mercoledì 13 novembre 2013

HO VISTO LA MADONNA

Almeno fosse. Io sarei un testimone attendibile. Ma pare che la madonna non voglia testimoni come me. Non solo vuole gente ignorante, ma vuole anche gente che sia già disposta a credere. Non basta. Appare solo ai cattolici e disprezza i cristiani non cattolici, a cui non appare mai. Figuriamoci se possa apparire a me non credente. Ma allora perché appare solo ai credenti mentre dovrebbe preferire apparire ai non credenti per convertirli? Una donna, che si capiva fosse una ignorantona,  alla trasmissione di QUINTA COLONNA di lunedì ha raccontato a Paolo Del Debbio, conduttore della trasmissione, che si trovava in un bosco vicino ad un paese della provincia di Vercelli, ed era stanca. Si sedette e le apparve una signora con un rosario che le disse di bere alla sua fonte. Si alzò, andò a bere e si sentì subito bene. La madonna la invitò a pregarla.  Perché? Non seppe dire perché. Paolo Del Debbio intervistò un'altra donna che disse di avere un neo ulceroso e sanguinante. Anche a lei apparve nello stesso luogo la madonna che la invitò a pregarla e a bere alla sua fonte. Il neo ulceroso scomparve subito dopo. Poi venne ripresa una lapide posta sopra la fonte (in realtà un tubo da cui usciva un getto d'acqua), e su di essa si leggeva la scritta posta a cura del Comune che diceva che l'acqua non era potabile. Uno presente alla trasmissione spiegò che quell'acqua non era potabile perché vi giugevano liquami provenienti da acque fognarie. Ma altri dissero che l'acqua era stata analizzata dalla ASL ed era risultata potabile. La cosa non è credibile se non è possibile che il Comune abbia posto quella lapide senza avere fatto fare prima l'analisi batteriologica di quell'acqua. Ma quasi tutti i presenti collegati dall'esterno alla trasmissione giuravano che quell'acqua fosse miracolosa. A parte tutto ciò, vi è da domandarsi: perché mai la madonna si sceglie sempre gente ignorante per le sue apparizioni? Non basta. Alla trasmissione era presente in studio la nota attrice Sandra Milo che raccontò la storia di una sua figlia che nacque morta in ospedale. Pesava appena un chilo. I medici dopo avere tentato di riportarla in vita con tutti i mezzi disponibili alla fine rinunciarono e la misero in un fagottino per consegnarla alla madre. Ma una suora prese il fagottino e incominciò a pregare la suora fondatrice dell'ordine a cui apparteneva e che non ricordo. La suora pregata era stata poi dichiarata beata da Giovanni Paolo II. Dopo pochi minuti il cuore della bambina morta riprese a battere. Fu portata subito nel reparto degli immaturi dove rimase tre mesi. E ora quella bambina è una ragazza normale. Miracolo? E come mai un simile miracolo non fu fatto a favore di altre madri mentre fu fatto a favore di una madre che di certo non fu mai una donna di specchiate virtù perché, sposata, e poi separata, ebbe dal compagno due figli (Ciro e Azzurra, la bambina "miracolata") e poi passò da un amante all'altro, tra cui Fellini e Craxi, e fu persino condannata per una truffa di 2 miliardi negli anni '80? E' un mistero. Le vie del Signore sono infinite (direi che sono insondabili). Vi era in studio anche un'altra (ex) attrice, Eleonora Giorgi, che raccontò di una ragazza che a Lourdes l'anno scorso (se non ricordo male), senza avere chiesto per sé un miracolo, si vide ricrescere l'osso di un'anca che aveva perso.  Altro miracolo? La Chiesa lo riconobbe come tale. Ammettiamo che si tratti di miracolo. Se è così questo sarebbe il 67° miracolo riconosciuto dalla Chiesa dal 1848, quando avvenne l'apparizione a Bernadette. Si pensi a tutti i milioni di persone che ogni anno vanno a Lourdes per implorare una grazia. Ma che ci vanno a fare? Per vedere le sofferenze degli altri? O per partecipare ad una tremenda lotteria senza che per molti anni non avvenga nemmeno un riconosciuto miracolo? Con questa lotteria però la madonna ha incrementato il traffico turistico. Lourdes è la località francese con maggiore afflusso di turisti dopo Parigi. Nel caso raccontato da Sandra Milo sarebbe stata una suora dichiarata beata a fare un miracolo. Ma perché fu pregata. Nel racconto della Giorgi la madonna avrebbe fatto un miracolo senza neppure essere stata pregata. Ora, io mi domando, perché questi miracoli danno da pensare che si debba giocare alla lotteria? E' più facile fare un 6 al superenalotto. Un miracolo, a ben vedere, è una profonda e grave ingiustizia. Quanti bambini sono nati morti e non sono risuscitati. Quanti individui sono stati sottoposti inutilmente ad interventi chirurgici senza riprendere a camminare normalmente. Perché non è mai capitato che un femore fratturato e sostituito con una protesi si sia ricostituito miracolosamente facendo sparire la protesi dato che la madonna a Lourdes ha preferito fare un miracolo di poca importanza preferendo ricostituire un osso dell'anca piuttosto che ridare la normale deambulazione ad un paralitico che trascorre la vita in carrozzina o guarire un malato di malattia incurabile avente poco tempo da vivere? Come avviene questa scelta? Vi sono dei rarissimi privilegiati? Se così fosse vi sarebbe più incomprensibilità nel privilegio piuttosto che nel miracolo in se stesso. E' questo che ancor meno si può spiegare. E la cosa ancora più incomprensibile è che la madonna richieda di essere pregata. Ma che cavolo se ne fa della preghiera? Non dovrebbe sapere lei stessa chi abbia dei meriti per essere meritevole di un miracolo?  E perché solo pochi che la preghino ottengono un miracolo? Vi è più irrazionalità nella lotteria dei miracoli che negli stessi miracoli. Se il mondo dell'aldilà è peggiore di quello umano in fatto di riconoscimento dei meriti, allora viene il sospetto che questa storia dei miracoli sia una storia di bufale. Ho già detto altre volte che ancora più strano è il fatto che la madonna appaia solo a due condizioni: che le sue apparizioni siano raccontate da persone non soltanto predisposte a credere nei miracoli ma anche ignoranti, di bassa cultura. La madonna di Fatima (se non confondo con quella di Lourdes: con tutte queste madonne si fa una grande confusione) avrebbe richiesto ai veggenti pastorelli di dedicare a lei la Russia. Se le prime apparizioni avvennero il 13 maggio del 1917, pochi mesi prima dell'inizio della rivoluzione comunista di ottobre (in realtà di novembre), il risultato è stato disastroso visto che la Russia divenne l'atea Unione Sovietica di Lenin e di Stalin. Non fu pregata abbastanza? Qualcuno me lo spieghi.        

martedì 12 novembre 2013

LA FALSA DIMOSTRAZIONE DELL'ESISTENZA DI DIO DEL GRANDE LOGICO GöDEL

Rispondo a un certo Roberto che in un commento all'articolo precedente mi ha scritto:

Egr. Prof. avrei piacere di conoscere il suo giudizio sulla prova ontologica dell'esistenza di Dio di Kurt Gödel.

Lo schema della "dimostrazione" di Gödel è il seguente:

Ogni proprietà è necessariamente positiva. 
Per definizione Dio ha tutte e solo le proprietà positive.
L'esistenza necessaria è una proprietà positiva.
Quindi Dio, se è possibile, possiede necessariamente l'esistenza.
Il sistema di tutte le proprietà positive è compatibile.  
Quindi Dio è possibile.
Essendo possibile, Dio esiste necessariamente.

Prima di affrontare la cosiddetta prova logica dell'esistenza di Dio è meglio riferirsi ai suoi precedenti storici che sono Platone, S.Anselmo (Proslogion) e Leibniz.
Non è mai stato fatto notare che la prova di Anselmo è una pura tautologia che dimostra nulla. Andiamo per ordine. La prova si snoda in due parti. E generalmente viene citata solo la prima parte. La prima parte  è una tautologia. Essa dice che esiste un essere del quale non se ne può pensare uno maggiore e che questo essere necessariamente esiste. Infatti, aggiunge Anselmo se questo essere esistesse solo nella mia mente, allora dovrei poter pensare che esista un essere del quale non se ne può pensare uno maggiore che oltre ad avere tutte le proprietà o perfezioni concepite solo nella mia mente, dovrebbe avere anche la proprietà o perfezione dell'esistenza. Ma ciò è contraddittorio, dice Anselmo, perché l'essere del quale non se ne può pensare uno maggiore non sarebbe tale in quanto non includerebbe di per sé la proprietà dell'esistenza. Pertanto è necessario che esista l'essere del quale non se ne può pensare uno maggiore. Sin qui tutto vero. E qui termina la prima parte della cosiddetta dimostrazione di Anselmo. Ma non ne consegue affatto che l'essere del quale non se ne può pensare uno maggiore sia Dio. Infatti l'essere del quale non se ne può pensare uno maggiore sin qui non può che essere l'universo (indipendentemente  dal fatto che esso sia considerato finito o infinito). L'obiezione del monaco Gaunilone non aveva alcun fondamento perché considerava solo la prima parte della dimostrazione di Anselmo (che in verità, ripeto, era solo una tautologia, che significa dire la stessa cosa senza dire alcunché di nuovo). Infatti Gaunilone osservava: allora, se io penso un'isola perfettissima, a tal punto da superare ogni altra terra abitata, per il solo fatto che io la pensi come la migliore terra possibile essa dovrà esistere. L'obiezione di Gaunilone non aveva alcun senso perché non poteva paragonare un'isola perfettissima  all'essere del quale non se può pensare uno maggiore (nel quale è compresa l'isola perfettissima). In altri termini: non si può paragonare la parte (l'isola perfettisima) con il tutto (l'universo). Ma vi è un grave errore di logica se si identifica con Dio (trascendente) l'essere del quale non se ne può pensare uno maggiore, potendo essere questo l'universo. Infatti Anselmo, per evitare questa identificazione, che l'avrebbe portato al panteismo, aggiungeva la seconda parte della dimostrazione. Questa fa riferimento al fatto che l'universo (la materia) è soggetta a corruzione. E poiché Dio non sarebbe tale se fosse soggetto a corruzione, Dio non può identificarsi con l'universo. La seconda parte della dimostrazione contiene un paralogisma, cioè un falso ragionamento. Infatti Anselmo identifica l'essere del quale non se ne può pensare uno maggiore con l'essere perfetto, dando una qualità morale (la perfezione) all'essere del quale non se ne può pensare uno maggiore. Un secondo errore di logica viene commesso da Anselmo nel ritenere che l'esistenza sia una proprietà (intesa come qualità) dell'essere del quale non se ne può pensare uno maggiore. Su questo punto ebbe in parte ragione Kant quando criticò la prova dell'esistenza di Dio di Anselmo. Infatti l'esistenza, dice Kant, non può essere considerata una qualità o proprietà di una certa cosa. Riporto l'esempio di Kant: una cosa è pensare 100 talleri (allora moneta della Prussia), un'altra cosa è averli in tasca. Ma Kant, se aveva ragione negando che l'esistenza fosse una proprietà o qualità dell'essere perché l'esistenza è "posizione assoluta dell'essere" (espressione di Kant) se per essere si intende una qualsiasi cosa, non aveva tuttavia ragione Kant nel paragonare una qualsiasi cosa all'essere del quale non se ne può pensare uno maggiore, perché quest'ultimo implica necessariamente l'esistenza. Si può aggiungere che, se l'universo esiste (e che esista si vede), esso non può non essere necessario (lo diceva lo stesso Parmenide 500 anni prima di Cristo quando diceva che essere e pensare è la stessa cosa, nel senso che, se penso l'universo, debbo pensarlo come necessario, e dunque non vi può essere una causa dell'universo perché, dovendo avere una causa fuori di sè, non sarebbe un universo). Hegel rivalutò la dimostrazione di Anselmo (criticando Kant) ma solo nella prima parte della dimostrazione anselmiana. Infatti per Hegel (che identifica Dio con lo Spirito immanente al mondo) l'essere del quale non se ne può pensare uno maggiore necessariamene esiste se si identifica con il mondo e con lo Spirito assoluto immanente al mondo. E anche in questo caso rimaniamo in una pura tautologia, anche se interpretata idealisticamente e non materialisticamente, nel senso che è lo Spirito la vera sostanza del mondo.
Leibniz non fece che riprendere la dimostrazione di Anselmo limitandosi ad aggiustarla con la considerazione che Dio è necessario solo se il suo concetto è possibile, nel senso che esso non è contraddittorio. Anche il mondo creato da Dio  è possibile perché compossibile. Infatti Dio avrebbe potuto creare un mondo diverso da quello che ha creato, perché non tutti i possibili sono compossibili. Un universo, oltre che essere possibile, dice Leibniz, deve essere anche compossibile. La stessa cosa aveva detto detto Platone nel Timeo riferendosi al Demiurgo, la cui mente è il luogo di tutti i possibili. Ma non tutti i possibili, aggiungeva Platone, potevano coesistere nel mondo ordinato (e non creato) dal Demiurgo, che, essendo coeterno con la materia, ha soltanto ordinato la materia. La creazione dal nulla fu introdotta dal filosofo ebreo Filone Alessandrino e recepito poi dal cristianesimo, perché nemmeno nell'antico ebraismo (Genesi) esiste la creazione dal nulla. Secondo Leibniz Dio avrebbe potuto creare un mondo diverso, ma allora non avrebbe rispettato la sua perfezione perché avrebbe creato un mondo inferiore rispetto a quello creato, che pertanto deve essere considerato il migliore dei mondi possibili. E' evidente che, partendo dall'universo esistente, il possibile è tale perché esiste nel contesto della necessità dell'universo. In altri termini, la casualità esiste nel mondo sin dall'origine dell'universo visibile (un universo da ricomprendere come uno dei tanti universi compresi nel pluriverso). L'universo visibile solo casualmente ha assunto la struttura che vediamo, e pertanto è casuale anche la formazione del nostro sistema solare.  Ne consegue che è anche del tutto casuale la nascita della vita sulla Terra per le casuali cause che ne hanno favorito le condizioni.  La dimostrazione dell'esistenza di Dio da parte di Cartesio non si distingue sostanzialmente da quella di Anselmo, con tutte le sue insufficienze logiche (Cartesio specifica soltanto che l'esistenza di Dio consegue dal suo stesso concetto, come dal concetto di triangolo consegue che la somma degli angoli interni è di 180°). Fatta questa lunga premessa storica, che cosa si può dire abbia aggiunto Gödel? In sostanza nulla. La sua è una prova puramente logica che non ha alcun contatto con la realtà fisica. Il suo primo errore consiste nell'avere ripetuto l'errore fondamentale di Anselmo, consistente nell'avere considerato l'esistenza una proprietà dell'essere. E basterebbe questo errore, da solo, per inficiare tutta la sua dimostrazione. Egli, inoltre, parte da una petizione di principio, che Dio debba essere concepito come la somma di tutte le proprietà positive, e che dunque sia esso stesso un essere positivo. Aggiunge che tutte le qualità positive, se non contraddittorie, sono possibili. Ma il grande logico Gödel operò a questo punto un grave salto logico nascondendo il fatto che il possibile è tale solo perché compreso nel necessario. Il necessario dell'universo comprende infatti la casualità, e dunque non si può partire da ciò che è possibile (casuale) per arrivare a concludere che tutto ciò che è possibile è necessario.  In altri termini, Gödel partì arbitrariamente dalla razionalità dell'universo (in base alla considerazione delle leggi fisico-matematiche di esso) trascurando il fatto che l'universo comprende anche l'irrazionalità (se intesa come casualità inpiegabile secondo le leggi deterministiche della fisica). E tale irrazionalità, come ho detto sopra, si manifesta nell'evoluzione stessa dell'universo, sino alla casuale struttura di esso sin dall'inizio (per il prevalere, per esempio della materia sull'antimateria) per terminare con la casualità della nascita della vita sulla Terra (con tutte le sue imperfezioni, tali da un punto di vista antropomorfico). Gödel ha trascurato che l'universo non contiene se non dal punto di vista umano (antropomorfico) qualità positive. Da un punto di vista scientifico non esistono qualità positive e qualità negative. Avendo considerato solo le qualità positive Gödel arrivò alla conclusione che dovesse esistere una causa di tutte le qualità positive, identificate con la razionalità dell'universo, identificata a sua volta con la struttura matematica dell'universo. Ma l'universo non è solo la sua struttura matematica se a questa struttura sfugge la casualità, che non è prevedibile in base alle leggi fisico-matematiche della natura. Per Gödel la struttura matematica dell'universo rappresenta, nel senso di Platone, il mondo dei possibili. Ma Gödel andò perfino oltre Platone, che nel Timeo aveva detto che non tutti i possibili esistenti nella mente del Demiurgo erano stati realizzati dal Demiurgo nel mondo. E la stessa cosa aveva detto Leibniz, che ammetteva che Dio avrebbe potuto creare un universo diverso perché retto da diverse leggi fisiche, pur nel rispetto delle leggi matematiche (che nemmeno Dio avrebbe potuto concepire diverse perché indipendenti dal suo Intelletto, come già le aveva ritenute Platone, per cui la mente del Demiurgo è il luogo delle verità eterne della matematica). Al contrario, Gödel identificò illecitamente (illogicamente) l'universo con tutto il mondo dei possibili, identificando così il possibile (la casualità) con il necessario, retto da leggi fisico-matematiche, a cui si sottrae quella fisica che è la casualità dell'evoluzione dello stesso universo. L'evoluzione, pur dovendo rispettare le leggi matematiche della fisica e della chimica, non è compresa nella struttura matematica dell'universo. E l'evoluzione rappresenta il mondo di quel possibile che non è determinato da leggi fisico-matematiche, anche se esiste un mondo di possibili in altro senso, trattandosi di quel mondo di possibili che è prevedibile in base alle leggi fisico-matematiche, altrimenti non potremmo prevedere fenomeni fisici non attuali ma prevedibili scientificamente. In questo secondo senso il possibile fa parte del necessario. Gödel ha preso in considerazione solo il possibile inteso in questo secondo senso, trascurando il possibile inteso come casualità. Da qui nasce il suo falso ragionamento sull'esistenza di Dio, che, essendo una dimostrazione puramente logica, distaccata dalla concretezza dell'universo, e perciò dalla casualità che sfugge completamente alla logica-matematica, rimane solo un puro esercizio di logica. Non per nulla Gödel tenne sempre nascosta la sua dimostrazione logica dell'esistenza di Dio, che fu scoperta solo dopo la sua morte. Perché Gödel si accinse a questa inutile prova logica? Forse da ebreo credette fosse necessario non negare del tutto le origini religiose dell'ebraismo, pur sapendosi che tutta l'intelligenza ebraica, che fa parte della migliore intelligenza umana, è passata dall'800 in poi attraverso un processo di laicizzazione dell'ebraismo, per cui non si troverà nella storia un solo ebreo credente nelle stronzate della Bibbia che abbia dato dei contributi nel campo della scienza, del pensiero filosofico e dell'arte. Ma è certo che la prova logica dell'esistenza di Dio non ha alcun collegamento con la Bibbia. E dunque rimane confinata in un esercizio mentale che non serve affatto come supporto della fede religiosa. Di ciò certamente fu conscio lo stesso Gödel.                                          

lunedì 11 novembre 2013

UNA DIMOSTRAZIONE DELLA NON ESISTENZA DI DIO

Ho sentito alla trasmissione medica Elisir (condotta da Michele Mirabella) noti oncologi dire che ormai si è capito che il cancro è dovuto ad errori di trascrizione del DNA, che, replicandosi nella sua struttura ad elica,  è soggetta a delle mutazioni casuali, alcune delle quali sono del tutto innocue, mentre altre mandano messaggi errati nella cellula, che va moltiplicandosi secondo questi messaggi errati. In questo caso abbiamo un cancro di primo tipo. Non basta. E' possibile che le cellule cancerogene derivanti da tali mutazioni (di primo tipo) siano a loro volta soggette ad altre mutazioni. Cosicché le originarie cellule cancerogene darebbero luogo ad altre cellule cancerogene di diverso e secondo tipo. E così via. Le ricerche sul cancro sono ormai indirizzate verso farmaci molecolari capaci di distruggere le cellule cancerogene di un primo tipo, ma bisogna ancora arrivare ad un cocktail di farmaci molecolari capaci di aggredire cellule cancerogene di diversi tipi. 
Pare che solo per il 10% il cancro abbia cause ereditarie. Sembra dunque che la vita di ognuno sia soggetta ad una sorta di lotteria, nonostante vi siano anche cause che dipendano da condizioni ambientali e da certi stili di vita, comprese le abitudini alimentari. 
Chi crede che la natura sia stata creata da un Dio deve concluderne che questo Dio è anche autore di tutte le imperfezioni della natura. Compresa la massima imperfezione della cellula nel suo DNA. Siamo al famoso dilemma teologico: se Dio è onnipotente è creatore anche del male fisico (e in tal caso bisognerebbe odiarlo); se non è autore del male fisico non è onnipotente. In tutti e due casi un simile Dio non può esistere. Oppure Dio esiste ma è crudele, e bisognerebbe dire, come canta Jago nell'Otello di Verdi: "credo in un Dio crudele".       
Altro che dire la stronzata "Dio è amore". 

domenica 10 novembre 2013

LETTERA ALLA TEOLOGA ANGELA PELLICCIARI. CHE NON HA CAPITO TUTTE LE CONTRADDIZIONI DEL CRISTIANESIMO

Ho lasciato la seguente lettera nel sito di Angela Pellicciari 
L'ho ascoltata nella sua lunga intevista al TG2. Sono d'accordo con ciò di negativo ha espresso Martin Lutero. Lo stesso Benedetto Croce scrisse nel libro Storia dell'Italia nell'età barocca che la Controriforma, opponendosi alla disgregazione dell'Europa, salvò il razionalismo dottrinale consegnandolo poi al liberalismo laico, sino al razionalismo del '600 e persino all'Illuminismo producendo effetti che andarono contro di essa anche nella involontaria promozione di una religione naturale e del principio di tolleranza. Lutero non fu meno fanatico della Chiesa cattolica  persecutrice delle "streghe" e degli "eretici". Fu Lutero a spronare i principi tedeschi a soffocare spietatamente nel sangue la rivolta dei contadini, considerati da lui una banda di rivoltosi contro il potere costituito. E ciò contro il dettato evangelico "amate anche i vostri nemici" (anche se ritengo che ciò sia una pura utopia). Per Lutero non esiste il libero arbitrio, e infatti scrisse il De servo arbitrio contro il De libero arbitrio di Erasmo da Rotterdam. E' anche vero ciò che lei ha detto della contraddizione di Lutero circa la libera interpretazione della Bibbia e l'avere affidato poi la difesa del protestantesimo ai principi germanici favorendo in questo modo l'assolutismo che ha caratterizzato la storia tedesca, rendendo così la religione dipendente dal potere statale. Ma anche lei si è contraddetta facendo l'elogio di S.Agostino. E' infatti strano il fatto che lei non abbia colto il particolare importante che Lutero, ex frate agostiniano, abbia preso proprio da Agostino la dottrina della predeterminazione. Secondo Agostino fuori della Chiesa non vi è salvezza e l'umanità fuori di essa è solo "massa dannata".  Lutero negava il libero arbitrio dicendo che Dio sin dall'eternità aveva già stabilito chi si sarebbe salvato e chi si sarebbe dannato. Ha riportato con efficacia l'esempio di Lutero secondo cui l'uomo è come un cavallo che va dove viene guidato da chi ci monta sopra. Se ci monta sopra Dio si salva, se ci monta sopra il demonio si danna. Le opere di bene non servono per la salvezza. Tutto dipende dalla fortuna della grazia. Dio l'ha data dall'eternità a chi vuole lui. Questa è irrazionalità pura.  S. Tomaso, per salvare il merito delle opere ai fini della salvezza,  cercò da equilibrista di salvare la libertà umana traducendo la predestinazione in prescienza, nel senso che Dio conosce il futuro ma non determina la volontà umana (anche se ciò è assai difficile da comprendere).  La grazia è un aiuto in più che Dio dà all'uomo per operare bene ma non è determinante, anche perhé la grazia l'uomo deve meritarsela. Pertanto non capisco come lei possa salvare S. Agostino se fu proprio lui ad essere involontariamente l'ispiratore della Riforma con la sua dottrina  della predestinazione e non ho mai capito come mai ancor oggi la Chiesa consideri Agostino il maggiore Padre della Chiesa mentre dovrebbe essere considerato un eretico per avere negato la libertà umana. Lei, inoltre, ha fatto anche l'elogio di S. Paolo. E anche questo non lo capisco. Io ho scritto nei miei libri soprattutto in Addio a Dio, che il cristianesimo è nato "cornuto". Ora le cito alcuni passi dalla Lettera ai Romani di Paolo, che lo stesso Lutero ritenne il documento fondativo del cristianesimo. Da una parte Paolo scrive che l'iniziativa è sempre divina (9,14-18) perché sempre libera dalla volontà umana. Pertanto la fede diviene un libero dono divino che priva di merito colui che la abbia. E non basta avere fede perché (ecco la dottrina della predestinazione) Dio "usa misericordia con chi vuole e indurisce nel peccato chi vuole". A tal punto da doversi considerare "beato l'uomo del cui peccato Dio non tiene conto ((4,7). Aggiunge Paolo: "Coloro che predeterminò anche chiamò; coloro che chiamò anche giustificò; coloro poi che giustificò anche glorificò"(8,30). Questa è una delle facce del Paolo bifronte, come Giano. Infatti nella stessa Lettera ai Romani scrive: "Quando i Gentili (i pagani), che non hanno legge (rivelata, n.d.r.) adempiono per natura le cose della legge, essi, che non hanno legge (rivelata), sono legge a se stessi; essi mostrano che quel che la legge comanda è scritto nei loro cuori per la testimonianza che rende loro la coscienza" (2,14). Affermazione rafforzata dalla frase "Dio renderà a ciascuno secondo le opere" (2,6). Con ciò, secondo tutti i commentatori, Paolo voleva dire che esiste una legge naturale scolpita nell'animo umano che consente, nel rispetto di essa, di operare bene, altrimenti per i pagani non vi sarebbe stata salvezza. Ora, a parte la contraddizione fondamentale di Paolo per il suo navigare tra predestinazione e libero arbitrio derivante dal libero rispetto della legge naturale (che avrebbe consentito a tutti gli uomini di salvarsi indipendentemente dalla conoscenza del messaggio cristiano), la conseguenza del venire a contatto con il cristianesimo avrebbe reso più difficile la salvezza. Se prima bastava il rispetto della legge naturale (per di più interpretata soggettivamente secondo la propria coscienza), aprendosi con ciò una sorta di autostrada per la salvezza, dopo la conversione al cristianesimo questa autostrada si trasformava in una strada stretta e pericolosa. Infatti, accortosi del pericolo che il cristianesimo diventasse del tutto inutile ai fini della salvezza se bastava la legge naturale, Paolo scrive che "l'uomo è giudicato mediante la fede, senza le opere della legge"(3,28). E nella Lettera ai Filippesi (3,8) scrive: "Riuniziai a tutte queste cose...al fin di guadagnare Cristo e d'esser trovato in lui avendo, non una giustizia mia, derivante dalla legge (mosaica, n.d.r.), ma quella che si ha mediante la fede in Cristo; la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede". Non basta. Adesso viene il punto più importante e più contraddittorio quando Paolo scrive che "senza la legge (rivelata, n.d.r.) il peccato è morto". Allora, sia che si tratti della legge rivelata prima che se ne avesse conoscenza, sia che si tratti della legge naturale prima che se ne percepisse l'esistenza nella coscienza, non poteva esserci alcuna condanna divina per chi non avesse rispettato la legge (rivelata). La conoscenza della legge (rivelata) rende paradossalmente più difficile la salvezza. Lo stesso Paolo infatti scrive nella Lettera ai Romani (5,20) che "la legge (rivelata, n.d.r.) subentrò perché si moltiplicasse la trasgressione colpevole". Solo con la fede in Cristo si sarebbe avuta la forza di osservare la nuova legge (rivelata), ma rendendo ancor più colpevole la trasgressione.  Ma poi, a che serve la fede in Cristo se, come detto sopra, non basta la fede perché Dio sin dall'eternità ha già stabilito chi si salverà e chi si dannerà? A che serviva la predicazione di Paolo se non bastava nemmeno la conversione per avere la sicurezza della salvezza pur nel rispetto della legge rivelata? Come si vede il cristianesimo è nato da un cumulo di contraddizioni, e ciò fa pensare che i testi non siano affatto ispirati da un Dio, che sarebbe del tutto illogico. Chi vuol essere ascoltato deve rispettare una regola fondamentale, la mancanza di contraddizione, altrimenti è meglio che taccia per sempre. E ora passo alle contraddizioni dei Vangeli. Da una parte si dice che bisogna amare anche i propri nemici, ma Dio non perdonerà coloro che non l'amano (voglio dire coloro che non credono, non dico coloro che ne siano nemici). Infatti Gesù, prima di lasciare gli apostoli dopo la resurrezione (invenzione di Paolo sulla via di Damasco - fu allucinazione o malafede? Secondo Nietzsche fu malafede perché gli ebrei volevano vendicare l'ebreo Gesù appiccando un grosso incendio nell'impero romano trasformando Gesù in figlio di Dio) disse: "andate e predicate per tutte le nazioni. Coloro che crederanno e si faranno battezzare saranno salvi, altrimenti saranno condannati". Ma non aveva detto che bisognava amare anche i propri nemici? Pare che per lui (cioè per Dio) questa regola non valga.
E prescindo qui da tutte le difficoltà nascenti oggi dalla scienza dell'evoluzione biologica, che rende impossibile stabilire in che consista e quando sarebbe stato commesso il peccato originale, senza il quale cade tutta la cristologia. Eppure la Chiesa  (con un discorso del 1996 di Giovanni Paolo II in occasione di un convegno su Darwin in Vaticano) ha accettato la scientificità dell'evoluzione biologica, anche se l'ha interpretata antiscientificamente in senso finalistico, come se l'evoluzione biologica di tutte le forme di vita a iniziare dai protorganismi fosse indirizzata verso la formazione dell'uomo.  E' evidente che allora cadiamo in una fantascienza teologica. Io nel mio Libro Addio a Dio ho cercato con difficoltà, ma per una sorta di sfida linguistica, di sanare le contraddizioni di Paolo dando una doppia lettura delle sue Lettere, una per i credenti, i quali non hanno bisogno o sono incapaci di cogliere le contraddizioni, e un'altra esoterica, nascosta, per i non credenti, che fa scomparire le contraddizioni spiegando che secondo lo stesso Paolo basta per gli uomini adulti (capaci di razionalità) il rispetto della legge naturale per la salvezza, perché per gli altri è necessario il timore di Dio, di un padre che guidi gli uomini bambini con il premio della salvezza o il timore di una condanna. Infatti lo stesso Paolo (Lettera1 ai Corinzi, 3,1) scrive, rivolgendosi ai neoconvertiti: "Fratelli, non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma come a bambini in Cristo. Vi ho nutrito a latte, non di cibo solido perché non eravate ancora da tanto; anzi non lo siete nemmeno adesso perché siete ancora carnali". Pare dunque che chi crede in Cristo sia come un bambino da latte, bisognoso della guida di un padre (o della madre Chiesa) per crescere. Gli adulti, rispettosi della legge naturale, non hanno bisogno di credere in Cristo per salvarsi. Anzi (e questo è un mio pensiero), i non credenti che rispettino la legge naturale (da cui discende il diritto naturale) dovrebbero avere più meriti di fronte a Dio (se esiste) perché essi rispettano la giustizia in modo disinteressato, senza aspettarsi alcun premio nell'aldilà, mentre i credenti sono solo degli opportunisti che credono per avere il premio di benefici da parte di Dio in vita (con la preghiera a lui e ai suoi intermidiari, la madonna e i santi) e la salvezza dell'anima nell'aldilà. Ma inquesto modo la morale dei credenti, direbbe Kant, è eteronoma (interessata) e non autonoma. Secondo Kant il credente non potrà mai compiere un'azione morale perché la sua azione è dettata da una legge esterna (quella divina) e non interna alla coscienza intesa come principio di una legislazione universale. L'azione morale deve prescindere dall'esistenza di Dio altrimenti non è morale.      

sabato 9 novembre 2013

RESPONSABILITA' CIVILE DEI GIUDICI. CONTINUA LA FARSA CONTRABBANDATA COME VITTORIA CONTRO LA CASTA DEGLI INTOCCABILI

Quelli del PDL dicono di avere ottenuto una vittoria introducendo la responsabilità civile dei giudici. Ma di che si vantano questi buffoni se i danni deve continuare a pagarli lo Stato, cioè noi tutti con le tasse? Non vi sarà mai vera responsabilità civile dei giudici sino a quando questi non pagheranno di persona assicurandosi. Come i medici. Chi sbaglia paga, si dice. Ma pare che non sia così per tutti. La casta privilegiata dei giudici (lasciamo perdere i magistrati inquirenti, che non giudicano in quanto rappresentano la pubblica accusa) continua a non pagare personalmente. Che cosa cambia dunque? Nulla. E poi non si è detto chiaramente che i danni debbano essere pagati anche dai giudici civili. Perché esistono sentenze civili che possono danneggiare gravemente il soccombente vittima di una sentenza errata, anche se in questo caso non vi è la galera. E' ora che finisca questa farsa. Naturalmente il PD (Partito della Disgrazia) si è subito opposto. Ma non si capisce a che cosa. Infatti lo Stato ha sempre pagato quando si è trattato di risarcire chi sia andato in carcere e po sia stato dichiarato innocente. E' raro che un giudice faccia una sentenza dettata da "dolo o colpa grave", come è previsto da sempre nella legge sui provvedimenti disciplinari (art.1) Quale sarebbe la colpa grave?  Non dovrebbe essere colpa grave anche quella dettata da "negligenza o vizi logici inescusabile", come dice la stessa legge citata?  Ma nessun giudice ha mai pagato per "negligenza o vizi logici inescusabili", e si è ancora continuato a conservare la controriforma della legge Mastella del 24 ottobre 2006, n. 269) che dice: "l'attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove non danno luogo a responsabilità disciplinare". Ora, se è esclusa la responsabilità disciplinare anche per le sentenze che possano apparire aberranti, perché scritte da giudici incapaci di ragionare ( e ve ne sono a bizzeffa nei palazzi di "giustizia"), figuriamoci se possa essere introdotta la responsabilità civile dei giudici agli effetti economici. Potranno continuare ad essere anche dei pazzi perché le loro pazzesche sentenze in sede civile saranno ancora immuni da responsabilità civile. E non pagherà nemmeno lo Stato in questo caso. Questa è la pagliacciata di cui si vanta il PDL dicendo di avere avuto vittoria nell'avere introdotto la responsabilità civile. Anche nei procedimenti civili? Non sembra. E per di più è escluso che debbano pagare personalmente i giudici civili, se sono resi immuni da responsabilità civile PERSONALE anche i giudici penali che facciano soffrire la galera ad uno dichiarato poi innocente. Siamo veramente di fronte a politici di MERDA che meritano di essere resi responsabili essi per primi a causa del loro continuare a farsi servi di una casta di irresponsabili, di una corporazione di stampo mafioso.

HA VINTO IL PDL
Lo Stato risarcirà
gli errori dei giudici

Primo passo alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Ma è scontro tra Alfano e il Pd

PERCHE' LA MADONNA E' APPARSA SOLO E SEMPRE IN AREE GEOGRAFICHE CATTOLICHE? ME LO SI SPIEGHI.

All'articolo del 5 novembre corrente mi è stato lasciato un commento che dice: Le posso fare una domanda che non c'entra nulla? Lei cosa ne pensa delle apparizioni mariane ai 3 bambini di Fatima?
Se non ha voglia di rispondere non importa, non pubblichi nemmeno questo commento anche in quanto palesemente non pertinente con il discorso. Grazie comunque.
Che vuole che le dica? Due dei 3 bambini (Francesco e Giacinta morirono a 11 e 9 anni, mentre Lucia morì nel 2005 a 98 anni. Come mai questa discriminazione? Ho scritto in due miei libri che è strano che le asserite apparizioni avvengano solo in aree geografiche cattoliche di fronte a persone già credenti o disposte a credere. Mai una madonna che sia apparsa a dei cristiani non cattolici. Se la madonna volesse almeno unificare il mondo cristiano perché non appare in regioni cristiano-protestanti? Si sa che i protestanti non hanno il culto della madonna e dei santi. Sarebbe il caso di convertirli al cattolicesimo. Ma non è mai apparsa (che io sappia) in terre cristiano protestanti. E perché non ha cercato di convertire al cristianesimo l'umanità apparendo e parlando nelle regioni dove non vi è nemmeno il cristianesimo. Io mi sono immaginato più volte l'apparizione della madonna durante la seduta plenaria del Partito Comunista cinese (ammesso e non concesso che sia ancora comunista). Molti dei presenti per ragioni ideologiche negherebbero la verità dicendo che si era trattato di una allucinazione collettiva. Ma molti altri non negherebbero la verità dell'apparizione. La madonna dovrebbe apparire e parlare in queste sedi.Dovrebbe apparire negli Stati islamici chiedendo agli islamici di convertirsi al cristianesimo. Sarebbe una rivoluzione mondiale che porterebbe alla fine della maggiore pazzia religiosa che è l'islamismo. A che pro dunque continuare ad apparire solo nelle regioni cattoliche? Mi si spieghi cio. Comunque la ringrazio per il tema propostomi. Riporterò la sua domanda nel mio blog con la mia risposta. Voglio concludere con una barzelletta inventata da un mio amico. La madonna di Fatima è apparsa a quella Lourdes, quella di Lourdes è apparsa a quella di Loreto, quella di Loreto è apparsa a quella di Medjugorje. Insomma: un casino della madonna.   

mercoledì 6 novembre 2013

CARCERATI! DIGIUNATE SINO ALL'ANORESSIA PER USCIRE DAL CARCERE. VE LO CONSIGLIA LA MINISTRA CANCELLIERI

La ministra Cancellieri si è giustificata dicendo che si era sempre occupata dei carcerati (almeno 110) a favore dei quali aveva ricevuto delle segnalazioni riguardanti il loro stato di salute. Bene. Poiché la rampolla Giulia Maria della famigerata famiglia Ligresti era stata segnalata da un medico per la sua anoressia e subito la Cancellieri telefonò al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP) per rinforzare la segnalazione, conviene ad ogni carcerato digiunare o mangiare molto poco per un po' di tempo sino a dimagrire quanto basti per sembrare anoressici. A questo punto i familiari dovrebbero segnalare il caso al DAP e subito dopo la Cancellieri dovrebbe essere informata in modo da accelerare la scarcerazione telefonando al DAP. In questo modo tutti i 66.000 carcerati digiunanti sino ad una apparente anoressia dovrebbero essere liberati dal carcere e trasferiti agli arresti domiciliari. Che pacchia. Così è risolto il problema del sovraffollamento delle carceri, le quali si svuoterebbero completamente. Ho scherzato? No. Ho esposto solo le conseguenze assurde della stupida e patetica giustificazione di una ministra, la quale, se fosse stata ligia ai suoi doveri, si sarebbe dovuta astenere dal telefonare al DAP per favorire quanto prima la liberazione della Ligresti sapendo di avere in questo caso la coda di paglia, che ha preso infatti fuoco. Ben sapendo di essere stata sempre amica della delinquenziale famiglia Ligresti, con un figlio che per un anno fu amministratore della fallimentare FONSAI dei Ligresti proprio grazie all'influenza della madre e che ebbe una liquidazione di ben 3 milioni e mezzo di euro (ma alcuni dicono che i milioni fossero almeno 5), si sarebbe dovuta ben guardare dall'intervenire telefonando prima alla compagna di Salvatore Ligresti (agli arresti domiciliari dato che ha 80 anni) per manifestarle (assurdamente) la sua solidarietà  e telefonando dopo al DAP. Ciò che incastra la Cancellieri non è tanto la telefonata al DAP ma il fatto che questa telefonata sia successiva alla telefonata alla compagna del Ligresti. E in ogni caso una ministra seria ed onesta avrebbe dovuto rompere completamente i rapporti con una famiglia delinquenziale per evitare gravi sospetti su di lei. Non l'ha fatto anche perché ha ritenuto di non potersi sottrarre al ringraziamento implicito per il favore economico ricevuto dal figlio Piergiorgio Peluso. Perciò questa specie di donna, la cui bruttezza è pari alla sua impostura, ha dimostrato di non avere nemmeno dignità rifiutando di dimettersi.
Si è taciuto da tutte le parti circa la vera causa del sovraffollamento delle carceri. Si è detto che le carceri possono contenere al massimo 40.000 carcerati, mentre ne contengono 66.000. Ma si è anche detto che 23.000 sono stranieri. E il numero degli stranieri è destinato ad aumentare a causa della scellerata politica dell'accoglienza dettata dal buonismo, che uccide la giustizia uccidendo il diritto, confuso con la morale della carità. Poveretti qui e poveretti là. Chi arriva qui da clandestino credendo di arrivare nel Paese di Bengodi si accorge presto di essersi sbagliato e per sopravvivere deve diventare un delinquente al servizio delle organizzazioni a delinquere specialmente con lo spaccio della droga. I vu' cumprà, che prima sopravvivevano nell'illegalità tollerata vendendo roba contraffatta e occupando il suolo pubblico senza pagare alcuna tassa al Comune (mentre la debbono pagare gli esercizi che hanno tavolini sui marciapiedi e persino, ingiustamente, i condomini di un palazzo di cui venga ristrutturata la facciata, pur trattandosi di lavori di utilità anche pubblica, non certamente finalizzati al profitto) oggi sono ridotti a chiedere l'elemosina, in violazione della legge Bossi-Fini che prevede che possano rimanere solo quelli che abbiano un lavoro legale. E qui vale un verso di Dante: le leggi son, ma chi pone ad esse?  Perché a questi fuorilegge è consentito, a causa della morale del buonismo, di violare la legge. Ma fuori legge è prima di tutto questa razza maledetta di politici che abbiamo, perché la responsabilità maggiore è di quelli che, stando al governo, non richiedono il rispetto della legge. L'Italia è il Paese del caos a causa del connubbio del Vaticano soprattutto con la falsa sinistra traditrice della classe operaia.                

martedì 5 novembre 2013

CHI E' GIORGIO PISANO PSEUDO GIORNALISTA PENNIVENDOLO DE L'UNIONE SARDA

Finalmente ho scoperto chi era quell'imbecille che durante la presentazione del mio libro si alzò scandalizzato borbottando parole  di riprovazione nel momento, credo, in cui  feci accenno agli invasori dall'Africa. Fu quasi certamente inviato dal giornale L'unione Sarda  per rompermi i coglioni durante la presentazione del mio libro E giustizia infine fu fatta. Ecco quanto mi ha scritto dopo il mio commento alla sua intervista alla subanimale Erica Billai.

Povero Melis,
sono Giorgio Pisano, quello della "stronzaggine" citato nel suo illuminato blog a proposito dell'intervista alla subanimale Erica Billai. Stronzaggine se ho capito bene (il suo italiano non è dei migliori) perché avrei adoperato impropriamente la parola duello. A questo punto, non restano che due possibilità: o non ha letto tutta l'intervista oppure non l'ha capita. Propendo per la seconda ipotesi. Lei resta quel che le ho detto lasciando la libreria Dessì durante la presentazione del suo libro: Pietro Melis è un vecchio patetico. Un suggerimento, se posso: la prossima volta che le succede di aprire bocca eviti di inanellare (come ha fatto in libreria) castronerie letterarie, filosofiche e perfino teologiche. Non è che non s'impegna, è che proprio non ce la fa: le consiglio uno psichiatra capace e pietoso.
Salutissimi
Giorgio Pisano


Costui è solo la misera espressione della "cultura" del pensiero unico e liberticida della falsa sinistra che naviga sempre nella confusione tra morale e diritto e che, traditrice di Marx (da me rivalutato), ha perso ormai il riferimento alla classe operaia accettando l'economia liberistica della globalizzazione dei mercati, con la sostituzione dell'economia reale con l'economia predatrice della finanza delle banche. E meno male che questo individuo era prima comunista. Finito il comunismo degli Stati comunisti gli eredi del comunismo, per riciclarsi, si trovarono ad essere degli sbandati e sostituirono la classe operaia con quella dei frichettoni dei centri sociali, degli omosessuali, dei clandestini (con la speranza di dare loro, dopo il permesso di soggiorno, anche la cittadinanza con l'jus soli per raccogliere un bel pacco di voti, trascurando anche il fatto che molti di essi fossero islamici), e tutto ciò per aumentare quello che Marx chiamava "esercito di riserva" dei disoccupati, che, contro l'interesse della classe operaia, serve a mantenere bassi i salari degli operai, sottoposti al ricatto del licenziamento perché sostituibili con i disoccupati e oggi con gli ex clandestini. Un individuo che con la sua ignoranza sugli argomenti da me trattati pretende di dare lezioni a me (pur avendo dedicato la mia vita allo studio) e che giunge persino a scrivere che il mio italiano non è dei migliori. E questo bue che dice cornuto all'asino ha scritto ciò certamente senza aver mai letto una riga dei miei libri. Pertanto è anche un disonesto individuo, che, non avendo argomenti seri contro di me, si limita a dire che avrei scritto solo castronerie, ignorando che mi sono occupato sempre, oltre che di storia della filosofia (materia che ho insegnato per 40 anni all'Università), anche di biologia evoluzionistica, di cosmologia e di esegesi dell'Antico e del Nuovo Testamento in un mio libro di 800 pagine (Scontro tra culture e metacultura scientifica: l'Occidente e il diritto naturale) in cui espongo l'esegesi dei maggiori studiosi mondiali, demolitrice di tutte le menzogne e falsità storiche dell'Antico Testamento. Libro le cui copie rimanenti sono state prese in carico da un editore per la distribuzione, anche all'estero, nelle biblioteche e nei centri culturali, anche in America, dove verrà schedato e conservato per sempre. 
Il livore di questo individuo è l'espressione più becera di quegli ignoranti che si fregiano addirittura del titolo di giornalisti pur scrivendo in un giornaletto di periferia quale è L'unione Sarda, che io non ho mai comprato. Serve solo a conoscere il nome dei morti e le cronache della Sardegna, non essendo letto nemmeno in tutta la Sardegna perché nel nord dell'isola prevale l'altro quotidiano che è La Nuova Sardegna, con sede principale a Sassari e non a Cagliari.
Certamente costui, che si è occupato soprattutto di interviste, pur pretendendo di discettare in campo teatrale e cinematografico, essendo invece solo un superficiale, non conosce il significato del termine "stronzaggine" perché non ha letto il best seller del filosofo statunitense Harry G. Frankfurt intitolato On bullshit e pubblicato nel 2005 da Rizzoli con il titolo corrispondente di Stronzate. Menzogne sono le proposizioni che sono dotate di pensiero ma che risultano false alla verifica. Stronzate sono le proposizioni che sono luoghi comuni di dire, non sensi linguistici privi di pensiero del cui non senso linguistico la gente non si accorge nemmeno. Come quando gli imbecilli che scalano una montagna dicono che sfidano la montagna, che non è una sfidante. E lì ferma da centinaia di milioni di anni e non sfida alcuno. Allo stesso modo era una stronzata l'usare il termine "duello" riferito al povero cinghiale che non ha alcuna intenzione di sfidare a duello quei vigliacchi di cacciatori. Solo un mentecatto può usare a sproposito certi termini. Uno che veramente avrebbe bisogno lui di uno psichiatra capace di fargli capire le stronzate che ha nel suo inutile cervello. Si tratta di uno che è ormai in pensione da anni e scrive ogni tanto delle escrescenze. Nato nel 1950 non è certamente giovane. Ma dice a me che sono un "vecchio patetico". Questo Giorgio Pisano, che vanta una inutile laurea in Scienze politiche, 
era riuscito ad intrufolarsi nello studio di un commercialista. Poi, forse anche con l'appoggio di alcuni suoi amici comunisti, ma soprattutto tramite l'accozzo e il buon cuore di un giornalista de L'Unione Sarda, Mario Virzì, che curava la pagina "culturale" de L'Unione Sarda, riuscì ad entrare nel 1974 ne L'Unione per occuparsi superficialmente di cronaca locale. Fu anche inviato dal giornale al festival di San Remo. Capirai che cultura.  Durante la proprietà Grauso del giornale fu licenziato. Ma poi riassunto con la nuova proprietà Zuncheddu, amico e prestanome dell'ex capo della massoneria in Italia Armando Corona con cui ebbe affari in comune.
E oggi scrive da pensionato articoletti-interviste dimostrando di essere rimasto un ignorante. Lo ha dipinto bene un tale proprio a causa delle sue interviste, in cui sembra che il Pisano voglia solo intervistare se stesso.
"Pisano non fa interviste politiche, fa interviste di costume, di colore, con un tono da salotto o da caffé...Chiunque si sottoponga ai suoi trattamenti, ne esce inevitabilmente caricaturizzato, perché Pisano non racconta chi ha di fronte, racconta sempre se stesso". 
Come se avesse cose profonde da dire. Ma gli si può anche perdonare, poveretto, il suo vuoto di pensiero. Ognuno nasce col cervello che ha. Non gli si può invece perdonare di intromettersi disonestamente, da ignorante, in argomenti che non conosce. Perché se non fosse stato disonesto ed ignorante avrebbe dovuto essere capace di sollevarmi delle obiezioni invece di venire prevenuto alla presentazione del mio libro con il solo scopo di fare il disturbatore alzandosi dopo pochi minuti e passando tra gli ospiti con fare arrogante e volgare borbottando una frase di disprezzo, dettata solo dalla solita ideologia liberticida della falsa sinistra. La videocamera lo ha ripreso e la registrazione di due ore della presentazione del libro verrà messa su youtube.  
Anni fa feci condannare per diffamazione un "giornalista" de L'unione Sarda (Fabio Manca) che, per far vendere più copie del giornale (la gente va pazza per queste storie),  stravolse una certa storia riguardante un episodio che vide un preside della mia Facoltà condannato per falso in atto pubblico. Presentò la storia come se si trattasse di un triangolo tra me, il preside e una studentessa (allora mia fidanzata). Il "giornalista" de L'unione fu condannato ad una provvisionale di 5000 euro di multa. Non volli dare retta al mio avvocato che insisteva nel proseguire la causa. Non volevo apparire uno che mirasse ai quattrini. Mi era bastata la condanna al pagamento della provvisionale per dargli una lezione. Non volli infierire. Ma me ne pentii. L'unione Sarda, pur condannata anche a pubblicare in largo spazio (un rettangolo con centimetri stabiliti in altezza  e lunghezza) il dispositivo della sentenza contro il "giornalista", non ottemperò al suo obbligo.  
Leggere la novella Il cinghialetto di Grazia Deledda, che fu sempre odiata dai suoi conterranei nuoresi per avere rappresentato bene la barbarie della "cultura" pastorale e il peggio del peggio dei sardi. Essi si meritano ancor oggi quel che non hanno. Il mio manoscritto del 2003 lo documenterà ampiamente quando verrà pubblicato (non certamente da un editore sardo). Sono pronto a ricevere tutti gli insulti che mi proverranno da quegli ignoranti o da quei disonesti che vogliono difendere l'indifendibile non volendo prendere atto di ciò che la storia documenta. Ho attinto alla storia della Sardegna di Giuseppe Manno.                        

domenica 3 novembre 2013

LEGGETE L'INTERVISTA A QUESTA SUBANIMALE, ERICA BILLAI, LA CUI VITA VALE MENO DI QUELLA DI UN CINGHIALE. CHE DICO? MENO DI QUELLA DI UN INSETTO NOCIVO

Questa subanimale ha dichiarato che il giorno più felice della sua vita fu quando "una volta, e non potrò mai dimenticarlo, ho centrato un cinghiale in mezzo agli occhi a venticinque metri di distanza: una gioia indicibile, resa ancora  più grande dal fatto che accanto a me c'era babbo. Ha sparato anche lui nello stesso momento ma, come abbiamo scoperto dopo, il colpo è stato mio. Grandissima soddisfazione".
Si tratta di un'intervista rilasciata al quotidiano L'unione Sarda del 29 settembre 2013. Intervista che occupa un'intera pagina con il titolo "La ragazzina con la doppietta: duello calibro 12 con il cinghiale". 
Notare la stronzaggine del "giornalista" Giorgio Pisano che usa il termine "duello", come se il povero cinghiale avesse accettato una sfida, e ad armi pari.    
Due commenti di due giorni dopo dicevano che la vita di questa "ragazzina" (24 anni!) doveva essere stata molto infelice se il giorno più felice era stato quello descritto. Un altro commento diceva che vi era da meravigliarsi che si fosse dato tanto spazio a costei. Naturalmente un mio commento, anche se breve, non sarebbe stato pubblicato. Ma qui, argomentato,  trova spazio. 
Soltanto una subanimale poteva pronunciare frasi così dissennate. La vita di individui simili vale meno di quella di qualsiasi animale, anche meno di quella di un insetto nocivo, di una schifosa zecca, che non sa di essere nociva. Purtroppo la legge è a difesa della vita di questi subanimali, altrimenti, sulla base del diritto naturale, non dovrebbe essere reato usare lo stesso fucile per liberarsi da questa lurida feccia di subanimali sparando loro in mezzo agli occhi. Che si tratti di schifosi subanimali è dimostrato dal fatto che nessun animale predatore uccide per il gusto di uccidere. Uccide solo per il suo diritto naturale alla sopravvivenza, non per divertimento. Solo l'uomo è capace di porsi sotto il livello dell'animalità facendo della caccia un divertimento. Il cacciatore è peggio dei macellatori dei mattatoi perché certamente questi, pur privi di sensibilità, non si divertono trascorrendo la loro miserabile vita tra fiumi di sangue, dovendo poi spellare e squartare il povero animale. 
La gente che mangia carne è una massa di ipocriti che fa finta di non sapere quale sia la filiera della bistecca pulita, racchiusa in celofan se comprata nei market. Se dovesse anche una sola volta nella vita ricavarsi da sé la bistecca in un mattatoio molti di questi ipocriti cesserebbero di mangiare carne. Nelle scuole elementari dovrebbe essere imposto ai bambini di fare una visita nei mattatoi durante le ore di "lavoro". E i genitori che si opponessero sarebbero ancor più degli impostori, gente degna solo di disprezzo. Essi credono di avere le mani monde di sangue, mentre le hanno più sporche di coloro che se le sporcano per essi, che sono i mandanti. Il mandante di un omicidio non è meno colpevole dell'assassino. Di ciò non ci si vuole rendere conto perché fa troppo comodo nascondersi dietro l'impostura e l'ipocrisia.          
Tornando alla subanimale Erica Billai, costei è dunque peggio dei macellatori. E' sperabile che anche lei, e presto, sia falcidiata dall'anemia mediterranea, come tutta la sua lurida famiglia.  
I cacciatori sembra che siano oggi in Italia 700.000. Normalmente i figli dei cacciatori non seguono l'esempio dei padri subanimali, che rappresentano una razza in via di sia pur lenta estinzione. Ma proprio ieri ho sentito ad un telegiornale che i VEGANI sono in Italia proprio 700.000 mila. Essere vegani non significa essere vegetariani. Questi ultimi infatti non escludono il latte, le uova e i formaggi. Pare che i vegetariani (se si comprendono in essi anche i vegani) siano in Italia circa 7 milioni. E allora io mi domando come questa maledetta razza di politici possa continuare a pensare che sia meglio non vietare la caccia per paura di perdere i voti della schifosa genia dei cacciatori. La colpa è dei vegetariani, che non sono organizzati in associazioni forti come quelle delle lobbies dei cacciatori. I quali stanno bene attenti a dare il voto a quei candidati (quasi tutti) che non siano contrari alla caccia. I vegetariani da soli potrebbero in teoria costituire un partito di 7 milioni di voti. I vegetariani, se raccolti in associazioni, dovrebbero domandare ai candidati un pronunciamento circa la caccia, per sapere se siano favorevoli o contrari. E negare il voto a quei candidati che non si dichiarino apertamente contrari. Non è più possibile tollerare che 700.000 subanimali possano continuare a prevalere su 7 milioni di vegetariani. 
Erica Billai

Erica Billai 

LA SUBANIMALE



La ragazzina con la doppietta: duello calibro 12 con il cinghiale


di GIORGIO PISANO

Ha iniziato che era in quinta elementare, dieci anni. Lungo praticantato prima di arrivare ai diciotto, porto d'armi e battesimo di fuoco: al cinghiale, naturalmente. Non ha più smesso. Oltre che un fidanzato, ha un Benelli superleggero calibro 12: «Due chili e settecento grammi in tutto». Meno pesante, per capirci, della classica doppietta da portare a tracolla per una giornata intera.Erica Billai, terz'anno di Scienze Politiche a Cagliari e ferma sicurezza delle sue scelte, è una delle duecento (circa) cacciatrici in un'Isola che conta quarantottomila licenze: un esercito. Ignazio Artizzu, presidente di Federcaccia, spiega che «il numero delle donne è in crescita» e cita un caso forse unico nel panorama nazionale: in Gallura opera una compagnia di sole donne. A riprova che questo sport (sport?) non è affatto in estinzione: e più crescono i mugugni degli anti, più gente chiede di andare a sparare.Perché lo fa? Erica, che ha ventiquattro anni, è nata in mezzo ai fucili. Suo padre, muratore, ha trasformato la casa dove abitano - a Buggerru - in una sorta di dopolavoro di categoria. «Ero bambina e stavo ad ascoltare incantata racconti che duravano ore ed ore. Racconti di caccia. Babbo e i suoi amici trascorrevano intere serate a discutere di selvaggina, di momento giusto, di stagioni». Il risultato di questa lunga e martellante terapia non si è fatto attendere. «Appena ho potuto mi sono lanciata anch'io». Dopo molto tempo e molte cartucce, nessun rimorso, sia pure tardivo: mai pensato di smettere neanche per un attimo. «Perché dovrei?»La passione, a suo parere, ha un'eccellente giustificazione: «Mangio tutto quello che prendo». Tordi, cinghiali, lepri, beccacce, cioè quello che il calendario venatorio consente. Con un sorriso che vola da un orecchio all'altro aggiunge che il suo piatto preferito è la pasta al sugo di lepre ma confessa anche un debole per i tordi arrosto. «Io e mamma ne andiamo matte». Dunque, che male c'è?Erica è una ragazza che sa bene quello che vuole. Studia e lavora: attualmente fa la commessa in una focacceria-gelateria e dice di trovarsi benissimo. Ignora, insomma, il menu tradizionale della casa: la lagna - tutta sardesca - per proporre l'immagine di uno studente-lavoratore quasi eroico. Due cani, famiglia affiatatissima, espone le sue ragioni senza avere la pretesa di imporsi, tantomeno fingere di indignarsi per l'inevitabile pianto greco dei miscredenti.

Perché va a caccia?

«Perché mi regala un'adrenalina che fino ad oggi nient'altro mi ha dato. È un'emozione particolare, non riesco a immaginare niente di meglio».
Se non riesce ad immaginare niente di meglio nella vita è veramente una vomitevole e miserabile vigliacca subanimale. Ripeto che non dovrebbe essere reato eliminare dalla faccia della Terra questa subanimale (Pietro Melis). 

Il bello della caccia. E il brutto.

«Il bello? Scegliere la giusta compagnia e starci felicemente in mezzo. Giornate bellissime: alla fine si è stanchi ma molto, molto soddisfatti. Il brutto? Costa troppo, sicuramente».

Quanto?

«Ogni sei anni bisogna rinnovare il porto d'armi: una cinquantina di euro. Ogni dodici mesi, si spendono inoltre 250 euro tra versamenti alla Regione, concessioni governative, assicurazioni. Da quando ho cominciato a pagare di tasca mia, ho sentito il peso di questa mia passione».

Quanto costa una cartuccia?

«Per un pacco a palla, parlo di caccia grossa, si spendono intorno ai sette euro».

Quante se ne sparano in una battuta?

«Si spera sempre di consumarne molte ma c'è tanta gente che torna a casa con la cartuccera piena. Speriamo non succeda a me».

La prima volta.

«Avevo dieci anni quando ho partecipato alla prima battuta di caccia grossa. Avevo talmente asfissiato mio padre che alla fine si è arreso e mi ha portato con lui. Meraviglioso».

L'esordio col calibro 12?

«Avevo diciotto anni appena compiuti. Un'emozione che non dimenticherò mai, emozione grande. Era il primo cinghiale che passava in posta. Sapevo bene che se avessi sbagliato avrei mandato in fumo il lavoro paziente e meticoloso di tante persone, di un'intera compagnia. Ricordo che era un esemplare neanche troppo grosso, proprio bello».

Paura mai?

«Paura di cosa?».

Qualche volta restano a terra ragionieri anziché cinghiali.

«C'è molta attenzione alla sicurezza, regole precise che seguiamo senza sgarrare. Fino all'anno scorso sono andata a caccia grossa con mio padre e questo comportava, per quel che mi riguarda, affidabilità totale. Lui ed un suo amico mi hanno insegnato le regole fondamentali, come comportarmi, che fare in caso di necessità. Da loro ho appreso l'etica della caccia».

Timore d'essere aggrediti da una preda ferita?

«Mi è successo con una scrofa. L'ho colpita male e quella ha puntato dritto nella mia direzione. M'ha sfiorato. Le ho sbarrato la fuga con la gamba. Non me lo sarei perdonato se fosse riuscita a scapparmi». 
Maledetta vigliacca (Pietro Melis).

Per una donna è più difficile?

«No. La caccia richiede certamente un notevole sforzo fisico. Per esempio, quando vado a tordi col mio ragazzo, camminiamo tutta la giornata, dall'alba al tramonto. La cosa più difficile è reggere il peso del fucile».

Il fatto di essere unica donna in mezzo a tanti uomini?

«Mah... io ho iniziato nella scuola creata da mio padre. Poi c'erano i miei zii, miei cugini... mi hanno sempre trattato come una figlia. Adesso siamo una compagnia di circa venti fucili. Mio padre l'anno scorso ha smesso».

Mai provato pietà per un animale da uccidere?

«Arriva quando non riesci a finirlo subito. Un cuore ce l'ho anch'io. Mi dispiace soprattutto quando lo vedo soffrire. Allo stesso tempo però tutto questo non mi blocca perché quello che prendo lo consumo, non spreco niente. E questo mi rincuora. Il giorno che mangio cinghiale non vado al mercato».
Questa è una pazza priva di sentimento (Pietro Melis).

Ha un senso la caccia oggi?

«La caccia nasce come esigenza primaria dell'uomo. È vero che spendiamo tanti soldi per praticarla. Se io vendessi la carne che porto a casa, intascherei un bel gruzzoletto. Il problema si può vedere però anche in un altro modo: una sfida, perché no? Noi andiamo a caccia per sfidare l'animale, c'è il giorno in cui vinciamo e quello no. È uno scontro alla pari».
Qui dimostra di essere una stronza e disonesta totale che viola anche il significato dei termini. La sfida avviene tra due esseri umani in quanto consenzienti. Non può mai avvenire tra umani e animali non umani, che non vivono per sfidare gli umani. Ma questa maledetta ha solo sembianze umane. In realtà è solo una subanimale, che meriterebbe la stessa fine che da vigliacca fa fare alle sue vittime.   

Alla pari? Voi siete armati, lui no.

«Certo, ma lui sta giocando in casa».

Favorevole o contraria alla vivisezione per ricerca medica?

«Contraria quando riguarda la messa a punto di cosmetici e roba del genere, favorevole se può servire a sconfiggere una malattia. La mia famiglia è stata falcidiata dall'anemia mediterranea: ne ho visto troppi morire, compreso uno zio che mi ha cresciuto. È venuto a mancare dopo molte sofferenze. Insomma sì, sono favorevole alla sperimentazione animale».
Io ho scritto sempre che sono individui come lei che meriterebbero di essere sottoposti alla sperimentazione animale. Gli animali non umani sono infatti sempre innocenti anche quando sono predatori per necessità di sopravvivenza. Inoltre nel passaggio dall'animale non umano a quello umano il risultato della sperimenzazione non garantisce affatto risultati positivi. Spesso è anche pericolosa, come fu per la talidomide (Pietro Melis).   

Perché tanti vi detestano?

«Spesso perché non capiscono. L'intolleranza nei nostri confronti nasce da un pregiudizio. Pensano che in fondo siamo soltanto dei sadici, che andiamo a fare massacri. Poi ci sono quelli, amici compresi, che invece ti fanno la morale ma se gli proponi una cena a base di selvaggina, corrono. Fanno anche di peggio».

Di peggio?

«Magari arrivano a casa tua con una chilata di bistecche di cavallo. E allora chiedo: quello, e mi riferisco al cavallo, è morto di morte naturale oppure macellato?»

Ambientalisti.

«C'è una misura per tutto. Credo ce ne siano tanti in buona fede, gente che rinuncia a mangiare la carne per una questione morale. Insomma, gente che predica bene e razzola meglio. Ne ho grande stima e rispetto. Come rispetto però, e lo dico per fugare qualunque ombra, anche chi viene a caccia con me».

Bracconieri.

«Io non violo il calendario venatorio nonostante pensi che abbia bisogno di essere rivisitato e, soprattutto, che sia finalmente gente preparata a programmarlo».

Ce ne sono trecentomila in tutta Italia.

«Di bracconieri? Non pensavo fossero così tanti. In ogni caso, anche se il calendario venatorio è davvero da rifare, io osservo le regole. Se c'è una norma, sia pure sbagliata, non mi piace infrangerla. Ma non posso fare a meno di rilevare che certe ingiustizie finiscono per istigare il bracconaggio».

Per esempio?


«Ci hanno levato un mese di caccia al tordo ma ci concedono di sparare ad alcune specie dannose, che non si mangiano, tipo cornacchie e ghiandaie. Io non sparo a quello che non finisce in cucina. Che faccio, le ammazzo e le lascio lì? Non ha senso. Da tre anni, poi, la situazione sta peggiorando».

Perché?

«Perché si inventano calendari venatori che sembrano fatti apposta per metterci delle multe. Ci sono tanti cacciatori che restano a casa per questo motivo. Allora, mettiamoci d'accordo: finché andare a caccia non sarà illegale, non si può penalizzare e scoraggiare chi la pratica».

Sarebbe bello tuttavia che chi va a sparare rispetti l'ambiente.

«I cacciatori lo fanno, di solito. È vero che alcuni sono maleducati e abbandonano in campagna bossoli e rifiuti. Ma è ugualmente vero che le nostre campagne sono attraversate da orde di barbari senza la doppietta in spalla».

Qual è la percentuale di cacciatori incivili?

«Facciamo quella delle persone incivili in generale, abbraccia meglio la realtà dei fatti. Sa quanti cacciatori raccolgono i rifiuti lasciati da altri?»

Non vorrà farci credere che siete pure netturbini dell'ambiente.

«Ho imparato dalla mia famiglia a rispettare la natura. Ogni volta che vado a caccia porto con me una busta dove raccogliere bossoli, carta, bottiglie. Che ci crediate o no, sono davvero tanti quelli che hanno rispetto del territorio».
Che famiglia di merda! (Pietro Melis).

Il giorno più felice.

«Una volta, e non potrò mai dimenticarlo, ho centrato un cinghiale in mezzo agli occhi a venticinque metri di distanza. Una gioia indicibile, resa ancora più grande dal fatto che accanto a me c'era babbo. Ha sparato anche lui nello stesso momento ma, come abbiamo scoperto dopo, il colpo mortale è stato il mio. Grandissima soddisfazione».
Questa è la frase più terribile di questa pazza. I suoi colleghi di scienze politiche, se sani di mente, dovrebbero sputarle almeno in faccia per il ribrezzo che fa questa subanimale (Pietro Melis).

Si allena per avere buona mira?

«Macché. Difatti ancora oggi quando il tordo esce all'improvviso, tra imbracciata, puntamento e sparo può passare troppo tempo. Bisogna essere velocissimi e precisi. Per il momento a caccia grossa mi sono difesa bene ma c'è fucilata e fucilata: col tordo, per dirne una, è tutta un'altra cosa».

La preda più difficile?


«Il coniglio. Finora non sono riuscita a prenderne uno. A differenza della lepre che fugge andando sempre in linea retta, il coniglio ti frega perché dà scarti laterali e finisce facilmente per spiazzarti. Ogni preda ha una sua fucilata».
Questa subanimale sarebbe la preda più facile. Ma purtroppo la protegge la legge (Pietro Melis). 

Quali debbono essere i requisiti per essere accettati dalla compagnia?

«Devi essere stato educato alla caccia, devi sapere e rispettare. L'importante, poi, è non mandare a monte il lavoro degli altri. Siccome la compagnia è una squadra, bisogna imparare a giocare correttamente. Lavorare tutti, lavorare insieme».

È vero che le sparate grosse?

«Vero. Non ho mai capito perché ma è proprio così: ai cacciatori piace moltissimo raccontare cose che non sono mai accadute. Quelli seri si fanno accompagnare da documentazione: la foto del carniere pieno».

Le piacerebbe che suo figlio diventasse cacciatore?

«Molto, sì. La caccia mi regala grandi tavolate in famiglia: i miei, miei zii, miei cugini. Che gioia vederli mangiare le mie beccacce, i miei tordi...».
Che madre di merda sarebbe. Vi è da sperare che crepi prima di far nascere altri individui come lei (Pietro Melis)

Intervista tratta da
  1. credevo che la caccia fosse solo maschile invece ci sono anche ...

    ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2013/09/credevo-che-la-...‎

Guardate quest'altra subanimale Michela Poggi


   

venerdì 1 novembre 2013

IL PATTO COL "DIAVOLO"

A Grillo rimane solo il patto con il "diavolo" Berlusconi (ma il diavolo è anche il simbolo del Milan). A sinistra nulla potrà trovare di comune. La falsa sinistra è europeista sfegatata, nemica della classe operaia, è multirazziale e multiculturale, fautrice della politica dell'accoglienza degli invasori, da trasformare in cittadini. Grillo ha capito che è pericoloso abolire il reato di immigrazione clandestina, vuole modificare la Costituzione introducendo il referendum propositivo, vuole sottoporre a referendum l'euro, vuole introdurre il reddito di cittadinanza. Nella falsa sinistra non troverà nemmeno uno di questi punti. Data la ventilata sterzata a destra di Grillo (che ha fiutato l'aria francese della destra sociale e nazionale di Marie Le Pen, che in Francia è il primo partito) a sinistra può trovare solo un vicolo cieco. Gli conviene dunque spingere a destra Berlusconi, già euroscettico, facendogli abbandonare la scellerata politica del liberismo di un'Europa costruita con il malaffare dell'economia predatrice della finanza che uccide l'economia reale. Solo con Berlusconi potrebbe arrivare ad un referendum per uscire finalmente dalla disgrazia dell'euro e dalla dittatura economica della Germania con il conseguente ritorno alla sovranità monetaria mandando affanculo l'Unione Europea delle banche, origine della disgrazia economica dell'economia reale. Solo così potrà vincere, perché prima o dopo dovrà pur fare l'alleanza con altri. Anche se ripetesse il 27% delle passate elezioni che farebbe poi? Potrebbe continuare a non fare alleanze con alcun partito? A questo punto sarebbe finito. Farebbe la fine di Fini(to). E allora la smetta di considerare Berlusconi un nemico, lo psiconano. Si possono fare patti anche con un nemico pur di salvarsi da un nemico peggiore che è la falsa sinistra.  
Ma condizione per un patto col "diavolo" è il ritorno ad una legge elettorale con il sistema proporzionale, che infatti non piace all'illustre incognita, venditore di fumo, che è Matteo Renzi, propagatore di un programma di parole senza un reale e preciso contenuto, fatto apposta per incantare gli imbecilli che gli credono. Faccio un esempio: soltanto ultimamente ha parlato di responsabilità civile dei giudici. Ma si è ben guardato dal dire quale riforma vorrebbe della giustizia e che cosa intenda per responsabilità civile perché non ha precisato in quali casi essa debba essere riconosciuta né ha aggiunto se alla responsabilità civile debba seguire un danno pagato dal giudice personalmente (assicurandosi) e non più dallo Stato. Se la responsabilità civile fosse ancora scaturente solo da un comportamento doloso non vi sarebbe alcunché di nuovo. Essa deve invece scaturire anche da "negligenza o vizi logici inescusabili" (art. 1 dei Provvedimenti disciplinari). Il sempre fumogeno Renzi vuole il sistema maggioritario a due turni perché sa che solo con questo sistema può vincere al secondo turno dando per scontato che al secondo turno non si trovino alleati Berlusconi e Grillo (indipendentemente dal fatto che Berlusconi rimanga o non in parlamento). A questo punto Grillo, anche se risultasse il primo partito con il 27% dei voti e andasse al ballottaggio, sarebbe fottuto da una coalizione di falsa sinistra che raggiungesse anche solo il 30% dei voti. Lo scenario cambierebbe completamente con il sistema proporzionale senza premio di maggioranza, con il quale mai una coalizione di falsa sinistra potrebbe governare da sola. Sarebbe costretta a venire a patti o nuovamente con Berlusconi o con Grillo. Ma un'allenza di Grillo con il "diavolo" farebbe fuori la falsa sinistra e finalmente si potrebbe arrivare ad una riforma della Costituzione e dell'ordinamento giudiziario. Berlusconi ha commesso troppi errori insistendo con il porcellum. Non ha capito che solo il proporzionale avrebbe impedito alla falsa sinistra di avere un premio di maggioranza alla Camera e al Senato.  
Un'alleanza di  Grillo con Berlusconi (e Berlusconi sta cercando, anche se in ritardo, un'alleanza con Grillo, perché ne ha impiegato di tempo per capirlo!) permetterebbe a Berlusconi di far fuori i suoi traditori, Alfano e tutti i poltronisti del governo, che a questo punto capirebbero che sarebbero tagliati fuori dall'alleanza Berlusconi-Grillo e non avrebbero più un futuro politico senza Berlusconi. La conseguenza è che questi traditori, per paura di rimanere isolati e di valere da soli come il due di picche, cercherebbero di farsi perdonare il tradimento togliendo la fiducia al governo Letta, ma solo dopo  una riforma della legge elettorale in senso proporzionale.  Se Berlusconi non capisce che Grillo è la sua salvezza per affondare il PD (Partito della Disgrazia) perché Grillo aumenterà certamente il voto di protesta e Grillo non capisce che solo con l'alleanza con Berlusconi può realizzare il suo programma (tra cui il reddito di cittadinanza*  e la riforma della Costituzione con l'introduzione del referendum propositivo) perché da solo non vi riuscirebbe, allora sono tutti e due destinati al fallimento politico e faranno vincere il PD. 
* Il reddito di cittadinanza con circa 1000 euro al mese senza lavorare è un puro miraggio. D'altronde sarebbe un'ingiustizia nei riguardi di coloro che lavorano con uno stipendio eguale o quasi eguale. Tanto varrebbe non lavorare per uno stipendio eguale al reddito di cittadinanza. Pertanto il reddito di cittadinanza non dovrebbe essere superiore alle pensioni minime degli anziani, le quali, al contrario, dovrebbero essere aumentate, anche perché, mentre i giovani possono essere aiutati dai genitori (che godono oggi di pensioni retributive e non contributive), gli anziani con pensioni minime o quasi minime non possono godere di aiuti da parte dei figli se questi sono disoccupati. E anche se non fossero disoccupati non sarebbero in grado di aiutare i genitori se percepissero uno stipendio che consentisse loro appena di sopravvivere, soprattutto se avessero una loro famiglia da mantenere. 

Rottamatore premier, e poi...

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