giovedì 3 novembre 2016

RICORRENZA DEL CRUDELE SACRIFICIO DELLA CAGNETTA LAIKA

Il 3 novembre 1957 la crudeltà umana giunse a torturare una cagnetta che dopo pochi mesi dalla nascita fu torturata costringendola a vivere dentro una gabbia e sottoponendola a forze centrifughe perché si abituasse a stare dentro la capsula del razzo dentro cui fu poi rinchiusa. Che razza di esperimento volevano fare i sovietici con il solo scopo di dimostrare di essere superiori agli americani, che poi li superarono spedendo uomini e non cani sulla luna? A che cosa serviva rinchiudere un cane dentro un razzo? Per sapere quanto avrebbe resistito alle forze di accelerazione? Non si saprà mai quale sia stata la causa della morte di Laika che è sopravvisuta un paio d'ore dentro la capsula e si suppone che sia morta o di spavento o per lenta asfissia per mancanza di ossigeno. Si sapeva a priori che non sarebbe tornata sulla Terra. Questo episodio mi ha fatto riflettere. Se valga meno la vita di un cane  rispetto a quella di un criminale. Perché non vi hanno messo dentro un condannato a morte visto che nell'Unione Sovietica esisteva la pena di morte? Invece che usare animali per "esperimenti" di laboratorio, che non danno alcuna certezza nel trasferimento dei risultati dall'animale non umano all'uomo, perché non usare cavie umane? Torno al mio pensiero fondamentale: la vita umana può valere meno di quella non umana. Non esiste l'uomo, esistono gli uomini e ciascuno deve essere giudicato in base alla sua esistenza, non in base alla sua essenza, che è soltanto un'astrazione. Purtroppo la filosofia è partita sempre dall'essenza invece che dall'esistenza.  Gli esistenzialisti (come Heidegger, Jaspers e Sartre) rovesciarono questo rapporto partendo dall'esistenza. Ma non furono coerenti perché rimasero entro una concezione  antropocentrica.    

5 commenti:

Anonimo ha detto...

professore,
quando è successo dai russi proprio non me l'aspettavo ! intendo la violenza sulla cagnetta Laika. pensavo che l'unione sovietica fosse più avanti dell'occidente su questo tema. la brutalità verso gli animali l'ho sempre vista come una caratteristica molto occidentale - fatti salvi i cinesi - mai avrei creduto che i comunisti - quelli veri, che credevano in un ideale - avrebbero osato tanto. mi sbagliavo.
saluti,
marco

Sergio ha detto...

Per il carnivoro e buongustaio cristiano Camillo Langone i nostri sentmenti verso gli animali non sono solo ridicoli, ma segno di perversione e persino di ateismo. Non ha detto il fottuto Jahvè: gli animali sono a vostra disposizione, fatene quel che volete, mangiateveli o bastonateli pure. Fra parentesi, signor Langone, la gola è uno dei sette vizzi capitali, e il vostro Dante ci ha descritto le torture a cui sono sottoposti i golosi all'inferno. Fosse vero.

Povera Laika. Se uno immagina cosa deve aver provato quel povero animaletto non può non commuoversi e deplorare le torture a cui fu sottoposta (prima del lancio e durante il viaggio verso la morte: non capiva quello che le succedeva, sarà stata terrorizzata). Ma sembra che morisse subito per fortuna. Anna Maria Ortese le ha dedicato alcune belle parole che adesso non trovo. Sembra che il russo che addestrò la cagnetta abbia provato dei sensi di colpa o almeno fosse dispiaciuto.
Pensate ai primati sui quali esperimentiamo i vaccini. Sono strettamente legati su una sedia speciale, non possono muoversi, con sonde nel cervello. Uno sperimentatore (italiano) ha detto che se le autorità svizzere proibiranno le sperimentazioni sui primati lui lascerà il paese e gli esperimenti andrà a farli altrove. Andasse pure al diavolo.

Sergio ha detto...

Anna Maria Ortese:

""Penso talora, è strano, anche a Laika, la cagnetta che fu mandata, dicono, nello Spazio Esterno (definizione di Milton per gli abissi senza speranza che circondano l’Universo), e che forse avrà chiamato infinitamente gli umani. Vorrei gridare: Laika! Siamo qui! Ti amiamo! Torna indietro, Laika! Sì, sono questi i miei sogni: la resurrezione, il ritorno di tutti i morti nell’ingiustizia. Già la morte è ingiustizia. Ma l’ingiustizia, talora, come per Laika, è più ingiusta di ogni altra cosa ingiusta. È del tutto il segno della disgrazia di Adamo, dice l’orrore della intelligenza di cui si è fidato. Dice che non bisognerebbe più fidarsi di questa guida. Tornare indietro!"
- Laika! Ormai è morta! Svanita tra le stelle, e per sempre.
"Ma non per me."

Sergio ha detto...

Laika non visse nello spazio, la cagnetta morì dopo il lancio – Vittorio Zucconi

Il cane che rincorse le stelle avrebbe di molto preferito continuare a rincorrere gatti e ciclisti per le strade di Mosca, se avesse potuto decidere lei, ma Laika non era un cane qualsiasi. Era un soldato, una bandiera, un latrato di battaglia, un monumento che l’Urss voleva costruire a se stessa con il materiale della Guerra fredda, con i motori, i missili, le ambizioni e, soprattutto, con le bugie della propaganda. Laika, la bastardina arruolata dagli accalappiacani di Kruscev nei vicoli di Mosca per essere la prima creatura vivente spedita in orbita, non morì la morte indolore nello spazio dopo una settimana di orbite, che la propaganda ci aveva raccontato allora, ma una morte orrenda e struggente, inscatolata nel minuscolo Sputnik, poche ore dopo il lancio. Il suo cuore di cane fu schiantato dal panico e dalla solitudine incomprensibile.

(continua)

Sergio ha detto...

(continuazione e fine)

Laika e le sue compagne furono costrette a vivere in gabbiette e contenitori sempre più piccoli e strette da catenelle sempre più strette, per periodi successivi di 3 settimane e a nutrirsi solo di gelatine, la pappa che sarebbe stato messo a bordo, perché lo potessero, poco alla volta, con parsimonia, leccare fino all’esaurimento e dunque alla morte.

Alla fine dell’addestramento, se così possiamo chiamare quella tortura, la vediamo nelle foto d’epoca, che spunta con il muso scuro e gli occhi giustamente preoccupati, da una sorta di tubo di dentrificio nero, l’ogiva nella quale sarebbe stata sparata dalla base di Baikonur, strettamente incatenata, per impedirle di rivoltarsi e di muoversi dentro il tubo.

Mushka, oltre che piccola, era, per sua ulteriore sfortuna, anche la più intelligente. Era servita per collaudare i rudimentali strumenti di bordo, un ventilatore automatico che avrebbe dovuto raffreddare l’abitacolo quando, nei momenti di esposizione al sole durante le orbite la temperatura fosse salita oltre i 20 gradi.