(16) Risposta di Pietro Melis a Abolireste i senatori a vita? - Quora
La riforma della giustizia è insufficiente perché non prevede una Corte Suprema che abbia il potere di giudicare i giudici anche della Cassazione. Io nel campo della giustizia civile sono rimasto vittima di sentenze contraddittorie tremende. A tal punto che nel mio caso vi fosse una collusione dei giudici con il liquidatore. Faccio pochi esempi. Nel mese di dicembre del 1997 il presidente del Tribunale Antonio Porcella revocò la nomina del liquidatore perché io, per di più socio di maggioranza con il 66%, mi ero opposto alla sua nomina. Per legge il liquidatore può essere nominato solo se la sua nomina è voluta da TUTTI i soci, in disaccordo solo sulla persona da nominare come liquidatore. Nel mese di febbraio dell'anno successivo il liquidatore notificò il bilancio conclusivo comprendente la sua parcella, giustificata dal giudice Mario Farina che scrisse che il liquidatore doveva essere pagato perché nonostante la revoca della sua nomina poteva pensare in buona fede di essere ancora liquidatore. Pazzesco. In Corte d'Appello ancora peggio. Trovai una donna, Donatella Aru, che riempì due sentenze (quando ne bastava una) citando contro di me sentenze della Cassazione nonostante che queste fossero tutte favorevoli a me. A p. 6 di una prima sentenza scrisse che avevo aperto un giudizio ordinario per chiedere la revoca della nomina del liquidatore. Dopo alcune pagine, dimenticandosi di ciò che aveva scritto prima, scrisse che per ottenere la revoca della nomina del liquidatore avrei dovuto aprire un giudizio ordinario. Proprio ciò che avevo fatto. Una sua collega, Tiziana Marogna, con ordinanza dell'11 novembre 1997 scrisse che mi sarei dovuto rivolgere alla Cassazione e non al Tribunale per chiedere la revoca della nomina del liquidatore. Ma la sentenza della Cassazione a Sezione Unite aveva scritto che mi sarei dovuto rivolgere al Tribunale e non alla Cassazione, cancellando così la giurisprudenza minoritaria a cui aveva fatto riferimento la M(C)arogna. Vi è anche da considerare che la nomina del liquidatore non rientrava nemmeno in uno dei 5 casi previsti dall'art. 2272 del Codice Civile. Vado avanti per descrivere la pazzia o disonestà di questa donna. Per giustificare la nomina del liquidatore la Aru fece valere questa ordinanza come se fosse una sentenza passata in giudicato. La Aru citò contro di me la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite che dava ragione a me ma senza tenerne conto. INCREDIBILE! Il liquidatore approfittò dell'ordinanza della M(C)arogna per anticipare la vendita del locale del cinema il 13 novembre 1997, cioè due giorni dopo l'ordinanza senza nemmeno attenderne la notifica per mettermi di fronte al fatto compiuto. La Aru fece propria l'ordinanza della M(C)arogna aggiungendo che non potevo ostacolare l'operato del liquidatore voluto dai due soci di minoranza che volevano costringermi a vendere per sanare i loro debiti PERSONALI, nonostante che la società fosse da sempre in attivo perché il locale del cinema era stato affittato ad una società che pagava puntualmente il canone di affitto. Roba da matti. Valeva di più il 34% dei 2 soci di minoranza. Arrivò persino a scrivere che la nomina del liquidatore da parte del precedente presidente del Tribunale era valida perché risultavo anch'io favorevole alla nomina del liquidatore. FALSO! Il presidente del Tribunale, Marco Onnis, che aveva nominato il liquidatore aveva estrapolato un frase da tutto il contesto per farmi apparire favorevole. Non tenne conto che, comunque, il mio avvocato aveva concluso chiedendo il rigetto della domanda di nomina del liquidatore. E infatti il presidente del Tribunale successivo, Antonio Porcella, riconobbe che io ero contrario alla nomina del liquidatore. INFINE: la Aru rigettò la domanda di nullità o annullamento della vendita perché doveva bastare l'art. 742 del Codice di Procedura civile. Ma l'art. 742 rientra nei procedimenti CAMERALI che non danno mai luogo ad una sentenza passata in giudicato. Con tale articolo il provvedimento può essere rimosso in ogni tempo salva la buonafede dei terzi.
Ecco perché ritengo sia necessario introdurre una Corte ITALIANA composta da giuristi e non da giudici togati, che debbono sentire sopra la loro testa una Corte che agisca in casi estremi contro sentenze, anche della Cassazione, che sono viziate o da ignoranza o, peggio ancora, da vizi logici inescusabili. Questa Corte, composta da professori universitari di materie giuridiche, si sottrarrebbero alla possibilità di formare delle correnti. Perché ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'uomo se basterebbe una Corte italiana semplificando la complessa Istituzione della Corte Europea? In Cassazione ho trovato un giudice relatore, Luca Varrone, che si è appiattito sulle superficiali conclusioni del P.M. (presente in Cassazione anche nei procedimenti civili). Anche per questo motivo bisogna che vengano completamente separate le funzioni dei Pubblici Ministeri da quelle dei giudici. Questi, si sa, anche per evitare la fatica di giudicare le indagini fatte dai P.M. preferiscono apporre la firma concludendo così la prima fase del procedimento penale. Anche perché nel dibattimento saranno diversi sia il P.M. e sia il giudice delle indagini preliminari. E sarebbe conveniente che le sedi della magistratura inquirente siano spazialmente diverse da quelle dei giudici, separandoli in diversi palazzi perché non si abbia confidenza dei magistrati inquirenti con quelli giudicanti.

IL MONDO AL OICSEVOR (Italian Edition) eBook
Pietro Melis 12 Ottobre 2025 al 17:43
Ho impiegato molti mesi per trarre da altri tre miei libri il contenuto del mio ultimo libro che, nella stessa impaginazione del libro di Vannacci, contiene 210 pagine. Ha come titolo “Il mondo al oicsevor ” (rovescio). Cito Vannacci solo nella prefazione di circa 20 pagine annunciando che non farò più il suo nome nel libro, che non vuole essere una diatriba nascente dal libro di Vannacci, di cui accetto molte proposizioni pur non condividendo, anzi avversando, le motivazioni che stanno a sostegno di quasi tutte le affermazioni di Vannacci. L’errore fondamentale deriva dal fatto che a Vannacci mancano le conoscenze scientifiche che debbono stare a fondamento di molte proposizioni. La anormalità non può dipendere dal fatto che esso rappresenti una minoranza di soggetti. Se così fosse Galileo e Giordano Bruno, per esempio, dovevano essere considerati giustamente anormali perché allora era ancora prevalente la concezione geocentrica dell’Universo. La anormalità dipende da fattori biologici. A Vannaci manca una concezione scientifica della Natura, in base alla quale l’uomo non può essere considerato il fine necessario di tutta l’evoluzione naturale che è iniziata dopo tre miliardi di anni fa con la formazione della cellula procariotica. Sono occorsi tre miliardi di anni perché in natura si formasse CASUALMENTE la cellula eucariotica con l’accoppiamento casuale di due cellule procariotiche, senza la quale sulla Terra vi sarebbero ancora i batteri e le alghe azzurro-verdi. L’attesa di tre miliardi di anni sta a dimostrare che l’evoluzione biologica non era nemmeno necessaria. Ciò premesso bisogna riconoscere che gli omosessuali sono ANORMALI scientificamente a causa di errori nella duplicazione del DNA e della sua trascriziione nell’RNA, oltre che da disfunzioni ormonali. Cito all’uopo il libro del biologo francese Jean-Didier Vincent intitolato Che cos’ è l’uomo. La casualità demolisce qualsiasi interpretazione finalistica della natura, e perciò una evoluzione diretta da un disegno divino. Dalla decina di scienziati premio Nobel per la medicina traggo qui l’esempio di Jacques Monod con il suo libro best seller che fu Il caso e la necessità. Bisogna considerare la presenza della casualità in tutta l’evoluzione biologica (su cui ho scritto un libro di 527 pagine (Biologia e filosofia. Origine della vita ed evoluzione biologica. Casualità e necessità, Annali della Facoltà di Scienze della formazione di Cagliari, Quaderno n. 43). Essendo Vannacci ignorante in fatto di conoscenze scientifiche vado avanti più duro di lui. L’Italia non può vantarsi di avere il numero 1 (adesso n. 2) nel tennis mondiale perché i connotati di Sinner e il passato della sua famiglia debbono far ritenere che egli sia austriaco, sudtirolese, e non italiano, altoatesino. La sua italianità è un fatto puramente amministrativo che non può identificarsi con la cittadinanza. La parte più pericolosa del libro di Vannacci dipende proprio dalla sua ignoranza in fatto di conoscenze scientifiche che lo porta a ritenere che gli animali debbano essere considerati al servizio dell’uomo. Questa è una concezione aberrante che nemmeno i suoi critici sono stati capaci di rilevare, forse per altrettanta ignoranza da parte dei suoi critici. Il mio libro affronta anche molte questioni riguardanti l’economia, non esclusa la disgrazia dell’euro, moneta straniera che è stata introdotta trasformando in euro il vecchio marco tedesco. Tutti i costi sono aumentati, per una necessaria legge economica, che vuole che i prezzi si portino sempre verso i valori più alti, come è capitato dopo la cosiddetta unità d’Italia con l’estendere la lira in tutto il regno borbonico. Analizzo il pensiero di filosofi italiani come Massimo Cacciari, Emanuele Severino e Remo Bodei, che hanno continuato a presentare la filosofia come scissa dalle conoscenze scientifiche, approdando ad una concezione moralistica della natura umana. Demolisco il positivismo giuridico di Hans Kelsen, di Benedetto Croce e di Norberto Bobbio, quest’ultimo ingiustamente considerato un maestro del diritto, nonostante che nel suo avversare il diritto naturale (in Giusnaturalismo e positivismo giuridico, 1965) non si è accorto che per difendere il suo positivismo giuridico ha scritto che è naturale che il pesce grande mangi il pesce piccolo. Ciò è una pura idiozia, attribuibile anche a filosofi come Spinoza e Hobbes. Il fatto che il pesce grande mangi il pesce piccolo non è una negazione del diritto naturale che io, riferendomi ad alcuni pensatori dell’Antichità e del Medievo, intendo come diritto all’autoconservazione della propria vita. Dei grandi filosofi della seconda metà del XX secolo salvo solo Roberto Nozick con il suo Anarchia, Stato e Utopia, dove pone a fondamento ideale dello Stato il diritto naturale dei cittadini. Il pesce grande mangia il pesce piccolo perché altrimenti morirebbe di fame. Solo l’uomo è capace di usare la forza come fondamento del diritto andando oltre i limiti del diritto alla conservazione della propria vita. La filosofia non ha capito che i diritti non possono sorgere su basi culturali, perché, per citare Max Weber, vi sarà sempre “una lotta mortale tra valori morali”, dipendenti sempre dalle diverse tradizioni culturali, a iniziare da quelle religiose. Non potevo mancare di rilevare l'idiozia di Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale estensore nel 2000 di una sentenza pazzesca nel suo non avere voluto discriminare le altre religioni di fronte al cristianesimo, giungendo, in contrasto con il suo laicismo, a non avvedersi che in tal modo doveva riconoscere una tutela ai seguaci della sanguinaria dea Kalì. E ha mai letto Zagrebelsky il Corano? E' un testo di cui bisognerebbe impedire la propaganda se si considerano tutte le frasi che incitano alla violenza armata contro gli infedeli, come le terribili frasi che ho riportato nella Prefazione, che debbono essere considerate come giustificazione del terrorismo. Il diritto naturale demolisce l’ignoranza di Vannacci quando affronta i temi riguardanti l’ambientalismo e l’animalismo. E ciò deve ritenersi del tutto insopportabile. Io ho superato gli 80 anni e sono ancora vivo pur avendo smesso di mangiare carne dall’età di 10 anni, quando vidi dei buoi correre impazziti per una strada pricipale di Cagliari dopo essere scappati da un mattatoio. Poi i mattatoi sono stati posti fuori degli abitati per non turbare l’impostura dei mangiatori di cadaveri. “I cuochi sono pasticcieri di cadaveri”, ha scritto il grande Plutarco nel suo De esu carnium (del mangiare carne). Odio tutta l’impostura dell’umanità che mangia carne ma non sarebbe capace, una volta nella vita, di ricavarsi la bistecca in un mattatoio uccidendo, dissanguando, spellando e squartando il cadavere dell’animale sofferente già dal momento in cui arriva in un mattatoio, sentendo l’odore del sangue dei suoi compagni.