Dal mio libro Io non volevo nascere. Un mondo senza certezze e senza giustizia (Bastogi Editrice Italiana 2010)
Non
deve nascere chi, come me, ha maturato delle domande che non potranno mai avere
una risposta. E la domanda suprema nasce con Parmenide: perché l’essere
piuttosto che il nulla? La risposta di Parmenide fu tautologica: il pensiero è
pensiero dell’essere. Il nulla non può essere nemmeno pensato. Punto e basta.
No. Non è così. Infatti dopo circa 2400 anni Heidegger (Essere e tempo, 1927) rispose: il nulla esiste. Esso è
l’anticipazione della morte, cioè del nulla, in vita. Per chi muore è come se
il mondo si annientasse con lui. Non esiste più l’universo. Esiste il nulla. La
storia della filosofia è una storia o di oblio di questa domanda o di risposte
che non danno alcun senso alla vita. Si è svolta o nascondendo la testa sotto
la sabbia per non vedere la domanda o la ha aggirata ritenendola priva di
senso. No, signori filosofi. La domanda rimane e non potete far finta che non
esista. Soltanto quelli che non si pongano tale domanda possono vivere felici
ma incoscienti. Gli altri debbono riconoscere di essere dei disperati, come me,
anche se non vogliono riconoscerlo.
Eppure mi sono domandato sempre: se
l’universo ha avuto origine dal Big Bang, vi è stata un’origine assoluta di
esso. E allora scappa fuori Dio. Ma pare che non sia così se è valido il
modello cosmologico di un universo che, giunto alla sua massima espansione, è
destinato poi a contrarsi sino al Big Crunch (grande implosione), a cui segue
un nuovo Big Bang. E così via per l’eternità. Tuttavia questo modello appare
oggi in crisi dopo la scoperta dell’energia del vuoto, che pare porti ad una
accelerazione della velocità della materia che si trova ai confini
dell’universo visibile. Se così fosse rimarrebbe valida l’ipotesi del Big Bang,
con la relativa domanda, che gli scienziati vogliono rimuovere perché ritenuta
antiscientifica: e prima del Big Bang? Voi la potete rimuovere perché vi
disturba. Ma la domanda rimane. Molti anni fa, avendo già fatto delle letture
circa i modelli cosmologici, posi la stessa domanda alla nota astronoma
Margherita Hack, che era venuta a Cagliari per una conferenza nell’allora Facoltà
di Magistero, oggi Facoltà di Scienze della formazione, dove ho insegnato sino
all'anno scorso storia della filosofia. Mi rispose che dal punto di vista
scientifico la domanda non aveva senso. Le ribattei che in questo modo lei, pur
atea, era costretta a porsi la domanda: e prima del Big Bang?
E tuttavia lo stesso Big Bang già nelle
frazioni del suo primo secondo indicherebbe una casualità che escluderebbe un
progetto finalistico.
Si consideri, in primo luogo, che è
sperimentalmente dimostrata l'esistenza dell'antimateria, cioè di atomi aventi
particelle di carica opposta nei suoi protoni, elettroni, sino ai quark. Nel
primo secondo a partire dal Big Bang vi sarebbero state insieme la materia e
l'antimateria. Poi, per cause che gli scienziati non sono ancora riusciti a
spiegare, e forse non potranno mai spiegare, prevalse una certa quantità di
materia in più rispetto all'antimateria, che avrebbe portato alla quasi
scomparsa dell'antimateria, che ancora si riscontra nei raggi cosmici e negli
esperimenti che vengono fatti sottoponendo le particelle ad alti energie. Non
viene escluso dai cosmologici che, oltre
l'universo esistano altri universi con galassie formate da antimateria,
anche se ciò non è riscontrabile sperimentalmente perché l'eventuale collisione
tra galassie di materia e di antimateria dovrebbe produrre il loro
annichilimento con una produzione di energia così grande da rendere
sperimentabile la sua propagazione sino all'universo visibile. Tutto ciò
considerato, vi è da domandarsi se si possa considerare un “Dio che gioca ai
dadi”, secondo una famosa espressione che Einstein attribuiva alla meccanica
quantistica, fondata su leggi probabilistiche, che egli rifiutava, ritenendo
che la meccanica quantistica fosse una rappresentazione provvisoria delle leggi
che riguardano la fisica subatomica. Ma se l'universo visibile è nato dalla
casuale prevalenza della materia sull'antimateria scappa fuori un Dio che gioca
ai dadi, e lo stesso Big Bang perde la connotazione di un inizio assoluto, se
questo ci conduce a pensare che esso comportasse un disegno prestabilito. Si
sarebbe formata con l'antimateria una stella quale il sole con tutti i suoi
pianeti, tra i quali la Terra? Dunque nemmeno il Big Bang, anche a prescindere
dalla possibile esistenza di altri universi oltre quello visibile, può essere
un forte appiglio per un inizio assoluto, se all'assolutezza si unisce la
contingenza nella formazione delle
galassie costituite casualmente di materia, e non di antimateria.
In secondo
luogo, dal 1975 si è affacciato con Alan Guth il modello dell’universo
inflazionarlo partendo dall’ipotesi che le quattro forze fondamentali
(interazioni forti tra quark, deboli tra elettroni, elettromagnetiche e
gravitazionali) fossero distinte all’origine del Big Bang e in frazioni di un
secondo si siano fuse in modo diverso dando luogo a disomogeneità in diverse
regioni che, non avendo all’inizio relazioni causali, avrebbero prodotto delle
galassie come risultato di fluttuazioni casuali di densità della materia. La
configurazione dell’universo è pertanto dovuta ad una casualità vincolata però
da leggi fondamentali di interazione della materia. Vi sarebbero stati, dunque,
tempi diversi (pur ridotti a frazioni di secondo) nella fusione delle quattro
forze fondamentali, che sarebbero state soggette a fluttuazioni primordiali,
che, se abbastanza forti, avrebbero dato luogo a regioni di maggiore densità
della materia, da cui sarebbero sorte le galassie, mentre le fluttuazioni
residue di energia sarebbero andate a riempire un falso vuoto, o “bolla”, che
sarebbe all’origine dell’espansione attuale dell’universo. Se tale energia
residua è superiore ad una certa densità, definita critica, della materia
dell’universo, questo rimarrà in espansione, mentre, se è inferiore, l’universo
è destinato a contrarsi per il prevalere della forza di gravitazione.[1]
“La materia di
cui son fatti gli uomini e le stelle è il 5%
della materia dell’universo. Un altro 25% è nella forma di “materia
oscura”, che produce gravità ma che non possiamo vedere. Sembra che il 70% sia
nella forma di “energia oscura” o “energia del vuoto”, misterioso tipo di
materia che accelera l’espansione dell’universo, invece di frenarla, come
fanno, invece, la materia primaria e la “materia oscura”.[2]
Il fisico
Richard Feynman (Nobel 1965 per gli studi di elettromeccanica quantistica)
affacciò l’ipotesi che l’universo abbia storie multiple e diverse. Anche
secondo Stephen Hawking – a cui ingiustamente non è mai stato assegnato un
Nobel nonostante i suoi studi sui buchi neri, che egli dimostrò non essere tali
in quanto permettevano l’uscita di radiazioni – vi è la possibilità che
l’universo sia la somma di innumerevoli universi, che, compresi tra quelli che
erano possibili a partire dal Big Bang – momento della massima indeterminazione
e della massima densità di energia – si sarebbero realizzati strutturandosi
casualmente in galassie. Molti di essi, infatti non sono giunti alla formazione
di galassie per esclusione delle condizioni atte a favorire lo sviluppo della vita, mentre altri, sempre casualmente
– per diverse condizioni all’origine del Big Bang, e là dove la forza di
espansione ha subito un rallentamento a causa della maggiore densità, e perciò
della maggiore forza di gravitazione – hanno dato luogo alla formazione di galassie
e alla probabile, non necessaria, formazione della vita in più di una galassia,
con intelligenze aventi una forma diversa da quella umana. “Il genere umano non
vanta certo ottimi precedenti in fatto di comportamento intelligente”.[3]
“Innumerevoli prove indicano che Dio è proprio uno che gioca a dadi”.[4]
Era stato il
fisico russo Alexander Friedman (1885-1922) a ipotizzare, sulla base della
relatività di Einstein, tre modelli di universo: 1) universo in espansione per
eccesso della forza di espansione originata dal Big Bang rispetto alla gravità;
2) universo in espansione al limite della velocità di fuga rispetto alla forza
di gravità, con velocità che rallenta senza mai annullarsi; 3) universo in
contrazione per eccesso di forza di gravità. Nel secondo modello rientra quello
di Einstein-De Sitter (1932).
In base alla legge di Hubble, che scoprì nel 1929
l’espansione dell’universo, le galassie si allontanano con una velocità
proporzionale alla loro distanza dalla Terra. Velocità oggi misurata in 15 km
al secondo per ogni milione di anni-luce di distanza, sì da arrivare a velocità
distribuite tra 7000 e 20.000 km al secondo. Si era pensato che tale
accelerazione dipendesse da una minore forza di gravitazione per densità minori
causate dall’espansione. Ma dopo la recente scoperta della “materia oscura” e
dell’opposta “energia del vuoto” – che ha sostituito la costante lambda
introdotta da Einstein come forza repulsiva della materia per bilanciare quella
di gravitazione ed impedire il collasso su se stesso dell’universo, che
Einstein, prima della scoperta di Hubble, credeva fosse stazionario, per cui
quello che egli definì il suo “grande errore” si tramutò in una vittoria - non si può escludere che la densità totale
della materia possa far prevalere la forza di gravitazione sulla forza di
espansione dell’“energia del vuoto” causando una successiva contrazione
dell’universo. Il fisico Leon Lederman (Nobel 1988) – che identifica “l’energia
del vuoto” con l’energia rilasciata dal Big Bang sotto forma di particelle e
radiazione di fondo (campo di Higgs) – ha ripreso i modelli di Friedman alla
luce del problema del calcolo della massa gravitazionale dell’universo, non
escludendo il terzo modello e precisando che le leggi della fisica sono valide
ancor prima del Big Bang. Tra i sostenitori del terzo modello vi erano, già
prima della scoperta della materia oscura, l’astrofisico Thomas Gold e il
fisico Steven Weinberg (Nobel 1978), statunitensi. L’astrofisico Efim S.
Fradkin ritiene che la forza gravitazionale nella massima contrazione
dell’universo possa spegnersi permettendo alle forze subnucleari di riprendersi
la libertà e di espandersi evitando il collasso cosmico.
Hawking non
aveva escluso il terzo modello prima di arrivare a considerare solo due modelli
cosmologici, di cui il primo contempla un’espansione decrescente dell’universo,
che non esclude – se la densità della materia supera una certa quantità critica
– che le galassie comincino a convergere nel Big Crunch, in un’enorme
implosione, mentre il secondo - se il
valore della densità della materia è inferiore alla quantità critica -
contempla la fine dell’universo per esaurimento dell’energia, con un
conseguente spegnimento di tutte le stelle nell’allontanamento delle galassie.[5].
In una precedente opera[6]
Hawking non aveva escluso una gravità con singolarità tali da impedire
l’implosione finale. Egli aveva rinunciato a questa soluzione perché avrebbe
comportato un’inversione del tempo anche nei fenomeni microscopici. Ma James
Hartle e Murray Gell-Mann (Nobel 1969) – a cui si deve la teoria dei quark, con
la scelta del nome – rilevarono la presenza di processi microscopici che
rallentavano in previsione dell’arrivo dell’inversione, non in contrasto,
dunque, con la contrazione dell’universo.
Anche Antonino Zichichi non è contrario al modello
dell’universo oscillante tra espansione e contrazione. Egli ha scritto: “Tra 50
miliardi di anni (forse), raggiunto il massimo di espansione, avrà inizio la
compressione che si concluderà con il collasso gravitazionale. E poi? Niente.
Nessuno può fare previsioni”.[7]
Ma poi Zichichi cita l’astrofisico Efim S. Fradkin, secondo il quale la
carica gravitazionale nella fase di contrazione si spegnerebbe evitando il
collasso gravitazionale. Allora si giustificherebbe una serie illimitata di
espansioni cosmiche. Il cattolico Zichichi avrebbe dovuto capire che in questo
modo si manderebbe Dio in soffitta.
Ma pare che
anche la teoria del Big Bang sia oggi superabile, perché incomincia a farsi
strada tra i cosmologici l’idea che il Big Bang sia soltanto un episodio
marginale riguardante l’universo visibile, che sarebbe a contatto con altri
universi, per cui l’universo visibile sarebbe soltanto parte un multiverso,
cioè di universi paralleli. come si può arguire dal fatto che tra le galassie
vi è un grande spazio vuoto che proverebbe che l’universo visibile sarebbe
stato attraversato da un altro universo. Secondo Alexander Vilenkin[8]
“l'orizzonte cosmico oggi arriva a 13,7 miliardi di anni-luce, ma oltre
potrebbero esserci altri universi, sottoposti
a leggi fisiche diverse da quelle valide nel nostro. La teoria
dell'inflazione non si sostituisce a quella del Big Bang, ma, come disse Guth,
è la teoria del Bang del Big Bang”.[9]
Nel multiverso si produrrebbero delle “bolle” che darebbero origine ad universi
paralleli. Il nostro universo, quello visibile, si starebbe avviando verso il
suo termine, mentre al di là di esso si produrrebbero altre “bolle”, che
darebbero inizio ad altri universi con altre espansioni. E così all'infinito.
Eterno
ritorno! Anassimandro e Eraclito. Secondo Anassimandro ogni mondo organizzato
proviene dalla materia indefinita e infinita, ed ogni mondo, disfacendosi,
tornerà ad essa. Ogni elemento proviene da questa materia indefinita e in essa
tornerà. E così da capo. Secondo Eraclito tutti i mondi nascono dal fuoco –
paragonabile all’energia della fisica d’oggi – e nel fuoco torneranno. Gli
elementi sono trasmutazioni del fuoco, come noi oggi diciamo che ogni elemento
chimico, nella sua massa, è equivalente ad energia, secondo la nota formula
della relatività ristretta di Einstein. (energia eguale alla massa per il
quadrato della velocità della luce).
Non sapremo
mai la verità sull’universo. Rimane inoltre la domanda suprema: perché l’essere
piuttosto che il nulla? Rimarremo sempre nel campo delle ipotesi. Morremo tutti
senza sapere se siamo soli sulla Terra o vi siano altre forme di intelligenza
su altre galassie. Ignorabimus. Mi
fece, d’altronde, impressione una frase di Ludwig Buchner (Forza e materia): È forse tremendo il pensiero che dopo la morte vi
è il nulla o non è forse più tremendo il pensiero che, divenendo immortali, non
possiamo più morire?
Pensateci
bene. Chi riesce a capire una vita immortale fatta di inazione, di pura
inattività, di sola e noiosa contemplazione di Dio? Forse allora conosceremmo
tutta la verità sull’universo. Ma che noia! Forse è preferibile il nulla.
Io non volevo nascere. Non deve nascere chi è
condannato alla disperazione sapendo che lascerà la vita senza poter sapere
alcunché della sua vera origine, nel senso che non sapremo mai se essa abbia un
senso. Non deve nascere chi sa di dover subire l’alternativa: o la disperazione
o l’incoscienza degli ebeti, di coloro che parlano di “dono della vita”.
[1] Su
questo argomento vedi Lawrence M. Krauss, Il
cuore oscuro dell’universo. Alla ricerca della “quinta essenza” (1989),
Mondatori 1990, pp. 155sgg.: Leon Lederman, La
particella di Dio. Se l’universo è la domanda, qual’ è la risposta? (1993),
Mondatori 1996, pp.412 sgg.; Steven Weinberg, I primi tre minuti (1977), Mondadori1980, pp. 117 sgg.; Paul
Davies, I misteri del tempo. L’universo
dopo Einstein (19995), Mondadori 1996, pp. 132 sgg.; pp. 242 sgg.
[2] Da
una conferenza tenuta a Padova (maggio 2006).
[3] L’universo in un guscio di noce
(2001), Mondadori 2002, pp. 89-92.
[4] Ibid., p.84
[5] L’universo in un guscio di noce, op.
cit., pp.99-103.
[6] Inizio del tempo e fine della fisica (1980), Mondatori 2003, p.94.
[7] Il vero e il falso. Passeggiando tra le stelle
e a casa nostra, Il Saggiatore 2003,
pp. 290 sgg.
[8] Un solo mondo o
infiniti? Alla ricerca di altri universi (2006), Cortina 2007.




