domenica 19 aprile 2015

INCREDIBILE! ENRICO LETTA, UN FOLLE IDIOTA, VUOL FARE LEZIONI DI POLITICA. IL GIOCO DELLA TORRE

Inviato a  LETTA_E@CAMERA.IT

Fu lui ad inventare il mare nostrum. Uno che è vissuto sempre di politica non essendo nemmeno riuscito a diventare professore di ruolo all'Università "vantando" in Italia solo un titolo di professore a contratto dal 2001 al 2004.  La differenza tra lui e Renzi è questa: il primo era una nullità assoluta e disastrosa che non celava affatto di essere un idiota; il secondo è di una tremenda furbizia (da non confondere con l'intelligenza) che sa nascondere la sua nullità e la sua disonestà sapendo incantare gli stronzi comprandoli prima con 80 euro e promettendo un futuro migliore già in atto nonostante tutte le vere cifre, e non quelle false sbandierate da lui, lo sconfessino completamente. Per questo disonesto poi, come tutti avranno notato, non esiste affatto la questione dell'invasione dalla Libia. Infatti non ne parla mai. E così ha conservato la pazzia del mare nostrum. Di male in peggio. Non è mai capitato nella storia della Repubblica di avere a capo del governo un pazzo assetato di potere. Io mi troverei in difficoltà nel dover scegliere se buttare dall'alto della torre il mentitore seriale, serial killer dell'Italia Renzi oppure chi ne ha consentito il governo formandosi un partitino dato al 2% senza essere passato per le elezioni, cioè l'infido traditore Alfano, che sa che può ancora sopravvivere al governo finché dura un governo abusivo perché anche anticostituzionale. In uno slancio di verità li butterei giù tutti e due. Individui disonesti e schifosi. Vi è da augurarsi per il bene dell'Italia che siano presto tutti "sereni". 
IL NUOVO LIBRO

Letta vuole formare i giovani:
«Farò una scuola di politica»

L’ex presidente del Consiglio: contrapporla alla tecnocrazia è da populisti di Monica Guerzoni
      

sabato 18 aprile 2015

LA BOLDRINI, DA RIUNCHIUDERE IN MANICOMIO, SIEDE ANTICOSTITUZIONALMENTE SULLA POLTRONA DI PRESIDENTE DELLA CAMERA. PARTIGIANI MOSCHE COCCHIERE DELLA RESISTENZA

Ha detto che bisogna abolire la scritta DUX dall'obelisco del 1932. Allora bisognerebbe demolire anche l'obelisco e magari anche tutti i palazzi costruiti durante il fascismo, compreso tutto il quartiere dell'EUR. Allora facciamo una damnatio memoriae? Imitiamo i pazzi dell'ISIS che distruggono la memoria del passato distruggendo le sculture dei millenni passati perché ritenute contrarie al Corano? Il fascismo ha avuto una architettura bella e originale che ne caratterizza l'epoca, mentre l'architettura del post guerra è anonima. E' lo stile che distingue il grande artista, come un'epoca. Noi viviamo in un epoca di assoluto anonimato e di grandi brutture. Se un Renzo Piano viene considerato un grande architetto (grande soprattutto per grandi appoggi politici) significa che si è toccato il fondo. Tornando a quella deficiente della Boldrni, ha detto ai partigiani che il parlamento è casa loro. Ma come si permette di dire certe cose? I partigiani hanno causato solo disastri, responsabili di tutte le rappresaglie. La prima ad essere una ABUSIVA nel porre il suo culo sulla poltrona della presidenza della Camera è proprio la Boldrini, nominata da una Camera (come pure il Senato) eletta sulla base di una legge elettorale anticostituzionale. E l'Italicum voluto dal mentitore seriale Renzi, sarebbe ancor più anticostituzionale. Tutti quelli che vivono ancora nel mito della Resistenza fatta dai partigiani si leggano le pagine seguenti per ripulirsi il cervello.  Pagine tratte da una parte del capitolo di un mio libro riguardante la storia dell'Italia negli anni 1943-45.

Una storia metaculturale, non ideologica, dovrà riconoscere un giorno la responsabilità di quei partigiani che, mosche cocchiere della resistenza, fatta in realtà dagli anglo-americani, provocarono le rappresaglie dei nazisti (previste dai trattati internazionali a partire dalla Convenzione dell'Aja del 1907). Ai sensi dell'art. 42 di tale Convenzione “la popolazione ha l'obbligo di continuare nelle sue attività abituali astenendosi da qualsiasi attività nei confronti delle truppe e delle operazioni militari. La potenza occupante può pretendere che venga data esecuzione a queste disposizioni al fine di garantire la sicurezza delle truppe occupanti e al fine di mantenere ordine e sicurezza. Solo al fine di conseguire tale scopo la potenza occupante ha la facoltà, come ultima ratio, di procedere alla cattura e alla esecuzione degli ostaggi”. E l'art.1 della stessa Convenzione (come ribadito dalla Convenzione di Ginevra del 1929)1 pone come condizione che i corpi di volontari affianchino gli eserciti regolari, siano riconoscibili in base ad una divisa, rispondano ad un responsabile e portino apertamente le armi. E lo stesso Tribunale di Norimberga al caso 9 disse: “Le misure di rappresaglia in guerra sono atti che, anche se illegali, nelle condizioni particolari in cui essi si verificano possono essere giustificati. Ciò in quanto l'avversario colpevole si è comportato a sua volta in maniera illegale e la rappresaglia stessa è stata intrapresa allo scopo di impedire all'avversario di comportarsi illegalmente anche in futuro”.Lo stesso Tribunale ritenne equa la proporzione di 10 ad 1. Certamente perché gli stessi alleati tra il 1944 e il 1945 avevano anch'essi, quando pure non attuato, minacciato rappresaglie da una proporzione minima di 1 a 25 ad un massimo di 200 a 1. 2 E nel processo che si svolse a Mestre nel febbraio del 1947 contro Kesserling (conclusosi con sentenza di condanna a morte, commutata in ergastolo e seguita da concessione di libertà dal 1952) la Corte accolse la tesi, formulata dalla stessa pubblica accusa, che la rappresaglia era legittima, ma aggiunse che Kesserling doveva essere accusato del fatto che per errore erano state uccise 335 persone invece di 330. E per quanto riguarda le stragi che furono compiute tra l'agosto e il settembre del '44, culminanti in quella di Marzabotto si riconobbe da parte dello stesso pubblico Ministero che Kesserling si trovò ad affrontare “alcune persone irresponsabili con le quali non poteva negoziare e ai cui capi non poteva dire: controllate i vostri uomini”.3
Inoltre, i partigiani non potevano pretendere di essere rappresentanti del popolo, rimasto pressoché passivo o indifferente ad essi nell'Italia occupata dai nazisti (come dimostrerà il referendum che vide prevalere di poco la repubblica sulla monarchia – pur responsabile del fascismo - soltanto per il sospetto di brogli elettorali). Il cosiddetto Comitato di Liberazione Nazionale, giuridicamente inesistente, in quanto costituito da individui che si erano autoinvestiti di un potere politico, non fu mai ufficialmente riconosciuto dalle forze belligeranti. Dagli Alleati e dal governo monarchico fu riconosciuto, e solo dal 7 settembre 1944 (Protocolli di Roma) il Corpo dei Volontari della Libertà, al comando del generale Raffaele Cadorna e a condizione che esso operasse a fianco degli Alleati. Ma il CLN accettò solo nominalmente tale accordo per darsi una veste giuridica, mentre le varie bande partigiane continuarono ad operare indipendentemente da esso e separatamente tra loro.
Una parte di esse, formata da comunisti e dai loro fiancheggiatori, come Pertini, rifiutò infatti di consegnare agli americani Mussolini, contro la volontà degli emissari del governo regio di Badoglio, e ordinò che Mussolini fosse fucilato forse anche per timore che egli potesse rendere pubblico un carteggio con Churchill, che, facendo il doppio gioco - con la promessa nascosta di Nizza, (a spese dell'alleata Francia) e della Dalmazia all'Italia - pare avesse indotto Mussolini ad entrare in guerra perché, considerata ormai persa la guerra – quando gli Stati Uniti non erano ancora intervenuti – moderasse le pretese della Germania. 4
Quando verranno tolte le medaglie agli assassini materiali che, causando anche vittime civili, il 23 marzo del 1944 provocarono, in una strada di Roma (via Rasella) la rappresaglia delle Fosse ardeatine, perché vigliaccamente rifiutarono di costituirsi, allora finalmente si inizierà a rendere giustizia alle vittime della rappresaglia, come a quelle di altre.5 I mandanti dell'attacco proditorio, e perciò i maggiori responsabili della rappresaglia, furono i componenti di una sedicente Giunta militare del sedicente Comitato di Liberazione Nazionale (CNL). Di tale Giunta erano responsabili Giorgio Amendola (uno dei futuri capi del P.C.I.), Riccardo Bauer (Partito d'Azione) e Sandro Pertini (socialista), un fanatico che poi cercò di scaricare su Amendola la responsabilità dicendo che non era stato informato della decisione di porre in atto l'attentato terroristico e fu premiato con la presidenza della Repubblica. E fu principalmente lui a volere ad ogni costo la morte di Mussolini sovrapponendosi al governo monarchico (riconosciuto dagli alleati) e impedendo che Mussolini, tramite l'accordo cercato con il cardinale Schuster, si consegnasse agli americani, come da essi richiesto in quanto veri legittimati a chiederne la consegna, e non i cosiddetti partigiani, che, pur privi di qualsiasi autonoma legittimazione politica, volevano acquisirla decidendo, con la loro ala oltranzista, di passare per le armi tutti i gerarchi della Repubblica Sociale, senza alcun processo, come si fece, invece, a Norimberga. Fu assassinato dai comunisti persino Nicola Bombacci, che, uomo mite, teorizzatore della socializzazione delle imprese, era stato prima segretario del partito socialista e poi cofondatore nel 1921 del partito comunista, delegato a Mosca dei comunisti italiani nel 1920 ed amico di Lenin, ma espulso nel 1923 dai miopi del suo partito quando alla Camera propose un'alleanza tra fascismo e comunismo sovietico, capendo l'affinità tra le origini socialiste del fascismo e il comunismo sovietico sino a quando condannò la svolta staliniana. Nella Repubblica sociale, dove fu consigliere economico di Mussolini, continuava a chiamare “compagni” gli operai. Morì gridando:”Viva il socialismo”. Mussolini, anche contro la volontà di quei partigiani che l'avevano arrestato nella sua fuga verso la Svizzera, disposti a consegnarlo agli americani, fu sottratto ad essi da una banda di assassini che, al comando di una cupola di fanatici (in prevalenza formata da comunisti, ma tra cui si trovava anche Pertini), furono inviati da Milano a Dongo per anticipare l'arrivo a Milano degli americani e permettere a questi fanatici vigliacchi di fregiarsi di fronte ai vincitori di un'autorità che non avevano e di dare poi in pasto ad una folla scatenata la visione dei cadaveri appesi a testa in giù in piazzale Loreto. Quella stessa folla che, come commentò con disprezzo lo stesso Leo Valiani, leader del Partito d'Azione (e uno dei mandanti dell'assassinio di Mussolini), non era mai stata antifascista. E ora saltava indegnamente sul carro dei vincitori. E poi si parla di guerra di liberazione. Come se fosse stata una guerra di popolo.
I vigliacchi partigiani (per lo più comunisti) agivano sempre proditoriamente con imboscate esponendo le popolazioni alle rappresaglie con il rifiuto di presentarsi. Nel processo contro Kappler (Tribunale Militare di Roma, 20 luglio 1948) – che riconobbe che l'attentato era da ritenersi illegittimo secondo il diritto internazionale - il Bentivegna disse di avere ricevuto l'ordine di attaccare il battaglione di altoatesini e che si sarebbe presentato se fosse stata richiesta dai tedeschi la presentazione degli attentatori, che, invece, non vi sarebbe stata perché sarebbe stato deciso dai tedeschi di attuare comunque la rappresaglia. Ma la stessa accusa riconobbe che già due mesi prima erano stati affissi dei manifesti preannunciando rappresaglie per gli attentati: Soltanto il 28 marzo 1974 (settimanale “Panorama”) si fece vivo un testimone (Domenico Anzaldi) per dire che la sera stessa dell'attentato era stato affisso un manifesto sui muri di Roma.6 Non basta. Questo principale manovale dell'attentato cambiò versione quando si accodò a quanto Paolo Emilio Taviani, ex partigiano ed esponente dei passati governi democristiani, dichiarò nel 1977 al quotidiano Il Giornale (del 10 luglio 1997 affacciando la tesi che “l'attentato di via Rasella fu un atto di guerra compiuto dai partigiani, non per regolamento di conti al loro interno (questa è un'altra versione, che vorrebbe che i partigiani comunisti volessero sbarazzarsi di quelli non comunisti o anche di quelli comunisti non affiliati al P.C,I. che si trovavano già in carcere, in modo da farli finire vittime della prevedibile rappresaglia – n. d. r.),7 ma su richiesta dei comandi alleati. L'azione doveva alleggerire la pressione delle forze tedesche che impedivano l'avanzata angloamericana verso Roma”.8 La tesi apparve a chi non fosse disonesto del tutto insostenibile. Non si era mai affacciata prima d'allora una simile tesi. Se fosse stata vera la banda degli attentatori, a incominciare dal Bentivegna, sarebbe stata la prima a dirlo. Invece la banda tacque di fronte alla tesi di Taviani, smentendo così se stessa, giacché lo stesso Bentivegna aveva detto che tutto era stato programmato all'interno della “giunta militare” del CLN, anche se poi, all'interno di questa asserita giunta, Amendola, come detto, si assunse inverosimilmente la responsabilità per tutti, non sconfessando Bauer e Pertini, che, per ridurre al minimo le responsabilità, disse che egli e Bauer erano ignari della decisione presa da Amendola.
Per salvare questa banda di assassini si mosse subito il governo Badoglio (dimentico della sua connivenza con il fascismo e delle stragi da lui operate in Etiopia) e provvide subito ad una amnistia con decreto legge n.96 del 5 aprile 1944 e con quello del 12 aprile, n. 194, riconoscendo retroattivamente questa banda come composta da legittimi belligeranti. Era infatti già incalzato dai partiti antifascisti, che sarebbero entrati organicamente nel II governo Badoglio il 22 aprile, con Togliatti vicepresidente del Consiglio. Se gli attentati fossero stati azioni di guerra non ci sarebbe stato bisogno di amnistia. Ciò in contrasto con l'ordine che lo stesso Badoglio aveva diramato di evitare di fare attentati nelle città proprio per evitare prevedibili rappresaglie.9
I parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine si videro negato il risarcimento dei danni nella causa promossa nel 1949, conclusasi negativamente in tre gradi del giudizio con la sentenza della Cassazione del 9 maggio 1957 che riconosceva che l'attentato era stato un'azione di guerra condotta da “legittimi belligeranti”.
Ciò in contrasto con la citata sentenza del Tribunale militare del 1948 (processo Kappler), a cui si aggiunse la sentenza del Tribunale Supremo Militare del 26 aprile 1954, che stabiliva che, per espresso disposto dell'art. 1 del Decreto legge 6 settembre 1946, n.93 i partigiani non potevano essere considerati belligeranti. 10
. Però la Corte Costituzionale, abrogando l'art. 270 del codice penale militare, che vietava la presenza di parti civili in un processo militare, permise che i familiari delle vittime e il Comune di Roma alla fine degli anni '90 si costituissero parte civile nel processo militare e civile contro Priebke, ritenuto uno dei responsabili dell'attuazione della rappresaglia. Così si passò giudiziariamente dalla tragedia alla farsa. Si immagini che cosa avrebbero potuto avere i familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine da Priebke, a parte l'età ormai avanzata. Lo Stato avrebbe dovuto pagare il risarcimento dei danni ai parenti. Ma come avrebbe potuto farlo se non riconoscendo di essere nato dalla complicità con coloro che furono degli assassini? In alternativa i parenti delle vittime avrebbero dovuto chiedere i danni allo Stato tedesco, che infatti pagò i danni ai parenti degli ebrei morti nei lager. Ma per ragioni di amicizia con la nuova Germania lo Stato italiano non fece nemmeno questo. Oppure agì ipocritamente non sentendosi giudiziariamente forte nel sostenere di fronte alla Germania che l'attentato fosse un'azione di guerra. E così preferì scaricare le colpe su chi non avrebbe potuto pagare. Gli bastò aver trovato un capro espiatorio per salvare la faccia.11
1V. voce“Leggi di guerra nel XX secolo” nel sito www.cronologia.leonardo.storia.it/guerra03.htm.
2Quando fu ucciso il generale americano Rose nel marzo del 1945 furono uccisi per rappresaglia 110 civili  tedeschi. Per le rappresaglie attuate da inglesi ed americani cfr. “1945 seconda guerra mondiale le RAPPRESAGLIE” nel sito www.cronologia.leonardo.storia.it/storia/a1945s.htm.
3 www.inilossum.it/comunismo6.html (La strage di via Rasella:un atto “eroico”).V. la descrizione del procedimento contro Kesserling in www.difesa.it/GiustiziaMilitare/RassegnaGM/Processi/AlbertKesserlingPer una rassegna dei processi condotti negli anni 1947-51 contro i nazisti v. www.storicamente.org/Focardi_shoa/htm. Per conoscere la contraddittoria difesa dell'attentato di via Rasella da parte dell'Associazione Nazionale Partigiani v. www.anpibagnoaripoli/doc//testiNoteDominiciSuViaRasella.
4 V. su Google carteggio Churchill-Mussolini. In particolare cronologia.leonardo.it e controstoria.it.(Mussolini fucilato-da chi?).
5I principali manovali dell'attacco proditorio, da ritenersi di natura terroristica e non azione di guerra perché attuato fuori di un'azione di guerra tra nemici dichiarati sono stati Rosario Bentivegna (che fece esplodere la bomba posta in un carretto dopo essersi travestito da spazzino), Carla Capponi, Pasquale Balsamo e Franco Calamandrei. Gli ultimi tre avevano il compito di segnalare al primo l'arrivo di un battaglione del reggimento (Bozen) di altoatesini che aveva solo compiti di polizia e si dice transitasse disarmato (almeno perché avevano l'ordine di transitare con le armi scariche). Un gruppo di sostegno lanciò altre bombe sulla coda del battaglione portando i morti a 32. I primi tre ebbero nel 1951 dal presidente della Repubblica, su proposta di De Gasperi, rispettivamente una medaglia d'argento, d'oro e di bronzo. Evidentemente la Capponi come terrorista aveva più benemerenze. L'attacco proditorio fu preparato da Carlo Salinari, che negli anni '60 mi ritrovai come professore ordinario di letteratura italiana nella Facoltà di Magistero di Cagliari. Suo è il noto manuale di letteratura italiana adottato in molte scuole. Di indirizzo marxista, come lo era Giuseppe Petronio, professore di letteratura italiana, con cui detti l'esame da studente del corso di filosofia della Facoltà di Lettere e filosofia.
6V. l'articolo citato “La strage di via Rasella: un atto “eroico”. V. anche (a cura di Reno Bromuro) “L'attentato di via Rasella”, in www.nonsoloparole.com. (riportante un articolo di Ivaldo Giaquinto (“L'imboscata di via Rasella. Ma questa era guerra?”, in www.italia-rsi.org.
7Tra i comunisti non appartenenti al P.C.I. vi erano quelli di “Bandiera Rossa” (formata da troskisti), alcuni dei quali finirono a Regina Coeli e poi alle Fosse Ardeatine. Alcuni sopravvissuti dissero che la loro presenza in via Rasella fu voluta dal P.C.I. per farli cadere in una trappola e far ricadere su di essi le responsabilità. V. di Pierangelo Maurizio “via Rasella, un mistero che dura sessant'anni” (Il Giornale, 12 agosto 2007), in www.mascellaro.it/taxonomy/term/35.
8 V. voce “D'Acquisto Salvo (salvatore) 23 settembre 1943 in www.cronologia.leonardo.it/storia/a1943za.htm.
9 V. cronologia.leonardo.it/storia/a1945s. Le rappresaglie. V. anche nota 103.
10In questo senso è stato citata la sentenza da Giampaolo Pansa in Sconosciuto 1945 (Sperling&Kupfer 2005, pp.376 sgg.). In realtà il decreto del 6 settembre 1946 riconosceva la qualifica di belligeranti anche ai partigiani, come confermato dal decreto legislativo 4 marzo 1948, n.137. Una rassegna faziosa di processi a vari comandanti nazisti (tra cui Kapler, Priebke, Haas, Stommel, Reder) è volta a condannare la rappresaglia a posteriori, dopo la guerra, secondo il diritto internazionale delle Nazioni Unite (www.difesa.it/GiustiziaMilitare/RassegnaGM/Proces cessi/HeinrichNordhom.17.La rappresaglia).
11 Per tali notizie v. Salvo D'acquisto e la strage di via Rasella, compreso nell'articolo citato nella nota 89.
 

CIO' CHE E'VIVO E CIO' CHE E' MORTO DEL FASCISMO. NAZISMO ROVINA DEL FASCISMO E FASCISMO ROVINA DEL NAZISMO

Ho parafrasato il titolo di un libro di Benedetto Croce: Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel
Il nazismo è stato la rovina del nazismo e il nazismo la rovina  del fascismo. L'errore imperdonabile del fascismo è stato quello di entrare in guerra nel 1940 quando Mussolini credette che ormai la vittoria del nazismo fosse un fatto compiuto con la sconfitta della Francia e la spartizione della Polonia con lo sciagurato patto tra Hitler e Stalin.  Mussolini doveva capire che quell'accordo (in funzione della spartizione della Polonia) era un patto ipocrita da parte di Hitler, che aveva bisogno di tempo per scatenare la guerra contro l'Unione Sovietica dopo essersi impadronito di tutta l'Europa continentale, rimanendo solo la guerra contro l'Inghilterra. Mussolini doveva capire che l'Italia non era in grado di condurre una "guerra parallela" (così fu chiamata) senza l'aiuto della Germania. E così invase in modo sconsiderato la Grecia neutrale dove l'esercito italiano si impantanò in un disastro da cui fu salvato dall'intervento tedesco che in pochi mesi occupò tutta la Grecia. Non bastandogli ciò Mussolini andò a rompere la scatole all'Inghilterra invadendo l'Egitto che si trovava sotto il protettorato inglese. Anche qui la conseguenza fu la necessità di far intervenire le divisioni tedesche per resistere alla controffensiva inglese. E si sa che, nonostante le imprese delle armate tedesche comandate da Rommel (la famosa volpe del deserto) alla fine le divisioni italo tedesche dovettero arrendersi con la sconfitta di El Alamein. La conseguenza fu la resa stipulata nel giugno del 1943 a Tunisi, con il sequestro di tutti i carri armati tedeschi e con 400.000 prigionieri tedeschi che furonoinviati in Canada e negli Stati Uniti perché non potessero essere più impiegati in guerra dalla Germania. Errore grave di Hitler, la cui affezione per Mussolini fu una delle concause della sua sconfitta. Affezione che lo portò a commetterre un altro grave errore dopo la caduta del fascismo. Invece di abbandonare il fascismo a se stesso in quanto era solo una palla al piede (non avendo la Germania alcun interesse  ad aiutare Mussolini nella sua scriteriata guerra parallela) volle ulteriormente salvarlo dopo il 25 luglio del 1943, che vide la caduta di Mussolini nella seduta del Gran Consiglio del fascismo. Mussolini si trovava in un apparente stato di arresti sul Gran Sasso. In effetti vi era una ridotta pattuglia che lo sorvegliava. Fu facile per Hitler  inviare una piccola squadra di aerei per prelevare Mussolini e portarlo in Germania per indurlo a costituire la Repubblica Sociale Italiana. La conseguenza fu un'Italia divisa in due con inutile spreco di divisioni tedesche prima per contrastare l'avanzata degli angloamericani sbarcati in Sicilia nel luglio del 1943 e poi per resistere nella difesa della R.S.I. dopo l'abbandono del resto del territorio italiano con l'abbandono di Roma (dove si ebbe la tragedia delle Fosse Ardeatine causata dal vigliacco e proditorio attentato di via Rasella). Dunque doppio errore: di Mussolini che si fidò di Hitler che decantava armi segrete che non aveva e di Hitler che distolse un enorme numero di divisioni per occupare tutto il nord Italia nella costituita R.S.I.  Hitler perse la guerra non sul fronte occidentale, pur dopo lo sbarco degli americani  sulle coste Normandia nel giugno del 1944. Egli sarebbe stato in grado di contrastare lo sbarco degli americani e di ributtarli tutti a mare se avesse potuto disporre  di parte delle divisioni impiegate sul fronte russo. Perché non è  vero che la Germania perse la guerra sul fronte russo nella battaglia di Stalingrado. Infatti dopo Stalingrado vi fu  nei mesi di ottobre-novembre del 1943 la potente controffensiva tedesca nella vittoriosa battaglia di KURSK che costrinse le armate sovietiche, per non subire peggiori perdite, ad arretrare di centinaia di km il fronte di guerra. Dopo tale vittoria i generali tedeschi chiedevano divisioni per rafforzare la controffensiva ed inseguire i sovietici in ritirata. Ma queste divisioni non esistevano. Dove erano? Molte erano state nel frattempo perse in Africa ed altre erano ancora impegnate in Grecia dove erano intervenute per salvare il fascismo. E molte altre si trovavano scriteriatamente impegnate in Italia per salvare il fascismo della R.S.I.  Se queste divisioni impegnate per salvare il fascismo fossero state impiegate sul fronte russo la Germania avrebbe arrestato l'avanzata delle armate sovietiche e sarebbe  stato quasi un gioco contrastare l'avanzata americana, anche con la rinuncia all'ulteriore occupazione della Francia.  Non bisogna infatti dimenticare che metà della Francia (quella del governo di Vichy) era alleata della Germania.  Io mi sono sempre domandato: ma chi gliel'ha fatto fare a Hitler di stipulare il cosiddetto patto d'acciaio nel 1938 con il fascismo? Non poteva capire che avrebbe avuto tutto da perderci? E chi gliel'ha fatto fare a Mussolini di fare il patto d'acciaio con la Germania nazista? Chi gliel'ha fatto fare soprattutto in considerazione che Churchill (con uno sporco doppio gioco) aveva promesso la Dalmazia, più altri territori in Africa  a spese della Francia in cambio della neutralità dell'Italia prima che questa nel giugno del 1940 entrasse in guerra?  Poi che fece Churchill quando nel 1940 vi fu la capitolazione della Francia e la spartizione della Polonia? Paradossalmente pregò Mussolini di entrare in guerra in cambio di guadagni territoriali per l'Italia.  Come si spiega queso paradosso?  Churchill, non prevedendo che Hitler avrebbe scatenato la guerra contro l'URSS, che forzatamente sarebbe divenuta un'alleata dell'Inghilterra, e pensando che ormai la guerra fosse finita con l'occupazione diretta o indiretta (tramite governi filonazisti) di tutta l'Europa da parte della Germania, tentò di farsi amico Mussolini (per cui aveva manifestato sempre ammirazione riguardo alla legislazione sociale del fascismo, ritenuta la migliore del mondo) nella speranza che solo Mussolini potesse moderare le aspirazioni di Hitler sedendosi anche lui al tavolo delle trattative di pace. Questo i libri di storia insegnati nelle scuole non lo dicono perché la storia viene scritta sempre dai vincitori e non bisogna sporcare la loro immagine. 
Che resta di positivo del fascismo? La sua politica interna, tutta la sua legislazione sociale, che i goverrni "democratici" hanno poi demolito pezzo per pezzo sostituendo  tutte le imprese statali del fascismo con imprese private. Io mi sono sempre domandato perché i comunisti abbiano sempre ritenuto che vi fosse un'opposizione ideologica tra fascismo e comunismo, mentre la vera opposizione è tra liberismo e comunismo, essendo fascismo e comunismo apparentati da una concezione statalistica dell'economia. Dal fascismo furono costruite nuove città, furono bonificate dopo millenni le paludi pontine, fu estirpata la malaria, furono istituiti l'INPS (con la pensione di reversibilità per le vedove), la BNL per contrastare gli interessi delle banche private, l'Istituto Case Popolari, l'Istituto Case per Impiegati Statali, l'Agip, le colonie estive gratuite per gli studenti delle scuole medie. L'architettura fascista, di cui un esempio è il quartiere delll'Eur, è tuttora un esempio di bellezza suggestiva che ha dato luogo a costruzioni che sono tuttora un patrimonio artistico di fronte al quale le costruzioni fredde ed anonime in cemento armato del famoso Renzo Piano sono delle cagate pazzesche, obbrobri ispirati unicamente all'utilizzazione funzionale dello spazio, con in più la volontà di stupire solo per grandiosità e non per bellezza. Ma durante il fascismo i palazzi conoscevano la costosa pietra e non il povero cemento armato.        

giovedì 16 aprile 2015

BOSCHI E MADIA FACCE DA MINISTRE O DA COLLABORATRICI DOMESTICHE? NO. FACCE DA TROIE DOMESTICHE


Senza il cinico killer seriale della politica che è Renzi queste due sarebbero del tutto sconosciute. Vittorio Feltri le chiama collaboratrici domestiche di Renzi. Io direi che sono delle troie domestiche vendutesi a Renzi per una poltrona. Cliccare sui due nomi per vedere "d'amore e d'accordo" le due facce da troie domestiche
Parterre di politici, attori e personaggi dello spettacolo alla prima del film di Veltroni «I bambini sanno», un viaggio nell’infanzia raccontato attraverso gli occhi dei più piccoli Boschi e Madia insieme: «D’amore e d’accordo»

La Boschi col “chiodo” foto|video


Matteo fuoriclasse
A fregare gli altri

Un campione di cinismo e arrivismo che punta solo al potere

DISOCCUPATI! CHIEDETE DI ESSERE EQUIPARATI AGLI INVASORI. AUMENTA L'INVASIONE DALLA LIBIA. LA QUESTIONE ZINGARI

Quest'anno ne sono arrivati già 10.000 e con la primavera e l'estate ne arriveranno sempre di più. Dopo Gheddafi dalla Libia sono sbarcati 270.000 invasori. Si presume che vi siano almeno 500.000 invasori già in lista per partire dalla Libia. Era stato detto che con Frontex e Triton le navi della guardia costiera non si sarebbero allontanate oltre le acque territoriali. Invece questo sgoverno manda  a soccorrere gli invasori dei barconi (ma non finiscono mai?) vicino alle coste della Libia. Così incoraggiando altre invasioni. Siamo veramente alla follia. Invece di fare uno sbarramento di fronte alla Libia per impedire la loro avanzata. E non è vero che questi invasori siano rifugiati di guerra. Essi provengono anche dall'Africa occidentale, come il Senegal, dove non vi sono conflitti interni. Attraversano orizzontalmente anche tutto il nord Africa per arrivare in Libia e imbarcarsi pagando almeno 2000 euro alle bande di trafficanti. In realtà nemmeno i rifugiati di guerra hanno diritto d'asilo in base alla Convenzione internazionale di Ginevra. Tanto meno i rifugiati economici. Dunque siamo in presenza di uno sgoverno che, con a capo il MENTITORE SERIALE Renzi (che continua a conservare un folle silenzio sull'invasione dalla Libia), mette poi a carico delle tasse il mantenimento degli invasori, che costano circa mille euro al mese, più altri benefici. A questo punto occorrerebbe una rivoluzione di tutti i disoccupati per essere mantenuti dallo Stato con circa mille euro al mese. 

Nel mare nostrum

Paghiamo per farci invadere

 Per quanto riguarda gli zingari, che ormai è proibito chiamare così perché debbono essere chiamati rom (siamo al massimo ridicolo), è sbagliato riconoscere ad essi il diritto alla casa se non pagano l'affitto. Gli zingari originariamente erano considerati NOMADI, e le convenzioni internazionali riconoscevano ad essi il diritto di avere dei campi di SOSTA in cui non divenissero stanziali. Da notare che almeno il 40% degli zingari è straniera e dunque non ha il diritto di risiedere in Italia. Ma la legge se ne frega e li fa risiedere nei campi come stanziali. La soluzione della Lega Nord, che con Salvini vorrebbe radere al suolo i campi, non offre alcuna soluzione pratica perché poi dove verrebbero mandati a finire gli zingari? E' chiaro che in alternativa si dovrebbero concedere case popolari gratis, visto che gli zingari direbbero di non essere in grado di pagare l'affitto e i vari servizi comunali. Ma vi è una fila di domande di italiani che aspetta di avere la casa popolare. Come mai questo problema non esisteva durante il fascismo? Perché non esisteva questa democrazia di merda. Ahi ahi, Hitler! Sino al 1944 eri padrone di tutta l'Europa. Avevi tutti i mezzi per risolvere la questione zingari. Non con le camere a gas, ma con una soluzione migliore. Bastava sterilizzare tutti i maschi con la castrazione chimica e oggi non esisterebbe più la questione zingari.

  1. La gazebata della Lega: "Chiedo asilo anch'io" - IlGiornale.it

    www.ilgiornale.it/news/.../gazebata-lega-chiedo-asilo-anchio-1115444.ht...
4 giorni fa - Una "gazebata" nazionale prevista per oggi e domani in tutta Italia. Record a Milano dove i gazebi sono sparsi per tutte le piazze e i mercati: ..

martedì 14 aprile 2015

BARBARA UCRAINA

Inviato all'ambasciata ucraina  (emb_it@mfa.gov.ua)

Questi barbari ucraini vorrebbero entrare nell'UE per farsi mantenre da parassiti anche con le nostre tasse. Sono stati filonazisti ma non hanno imparato nulla dai nazisti giacché, in base alle leggi volute da Hitler a protezione dagli animali, gli autori di questo massacro sarebbero finiti in galera per almeno due anni. Hanno fatto bene i filorussi a staccarsi dai barbari ucraini



lunedì 13 aprile 2015

MALEDETTO 36% DEGLI ITALIANI. LA QUESTIONE DELLE PENSIONI.TETTO DI 5000 EURO

Sono coloro che nei sondaggi pare siano ancora disposti a dare credito agli stuPD. Nonostante tutte le menzogne che il loro dittatore va ancora spargendo. Regalò 80 euro per tenersi caro un elettorato fatto di impiegati dello Stato che non superassero  i 1500 euro netti al mese per vincere alle elezioni europee. Adesso si inventa un misero tesoretto di un miliardo e mezzo che non si sa da dove sia scappato fuori nella realtà. Ha infatti posto in essere uno dei suoi disonesti giochi di prestigio. Ha detto che il PIL nel 2015 aumenteraà dello 0, 7 (e capirai che aumento!). Dato per scontato questo aumento vi sarebbe un maggiore introito di tasse pari a un miliardo e mezzo. E capirai che guadagno in un bilancio statale in cui occorronno 800 miliardi l'anno. Dice che le tasse non aumenteranno mentre tutti sanno che per rispettare il fiscal compact dovrà aumentare le tasse di almeno 60 milioni in tre anni, sperando di campare sino al 2018, pur non avendo mai avuto una verifica alle elezioni politiche, che egli teme perché sa che difficilmente riuscirebbe ad ingannare ancora quel 36%. 
Invece di parlare del misero tesoretto dovrebbe parlare delle pensioni retributive, che negli anni passati permisero di andare in pensione con 15 anni sei mesi e un giorno sulla base dello stipendio medio degli ultimi due anni e non sulla base dei contributi versati. E' stato calcolato che con un prelievo del 10% sulle pensioni retributive si ricaverebbero ogni anno 24 milioni di euro. Questo disonesto non ha alcuna intenzione di abolire i vitalizi a tutti i parassiti della politica. Giustizia vorrebbe che un politico, cessato il suo mandato, andasse in pensione sulla base del reddito che traeva dal lavoro che faceva prima di essere eletto, dovendosi considerare il mandato politico una parentesi e non un lavoro a tempo indeterminato. Così sparirebbe la corsa immonda all'accaparramento di una poltrona per andare poi in pensione sulla base delle indennità parlamentari o regionali. In realtà le Regioni dovrebbero essere abolite perché sono covi di sperpero di danaro pubblico. Basterebbe un commissario governativo per ogni Regione al fine di presiedere il servizio sanitario nazionale. 
E ora veniamo ai super magnaccia di Stato o delle aziende private che vanno in pensione con pensioni proporzionali ai loro superstipendi, compresi quelli dei magistrati. Essi hanno goduto per tutta la vita del privilegio di avere stipendi che consentivano loro di pagarsi una pensione o una assicurazione privata, o di investire parte dei loro stipendi in investimenti assai remunerativi. Se non l'hanno fatto in previsione di un reddito maggiore all'inizio dell'anzianità, peggio per loro. Che se ne fanno ancora dei soldi quando debbono incominciare a pensare alla morte invece che alla vita? Io mi domando perché anche andando in pensione debbano continuare a vivere per i quattrini invece di incominciare a pensare alla loro bara. Una pensione che abbia come tetto 5000 euro netti  è una pensione che permette di avere una vita più che decorosa, specialmente in una fase della vita in cui dovrebbero diminuire i desideri che economicamente vadano oltre il decoro. Con una pensione che abbia come massimo questo tetto si potrebbero aumentare le pensioni di fame, di coloro che sono costretti a vivere con soli 500 euro al mese. Un tempo io ero contro la teoria di Marx che diceva che bisognava sostituire la formula "a ciascuno secondo i meriti" con la formula "a ciascuno secondo i i bisogni", dove i bisogni sono quelli che consentano di condurre una vita fuori della povertà. Poi mi sono ricreduto. Infatti giustamente Marx notava che i cosiddetti meriti dipendono dalle qualità naturali che uno ha avuto sin dalla nascita. Se uno sfortunatamente non ha avuto per natura le stesse capacità la colpa non è sua. Io aggiungo che molti meriti non dipendono nemmeno dalle capacità naturali ma dalla fortuna di essere nati in famiglie benestanti o ricche, oppure dalla fortuna di avere avuto le conoscenze necessarie che gli hanno permesso di avere un successo economico nella società. Si prenda il caso di attrici o di attori che hanno avuto successo nel cinema perché nati belli e non per qualità particolari. Scandaloso è il caso di George Clooney, con quattro grandi ville sul lago di Como, di cui una nel Comune di Laglio con un sindaco stronzo che si è permesso incredibilmente di mettere il divieto di non avvicinarsi oltre i 500 metri dalla casa di questo parassita della società che deve la sua fortuna alla sua bellezza.  Nonostante i suoi asseriti impegni umanitari. Tanto per farsi altra pubblicità. Si può benissimo vivere senza attori, mentre non si può vivere senza netturbini.
Quanto alla proprietà privata, i ricchi debbono mettersi in testa (e se non basta in culo) che la proprietà privata di cui godono non è un diritto di cui possano godere per diritto individuale. Notava infatti il filosofo Thomas Hobbes che la proprietà privata può esistere solo in quanto vi è uno Stato che la garantisce. Essi debbono scontare questa ricchezza garantita dallo Stato contribuendo al miglioramento della vita di coloro che non hanno avuto la stessa fortuna. In questo modo non esisterebbero coloro che sono costretti a subire uno sfratto dall'omicida Equitalia perché non hanno i soldi nemmeno per mangiare.  L'art. 53 della Costituzione dice che ognuno deve contribuire alle spese pubbliche secondo le proprie capacità contributive. Se uno non ha un reddito sufficiente per pagare l'affitto di una casa lo Stato deve sostituirsi pagandogli l'affitto. Se un negoziante non ha i soldi per pagare le varie tasse statali e comunali perché altrimenti dovrebbe chiudere il negozio e non avrebbe nemmeno un reddito per vivere, è giusto che eluda il fisco. L'elusione fiscale (da non confondersi con l'evasione fiscale) è perciò del tutto legittima.  L'art. 54 del Codice Penale dice che non è punibile chi agisce in stato di necessità.   
Unimpresa boccia il Def: stangata da 100 miliardi




economia fisco

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