sabato 1 ottobre 2016

DISPUTA TRA L'ESAGITATO DA TSO RENZI E IL MOSCIO PARZIALMENTE INCONCLUDENTE ZAGREBELSKY

L'intervento di Zagrebelsky è stato giusto, puntuale e documentatamente fondato in tutto ciò che ha detto a favore del NO. Peccato che la sua critica sia stata incompleta e la sua esposizione priva di quella necessaria energia verbale che meritava un simile incontro con quell'individuo che egli chiamava spesso, non so per immerritato e servile ossequio o per sottintesa ironia, "signor presidente del consiglio". Contro un usurpatore del governo ottenuto senza essere passato prima per le elezioni sarebbe stato necessario un incontro-scontro unendo le conoscenze del costituzionalista con l'energia verbale e distruttiva di un Travaglio, che qualche giorno prima in altra trasmissione TV aveva massacrato l'usurpatore anche stando zitto, bastando l'espressione della faccia di Travaglio per rendere ridicolo l'esagitato usurpatore mentre parlava di fronte a lui. Ma Zagrebelsky non ha fatto notare il fatto che l'individuo con cui interloquiva era un usurpatore. Ed è stato incredibilmente zitto, senza reagire all'offesa, quando l'esagitato l'ha definito "parruccone". Anche per questo ho detto che Zagrebelsky è apparso moscio, nel senso della mancanza di quella energia verbale necessaria per meglio contrastare l'invadenza verbale dell'esagitato che o cercava di coprire  la bassa voce di Zagrebelsky o cercava ogni volta di portarlo su questioni che erano fuori tema tanto da costringere Zagrebelsky a dire "non divaghiamo". Insomma, parlava con un tono di voce sommesso come se stesse facendo una lezione di diritto costituzionale in un'aula universitaria.  Non ha saputo spogliarsi della sua veste di fronte ad individuo simile, che meritava ben altro.          
Zagrebelsky, lo si sappia, non ha mai contrastato la furbesca, se non disonesta, prassi di nominare presidente della Corte Costituzionale il più anziano, al limite dei 9 anni del mandato, per permettergli di andare in pensione con una pensione più alta. Così Zagrebelsky è stato presidente dal gennaio 2004 al settembre 2004 (pochi mesi sufficienti per avere  360.000 euro annui invece che 240.000). Mi domando perché una legge permetta di aggiungere alla pensione che Zagrebelsky ha come professore emerito di diritto costituzionale anche quella relativa a membro della Corte Costituzionale, in cui si rimane in carica per ben 9 anni. Naturalmente Zagrebelsky di ciò ha taciuto. Forse con la scusa di non andare fuori tema. Ho scritto in altra occasione e anche nel mio ultimo libro (Roba da sardi) che dovrebbe essere messo un tetto di 5000 euro netti per la pensione. Idea che in due trasmissioni TV mi è stata rubata senza saperlo (pura coincidenza anche nei 5000 euro) dall'ex deputato Paolo Ferrero. Chi ha goduto di alti stipendi e non ha provveduto a farsi una pensione privata o ad investire parte degli stipendi per avere un reddito superiore dopo l'andata in pensione, peggio per lui. Dopo i 70 anni si può avere una vita economicamente più che decorosa con 5000 euro netti. Se uno pretende di più si dia da fare quando è in età lavorativa. Ponendo un tetto di 5000 euro netti si troverebbero i soldi per aumentare le pensioni minime e l'assistenza sociale separandola dall'INPS. 
Nel mio libro Scontro tra culture e metacultura scientifica ho scritto contro la sentenza della Corte Costituzionale di cui fu estensore Zagrebelsky e con cui fu dichiarato anticostituzionale l'art. 404 del Codice Penale che privilegiava la religione cattolica. In occasione del festival della filosofia di 4 anni fa a Cagliari mi avvicinai a Zagrebelsky e gli consegnai copia del mio libro. Il laico Zagrebelsky, uomo sempre di sinistra, invece di riformare l'articolo 404 nel senso di ignorare qualsiasi religione, scrisse che, per evitare ogni discriminazione, tutte le religioni avevano diritto ad eguale tutela. PAZZESCO. Una sentenza che contraddiceva la laicità dello Stato. In questo modo non si rendeva conto che si riconosceva eguale tutela agli islamici seguaci della violenza predicata dal Corano e, al limite, ai cultori della sanguinaria dea Kalì. E perché no anche a qualcuno che provocatoriamente si considerasse pagano e credente in Giove quale massima divinità? 
Ma qui debbo necessariamente prescindere da tutto ciò nell'analizzare la disputa tra l'esagitato Renzi e Zagrebelsky, di cui in questa occasione debbo scrivere bene per il suo NO alla schiforma della Costituzione e alla legge elettorale italicum. Zagrebelsky ha esordito citando Rousseau che diceva che gli iglesi erano liberi soltanto un giorno ogni cinque anni, cioè  quando andavano a votare, perché poi diventavano schiavi di una maggioranza parlamentare. In effetti Rousseau sbagliava perché tuttora gli inglesi non sono liberi nemmeno  il giorno della votazione a causa del sistema elettorale uninominale. Vince chi prende più voti e via tutti gli altri candidati, anche se il secondo ha preso solo un voto in meno. Dunque quello inglese è il peggiore sistema elettorale perché privo di rappresentatività. Rousseau nel Contratto sociale poneva come condizone della democrazia il rispetto della volontà popolare che si esprime direttamente senza le intermediazioni del parlamento. Il ginevrino e cittadino di nascita Rousseau aveva come riferimento la città di Ginevra, allora città-Stato dentro la Svizzera. A Ginevra, come nell'antica Atene, era il popolo che nella piazza proponeva ed approvava le leggi. Poiché è evidente che ciò non è possibile in uno Stato  che non sia una città rimane tuttavia la necessità di contemperare la rappresentatività del parlamento con la democrazia diretta del referendum. Nella attuale Costituzione è ammesso il referendum abrogativo, tranne che, ingiustamente, per i trattati internazionali e le leggi di bilancio, cosicché ci è stato imposto l'ingresso nell'UE e nell'euro senza alcuna possibilità di referendum abrogativo. E di tutto ciò Zagrebelsky ha taciuto. Per introdurre una democrazia diretta bisogna introdurre nella Costituzione anche il referendum propositivo saltando la palude del parlamento. La schiforma renziana non ha introdotto il referendum propositivo ma, una volta ridotto il Senato ad un dopo lavoro di 21 sindaci e 74 consiglieri regionali senza ulteriore remunerazione, ha introdotto solo l'obbligo della Camera di discutere una proposta di iniziativa popolare, facendo però salire le firme richieste da 50.000 a 150.000. E nemmeno di ciò Zagrebelsky ha fatto cenno. Nella trasmissione si sovrapponevano talvolta le due voci, e naturalmene prevaleva quella dell'esagitato, che ripeteva la solita insulsa cantilena del risparmio di mezzo milione di euro (una miseria) e la fine del ping pong tra Camera e Senato. Inutile che Zagrebelsky gli abbia fatto notare che non si tratta di un ping pong ma di un controllo reciproco tra Camera e Senato perché una legge abbia un severo controllo e possa essere modificata nel passaggio dalla Camera al Senato o viceversa. Era un parlare ad un sordo. Zagrebelsky ha fatto notare che non si poteva unire in unico referendum la riforma della Costituzione e la legge elettorale che, purtroppo, non essendo stata inclusa nella Costituzione, è una legge ordinaria che può essere modificata con una maggoranza semplice in parlamento. L'esagitato ha risposto in malafede che la legge elettorale poteva essere sempre cambiata, pur sapendo che ormai è praticamente impossibile data la ristretezza dei tempi essendo stato fissato per il 4 dicembre il referendum confermativo, purtroppo senza quorum. E qui debbo osservare quanto sia deficiente l'art. 138 della Costituzione che non ha previsto, come invece per il referendum abrogativo, il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto, altrimenti il referendum  abrogativo risulta inutile e perciò bocciata l'abrogazione della legge. L'art. 138 dice semplicemente che in mancanza dei 2/3 del parlamento la modifica della Costituzione deve essere sottoposta a referendum. Non si accenna al quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto. La conseguenza assurda è che la modifica della Costituzione sarebbe valida anche se andasse a votare solo il 10%. Basterebbe la maggioranza assoluta entro il 10% dei votanti. Ma nemmeno di questo assurdo ha fatto cenno Zagrebelsky. Assurdo tanto più grave in quanto in questo modo si farebbe passare anche la schiforma della legge elettorale italicum, su cui poi dovrà pronunciarsi la Corte Costituzionale, per altro di composizione anticostituzionale a causa del porcellum dichiarato anticostituzionale. Infatti 5 membri della Corte sono stati eletti da un parlamento illegittimo perché eletto sulla base del porcellum, e altri 5 nominati da un presidente della Repubblica (il voltagabbana Napolitano ora propagatore del sì, mentre dovrebbe stare zitto) eletto da un parlamento illegittimo che per di più ha preteso, pur nella sua illegittimità, di modificare la Costituzione. Come se un chirurgo pretendesse di operare se stesso. Ma anche di questa enorme contraddizione ha taciuto Zagrebelsky. CONTINUA IN GIORNATA. Intanto si può ascoltare la trasmissione

21:10
Speciale TgLa7 - Speciale: referendum, si o no?
Protagonisti del faccia a faccia il presidente del Consiglio Matteo Renzi e Gustavo Zagrebelsky. Conduce Enrico Mentana
E ora veniamo al punto principale che è il giusto rilievo che questa schiforma della Costituzione e della legge elettorale italicum ad essa connessa è confusa e illegibile anche da parte degli esperti. Con essa si crea un'enorme confusione perché è falso che il Senato sia stato abolito e siano stati accorciati i tempi per l'aprovazione di una legge. Innanzi tutto le competenze del futuro Senato vanno oltre quelle che riguardano le Regioni, che comunque sono state spogliate delle attuali competenze per essere demandate al governo centrale. Questo punto di per sé non sarebbe un fatto negativo, osservo io, perché le Regioni hanno dimostrato di essere centri di malaffare e di centri di spesa esorbitanti. Basti pensare ai diversi costi della sanità che dovrebbero invece essere unificati. Ma le loro residue competenze non sono state ben definite. Come possono inoltre 21 sindaci e 74 consiglieri regionali fare contemporaneamente i senatori  senza dover essere per questo nuovo incarico essere retribuiti? In compenso però acquisirebbero l'immunità parlamentare. Ha osservato Zagrebelsky che, scaduto il mandato di sindaco e di consigliere regionale, scadrebbe anche il mandato di senatore, per cui non vi sarebbe coincidenza della durata della carica di sindaco o di consigliere regionale con quella di senatore. Inoltre il Senato conserverebbe comunque la facoltà di discutere e bocciare le leggi votate dalla Camera, anche se questa non è vincolata dalla bocciatura. Ma la Camera rimarrebbe comunque obbligata a discutere le osservazioni fatte dai senatori e ad arrivare ad un voto su di esse. E' dunque falso che non vi sarebbe più perdita di tempo nell'approvazione di una legge. Rimarrebbe dunque un possibile ma inutile contrasto tra i 630 deputati e i 100 senatori (compresi i 5 nominati dal capo dello Stato). Travaglio disse che questi 5 senatori rappresenterebbero al massimo i cortile del Quirinale e non si capisce che ci stiano a fare tra falsi senatori che si occupano di un coordinamento delle politiche regionali. Zagrebelsky a questo proposito ha osservato quanto segue. Supponiamo che una Regione decida che non si faccia una mega discarica sul proprio territorio. Questa decisione verrebbe bocciata da tutti i senatori provenienti da tutte le altre regioni nel timore che la mega discarica venga fatta in un'altra Regione. Un vero pasticcio che documenterebbe il conflitto di interessi tra una Regione e l'altra. Conflitto non risolvibile. E poiché a questa schiforma della Costituzione è stata collegata la legge elettorale, cosa che doveva essere esclusa perché la legge elettorale è una legge ordinaria e disgraziatamente i costituenti del 1946 (che avevano in mente il proporzionale - bisognerebbe vedere i lavori preparatori) non inclusero la legge elettorale nella Costituzione, con la nuova legge elettorale, ha detto Zagrebelsky, venendo alla questione fondamentale, si instaurerebbe  un sistema "oligarchico e autoritario" (sic!). Ma dire queste cose all'usurpatore del governo era come parlare ad un sordo o ad un pazzo, che infatti ha avutola faccia tosta di rispondere che con la nuova legge elettorale non si accresceva il potere dell'esecutivo a danno di quello legislativo. Qui si pone veramente la domanda se l'usurpatore del governo sia veramente pazzo o disonesto quando non riconosce le conseguenze  dell'italicum. E' stato infatti inutile che Zagrebelsky avesse osservato che una Camera (scomparso praticamene il Senato) potesse essere eletto con una minoranza di voti soprattutto al ballottaggio, in cui un partito che risultasse primo anche soltanto con il 20% si prenderebbe alla Camera, grazie al premio di maggioranza, il 55% dei deputati. Ottenuto il 55% questa maggioranza, che sarebbe la maggioranza costituita da un solo partito, lascerebbe agli altri partiti una minoranza impotente. E poiché questa falsa maggioranza  alla Camera eleggerebbe anche il capo dello Stato, questo rappresenterebbe solo il partito del falso 55%. L'usurpatore del governo ha obiettato che il capo dello Stato verrebbe eletto da 2/3 dei componenti della Camera e del Senato, e poi, dalla quarta votazione sino alla sesta, dai 3/5. Ma Zagrebelsky ha osserevato che, se non bastassero i 2/3 o 3/5, a cominciare dalla settima votazione basterebbe solo la maggioranza assoluta dei votanti e in tal modo il presidente della Repubblica verrebbe eletto da una minoranza dei parlamentari.  In ogni caso il presidente della Repubblica rappresenterebbe quel partito di minoranza che avesse acquisito con l'anticostituzionale premio di maggioranza il 55%. Cosa assurda. E poiché, ulteriore assurdo, questo presidente della Repubblica nominerebbe 5 membri della Corte Costituzionale, che si aggiungerebbero ai 3 nominati dalla Camera e ai 2 nominati dal Senato, anche tralasciando i 2 del Senato, il partito vincitore al ballottaggio anche soltanto con il 20%  si prenderebbe anche la maggioranza dei 15 membri  della Corte Costituzionale. E se questa non è dittatura del partito di un partito di minoranza che cosa è? 
Ecco perché o vince il NO o in Italia si instaura la dittatra di un partito di minoranza. Sarebbe la fine della democrazia. Aggiungo a ciò che ha detto Zagrebelsky che questa legge elettorale è peggio della legge Acerbo che diede a Mussolini la maggioranza  alla Camera e al Senato con il premio di maggioranza alla coalizione dei partiti, in cui era compreso il partito fascista. Con l'italicum si instaurerebbe un regime assomigliante alla dittatura fascista, con in peggio il premio di maggioranza ad un partito e non ad una coalizione di partiti. Concludo con una fine osservazione di Zagrebelsky che ha detto che è improprio parlare di premio di maggioranza perché il premio verrebbe dato ad un partito di minoranza. Pertanto bisognerebbe parlare di premio di minoranza. Il premio di maggioranza, ha ricordato Zagrebelsky, era compreso nella legge truffa (così chiamata giustamente dai socialcomunisti) che prevedeva il premio di maggioranza alla coalizione di partiti che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti. In questo modo la coalizione di centro guidata da De Gasperi avrebbe avuto il 65% alla Camera e al Senato. Ma la coalizione raggiunse il 49% e la legge truffa non scattò.  Fu nel 1953 la  fine politica di De Gasperi che morì l'anno successivo. Aggiungo io che è sperabile che con la vittoria del NO l'usurpatore del potere faccia la stessa fine di De Gasperi.  In ogni senso. Con la vittoria del NO giuro che, pur essendo diventato astemio da qualche anno (prima a pasto sorseggiavo al massimo un piccolo bicchiere di vino rosso) mi comprerò una bottiglia del più famoso e più costoso champagne francese che è il Dom Perignon, per brindare alla morte, almeno polica, dell'usurpatore e tirannicida. E l'Italia si libererà per sempre di un esagitato assetato di potere.                                         

venerdì 30 settembre 2016

BERLUSCONI: UN MALE ANCORA NECESSARIO

Mi illusi anch'io nel 1994 quando Berlusconi "scese in campo". Ma proprio in quell'anno cessai per sempre di votare. Non votai per Forza Italia perché  lo attendevo alla prova. E la prova fu subito deludente. Il suo primo governo durò pochi mesi perché Bossi (Lega Nord) gli tolse la fiducia incoraggiato a ciò da Scalfaro, il peggiore presidente della Repubblica dopo  Napolitano. L'altro alleato, dimostratosi poi un traditore, era Fini, segretario del M.S.I.  Poi riprese il governo nel 2001 con una alleanza arlecchinata, formata nuovamente dalla Lega Nord e dagli infidi Fini (che nel 1995 aveva trasformato il M.S.I. in Alleanza Nazionale) e Casini (che ottenne la presidenza della Camera avendo nel 2002 fondato l'UDC). Due che poi furono i primi suoi traditori. Nel 2002 entrò in vigore la disgrazia dell'euro precedentemente voluta dal governo Prodi (2006-8) che truccò i bilanci  perché il rapporto deficit /Pil risultasse entro il 3% e nel 1999 l'Italia apparisse pronta a entrare nell'euro fissando per  l'Italia un valore dell'euro pari a lire 1936,27. Berlusconi nulla fece per contrastare, magari con un referendum consultivo, questo asservimento  dell'Italia ad una moneta straniera che in effetti era l'euro-marco perché i valori delle monete nazionali suicide furono fissati tutti con riferimento al valore che nel 1999 avevano in relazione al marco. Come ministro dell'economia Berlusconi nominò la sciagura di Tremonti inventore dell'omicida Equitalia. Nulla di ciò che aveva promesso con "il contratto con gli italiani" fu realizzato. Si limitò a togliere l'ICI dalla prima casa ma le tasse non diminuirono nonostante l'avesse promesso. Nel 2005, prima della fine della legislatura approvò con l'appoggio dei suoi alleati il famigerato porcellum che introduceva il premio di maggioranza (dichiarato poi anticostituzionale). In tutta la legislatura del 2001-5 cercò di riformare la giustizia nominando ministro Roberto Castelli che con un disegno di legge, rimasto tale, introdusse la separazione tra magistratura inquirente e magistratura giudicante nonché dei concorsi per l'avanzamento di carriera perché non avvenisse più per anzianità Ma fu proprio il porcellum a fargli perdere le elezioni nel 2006, vinte da Prodi, che anche questa volta durò poco perché Mastella gli tolse la fiducia dopo che con la moglie, presidente della Regione Campania e arrestata, si vide indagato per vari reati. Ma Mastella, ministro della giustizia, prima di ritirare la fiducia a Prodi facendone cadere il governo aveva fatto in tempo ad attuare la controriforma della giustizia conservando i privilegi dei magistrati. Controriforma che evidentemente non gli giovò. Nel 2008 vi furono elezioni anticipate e questa volta vinse nuovamente Berlusconi perché il porcellum andò a suo favore. Che cosa avrebbe fatto un altro al posto di Berlusconi? Si sarebbe ben guardato da portarsi dentro Forza Italia il voltagabbana Mastella, affossatore del disegno di legge di riforma della giustizia di Castelli. E invece se lo portò dentro facendolo eleggere al parlamento europeo e un anno dopo sindaco di Benevento. Sembra che Berlusconi abbia avuto un grande fiuto politico  nello scegliersi come alleati dei traditori. Infatti il porcellum doveva portargli sfortuna perché la sua maggioranza si sfaldò completamente ad incominciare dal tradimento di Fini, che era stato voluto da Berlusconi presidente della Camera. La sua maggioranza venne in crisi nel 2011 e diede le dimissioni. Dunque durò dal 2008 al 2011. In questi anni nominò come ministro della giustizia un altro futuro traditore, quell'Alfano che poi fu tolto da Berlusconi dal ministero della giustizia per nominarlo segretario del nuovo partito Popolo della libertà, in cui entrò Fini sciogliendo nel 2008 Alleanza nazionale. Gli anni 2008-2011 furono gli anni terribili di Berlusconi, infognato in vari processi, tra cui quelli riguardanti la sua vita privata con le famose "cene eleganti" organizzate con donne portategli da vari personaggi di bassa lega da cui si sarebbe dovuto tenere distante considerando la sua carica di capo del governo. Come fu poco dotato di intelligennza politica così dimostrò di essere un ingenuo imbecille non capendo che stava rovinando la sua immagine e anche quella dell'Italia. Talmente imbecille da non capire il pericolo di poter poi essere ricattato da quelle puttane o mezzoputtane che frequentava. Noto il caso D'Addario, che registrò i suoi incontri sessuali in cui si sentiva Berlusconi dire frasi come "ma ti ho fatto veramente male"?Intendendo riferirirsi evidentemente alla sua forza di "penetrazione". Ma come è possibile che un individuo simile non abbia mai avuto l'accortezza di non sputtanarsi confondendo la sua vita privata con quella pubblica? Anche per questo venne a mancargli la credibilità. Non tanto per gli altri processi di diversa natura. Famoso poi il caso Ruby fatta passare come nipote di Mubarak per coprire un possibile reato di sfruttamento della prostituzione minorile, anche se poi in Corte d'Appello Berlusconi fu assolto, ma solo perché gli venne riconosciuto che egli non sapeva che Ruby fosse una minorenne. L'Italia non ha mai fatto del moralismo sessuale sui politici, ma Berlusconi oltrepassò ogni limite di decenza nella sua veste di capo del governo. Ma non è tanto questo che gli si possa rimproverare. Il fatto è che l'Italia è vissuta di promesse sotto i suoi governi. Nulla di grande e di positivo gli si può attribuire. Non seppe resistere alll'insistenza del peggiore presidente della Repubblica che è stato l'infame Napolitano, che voleva che l'Italia partecipasse ai bombardamenti della NATO sulla Libia, creando quel caos che dura tuttora e che è la causa dell'invasione dell'Italia dalle coste libiche che sta durando da vari anni dopo l'uccisione di Gheddafi, che Berlusconi un paio di anni prima aveva accolto con onori a Roma. Anche lui fu un traditore. Né seppe opporsi alla scellerata invasione dell'Iraq con tutte le conseguenze che di riflesso si sono avute in Siria con l'espansione degli assassini dell'Isis dall'Iraq senza governo alla Siria. Insomma: un fallimento anche in politica internazonale. Tranne l'avere capito sempre che l'Italia doveva essere un'alleata della Russia di Putin, con cui però mostrò di avere più un rapporto di amicizia che un rapporto politico. Andato allo sgoverno un esagitato da rinchiudere in manicomio, che fa Berlusconi? Fa con questo pazzo il patto del Nazareno credendo di poter in questo modo rientrare nel grande gioco politico. Accettando con questo patto furtivo e fraudolento anche nei riguardi di altri rappresentanti di Forza Italia la legge elettorale italicum, peggiore del porcellum, non capendo che solo con il proporzionale avrebbe potuto evitare di essere fagocitato dal quel deliquente che abbiamo a capo dello sgoverno. Anche in questo caso mostrando di avere un particolare fiuto nell'allearsi con i peggiori. Salvo poi lamentarsi di essere stato tradito per non essere stato ascoltato durante le votazioni tenutesi per eleggere capo dello Stato il grigio Mattarella, che più grigio non si può. Quando ha capito che da quel pazzo con aspirazioni da dittatore non poteva aspettarsi  un vero appoggio ha cambiato rotta ed ora pretende di rappresentare lui l'opposizione. E tuttavia, vista la situazione attuale, viene perfino la voglia di rimpiangerlo. Perché vi è da sperare che non vi siano più traditori  per averli esauriti tutti, come, per ultimo, lo squallido miserabile Verdini, stampella determinante con i suoi accoliti di questo sgoverno. Non si può infatti fare a meno di Berlusconi se è sincero nell'essersi convertito ad oppositore del pazzo  a capo dello sgoverno per essersi dichiarato favorevole al NO nel referendum contro la schiforma della Costituzione e la legge elettorale italicum. E' sperabile che finalmente abbia capito, con 5 Stelle, che solo il proporzionale può ancora salvarlo condizionando ancora la politica perché venga fatto fuori per sempre lo sgoverno attuale con una rivincita su tutti i suoi traditori.                                

mercoledì 28 settembre 2016

A W ASSAD CON PUTIN E LA GUERRA DI LIBERAZIONE DI ALEPPO.ASPETTANDO TRUMP

Si condannano i bombardamenti di Aleppo facendo passare i ribelli come liberatori dalla cosiddetta dittatura di Assad, che invece era ed è l'unica garanzia contro i falsi liberatori che hanno agevolato il falso esercito di liberazione di Al Nusra, che, al contrario, è stato appoggiato dall'Arabia saudita, mentre i curdi, che in Iraq combattono contro l'Isis, in Siria combattono contro Assad. Non mancano gli americani che appoggiano i curdi, mentre la Turchia del dittatore Erdogan combattono in Siria contro i curdi. Come si vede la situazione è complicata e contraddittoria. L'unica posizione coerente è quella di Putin, schieratosi in appoggio ad Assad, il falso dittatore che ha sempre garantito la laicità della Siria, ereditando dal padre un governo che era nato all'interno del partito socialista Baath, che aveva una corrispondenza nell'Iraq di Saddam Hussein, che aveva come vice primo ministro il cattolico di rito caldeo Tareq Aziz, che andò nel 2003 in Vaticano dove, avendo garantito il disarmo dell'Iraq, ottennne dal papa Giovanni Paolo II un sostegno morale con una dichiarazione contraria alla progettata invasione dell'Iraq. Dopo Saddam Hussein, fatto fuori con l'invasione dell'Iraq voluta dal criminale Bush jr che accusava Saddam Hussein di avere armi di distruzione di massa, risultate inesistenti, risultò invece che era Bush ad avere armi di DISTRAZIONE di massa consistenti nella sue menzogne. E, quasi non bastasse, gli Stati Uniti del mezzo negro Obama, a cui solo per disgrazia potrebbe succedere la Rodham (detta falsamente Clinton per abuso del cognome del marito Bill), avrebbero voluto far cadere il governo di Assad. Ma non ottennero l'assenso di altri membri della NATO (tranne quello del prossimo trombato Hollande in Francia). Assad si è trovato senza appoggi da parte dei governi occidentali, mentre, fatta esperienza tragica dell'Iraq, sarebbero dovuti intervenire subito militarmente a favore di Assad, garante della pace in Siria e di tutte le religioni, compresa quella cristiana, che si sentiva protetta dal laico Assad. Putin sarebbe dovuto intervenire subito in Siria, sin dal 2011, per contrastare il falso esercito di liberazione che era appoggiato dai fanatici dei Fratelli Musulmani. Al Nusra ha fatto stappare il vaso di Pandora del caos, di cui poi hanno approfittato i tagliagola dell'Isis, che hanno occupato buona  parte della Siria. Ora la liberazione di Aleppo, pur ridotta in buona parte in macerie, dovrebbe essere l'inizio della liberazione di tutta la Siria. Ma senza l'intervento, pur tardivo, di Putin, ora tutta la Siria sarebbe una terra devastata dagli assassini dell'Isis. La popolazione di Aleppo, anche quella non combattente contro Assad, è colpevole di questa situazione perché, da complice dei falsi liberatori, non si è rifugiata nei territori controllati dal legittimo governo di Assad. Perciò nessuna pietà per tutte le false innocenti vittime della popolazione di Aleppo. 
Se vincerà Trump e rispetterà le sue promesse vi è da aspettare che cambi la scellerata politica estera degli Stati Uniti, vista anche la sua simpatia per Putin con l'annunciato cambio di direzione in politica estera dopo avere condannato la Rodham (la falsa pluricornuta Clinton) per avere appoggiato l'intervento della NATO in Libia quando era ministro degli esteri (segretario di Stato) sotto il governo del mezzo negro Obama, un deficiente totale a cui subentrerebbe un altro deficiente con la Rodham, una guerrafondaia sempre dalla parte sbagliata e sostenuta dai potentati finanziari delle grandi banche, a cominciare da quella ebraica che è la Goldman Sachs, che l'hanno finanziata, mentre Trump è portavoce della classe media che vede come nemica l'immigrazione e non è dipendente dalla grande finanza perché, essendo un plurimiliardario, è economicamente autosufficiente. Trump toglierebbe subito le sanzioni alla Russia dimostrando di non non voler fare dell'Europa una colonia degli Stati Uniti, come tuttora è stata considerata dai suoi avversari.        
Ed ecco l'Anticristo che, come al solito, non capisce un cazzo e difende gli islamici facendoli passare per vittime. Dovranno rendere conto ad Assad e non a Dio.       

Siria, il Papa all'attacco:
"Quelli che bombardano
renderanno conto a Dio"


lunedì 26 settembre 2016

CONTRO IL FERTILITY DAY E PER I BENEFICI DI UNA DIMINUZIONE DELLA POPOLAZIONE

L'Italia non ha più bisogno di 8 milioni di baionette di epoca fascista. L'Italia ha un territorio già sovraffollato avendo solo 301.000 kmq e una popolazione di cittadini di 60 milioni, a parte gli straneri, e fare aumentare la popolazione è da pazzi. 
Circa vent'anni fa scrissi una lettera al Corriere della sera (e ricevetti lettere di adesione) immaginando che la popolazione dell'Italia si riducesse con il tempo alla metà di quella attuale. Quali sarebbero le conseguenze? Solo positive. 1) Non sarebbe più necessario continuare a costruire alimentando la speculazione edilizia e continuando a sottrarre spazi naturali (compresi quelli dedicati all'agricoltura); 2) Sparirebbero le orride periferie e si recupererebbero i centri storici; 3) L'inquinamento atmosferico verrebbe dimezzato e la viabilità non sarebbe più intasata; 4) Sparirebbe (o quasi) la disoccupazione perché non vi sarebbe l'attuale enorme concorrenza per un posto di lavoro; 5) La proprietà privata verrebbe raddoppiata insieme con il reddito. D'altronde, la ferrea legge di Vilfredo Pareto dice che la ricchezza di uno Stato è proporzionale al reddito e inversamente proporzionale alla popolazione. Dunque una delle due: o si produce continuamente di più (con conseguente aumento dell'inquinamento) per inseguire l'aumento della popolazione, oppure bisogna far diminuire la popolazione senza che sia necessario produrre ed inquinare di più per aumentare la ricchezza di un popolo.

Ecco perché Paesi come la Finlandia e la Svezia, avendo un rapporto ottimale tra estensione del territorio e popolazione, hanno uno sviluppo economico avanzato che permette un'assistenza sanitaria e sociale delle migliori. Ed è scientificamente dimostrato che la criminalità è proporzionale all'affollamento.

Palesavo anche il pericolo di una immigrazione dai Paesi islamici (da me definita come quarta invasione islamica dell’Europa, dopo quella araba e dei Turchi, selgiuchidi e ottomani). Anche qui i fatti mi hanno dato ragione. L’Europa vive oggi sotto il ricatto del terrorismo islamico.1

Non fui ascoltato, anche perché non riuscii a raggiungere una notorietà che mi consentisse di essere ascoltato. Coloro che hanno avuto successo in politica sono i veri falliti, responsabili della situazione di caos in cui ora versiamo anche a causa di una folle politica dell’accoglienza. Dal 1994 ho smesso di votare non riconoscendomi né a destra né a sinistra.

Aveva scritto Platone nelle Leggi a proposito dell’immigrazione: “Dopo vent’anni” - troppi – “gli immigrati prendano la loro roba e se ne vadano”. Già Platone aveva capito il pericolo di una immigrazione permanente, che avrebbe potuto espropriare gli ateniesi della loro politica e della loro identità se fosse stata concessa agli immigrati la cittadinanza.

La morale ideologica, che propaganda la società multirazziale, come se fosse un destino, e non il disegno di una follia politica, alimenta nuove malattie derivanti dall'incrocio di genomi che da sempre erano rimasti isolati In una società multirazziale aumenta la variabilità genetica, e conseguentemente l'incidenza delle mutazioni, con la corrispondente possibilità di aumento del numero di nuove malattie ereditarie, che non comparirebbero se i genomi rimanessero isolati. Una popolazione chiusa, come quella dell'Islanda, si troverà avvantaggiata quando si arriverà alla terapia genica delle malattie.

Le generazioni future, se continuerà la follia ideologica della società multiculturale e multirazziale, dovranno maledire le conseguenze di tale follia. Se ne accorgeranno nel mingere. Soprattutto se verrà attribuita la cittadinanza agli stranieri nati in Italia e a coloro che siano residenti da un certo numero di anni in Italia. Non sono capaci questi folli della politica di capire – oppure lo capiscono ma antepongono la morale del buonismo alla politica se non sono dei disonesti che vogliono prepararsi un pacco di voti a sinistra sperando che gli ex clandestini diventino cittadini – che essi stanno mettendo in essere la teoria di Marx dell'“esercito di riserva” di disoccupati che serve a tenere bassi i salari per aumentare il profitto delle imprese. E oggi questo “esercito di riserva” è già costituito dagli ex clandestini regolarizzati, pronti a prendere il posto di lavoro dei licenziati perché disposti ad avere salari più bassi. Se gli immigrati avranno la cittadinanza la situazione peggiorerà perché la disoccupazione si estenderà anche per i posti di lavoro socialmente più qualificati. E' evidente, infatti, che i figli degli ex clandestini non si adatterebbero a fare i lavori che – si dice – gli italiani disoccupati non vogliano fare , e aumenterebbero la concorrenza per i lavori socialmente qualificati. Non sapendo resistere alla coalizione cattocomunista, anche la cosiddetta destra vorrebbe estendere la cittadinanza agli ex clandestini. In tal modo gli ultimi arrivati, divenuti cittadini, avrebbero gli stessi diritti degli italiani che hanno avuto come antenati coloro che, nell'arco di secoli, per una lunga serie di generazioni, combatterono per l'Italia, anche con sacrificio della vita, sino alle due guerre mondiali. Ognuno eredita anche le benemerenze dei suoi avi, che verrebbero vanificate se si concedessero eguali diritti agli ultimi arrivati, anche se non abbiano particolari benemerenze.

Purtroppo la classe operaia è stata sostituita dalla falsa sinistra con la classe degli sbandati, dei drogati, degli omosessuali, dei frichettoni dei centri sociali, degli immigrati con o senza lavoro, complice di una politica che va a danno della classe operaia. Una sinistra traditrice di Marx. E' un paradosso.

Si sta ripetendo quanto Montesquieu aveva rilevato in Considerazioni sulle cause dell'ascesa dei Romani e della loro decadenza (cap. 18), spiegando che una delle cause della decadenza dei Romani fu l'accoglimento dei barbari come federati e la loro inclusione negli eserciti:“I Romani dovettero cercare di placare con il danaro i popoli che minacciavano un'invasione. Ma la pace non è cosa che si compri perché chi l'ha venduta una volta non è in grado di farla ancora comprare...I barbari assoldati (negli eserciti) dai Romani...abituati a cercare più il bottino che l'onore, erano insofferenti della disciplina militare...Un ministro o qualche altro potente ritenne utile, per avidità, per desiderio di vendetta o per ambizione, far entrare i barbari nel territorio dell'Impero, non esitando ad abbandonarlo al saccheggio e alla devastazione”. Aggiunge Montesquieu in una nota che “ciò non deve meravigliare se si pensa alla loro vicinanza con popoli che erano stati nomadi, che non conoscevano alcuna patria e che spesso si accordavano con il nemico che li aveva vinti per lanciarsi contro il loro stesso popolo”.

Si aggiunse poi la Chiesa, che con il voler convertire i barbari che invadevano l'Impero, cooperò con la sua predicazione a demotivare la resistenza e la difesa dei confini dell'Impero.

Oggi si sta ripetendo lo stesso fenomeno dell'antichità.

1) Da una parte la politica dell'accoglienza che crede di poter integrare gli islamici, pur essendo questi senza patria perché si sentono appartenenti all'Islam più che ad uno Stato, e - al contrario dei barbari che invasero l'Impero, che si convertirono spontaneamente al cristianesimo – non sono convertibili, non dico al cristianesimo, ma ad una concezione laica dello Stato. Per gli islamici vale quanto lo storico Giorgio Falco (La Santa Repubblica cristiana, cap.V) scrisse riferendosi alla forzata coabitazione di Goti e Romani: “Essi dovevano formare due società distinte, rispettivamente giustapposte o sovrapposte”. Nonostante fossero entrambi cristiani, ma i primi ariani e i secondi cattolici. Due società parallele con netta separazione etnica, con tribunali separati e Chiese separate, con proibizione di matrimoni misti, secondo la politica intrapresa da Teodorico (493-526). Questo fu il risultato dell'avere accettato i barbari entro i confini, come fece, per esempio, Costantinopoli dopo il disastro della battaglia di Adrianopoli (378), che indusse l'imperatore Teodosio ad incorporare i vincitori Visigoti nell'esercito con un “patto di alleanza” accettando la condizione che essi conservassero i loro diritti e i loro costumi. La conseguenza fu che successivamente l'Impero d'Oriente, pur di liberarsi dei Visigoti, del tutto inaffidabili perché non integrabili, spregiudicatamente li dirottò verso Occidente, con il conseguente sacco di Roma (410), prima che essi stabilissero in gran parte della Gallia e della Spagna. E quando il generale romano Oreste nominò come imperatore il figlio Romolo, detto ironicamente Augustolo, Odoacre, capo delle milizie barbariche, sconfisse Oreste e depose il figlio dichiarandosi re d'Italia e ponendo fine, anche nominalmente, all'Impero d'Occidente.

Al contrario, l'Impero d'Oriente riuscì a sopravvivere perché conservò una omogeneità culturale in cui, sulla base di una concezione cesaropapistica del potere, l'imperatore era anche capo della Chiesa e perciò garante dell'unità religiosa. La scissione religiosa tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli fu la causa maggiore della debolezza dell'Impero d'Oriente (bizantino da quando il greco divenne lingua ufficiale), lasciato solo dal Sacro Romano Impero di fronte ai ripetuti assalti degli arabi e dei turchi, con la fine dello stesso Impero bizantino e con la conquista turca di Costantinopoli (1453). Il cristianesimo, con le sue scissioni interne, fu vittima più di se stesso che delle armi islamiche.

2) Dall'altra l'odierno ecumenismo interreligioso della Chiesa cattolica che ha posto le basi di una sua autodissoluzione, mentre, contraddittoriamente, rivendica le radici cristiane dell'Europa e ne ha sempre chiesto il riconoscimento nel Trattati europei, prima di Nizza (2001) e poi di Lisbona (2007).

Una Chiesa schizofrenica, che coopera all'autodissoluzione dell'Occidente con la politica d'accoglienza degli islamici, molto peggio dei barbari germanici perché non convertibili alle tradizioni occidentali.

E' stupefacente il fatto che oggi la stessa Chiesa, dimentica della sua storia, si richiami alla libertà religiosa per alimentare la propaganda islamica, andando contro lo stesso Vangelo, perché fa finta di ignorare le frasi di Gesù: "chi non è con me è contro di me" (Matteo, 12, 30);"Non pensate ch'io sia venuto a metter pace; non son venuto a metter pace ma spada" (Matteo, 10,34). Ove "spada" ha un significato metaforico, e non fisico, come nel Corano, ove la spada serve per massacrare in non credenti in Allah. Non valgono a favore degli islamici nemmeno le parole meno restrittive che Gesù rivolse ai discepoli: "Chi non è contro di noi è per noi" (Marco, 9,40). Se ne deduce che i veri cristiani dovrebbero dire, quanto meno: chi è contro di noi non è per noi. Infatti, in base al Corano, tra gli infedeli, da combattere, sono compresi anche i cristiani, soprattutto per avere concepito la trinità e per avere considerato Gesù figlio di Dio, invece che solo uomo. Né gli islamici perdonano ai cristiani di avere scritto che Gesù morì in croce e risorse. Secondo essi in croce morì un sosia di Gesù. Solo un pazzo poteva scrivere una cosa simile.


1 V. l'articolo della sociologa Ida Magli pubblicato su Il Giornale del 9 agosto 2009, riportato nel mio blog (pietromelis.blogspot.com) in data 19 marzo 2010 sotto il titolo “Il fenomeno devastante dell'immigrazione”.





Già nel 2006 l'arcivescovo di Milano Tettamanzi dichiarò che il suo dovere di prestare tutela a tutti discende dalla missione di annunciare il vangelo (Corriere della sera, 28 maggio 2006). Aggiunse che gli islamici hanno diritto ad avere una moschea in ogni quartiere. La Chiesa, in tal modo, non soltanto ha rinunciato anche all'uso metaforico della spada contro gli islamici, avendo rinunciato a fare azione di proselitismo nei loro confronti, sapendo che sarebbe tempo perso, oltre che pericoloso, ma li accoglie in un connubio ecumenico e antievangelico. La morale della solidarietà entra subito in ballo per propagandare la politica dell'accoglienza di ogni sorta di rifugiato, anche quando essa sia in palese contrasto con il diritto.

La Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati recita: Il rifugiato è colui "che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra".

Come si vede, non vi è alcun riferimento ai rifugiati di guerra ed economici. Un perseguitato politico, per esempio, ha diritto d'asilo. Ma non possono accampare diritto d'asilo i rifugiati di guerra (provenienti da Paesi in cui vi siano guerre civili, come in Somalia, in Eritrea, etc.) e i rifugiati economici.

I disonesti, di fronte alla politica dei respingimenti, hanno dichiarato che prima si sarebbero dovute verificare le domande di asilo. Come se fosse possibile distinguere tra aventi e non aventi diritto d'asilo trattandosi di fuggitivi provenienti dagli stessi teatri di guerra, che sono affari loro, se hanno voluto l'indipendenza.

Se l'Europa (già affollata dagli europei) avesse il dovere di accogliere i rifugiati di guerra ed economici provenienti da tutti i Paesi del mondo ove vi siano fame o guerra, si voterebbe alla sua autodissoluzione. E la Turchia sarebbe ben contenta di spedire in Italia, ventre molle di un'Europa senza coglioni, ma con governi coglioni, gli odiati Kurdi. A tutti i folli della politica che blaterano di doveri morali e di soccorsi umanitari (con il tam tam della Chiesa) bisognerebbe domandare su quali basi essi pretendano di doversi fare carico dell'assistenza ai rifugiati di guerra ed economici. Per quanto riguarda i Paesi africani (in cui vi sono farse di governi, incapaci e corrotti) si può dire che essi hanno voluto la bicicletta (l'indipendenza). E dunque che pedalino senza venire poi ad affollare ancor di più l'Europa. Ad essi sarebbe convenuto rimanere sotto governi europei, per richiedere il diritto di cittadinanza in quanto appartenenti a province africane.1 I soliti idioti (o disonesti) dicono che anche gli italiani sono stati un popolo di emigranti. Ma allora l'emigrazione avveniva provenendo da spazi ristretti verso spazi larghi (gli Stati Uniti, l'Argentina, il Brasile etc.). Ora sta avvenendo il contrario. Da grandi spazi, dell’Africa e dell’Asia, verso piccoli spazi, dell’Europa già affollata. Di questo passo gli europei se ne dovranno andare per lasciare il posto a questi nuovi invasori, che più sono poveri e più sono capaci di fare l'unica cosa che sono capaci di fare: far figli come conigli in allevamento, aumentando la fame nel mondo. .
Se non si sostituisce al folle jus soli l'jus sanguinis come fondamento della cittadinanza – con eccezioni per particolari benemerenzesi deve accettare l'assurdo di un neonato che acquisti la capacità di estendere ai genitori, anche se clandestini, la cittadinanza, mentre, in alternativa, i genitori, se non volessero abbandonare il neonato a causa della loro espulsione, dovrebbero portarlo con sé nel Paese di origine vanificando la cittadinanza acquisita dal figlio, che avrebbe, tuttavia, una doppia cittadinanza, quella acquisita e quella dei genitori. Ciò in contrasto con il principio dell'jus sanguinis sulla base del quale la legge italiana assegna la cittadinanza italiana al figlio di una coppia di italiani nato in un Paese straniero.




1 Così considerava l'Angola e il Mozambico il dittatore del Portogallo Salazar.

sabato 24 settembre 2016

LETTERA APERTA A RENATO BRUNETTA

Dopo la trasmissione


21:10
Speciale TgLa7 - Speciale: referendum, si o no?
Speciale tg a cura della redazione News dedicato al Referendum. Conduce Enrico Mentana dalla festa dell'Unità di Roma
Inviato a r.brunetta@camera.it 
L'ho ascoltata nella trasmissione di Mentana. Tra le altre cose giuste contro quella che anche lei ha chiamato la schiforma della Costituzione ha rilevato l'assurdo che una schiroma della Costituzione venga fatta da "un parlamento illegittimo" (sic!) a causa del fatto che esso sia stato eletto sulla base di una legge elettorale (porcellum) dichiarata anticostituzionale anche  per il fatto di  avere incluso un premio di maggioranza. Inoltre ha rilevato che alla Camera vi sono stati ben 140 transfughi e al Senato ve ne sono stati 50. Dunque un parlamento che in buona parte ha tradito il voto dell'elettore. Ma per coerenza, come ripetutamente ho scritto sia nel blog che in due miei libri, avrebbe dovuto andare avanti ricavandone le ulteriori conseguenze. Non solo questo parlamento, ma anche i due precedenti (XV e XVI legislature)  erano illegittimi perché eletti sulla base del porcellum. E chi ha voluto ed approvato il porcellum nel 2005? Un parlamento in cui vi era una maggioranza di centro destra di cui anche lei faceva parte. Dunque anche lei aveva approvato il porcellum. Come mai ha aspettato che fosse la Corte Costituzionale a dichiararlo anticostituzionale? Una legge elettorale che poi, come un boomerang, si è rivoltata contro Berlusconi facendo vincere Prodi nel 2006. Governo durato due anni. Nel 2008 si sono tenute nuove elezioni sempre con il porcellum. E lei ancora non ha avuto alcunché da dire contro il porcellum. Poi vi sono state le dimissioni di Berlusconi nel 2011  e nuove elezioni nel 2013 sempre ancora con il porcellum. E lei ancora zitto.  Questo parlamento illegittimo (meglio: cioè di composizione illegittima), come i due precedenti hanno eletto per due volte un presidente della Repubblica (Napolitano) la cui elezione avrebbe dovuto essere considerata di riflesso anch'essa anticostituzionale. E lei sempre zitto quando la seconda volta è stato eletto anche con i voti del centro destra. Ma non basta. I membri della Corte Costituzionale vengono nominati per 1/3 dal parlamento e per un altro terzo dal presidente della Repubblica. Nemmeno lei ha considerato il paradosso di una Corte Costituzonale che dichiara anticostituzionale una legge elettorale mentre 2/3 dei suoi membri sono da considerarsi anch'essi di riflesso illegittimi. In base al famoso brocardo quod nullum est nullum  producit effectum.  Se i parlamenti dal 2005 al 2013 sono illegittmi perché eletti sulla base di una legge elettorale anticostituzionale, l'illegittimità della causa produce necessariamente conseguenze illegittime. Sono dunque da considerarsi anticostituzionali anche le nomine di 2/3 della Corte Costitizionale, la duplice nomina di Napolitano e la successiva nomina di Mattarella. Ma lei ha taciuto su tutto ciò. Come tornare nell'alveo della Costituzione? L'unica soluzione coerente, non ve ne è un'altra, consisterebbe nelle dimisioni in blocco di 2/3 dei membri della Corte Costituzionale, nelle dimissioni di Mattarella e nell'autoscioglimento di questo illegittimo parlamento. Mi rendo conto che gli interessati mai sarebbero disposti a mollare le loro poltrone, a cominciare da quelle scaldate dai membri della Corte. Perché purtroppo questo è uno Stato di poltronisti che mai rinuncerebbero alle loro attuali poltrone. Ma come può uno Stato pretendere onestà dai cittadini se la maggiore disonestà proviene da tutte le sue maggiori Istituzioni?  Eppure una soluzione vi sarebbe almeno da una parte di questo parlamento illegittimo di cui lei fa parte. DIMISSIONI IN BLOCCO DI TUTTI I DEPUTATI DI FORZA ITALIA di cui lei fa parte per causare l'autoscioglimento del parlamento illegittimo. In questo modo si impedirebbe il referendum sulla schiforma della Costituzione e della connessa legge elettorale italicum anche peggiore del porcellum. Lei adesso si è svegliato solo perché fa propaganda per il NO. E questo va bene. Ma non si accorge che lo stesso votare NO (eppure non vi è alternativa per evitare che con il sì si instauri la dittatura anticostituzionale di una minoranza) significa riconoscere validità ad un referendum voluto da un parlamento illegittimo?  Dunque l'unica soluzione, a parte l'illegittimità dei 2/3 della Corte Costituzionale e della nomina di Mattarella, è l'autoscioglimento di questo illegittimo parlamento. Il nuovo parlamento non avrebbe bisogno di una nuova legge elettorale perché  automaticamente riprenderebbe vigore la legge elettorale che vigeva prima del porcellum. E il nuovo parlamento per ulteriore coerenza dovrebbe chiedere le dimissioni di 2/3 della Corte Costituzionale  e di Mattarella. Una rivoluzione? Sì, è vero. Ma almeno, in subordine, male minore, proponga a Forza Italia (se non anche ad altri partiti, non certamente al PD) le dimissione in massa per liberarci per sempre di un parlamento illegittimo e di uno sgoverno che ha a capo uno che è una vera disgrazia per tutta l'Italia.                  

COME MI IMMAGINO LA FINE DI QUESTO SGOVERNO

L'Italia ha la classe politica che si merita