessa aula alla lettura della prima sentenza e alla reazione del governo, a sua volta sensibile al tumulto alimentato soprattutto dalle comunità ebraiche, senza le quali quasi certamente la Cassazione non sarebbe intervenuta. Da notare che Kappler nel 1948 era stato condannato all'ergastolo solo per il fatto di essere stato responsabile per sbaglio di cinque vittime in più alle Fosse Ardeatine e di averne aggiunto altre dieci dopo la morte in ospedale di un altro soldato rimasto ferito in via Rasella, mentre Priebke fu riconosciuto colpevole della morte di tutte le 335 vittime. La Corte d'Appello nel marzo del 1998 condannò Priebke all'ergastolo, con conferma della Cassazione nel mese di novembre (che celerità!). Ma poi, a causa dell'età, fu concessa a Priebke la detenzione domiciliare. Il 12 giugno gli fu concesso di uscire di casa per recarsi nello studio del suo avvocato. Ma le comunità degli ebrei – che si credono ancora l'ombelico dell'umanità e che credono di poter vivere di rendita per tutto l'avvenire a motivo dell'asserito olocausto – ottennero dal magistrato dell'ufficio di sorveglianza, e poi dalla Cassazione il 3 novembre 2007,  che fosse revocato tale permesso.          

  Indro Montanelli – che si era visto sequestrare su querela dei vigliacchi attentatori di via Rasella il volume  “L'Italia della guerra civile” (scritto con Mario Cervi) perché aveva ritenuto gli attentatori responsabili della rappresaglia – per quieto vivere il 22 marzo 1998 (Corriere della sera) si limitò a condividere il giudizio di Enzo Forcella secondo cui l'attentato era privo di rilevanza militare, suggerendo ingiustamente che non si disseppellissero i cadaveri e non si tenessero ancora aperti i conti con il processo contro Priebke, che, invece fu condannato. E il 26 marzo aggiunse che non si poteva tenere aperto un caso giudiziario dopo che 50 anni prima era passata in giudicato una sentenza di assoluzione che aveva riconosciuto colpevole Kappler e non i suoi subordinati, come Priebke. Concludeva scrivendo che non si poteva continuare ad avvelenare il presente compromettendo il futuro. Ma in sede storica il passato deve essere rivisitato, non per avvelenare il presente, ma per illuminarlo alla luce della verità.  E la verità è scomoda per uno Stato nato dalla disonestà.

  Il Gip Pacioni, affiancato dai familiari delle vittime nel processo contro Priebke, quando respinse la richiesta di archiviazione per le responsabilità dei partigiani, fu assalito da tutta la sinistra, compreso l'attuale  capo di Stato Napolitano, che, insieme con tanti altri del suo partito, definì “aberrante” la decisione del Gip, che fu sottoposto ad un linciaggio morale e minacciato, per cui rinunciò all'incarico. Anche l'intellighenzia giornalistica, ben rappresentata a sinistra dall'ex partigiano Giorgio Bocca (La Repubblica, 28.6.97), si scatenò contro il Gip cercando di ridicolizzarlo. L'ineffabile capo dello Stato di allora, Scalfaro, disse che non si poteva portare la storia in Tribunale dopo 50 anni. Seguì a ruota Prodi con una frase assai simile. E perché allora dopo 53 anni si portò in giudizio Priebke?       



[1]              V. l'articolo citato  “La strage di via Rasella: un atto “eroico”. V. anche (a cura di Reno Bromuro) “L'attentato di via Rasella”, in www.nonsoloparole.com. (riportante un articolo di Ivaldo Giaquinto (“L'imboscata di via Rasella. Ma questa era guerra?”, in www.italia-rsi.org. 

[2]              Tra i comunisti non appartenenti al P.C.I. vi erano quelli di “Bandiera Rossa” (formata da troskisti), alcuni dei quali finirono a Regina Coeli e poi alle Fosse Ardeatine. Alcuni sopravvissuti dissero che la loro presenza in via Rasella fu voluta dal P.C.I. per farli cadere in una trappola e far ricadere su di essi le responsabilità. V. di Pierangelo Maurizio “via Rasella, un mistero che dura sessant'anni” (Il Giornale, 12 agosto 2007), in www.mascellaro.it/taxonomy/term/35.

[3]               V. voce “D'Acquisto Salvo (salvatore) 23 settembre 1943 in www.cronologia.leonardo.it/storia/a1943za.htm.

[4]              V. cronologia.leonardo.it/storia/a1945s. Le rappresaglie. V. anche nota 103.

[5]              In questo senso è stato citata la sentenza da Giampaolo Pansa in Sconosciuto 1945 (Sperling&Kupfer 2005, pp.376 sgg.). In realtà il decreto del 6 settembre 1946 riconosceva la qualifica di belligeranti anche ai partigiani, come confermato dal decreto legislativo 4 marzo 1948, n.137. Una rassegna faziosa di processi a vari comandanti nazisti (tra cui Kapler, Priebke, Haas, Stommel, Reder) è volta a condannare la rappresaglia a posteriori, dopo la guerra, secondo il diritto internazionale delle Nazioni Unite (www.difesa.it/GiustiziaMilitare/RassegnaGM/Proces cessi/HeinrichNordhom.17.La rappresaglia). 

[6]                Per tali notizie v. Salvo D'acquisto e la strage di via Rasella, compreso nell'articolo citato nella nota 89.  

    


   

domenica 24 marzo 2024

E' VENUTO A MANCARE MAURIZIO POLLINI ANIMA DEL GRANDE PIANISMO

Era il 1960 quando ero iscritto da due anni al Conservatorio di Cagliari nella classe di composizione e di lettura partitura, corrispondente alla classe di pianoforte ma con programma ridotto. Il vice direttore del Conservatorio maestro Oscar Crepas mi fece osservare che avevo superato i 15 anni e pertanto non potevo iscrivermi. Stavo in piedi con le braccia conserte. Ma guardandomi le mani mi disse poi: con quelle mani  si può fare un'eccezione. Per qualche mese il maestro di pianoforte era stato sostituito da Anna Paolone Zedda, forse il pianista migliore che ebbe la Sardegna (ho scritto il pianista e non la pianista perché non si potesse pensare che "migliore" fosse riferibile solo alle pianiste). Mi diceva spesso: allarghi bene la mano, potessi avere io le sue mani. Era direttore del Conservatorio Ennio Porrino, morto prematuramente a soli 49 anni. Ho voluto ricordare la mia iscrizione al Conservatorio perché il mio secondo anno di frequentazione del Conservatorio coincise con la vittoria di Maurizio Pollini al più grande concorso internazionale di pianoforte che veniva tenuto, e viene tuttora tenuto, in Polonia, dove nacque Chopin, che, morto a soli 39 anni,  a 20 anni abbandonò la Polonia per trasferirsi in Francia, non facendo più ritorno in Polonia. Pollini vinse il concorso a soli 18 anni e il famoso pianista Rubistein disse che era "migliore di tutti noi" e il famosissimo pianista Arturo Benedetti Michelangeli che Pollini frequentò come allievo disse che non aveva alcunché da imparare da lui in fatto di tecnica. Se esiste un paradiso  Dio dovrebbe domandargli di suonare in sua presenza. Si legge che soffriva da molto tempo di difficoltà respiratorie ma senza spiegarne la causa.                

ISOLARE ECONOMICAMENTE LA PAZZIA DELL'ISLAM

Non vi può essere altra soluzione. Come ho scritto in più di un mio libro l'isolamento economico può essere l'unico rimedio contro questo cancro le cui metastasi si diffondono in Occidente, senza il quale gli Stati islamici verrebbero ridotti allo stato di natura venendo privati di aerei, di fabbriche d'auto, di farmaci, di macchine ospedaliere, di treni etc. Come potrebbero sopravvivere senza di essi? Impossibile. E' l'Occidente che, con una sorta di masochismo, finanzia, anche  indirettamente, la peste nera diffusasi da quando apparve la fonte del terrorismo che è il Corano, che non è un libro di religione ma di pazzia che ne rende l'autore allo stato di un subanimale perché gli animali sono esenti dalle pazzie umane. Nelle varie trasmissioni appaiono i cosiddetti iman che richiedono le moschee per "pregare".  Le loro "preghiere" non possono cancellare tutte quelle frasi che incitano alla violenza contro gli infedeli. Cfr. per esempio la Sura V. Infatti il Corano, la più grande disgrazia della storia, è considerato un libro eterno, già concepito da Allah dall'eternità. Basta questo per rendere manifesta la pazzia. Perché Allah avrebbe dettato il Corano soltanto dopo la nascita di Maometto che dettava le sue escrescenze da analfabeta ad uno scriba che si portava dietro dicendogli che gli venivano dettate direttamente da Allah tramite l'arcangelo Gabriele? La si finisca con il dire che esiste un Islam moderato (Islam significa in arabo sottomissione). Un Islam moderato è un falso Islam usato come arma per diffondersi negli Stati non islamici. La Taqyya è la norma che impone l'ipocrisia agli islamici che vivono in Stati non islamici. La Russia di Putin è stata ieri vittima di questa pazzia in accordo con il Corano, la cui predicazione dovrebbe essere impedita per legge. Non lo si fa perché dietro la maledizione del Corano vi è più di un miliardo di subanimali travestiti da uomini resi pazzi dal Corano. "Con le pance delle nostre donne vi sottomeremo". Essi mirano ad avere un numero tale che consenta loro di imporre la richiesta di norme che rispettino la Sharia nelle enclave di islamici che si formano negli Stati non islamici.  In Palestina tuttora, nonostante la gurra, nasce un "palestinese" ogni pochi secondi. Se fossero riconosciuti democraticamente entro lo Stato di Israele essi avrebbero la maggioranza assoluta e democraticamente verrebbe cancellato lo Stato di Isreaele. La Palestina è israeliana e non araba. Ecco come la Takkya si manifesta in un sito islamico negando che gli attentati islamici (di cui si dà una completa lista) siano stati compiuti fuori delle regole del Corano. 

Combattere il terrorismo grazie ad una corretta e attuale ...

Quindi non si tratta di terrorismo di musulmani che lo compiono, ma terrorismo della religione islamica in sé. L'aggettivo "islamico", intanto, deriva ..