sabato 12 ottobre 2013

LA STRAGE DI VIA RASELLA E LA GIUSTIZIA DEI VINCITORI (2)

Dal mio libro Io non volevo nascere traggo parte di un capitolo riguardante la storia degli anni 1943-45 con particolare riferimento a tutti gli attentati terroristici dei partigiani, che provocarono le rappresaglie naziste, come quella di Marzabotto e altre, che qui tralascio. Tralascio di riportare qui anche la vera storia della strage di Cefalonia. 
 
Quando verranno tolte le medaglie agli assassini materiali che, causando anche vittime civili, il 23 marzo del 1944 provocarono, in una strada di Roma (via Rasella) la rappresaglia delle Fosse ardeatine, perché vigliaccamente rifiutarono di costituirsi, allora finalmente si inizierà a rendere giustizia alle vittime della rappresaglia, come a quelle di altre.1 I mandanti dell'attacco proditorio, e perciò i maggiori responsabili della rappresaglia, furono i componenti di una sedicente Giunta militare del sedicente Comitato di Liberazione Nazionale (CNL). Di tale Giunta erano responsabili Giorgio Amendola (uno dei futuri capi del P.C.I.), Riccardo Bauer (Partito d'Azione) e Sandro Pertini (socialista), un fanatico che poi cercò di scaricare su Amendola la responsabilità dicendo che non era stato informato della decisione di porre in atto l'attentato terroristico e fu premiato con la presidenza della Repubblica. E fu principalmente lui a volere ad ogni costo la morte di Mussolini sovrapponendosi al governo monarchico (riconosciuto dagli alleati) e impedendo che Mussolini, tramite l'accordo cercato con il cardinale Schuster, si consegnasse agli americani, come da essi richiesto in quanto veri legittimati a chiederne la consegna, e non i cosiddetti partigiani, che, pur privi di qualsiasi autonoma legittimazione politica, volevano acquisirla decidendo, con la loro ala oltranzista, di passare per le armi tutti i gerarchi della Repubblica Sociale, senza alcun processo, come si fece, invece, a Norimberga. Fu assassinato dai comunisti persino Nicola Bombacci, che, uomo mite, teorizzatore della socializzazione delle imprese, era stato prima segretario del partito socialista e poi cofondatore nel 1921 del partito comunista, delegato a Mosca dei comunisti italiani nel 1920 ed amico di Lenin, ma espulso nel 1923 dai miopi del suo partito quando alla Camera propose un'alleanza tra fascismo e comunismo sovietico, capendo l'affinità tra le origini socialiste del fascismo e il comunismo sovietico sino a quando condannò la svolta staliniana. Nella Repubblica sociale, dove fu consigliere economico di Mussolini, continuava a chiamare “compagni” gli operai. Morì gridando:”Viva il socialismo”. Mussolini, anche contro la volontà di quei partigiani che l'avevano arrestato nella sua fuga verso la Svizzera, disposti a consegnarlo agli americani, fu sottratto ad essi da una banda di assassini che, al comando di una cupola di fanatici (in prevalenza formata da comunisti, ma tra cui si trovava anche Pertini), furono inviati da Milano a Dongo per anticipare l'arrivo a Milano degli americani e permettere a questi fanatici vigliacchi di fregiarsi di fronte ai vincitori di un'autorità che non avevano e di dare poi in pasto ad una folla scatenata la visione dei cadaveri appesi a testa in giù in piazzale Loreto. Quella stessa folla che, come commentò con disprezzo lo stesso Leo Valiani, leader del Partito d'Azione (e uno dei mandanti dell'assassinio di Mussolini), non era mai stata antifascista. E ora saltava indegnamente sul carro dei vincitori. E poi si parla di guerra di liberazione. Come se fosse stata una guerra di popolo.
I vigliacchi partigiani (per lo più comunisti) agivano sempre proditoriamente con imboscate esponendo le popolazioni alle rappresaglie con il rifiuto di presentarsi. Nel processo contro Kappler (Tribunale Militare di Roma, 20 luglio 1948) – che riconobbe che l'attentato era da ritenersi illegittimo secondo il diritto internazionale - il Bentivegna disse di avere ricevuto l'ordine di attaccare il battaglione di altoatesini e che si sarebbe presentato se fosse stata richiesta dai tedeschi la presentazione degli attentatori, che, invece, non vi sarebbe stata perché sarebbe stato deciso dai tedeschi di attuare comunque la rappresaglia. Ma la stessa accusa riconobbe che già due mesi prima erano stati affissi dei manifesti preannunciando rappresaglie per gli attentati: Soltanto il 28 marzo 1974 (settimanale “Panorama”) si fece vivo un testimone (Domenico Anzaldi) per dire che la sera stessa dell'attentato era stato affisso un manifesto sui muri di Roma.2 Non basta. Questo principale manovale dell'attentato cambiò versione quando si accodò a quanto Paolo Emilio Taviani, ex partigiano ed esponente dei passati governi democristiani, dichiarò nel 1977 al quotidiano Il Giornale (del 10 luglio 1997 affacciando la tesi che “l'attentato di via Rasella fu un atto di guerra compiuto dai partigiani, non per regolamento di conti al loro interno (questa è un'altra versione, che vorrebbe che i partigiani comunisti volessero sbarazzarsi di quelli non comunisti o anche di quelli comunisti non affiliati al P.C,I. che si trovavano già in carcere, in modo da farli finire vittime della prevedibile rappresaglia – n. d. r.),3 ma su richiesta dei comandi alleati. L'azione doveva alleggerire la pressione delle forze tedesche che impedivano l'avanzata angloamericana verso Roma”.4 La tesi apparve a chi non fosse disonesto del tutto insostenibile. Non si era mai affacciata prima d'allora una simile tesi. Se fosse stata vera la banda degli attentatori, a incominciare dal Bentivegna, sarebbe stata la prima a dirlo. Invece la banda tacque di fronte alla tesi di Taviani, smentendo così se stessa, giacché lo stesso Bentivegna aveva detto che tutto era stato programmato all'interno della “giunta militare” del CLN, anche se poi, all'interno di questa asserita giunta, Amendola, come detto, si assunse inverosimilmente la responsabilità per tutti, non sconfessando Bauer e Pertini, che, per ridurre al minimo le responsabilità, disse che egli e Bauer erano ignari della decisione presa da Amendola.
Per salvare questa banda di assassini si mosse subito il governo Badoglio (dimentico della sua connivenza con il fascismo e delle stragi da lui operate in Etiopia) e provvide subito ad una amnistia con decreto legge n.96 del 5 aprile 1944 e con quello del 12 aprile, n. 194, riconoscendo retroattivamente questa banda come composta da legittimi belligeranti. Era infatti già incalzato dai partiti antifascisti, che sarebbero entrati organicamente nel II governo Badoglio il 22 aprile, con Togliatti vicepresidente del Consiglio. Se gli attentati fossero stati azioni di guerra non ci sarebbe stato bisogno di amnistia. Ciò in contrasto con l'ordine che lo stesso Badoglio aveva diramato di evitare di fare attentati nelle città proprio per evitare prevedibili rappresaglie.5
I parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine si videro negato il risarcimento dei danni nella causa promossa nel 1949, conclusasi negativamente in tre gradi del giudizio con la sentenza della Cassazione del 9 maggio 1957 che riconosceva che l'attentato era stato un'azione di guerra condotta da “legittimi belligeranti”.
Ciò in contrasto con la citata sentenza del Tribunale militare del 1948 (processo Kappler), a cui si aggiunse la sentenza del Tribunale Supremo Militare del 26 aprile 1954, che stabiliva che, per espresso disposto dell'art. 1 del Decreto legge 6 settembre 1946, n.93 i partigiani non potevano essere considerati belligeranti. 6
. Però la Corte Costituzionale, abrogando l'art. 270 del codice penale militare, che vietava la presenza di parti civili in un processo militare, permise che i familiari delle vittime e il Comune di Roma alla fine degli anni '90 si costituissero parte civile nel processo militare e civile contro Priebke, ritenuto uno dei responsabili dell'attuazione della rappresaglia. Così si passò giudiziariamente dalla tragedia alla farsa. Si immagini che cosa avrebbero potuto avere i familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine da Priebke, a parte l'età ormai avanzata. Lo Stato avrebbe dovuto pagare il risarcimento dei danni ai parenti. Ma come avrebbe potuto farlo se non riconoscendo di essere nato dalla complicità con coloro che furono degli assassini? In alternativa i parenti delle vittime avrebbero dovuto chiedere i danni allo Stato tedesco, che infatti pagò i danni ai parenti degli ebrei morti nei lager. Ma per ragioni di amicizia con la nuova Germania lo Stato italiano non fece nemmeno questo. Oppure agì ipocritamente non sentendosi giudiziariamente forte nel sostenere di fronte alla Germania che l'attentato fosse un'azione di guerra. E così preferì scaricare le colpe su chi non avrebbe potuto pagare. Gli bastò aver trovato un capro espiatorio per salvare la faccia.7
Basta ripercorrere le varie fasi del processo contro Priebke per accorgersi della confusione ideologica in cui esso si svolse. Assolto per prescrizione del reato dal Tribunale militare di Roma l'1 agosto 1996, la sentenza fu cambiata dal Tribunale in una condanna, prima a 15, poi a 10 anni dopo che la prima sentenza fu annullata dalla Cassazione, sensibile al tumulto suscitato nella stessa aula alla lettura della prima sentenza e alla reazione del governo, a sua volta sensibile al tumulto alimentato soprattutto dalle comunità ebraiche, senza le quali quasi certamente la Cassazione non sarebbe intervenuta. Da notare che Kappler nel 1948 era stato condannato all'ergastolo solo per il fatto di essere stato responsabile per sbaglio di cinque vittime in più alle Fosse Ardeatine e di averne aggiunto altre dieci dopo la morte in ospedale di un altro soldato rimasto ferito in via Rasella, mentre Priebke fu riconosciuto colpevole della morte di tutte le 335 vittime. La Corte d'Appello nel marzo del 1998 condannò Priebke all'ergastolo, con conferma della Cassazione nel mese di novembre (che celerità!). Ma poi, a causa dell'età, fu concessa a Priebke la detenzione domiciliare. Il 12 giugno gli fu concesso di uscire di casa per recarsi nello studio del suo avvocato. Ma le comunità degli ebrei – che si credono ancora l'ombelico dell'umanità e che credono di poter vivere di rendita per tutto l'avvenire a motivo dell'asserito olocausto – ottennero dal magistrato dell'ufficio di sorveglianza, e poi dalla Cassazione il 3 novembre 2007, che fosse revocato tale permesso.
Indro Montanelli – che si era visto sequestrare su querela dei vigliacchi attentatori di via Rasella il volume “L'Italia della guerra civile” (scritto con Mario Cervi) perché aveva ritenuto gli attentatori responsabili della rappresaglia – per quieto vivere il 22 marzo 1998 (Corriere della sera) si limitò a condividere il giudizio di Enzo Forcella secondo cui l'attentato era privo di rilevanza militare, suggerendo ingiustamente che non si disseppellissero i cadaveri e non si tenessero ancora aperti i conti con il processo contro Priebke, che, invece fu condannato. E il 26 marzo aggiunse che non si poteva tenere aperta un caso giudiziario dopo che 50 anni prima era passata in giudicato una sentenza di assoluzione che aveva riconosciuto colpevole Kappler e non i suoi subordinati, come Priebke. Concludeva scrivendo che non si poteva continuare ad avvelenare il presente compromettendo il futuro. Ma in sede storica il passato deve essere rivisitato, non per avvelenare il presente, ma per illuminarlo alla luce della verità. E la verità è scomoda per uno Stato nato dalla disonestà.
Il Gip Pacioni, affiancato dai familiari delle vittime nel processo contro Priebke, quando respinse la richiesta di archiviazione per le responsabilità dei partigiani, fu assalito da tutta la sinistra, compreso l'attuale capo di Stato Napolitano, che, insieme con tanti altri del suo partito, definì “aberrante” la decisione del Gip, che fu sottoposto ad un linciaggio morale e minacciato, per cui rinunciò all'incarico. Anche l'intellighenzia giornalistica, ben rappresentata a sinistra dall'ex partigiano Giorgio Bocca (La Repubblica, 28.6.97), si scatenò contro il Gip cercando di ridicolizzarlo. L'ineffabile capo dello Stato di allora, Scalfaro, disse che non si poteva portare la storia in Tribunale dopo 50 anni. Seguì a ruota Prodi con una frase assai simile. E perché allora dopo 53 anni si portò in giudizio Priebke? 
1I principali manovali dell'attacco proditorio, da ritenersi di natura terroristica e non azione di guerra perché attuato fuori di un'azione di guerra tra nemici dichiarati sono stati Rosario Bentivegna (che fece esplodere la bomba posta in un carretto dopo essersi travestito da spazzino), Carla Capponi, Pasquale Balsamo e Franco Calamandrei. Gli ultimi tre avevano il compito di segnalare al primo l'arrivo di un battaglione del reggimento (Bozen) di altoatesini che aveva solo compiti di polizia e si dice transitasse disarmato (almeno perché avevano l'ordine di transitare con le armi scariche). Un gruppo di sostegno lanciò altre bombe sulla coda del battaglione portando i morti a 32. I primi tre ebbero nel 1951 dal presidente della Repubblica, su proposta di De Gasperi, rispettivamente una medaglia d'argento, d'oro e di bronzo. Evidentemente la Capponi come terrorista aveva più benemerenze. L'attacco proditorio fu preparato da Carlo Salinari, che negli anni '60 mi ritrovai come professore ordinario di letteratura italiana nella Facoltà di Magistero di Cagliari. Suo è il noto manuale di letteratura italiana adottato in molte scuole. Di indirizzo marxista, come lo era Giuseppe Petronio, professore di letteratura italiana, con cui detti l'esame da studente del corso di filosofia della Facoltà di Lettere e filosofia.
2V. l'articolo citato “La strage di via Rasella: un atto “eroico”. V. anche (a cura di Reno Bromuro) “L'attentato di via Rasella”, in www.nonsoloparole.com. (riportante un articolo di Ivaldo Giaquinto (“L'imboscata di via Rasella. Ma questa era guerra?”, in www.italia-rsi.org.
3Tra i comunisti non appartenenti al P.C.I. vi erano quelli di “Bandiera Rossa” (formata da troskisti), alcuni dei quali finirono a Regina Coeli e poi alle Fosse Ardeatine. Alcuni sopravvissuti dissero che la loro presenza in via Rasella fu voluta dal P.C.I. per farli cadere in una trappola e far ricadere su di essi le responsabilità. V. di Pierangelo Maurizio “via Rasella, un mistero che dura sessant'anni” (Il Giornale, 12 agosto 2007), in www.mascellaro.it/taxonomy/term/35.
4 V. voce “D'Acquisto Salvo (salvatore) 23 settembre 1943 in www.cronologia.leonardo.it/storia/a1943za.htm.
5 V. cronologia.leonardo.it/storia/a1945s. Le rappresaglie. V. anche nota 103.
6In questo senso è stato citata la sentenza da Giampaolo Pansa in Sconosciuto 1945 (Sperling&Kupfer 2005, pp.376 sgg.). In realtà il decreto del 6 settembre 1946 riconosceva la qualifica di belligeranti anche ai partigiani, come confermato dal decreto legislativo 4 marzo 1948, n.137. Una rassegna faziosa di processi a vari comandanti nazisti (tra cui Kapler, Priebke, Haas, Stommel, Reder) è volta a condannare la rappresaglia a posteriori, dopo la guerra, secondo il diritto internazionale delle Nazioni Unite (www.difesa.it/GiustiziaMilitare/RassegnaGM/Proces cessi/HeinrichNordhom.17.La rappresaglia).
7 Per tali notizie v. Salvo D'acquisto e la strage di via Rasella, compreso nell'articolo citato nella nota 89. 


I parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine chiesero il risarcimento danni. Ma in tre gradi del giudizio (ultimo quello della Cassazione del 9 maggio 1957) si videro respingere le loro richieste da una magistratura ideologizzata e connivente con gli assassini con la sconcertante conclusione che quella di via Rasella dovesse essere considerata un'azione di guerra. Assurdo. Come poteva essere considerata un'azione di guerra un attentato terroristico in pieno centro cittadino, che causò anche la morte di alcuni civili?1 Come poteva essere stata un'azione di guerra quella svoltasi in una strada dove stavano giocando a pallone dei ragazzini, che, per confessione dello stesso Balsamo, furono allontanati dalla strada calciando lontano il loro pallone? Come potevano essere ritenuti combattenti dei gruppi che non erano militari in divisa e che agivano disordinatamente senza che vi fosse un comando giuridicamente giustificato? Si può dire che essi agissero come rivoluzionari, ma con tutti i rischi che un'azione rivoluzionaria comporta. Compresa quella di essere considerati dei fuorilegge, almeno sino quando essi, prendendo il potere, non costituiscano a posteriori una nuova legalità. E così infatti è successo.

Si trovò subito la scappatoia “legale” per salvare i partigiani dall'accusa di essere dei terroristi. Con una serie di decreti legislativi2 essi furono riconosciuti come combattenti. Una volta attribuita ad essi questa assurda veste, ne conseguì anche che la rappresaglia attuata dai nazisti non poteva più essere considerata tale, e pertanto i familiari delle vittime non potevano avere diritto ad alcun risarcimento. Ma se i governi italiani fossero stati coerenti avrebbero dovuto chiedere il risarcimento dei danni alla Germania.

Eppure, lo stesso tribunale dei vincitori di Norimberga aveva riconosciuto che “le misure di rappresaglia in guerra sono atti che, anche se illegali, nelle condizioni particolari in cui si verificano, possono essere giustificati in quanto l'avversario si è a sua volta comportato in maniera illegale e la rappresaglia stessa è stata intrapresa allo scopo di impedire all'avversario di comportarsi illegalmente anche in futuro”.La proporzione ritenuta come equa fu quella di 10 a 1.



Quando si insegnerà finalmente nelle scuole una storia non ideologizzata che non sia più quella scritta dai vincitori?


1 Oggi si dice che siano stati solo due, tra cui un bambino di 10 anni. Ma il Messaggero del 28 marzo scrisse che erano stati sette.
2 Si iniziò subito con il D.Lgt 5.4.1945, n.158 (che riconosceva la qualifica di “patriota combattente”, comportante benefici di ogni genere). Seguirono il D.Lgt 21.8.45 (che disciplinava “il riconoscimento delle qualifiche di partigiani e l'esame di proposte di ricompensa), quello del 6.9.1946 (che, ponendo a carico dello Stato i danni di guerra causati dalle forze alleate o nemiche, equiparava ad esse le formazioni volontarie) e la legge 21.3. 1958, n. 285 (che ha riconosciuto “come corpo organizzato inquadrato nelle forze armate dello Stato il “corpo Volontari della libertà”.
 

venerdì 11 ottobre 2013

PRIEBKE: TUTTI A DARGLI ADDOSSO. MA NON FURONO CONDANNATI I VERI BOIA, GLI ASSASSINI RESPONSABILI DELL'ATTENTATO VIGLIACCO DI VIA RASELLA, PREMIATI CON MEDAGLIE. LA RAPPRESAGLIA PREVISTA DALLE NORME INTERNAZIONALI DI GUERRA (1)

ECCO TUTTI I VERI BOIA PREMIATI CON MEDAGLIE DAI VINCITORI










Carlo Salinari a sinistra con Luigi Longo nel 1976
Ecco quattro dei cinque manovali dell'attentato vigliacco di via Rasella dall'alto in basso :  Carla Capponi, Rosario Bentivegna (marito della Capponi), Franco Calamandrei,  Carlo Salinari (che quando ero giovane assistente mi ritrovai come professore di letteratura italiana nell'allora Facoltà di Magistero di Cagliari, non sapendo ancora chi fosse questo assassino). Non sono riuscito a trovare la foto del quinto manovale che fu Pasquale Balsamo.

Ed ecco gli ideatori della strage di via Rasella, facenti parte di una sedicente autonominatasi Giunta militare di un sedicente Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). In ordine dall'alto: Giorgio Amendola, Riccardo Bauer e...SANDRO PERTINI



  1.   Cliccare su questo sito

    ATTENTATO DI VIA RASELLA. Accadde oggi di 69 anni fa ...

    liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/.../attentato_di_via_rasella_accad.html‎
    12/lug/2013 - Rosaro Bentivegna e i suoi complici comunisiti innescarono un ordigno che uccise a Roma , in via Rasella, 32 soldati tedeschi tra i 40 e i 50 ...
DA TENERE PRESENTE 
la liceità della rappresaglia tedesca in base all'art.42 della Convenzione dell'Aja. Da ricordare che i francesi attuarono la rappresaglia del 30 e del 50 a 1.I russi del 120 a 1. Gli americani del 110 a 1. 
Per le azioni assassine spacciate come azioni di guerra di liberazione vedi

 

Rosario Bentivegna 

uno che sino al 1941 era un puro fascista  


Nel 1941 Rosario Bentivegna partecipò a una manifestazione dei GruppiUniversitariFascisti contro l’abolizione della norma che consentiva agli studenti in regola con gli esami, di ritardare la chiamata militare
Secondo quanto da lui stesso dichiarato

 

IL SECONDO CENTENARIO DELLA NASCITA DI VERDI. NON HO MAI SOPPORTATO LE SUE OPERE. SALVO SOLTANTO LA MESSA DA REQUIEM. CI SI E' DIMENTICATI CHE NELLO STESSO ANNO NACQUE IL GIGANTE DELLA MUSICA RICHARD WAGNER.

Forse avrò tratto la mia noia e quasi ripugnanza per le opere di Verdi, come per tutto il melodramma italiano dell'800, da mio padre, che disprezzava Verdi ed era un grande ammiratore di Wagner? No, non è così. Se Verdi avesse composto meno opere e più musica religiosa avrebbe fatto meglio. Ricordo che mio padre storceva un'aria del Rigoletto che dice: "parmi veder le lacri-ime"...aggiungendo, nell'accompagnare il ritmo dell'orchestra con "e pum, papazum, papazum, papazum... e poi, seguendo, "scorrenti da-a quel ci-iglio" aggiungendo ancora "e pum, papazum, papazum, papazum", per renderlo ridicolo. Non riesco ad ascoltare il coro del va' pensiero. Non lo sopporto. Salvo in parte l'Otello con le arie "Ave Maria e la Canzone del salice", oltre all'aria di Jago "Credo in un Dio crudele". Né posso trascurare l'aria "dormirò sol nel manto mio regale" dal Don Carlos (1867), sebbene precedente di molti anni l'Otello. Ma con l'Otello siamo ormai alla penultima opera di Verdi, che volle superare le banalità delle precedenti opere per non apparire più banale di fronte all'imperante Wagner. A ciò fu certamente indotto da Arrigo Boito, che, egli stesso musicista, ma noto quasi unicamente per la bella opera Mefistofele, fornì a Verdi gli ultimi due libretti, per l'Otello (1887) e per il Falstaff (1893), che danno un'immagine ormai diversa di Verdi, avendo superato il papazum. Dopo l'Aida (1871), con cui Verdi aveva iniziato a cercare di superare le precedenti banalità, lo stesso Verdi si sentì un musicista superato e non volle più scrivere opere. Fu l'occasione, per lui fortunata, della  morte del Manzoni  che lo indusse a scrivere, dedicandola al Manzoni, la Messa da Requiem, in cui Verdi ormai supera la scrittura tradizionale delle opere precedenti. A far uscire Verdi dall'isolamento operistico, che durava dalla data dell'Aida, fu Arrigo Boito, che precedentemente lo aveva pubblicamente offeso nel 1963 ritenendolo causa del provincialismo e dell'arretratezza della musica italiana del tempo. E così un nuovo Verdi musicò l'Otello a 74 anni nel 1887 e il Falstaff (unica opera comica) a 80 anni nel 1893. Rimane il fatto che la Messa da requiem di Verdi è un capolavoro, sebbene tradisca in alcune parti un'impronta operistica. Ma superato in quanto a bellezza della musica, dallo stupendo, insuperabile, Requiem di Mozart, le cui note di attacco mi fanno venire sempre i brividi, e da "Un Requiem tedesco" di Brahms che (scritto in memoria della madre) nella sua classica compostezza sia nelle parti corali che in quelle vocali dei solisti  raggiunge i vertici del sublime. Un Requiem, quello di Brahms che non rispetta i contenuti classici di una messa da requiem in quanto Brahms musicò dei passi tratti dalla Bibbia nella traduzione di Lutero. A chi mi legge consiglierei anche il Requiem di Gabriel Fauré per la sua musica definita angelica.    
Ascoltate la marcia funebre per la morte di Sigfrido dal "Crepuscolo degli dèi" di Wagner. Mio padre (morto a 86 anni) espresse tacitamente il desiderio che ai suoi funerali fosse eseguita questa musica. Lo accontentai portando l'allora mio impianto stereofonico in chiesa (pur non essendo mio padre credente) e la chiesa fu inondata da questa stupenda musica di Wagner. Ho scelto come prima versione quell'unica che non avesse un'immagine fissa. Ma mio padre preferiva come direttore d'orchestra Toscanini. Per resa del suono è preferibile la terza versione. Peccato che da morti anche questa musica cada nel silenzio del nulla.


  1. Richard Wagner Siegfried funeral march - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=L8wHteSOwW4‎
    20/nov/2009 - Caricato da MrRichardWagner
    Furtwangler: Siegfried's Funeral March from Gotterdammerungby ... Siegfried's Death and Funeral March ...

    arturo toscanini "siegfried´s death and funeral march" - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=vBCw90HTFDM‎
    04/set/2010 - Caricato da Addiobelpassato
    from Götterdämmerung by Richard Wagner (1813-1883) ... Buy "Morte di Sigfrido e Marcia Funebre ...

    1. Richard Wagner - Marcia funebre di Sigfrido [WXVII] - YouTube

      www.youtube.com/watch?v=ugtPOfnbv9M‎
      17/dic/2010 - Caricato da WolandXVII
      la marcia funebre di sigfrido, appartenente al Crepusolo degli Dei, ultima opera ... Wagner: Die ..
      

NON ESISTE PIU' LA VERA SINISTRA, QUELLA CHE DIFENDE IL SOCIALE. ORMAI BISOGNA TROVARLA NELLA VERA DESTRA

Che cos'è la destra, che cos'è la sinistra? si domandava Gaber. E diceva: Fare il bagno è di destra, fare la doccia è di sinistra, mangiare cioccolato è di destra, mangiare nutella è di sinistra, etc. 
A parte l'ironia di Gaber, rimane oggi la domanda. La destra oggi non ha alcunché di destra, se questa si identifica con il liberismo, con l'economia della finanza dei banchieri, con la disgrazia dell'Unione Europea, con la maggiore disgrazia dell'euro. In che cosa si differenzia da essa la falsa sinistra se anch'essa accetta in economia ciò che è della destra? In NULLA. La falsa sinistra aggiunge qualcosa in più, ma in negativo. Confonde il diritto con la morale, vuole la società multiculturale e multirazziale, il meticciato dei popoli, la fine dell'identità di un popolo, ha sostituito l'internazionalismo della classe operaia con l'internazionalismo fondato sulla politica delle porte aperte all'immigrazione, sulla cancellazione della distinzione tra eterosessuale ed omosessuale, sul relativismo delle culture non accettando la superiorità dell'Europa su ogni altro popolo, come dimostra il fatto che senza l'Europa non vi sarebbe stata nemmeno la nascita della scienza moderna, non riconosce che le radici europee sono greco-romano-cristiane. La falsa sinistra vuole il caos nella speranza folle di sostituire la classe operaia, che ormai l'ha abbandonata, con gli invasori dall'Asia e dall'Africa, a cui vorrebbe concedere gli stessi diritti dei cittadini, messi in concorrenza con gli ultimi arrivati da fuori, ignorando che le benemerenze di ciascuno sono anche le benemerenze dei suoi avi sino alle più antiche generazioni, mentre gli ultimi arrivati hanno le loro "benemerenze" in Africa e in Asia. Una falsa sinistra che, invece di difendere la laicità dello Stato, favorisce l'invasione islamica, cioè la più grande pazzia della storia, a cui vuole aggiungere il riconoscimento di eccezioni dovute alle loro farneticazioni pseudo religiose, tra cui la maggiore crudeltà inflitta agli animali nei mattatoi  permettendo che essi, in violazione delle norme sulla macellazione, vengano uccisi senza previa rimozione della coscienza, perché questi pazzi (in ciò non distinguentisi dagli ebrei ORTODOSSI) ritengono che l'animale diventi impuro se muore non cosciente e non muoia, invece, cosciente per lento dissanguamento mentre si dibatte, cercando inutilmente di fuggire, tra enorme sofferenze prima di perdere le forze e di arrendersi alla crudele morte. E questi fetidi della falsa sinistra chiamano tutto ciò rispetto delle tradizioni culturali. Rispetto delle farneticazioni.
Non per nulla Grillo ha capito che togliere il reato di immigrazione clandestina significa una grossa perdita di voti, perché  tutta la propaganda dei mass media (giornali e TV) che vuole far piangere tutti a causa dei morti annegati nelle acque di Lampedusa non corrisponde affatto al comune modo di sentire della gran parte della popolazione, che, sentendosi invasa a causa di una politica folle che non vuole porre limiti alle invasioni, in fondo, lo si riconosca, di queste morti se ne frega. Come me ne frego io. La differenza è che io ho il coraggio di dirlo, mentre la gran parte che la pensa come me non ha lo stesso coraggio. 
Ma in Francia sta accadendo qualcosa di nuovo. Anche gli operai incominciano a capire, se pur con grande ritardo, che a sinistra possono trovare solo un futuro peggiore. La vera sinistra si è  trasferita a destra, in una destra sociale che vuole farla finita con il mito disonesto della società multirazziale e multiculturale, con un'Europa delle banche che ha derubato ogni popolo della sua sovranità, anche monetaria, con una Banca Centrale Europea, che stampa l'euro, a cui è concesso di fare prestiti alle banche private all'irrisorio interesse dell'1% mentre le è proibito per statuto di fare prestiti agli Stati. E' una destra con non vuole più concedere eccezioni agli islamici, che si batte con Brigitte Bardot per i diritti degli animali, contro la macellazone ebraico-islamica, per una società che anteponga la difesa del lavoro contro le speculazioni finanziarie, contro la concorrenza sleale che proviene dalle industrie straniere dell'Asia che invadono l'Europa approfittando del fatto che, per esempio, in Cina la mano d'opera costa solo 1/8 di quanto costa in Italia. E' una destra che vuole imporre dei dazi doganali (che sono una bestemmia per questa disgrazia dell'Unione Europea) per i prodotti competitivi solo per il minor costo della mano d'opera. Il consumatore per risparmiare va a comprare nei negozi cinesi per risparmiare. Ma qual'è la conseguenza di tale risparmio? Nessuno dei governi lo dice. La conseguenza è che le industrie nazionali ne subiscono la concorrenza, e pertanto debbono diminuire la produzione e sono costrette a licenziare. Aumenta la disoccupazione che va ad annullare gli apparenti benefici di un minor costo negli acquisti. E aumentando la disoccupazione aumenta, a sua volta, anche il minore introito dello Stato a causa della minore massa complessiva delle tasse pagate dai cittadini. E' un circolo vizioso. Questa disgrazia dell'Unione Europea non ha imparato la lezione dell'economista Keynes, che spiegò come una maggiore differenza tra il deficit (annuale) e il PIL (oggi bloccato al 3% a causa del diktat europeo) possa soltanto favorire un maggiore consumo, che ha sua volta favorirebbe una maggiore produzione, che con un conseguente maggiore introito di tasse da parte dello Stato, annullerebbe in brevi tempi lo sforamento del 3% del deficit. E'ora che si capisca che la salvezza dell'Europa (che oggi complessivamente sta sotto lo zero in quanto a produttività rispetto agli altri Stati industrializzati) sta solo a destra, una destra sociale che si liberi di quella camicia di forza che ci è stata imposta con leggi che non sono più nazionali ma dettate da interessi finanziari sovranazionali. Questa deviazione verso destra, se pur lenta, è un fenomeno che si sta estendendo in Europa. Purtroppo i popoli si accorgono solo in ritardo del disastro a cui sono stati costretti da partiti che rappresentano una falsa destra e una falsa sinistra. L'Inghilterra, pur senza l'euro, sottopporrà a referendum l'appartenenza all'UE, la piccola Danimarca e la Svezia non hanno accettato l'euro e si sono tenute la loro moneta nazionale. La piccola Svizzera (che non fa parte dellUE) sta benissimo con il suo franco. E allora dove sta il beneficio di questa tanto decantata Unione Europea che ha portato ad un generale impoverimento? A DESTRA! A DESTRA!                        

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La destra piace solo
se fa la vera destra

Volevate una destra europea e siete stati subito accontentati. Il partito di Marine Le Pen trionfa nei sondaggi in Francia

giovedì 10 ottobre 2013

MUSSOLINI FU SEMPRE UN SOCIALISTA. IL CARTEGGIO MUSSOLINI-CHURCHILL DI CUI UNA COPIA RIMANE SEGRETATA AL QUIRINALE DAL 1946.NAZISMO ROVINA DEL FASCISMO E FASCISMO ROVINA DEL NAZISMO. PERCHE' HITLER PERSE LA GUERRA

Ci vorrebbe oggi un nuovo Mussolini riveduto e corretto per spazzare via queste bande di partiti che stanno rovinando l'Italia. La storia è scritta sempre dai vincitori. Si sa. Gli storici non hanno mai detto che il nazismo fu la rovina del fascismo e viceversa. Mussolini dovette subire l'allenza con il nazismo perché indotto a ciò dal doppiogiochista Churchill che nel 1940 chiese a Mussolini di entrare in guerra perché ormai la guerra sembrava persa e solo Mussolini avrebbe potuto moderare le aspirazioni di Hitler al tavolo delle trattative di pace. Esiste tuttora segretata nel Quirinale una copia del carteggio Mussolini-Churchill, che dopo la guerra cercò di fare sparire questo compromettente carteggio, avendo però Mussolini fatto cinque copie del carteggio a Milano prima di fuggire inutilmente con una colonna di tedeschi. Ma una copia pervenne nelle mani del re di maggio Umberto che, prima di lasciare il Quirinale e partire in esilio, la consegnò ad "un fidato" della real casa perché venisse custodita nel Quirinale. E si capisce bene perché questa copia, se non è stata disonestamente distrutta, non venga resa pubblica. Si dovrebbe riscrivere la storia scritta dai vincitori. Vi è da aggiungere però che il fascismo fu a sua volta la rovina del nazismo perché, se la Germania avesse avuto a disposizione tutte le armate che Hitler mise a disposizione di Mussolini per salvarlo dopo il suo enorme sbaglio di avere invaso la Grecia e l'Egitto e poi per  costituire l'inutile R.S.I. contro la volontà dello stesso Mussolini, che avrebbe preferito non essere rapito dal Gran Sasso dove era un prigioniero quasi libero, costringendo i tedeschi ad intervenire ancora una volta per salvare il fascismo, che fu sempre di danno e non di aiuto per il nazismo, a Stalingrado e poi a Kursk (fine del 1944), i generali tedeschi (tra cui von Paulus a Stalingrado) avrebbero avuto le armate necessarie per portare avanti la già avanzata controffensiva dopo Stalingrado e Kursk. Si può dire che l'assoluta fedeltà di Hitler a Mussolini fu la rovina del nazismo che perse la guerra sul fronte russo prima che sul fronte occidentale. Ho terminato di leggere La guerra di Hitler di David Irving, che, pur preciso nelle date e persino nelle ore in cui si svolsero gli avvenimenti, non dà il numero delle armate e delle divisioni tedesche, nonché il numero dei soldati che di esse facevano parte. Perciò la mia ricerca dovrà continuare reperendo i dati esatti circa il numero delle armate e delle divisioni tedesche impiegate per aiutare gli impreparati eserciti italiani. So per ora che i soldati tedeschi fatti prigionieri in Africa dopo la sconfitta di El Alamein e portati nei campi di concentramento negli Stati Uniti e in Canada dopo la resa di Tunisi (maggio 1943) furono circa 400.000 e a circa 250.000 ammonta il numero dei soldati tedeschi impiegati in Italia per tenere in piedi l'inutile R.S.I. dopo l'8 settembre 1943. Ebbene, proprio negli stessi mesi le armate tedesche stavano combattendo su fronte russo, dove, nonostante le varie controffensive vittoriose anche dopo Stalingrado e Kursk, dovettero soccombere al preponderante numero delle armate sovietiche per mancanza dei necessari rinforzi. 
Il doppiogiochista Churchill, in effetti, aveva un doppio scopo nell'indurre Mussolini ad entrare in guerra il 10 giugno 1940. Non solo, come ho detto, quello di moderare le aspirazioni di Hitler nel 1940, se mai fosse terminata la guerra lampo con l'occupazione e spartizione della Polonia in due settimane nel settembre 1939 (d'accordo con Stalin: patto Molotov-von Ribbentrop dell'agosto 1939) e l'occupazione in pochi mesi dell'Europa occidentale (Francia, Danimarca, Belgio, Olanda e Norvegia), ma anche quello di indebolire militarmente la Germania costringendola ad aiutare gli scalcinati eserciti italiani (aventi ancora armamenti  della prima guerra mondiale) se mai la guerra fosse proseguita con l'invasione dell'Unione sovietica. E il doppio gioco in effetti gli riuscì. Entrando in guerra a fianco della Germania l'Italia indebolì enormemente la potenza militare tedesca. Si dice che la Germania fu sconfitta con lo sbarco degli americani in Normandia. Non è vero. La Germania fu sconfitta in Francia dagli americani dopo le sconfitte sul fronte russo negli ultimi mesi del 1944. Se non fossero avvenute le sconfitte sul fronte russo la Germania non sarebbe stata resa debole sul fronte occidentale, dove in fondo la Germania non aveva alcuna aspirazione in fatto di espansione se non riprendendosi le regioni della Lorena e dell'Alsazia, che in origine erano state tedesche, ma a cui era anche disposta a rinunciare purché gli anglo-americani avessero cessato l'offensiva contro la Germania, anche tenendo conto che Hitler cercò sempre sino alla fine una pace con l'Inghilterra (mai dichiarata nemica) ritenendo che l'Inghilterra prima o dopo avrebbe capito di dover avere interesse ad allearsi con la Germania per evitare che l'Unione Sovietica diventasse poi padrona dell'Europa. E Hitler sperava anche gli inglesi,  capendo ciò, si sbarazzassero dell'unico ostacolo che era Churchill, che alla fine della guerra, con lacrime da coccodrillo, disse che "una cortina di ferro era caduta sull'Europa" (fu sua infatti questa famosa espressione, dettata dal fatto che Stalin aveva incorporato l'Ucraina, gli Stati baltici e reso suoi satelliti, come Stati comunisti, l'Ungheria, la Cecoslovacchia, la Romania e la Bulgaria). Hitler non aveva aspirazioni territoriali sugli Stati europei occidentali, che dovette occupare solo perché la Francia e l'Inghilterra di Churchill gli avevano dichiarato guerra. Voleva espandersi invece ad est a danno dell'Unione sovietica sino alla Crimea, impadronendosi degli importanti pozzi petroliferi del Caucaso. Certamente avvennero molti errori sul fronte di guerra orientale, dove i generali di Hitler sconsideratamente invasero l'Unione Sovietica su tre direttrici: gli Stati baltici (che accolsero i tedesci come liberatori) e Leningrado (con l'armata nord), Mosca (con l'armata centro), il Volga (con l'armata sud). E ciò perché Hitler si adattò ai vari progetti dei suoi generali, tra loro divisi, pur contro il suo progetto di sferrare prima un solo attacco, con direttrice Mosca prima che arrivasse l'inverno. L'armata centro arrivò sino a 20 km da Mosca e lì si bloccò per il sopraggiunto inverno. Per lo stesso motivo l'armata nord si attardò in un lungo assedio a Leningrado. L'armata sud invece aveva occupato la regione del Volga e la Crimea puntando verso il Caucaso. Avvenne che molte divisioni, a seconda delle circostanze, dovessero essere spostate da nord a sud o viceversa, quando si trattava di rinforzare la resistenza contro i sovietici laddove questi sembravano poter prevalere. Il generale inverno, date le enormi distanze, fu il vero generale vittorioso, come lo fu contro Napoleone. Bisogna stare attenti alle date per capire come andarono le cose. Negli stessi anni 1941-43 molte armate tedesche erano impegnate nel salvare il fascismo mentre avrebbero potuto essere impiegate nel fronte russo evitando di indebolire le tre armate del fronte orientale sguarnendole con lo spostare continuamente divisioni e corpi corazzati da una delle tre armate ad un'altra. Si può dire che il fascismo collaborò alla sconfitta tedesca insieme con la scriteriata conduzione della guerra sul fronte russo dovuta non tanto a Hitler quanto ai suoi generali, di cui Hitler rimase vittima. L'altro alleato tedesco, il Giappone, cooperò anch'esso alla sconfitta tedesca quando il Giappone bombardò nel dicembre del 1941 la flotta americana a Pearl Harbor costringendo gli Stati Uniti - sin allora rifiutanti, data l'opposizione dell'opinione pubblica, favorevole alla Germania, le richieste di aiuto di Churchill - ad entrare in guerra contro il Giappone. Da quel momento l'Unione Sovietica, che aveva un certo numero di armate sulla costa del Pacifico temendo un'invasione da parte del Giappone, allontanatosi questo pericolo a causa dell'impegno militare del Giappone contro gli Stati Uniti, poté trasferire queste armate per rinforzare quelle che combattevano contro i tedeschi. E' paradossale che la Germania abbia perso la guerra anche a causa dell'Italia e del Giappone suoi alleati. Ma Hitler, rimasto sempre fedele a Mussolini, volendolo salvare sino all'ultimo, finì con il rovinare sia Mussolini che se stesso. Questa è la storia che non viene raccontata dagli storici. E che racconterò io in un libro quando avrò a disposizione l'esatto numero delle divisioni impiegate per salvare il fascismo. In modo che gli storici ne tengano conto per il futuro. E vi sarà anche una controstoria della Resistenza, fatta in realtà dagli angloamericani anche con bombardamenti vigliacchi sulla popolazione civile, mentre i partigiani causarono soltanto, con i loro attacchi proditori alle spalle, le rappresaglie naziste previste dalle convenzioni internazionali di guerra. Gli americani, d'accordo con il governo regio Badoglio, avevano accettato i partigiani come combattenti purché venissero inquadrati con divisa nell'esercito regio. Ma poiché tra i partigiani prevalevano i comunisti, che non volevano prendere ordini da Badoglio, si costituirono in bande che dal punto di vista delle norme di guerra, non potevano essere considerate dai tedeschi come esercito combattente. E poi ebbero la faccia tosta di presentarsi come liberatori. Per fare un esempio: a Milano nell'aprile del 1945 fu dichiarata l'insurrezione generale contro i tedeschi quando ormai questi stavano fuggendo e stavano per arrivare a Milano gli americani. Bel coraggio! Tipico degli italiani, pronti sempre ad andare in soccorso dei vincitori. A piazzale Loreto, con i corpi appesi a testa in giù di Mussolini, della Petacci (stuprata prima di essere uccisa) e di vari gerarchi fascisti vi erano anche quelli che anni prima applaudivano Mussolini per l'entrata in guerra. Si scriva anche questo nei libri di storia scolastici. Se qualcuno lo scrivesse il suo testo certamente non sarebbe adottato nelle scuole e il preside che lo adottasse verrebbe fatto fuori. Questa è la libertà di pensiero che si ha in questo schifoso Paese che risulta al 59° posto della classifica mondiale in fatto di libertà di pensiero. AMICUS PLATO SED MAGIS AMICA VERITAS (disse Aristotele).                     

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09:13 09 Ott

mercoledì 9 ottobre 2013

IL BOSONE DI HIGGS: FISICA TEORICA E FISICA SPERIMENTALE. INGIUSTIZIA AI DANNI DELLA FISICA SPERIMENTALE

Si dice che la scoperta della struttura ad  elica del DNA è dovuta a Francis Crick e a James Watson, ma pochi sanno che essi rubarono le fotografie a raggi X della struttura del DNA dovute ad una donna, la scienziata Rosalind Franklin, che ingenuamente le mostrò ad un collega (Wilkins) che poi le passò a Crick e a Watson. Io lessi alcuni libri di Crick e Watson (di Crick, L'origine della vita (Garzanti) e La scienza e l'anima (Rizzoli), e di Watson il volumone Biologia molecolare del gene (Zanichelli), molto tecnico ). Era il tempo in cui mi occupavo di biologia evoluzionistica esponendo dopo circa 10 anni il risultato dei miei studi in Biologia e filosofia. Origine della vita ed evoluzione biologica. Casualità e necessità, 518 pagine del quaderno n. 43 degli Annali della Facoltà di Scienze della formazione di Cagliari, 1999. Buona parte del mio testo era dedicata all'esposizione dello scienziato italiano Mario Ageno, che ebbe nel 1972 la prima cattedra in Italia di biofisica; di lui conservo una lettera scritta a mano in cui mi chiariva alcune questioni che non mi sembravano chiare circa la sua nuova teoria dell'origine della vita. Mario Ageno in Le radici della biologia (Feltrinelli) (uno dei tanti libri di Ageno da me studiati) poneva in ridicolo la teoria di Crick secondo cui la vita sarebbe nata sulla Terra grazie alle prime cellule di protorganismi che sarebbero giunti sulla Terra perché portate da meteoriti. La teoria di Crick mi apparve del tutto fantascientifica perché prima di tutto spostava altrove la domanda riguardante l'origine della vita senza spiegare come si fossero formate le prime cellule, e in secondo luogo perché, come osservava Ageno, nessun organismo, sia pur primitivo, avrebbe resistito a temperature così basse come quelle degli spazi attraversati da un meteorite. Ma torniamo alla scoperta della struttura del DNA. Nei testi di Crick e di Watson non si rende omaggio a Rosalind Franklin, che, quasi non si rendesse conto della scoperta che aveva fatto, si rivolse ad una ricerca della struttura dei virus. E la poveretta morì a soli 38 anni nel 1958 dopo avere contratto un grosso tumore dovuto, si disse, a tutti i raggi X che aveva assorbito per cercare di fotografare la struttura ad elica del DNA. Nel 1962 Crick e Watson ebbero il premo Nobel per la medicina mentre Rosalind Franklin non ebbe nemmeno il tempo per far valere la sua paternità, o, meglio, la sua maternità della scoperta. Ecco come spesso vengono attributi i premi Nobel. Ricordo che Einstein ebbe il premio Nobel nel 1905 solo per il suo articolo riguardante l'effetto fotoelettrico, e non l'ebbe mai per la relatività ristretta (1905) e generale (1916) con cui aveva rivoluzionato il rapporto tra tempo e spazio facendo del tempo assoluto di Newton un tempo relativo dipendente dalla velocità di un corpo rispetto ad un osservatore esterno (relatività ristretta) e della legge della gravitazione universale di Newton una legge traducibile nella curvatura dello spazio (utilizzando per questo la geometria dello spazio curvo di Riemman). Debbo aggiungere che Einstein si trovò in difficoltà per tradurre la relatività generale in formule matematiche, sino a quando i matematici italiani Tullio Levi-Civita e Ricci gli fornirono la soluzione con il calcolo tensoriale). Ma nemmeno Levi-Civita e Gregorio Ricci Curbastro ebbero il premio Nobel, non esistendo purtroppo un premio Nobel per la matematica. Il Nobel viene dato a coloro che con le loro ricerche teoriche permettono una ricaduta nella fisica sperimentale. 
Ciò premesso sembra incredibile che il premio Nobel per la fisica sia stato assegnato a due fisici teorici e non si sia tenuto conto di coloro che grazie alle loro ricerche in campo sperimentale hanno tradotto una teoria in realtà. Sarebbe stato assegnato il premio Nobel a Higgs (85 anni) e a Englert (81 anni) se i ricercatori del CERN non avessero dimostrato la realtà dell'esistenza del bosone di Higgs? Credo sia da escludere. E allora perché ignorare tutti coloro che hanno contribuito alla scoperta della realtà del bosone, senza la quale la teoria di Higgs del 1964 sarebbe rimasta soltanto una teoria ritenuta, magari, strampalata? 
Del fisico Leon Ledermann (Nobel per la fisica 1988 per avere realizzato un acceleratore di particelle e non per avere fatto una scoperta scientifica) lessi il libro La particella di Dio (1992) tradotto nel 1996 da Mondadori. Ledermann (p.398) scrive che "tutti gli sforzi per trovare una risposta alla differenza di massa erano falliti. Lungo il cammino Feymann aveva formulato la sua famosa domanda. perché il muone è pesante? Adesso abbiamo una risposta sia pure parziale: Higgs. Per 50 anni abbiamo penato sul problema dell'origine della massa, ed ora Higgs presenta la questione sotto una nuova luce; non si tratta solo del muone. Esso ci fornisce un'origine comune per tutte le masse...quark e leptoni hanno massa zero". Le particelle elementari acquistano una massa "perché esse bramano per avere dei campi scalari che partecipano al complesso processo di espansione dell'universo...Il campo di Higgs come è concepito può ora venire distrutto dalle alte energie. Queste generano delle fluttuazioni quantistiche che possono neutralizzarlo". In sintesi, le particelle acquistano una massa quando le temperature diventano inferiori a 10 elevato 15 gradi Kelvin o 100 GeV.  Ma perché Ledermann ha chiamato il bosone di Higgs "particella di Dio"? Forse crede egli in Dio? Niente affatto. Egli riconosce che quando si va oltre i confini della conoscenza scientifica  "le conclusioni sono sempre filosofiche" (p. 441). E allora lasciamo perdere la filosofia e ancor più la teologia che fanno discorsi senza fondamento. Ma a p. 403 Ledermann scrive: "E' la teoria di Higgs corretta? Niente affatto. E' solamente il meglio che riescono a fare i fisici teorici". Ma precedentemente Ledermann, che scriveva nel 1992, aveva fatto riferimento a Carlo Rubbia (p.374 sgg.) e a tutte le ricerche che si stavano svolgendo nell'ambito del CERN. Chi ha dunque più meriti? Higgs (che non ha mai partecipato alla ricerca sperimentale) o i ricercatori del CERN senza il quale Higgs (84 anni) e Englert (81 anni) sarebbero rimasti autori di una teoria campata in aria? 
Come mai Guido Tonelli e Fabiola Gianotti ed altri, che hanno diretto le ricerche del CERN, non hanno avuto il premio e non hanno avuto il merito della cronaca? Così va il mondo. Infine: sarebbe stato assegnato il Nobel a Higgs e a Englert se non fossero ancora vivi? Credo di no perché non mi risulta sia stato mai assegnato un premio Nobel alla memoria. Dunque il merito maggiore di Higgs e di Englert è dovuto anche al fatto di essere stati fortunati nell'essere giunti rispettivamente a 85 e 81 anni. E se fossero già morti a chi sarebbe stato assegnato? Sono passati ben 49 anni dalla formulazione nel 1964 della teoria di Higgs. Dunque non bastano i meriti. Bisogna essere anche longevi. E ritorno al caso di Rosalind Franklin che non poté far valere i suoi meriti nella scoperta della struttura ad elica del DNA solo perché morì a 38 anni, quattro anni prima che il premio Nobel fosse assegnato nel 1962 a Crick e a Watson.  
P.S. Sto aspettando da sempre una scoperta scientifica proveniente dal mondo islamico. Non verrà mai.   

Nobel a Higgs per scoperta del bosone
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Nobel a   Higgs per scoperta del   bosone Esultanza  al Cern di Ginevra  | Video
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