giovedì 13 marzo 2014

UN PAPA FOLKLORISTICO DI CUI SI BEANO FOLLE DI EBETI. TACE SU CHI FU VERAMENTE IL FANATICO S. FRANCESCO ISPIRATORE DELLA PERSECUZIONE DEGLI "ERETICI" E AMANTE DELLE CREATURE SOLO PER MANGIARLE. LA MISTIFICAZIONE DEL CANTICO DELLE CREATURE

In un mio libro (Addio a Dio), con una lettura nuova ma rispettosa dei passi più importanti dei Vangeli e delle Epistole di S. Paolo (che precedono cronologicamente tutti i Vangeli perché fu S. Paolo l'inventore della resurrezione di Gesù) ho documentato che hanno più meriti di fronte a Dio (ammesso che esista) coloro che non credono in Dio ma rispettano la giustizia fondata sul diritto naturale rispetto ai credenti, che credono necessariamente per opportunismo, convinti che sia necessario credere in Dio per salvarsi l'anima. E allora a che cosa serve il proselitismo delle religioni? A NULLA. Serve solo a coloro che hanno bisogno di credere in una istituziome religiosa che si faccia visibilmente garante di una verità che di fatto non può esistere perché la fede non è tale se non è pervasa dal dubbio. Di fronte alla disperazione del non senso della vita il credente cerca di aggrapparsi alle parole di chi si presenta, come il papa, portatore di una verità. Nemmeno la Chiesa crede in ciò che diceva un fanatico insuperabile quale fu S. Agostino, convinto che coloro che fossero morti fuori della Chiesa sarebbero stati solo "massa dannata". Guardarsi dai convertiti. Che destino dovrebbe aspettarsi chi, pur essendo vissuto in uno Stato o in una cultura non toccati dal cristianesimo, abbia condotto una vita da uomo giusto e si sia sempre astenuto dal fare del male? E' evidente che soltanto un papa scriteriato potrebbe ritenere che costui non abbia meriti di fronte a Dio. D'altronde, lo stesso S. Paolo, contraddicendosi, scrisse che anche i pagani si sarebbero salvati se avessero rispettato "la legge naturale iscritta nei loro cuori" (Lettera ai Romani, 2, 14-16). E allora a che serviva il proselitismo di S. Paolo? A che serve il proselitismo di oggi? A NULLA. Ripeto: meglio non credere ma rispettare il diritto naturale per avere più meriti rispetto ai credenti, che, anche quando fanno del bene, sono degli opportunisti perché non amano il bene di per sé ma per procurarsi dei meriti di fronte a Dio.      
Nel mio libro E giustizia infine fu fatta ho dato la vera rappresentazione di questo papa che sta introducendo il relativismo e la confusione nella Chiesa. 
Riporto il dialogo tra il protagonista il prof. Petix e un cappellano che lo vuole convertire. 


Ma se esistesse solo la sopravvivenza dell'anima umana e non anche quella degli animali non umani, almeno di quelli dotati di coscienza, che me ne farei? disse il prof. Petix. Dovrei rinunciare per sempre a rivedere i miei unici grandi affetti che sono stati i cani e i gatti? Dovrei stare per l'eternità in compagnia unicamente di un'umanità, di cui non me ne è importato mai alcunché?

Perché, lo interruppe il cappellano, non le farebbe piacere rivedere i suoi genitori?

Il prof. Petix ebbe una smorfia di fastidio. Di che li dovrei ringraziare? Di avermi fatto nascere per condannarmi a morte in questo mondo privo di certezze e pieno di crudeltà e di ingiustizie ed essere privato in un aldilà dei miei affetti veri, non umani, avuti in vita? Ma chi se frega dei genitori! Un aldilà popolato solo da anime umane mi sarebbe tremendamente insopportabile. Anzi, mi farebbe schifo. Sarebbe un mondo assai povero, perché privato di altre forme di vita, e non renderebbe giustizia a tutte le sofferenze degli animali vittime della crudeltà umana, a incominciare da quelli uccisi nei mattatoi. Sarebbe un mondo che premierebbe ancor di più l'ingiustizia. Ma lei tutto questo non lo può capire a causa del suo cristianesimo.

Vi è stato un papa, Paolo VI, obiettò il cappellano, che disse ad una bambina, addolorata per la perdita del suo cane, che un giorno l'avrebbe rivisto nell'aldilà.

Pura frase consolatoria per una bambina, disse il prof. Petix. La realtà è che la dottrina cristiana esclude la sopravvivenza delle anime non umane. Altrimenti non si spiegherebbe l'assurdo che ciò che per la legge è (almeno sulla carta) reato, il maltrattamento degli animali, per la Chiesa non è nemmeno peccato di cui sia necessario confessarsi. Come me lo spiega?

In effetti, rispose il cappellano, questa rimane ancora una carenza inspiegabile. Ma si ricordi che vi è stato un grande santo, Francesco d'Assisi, che lei dovrebbe ammirare perché era amante di tutte le creature. E il nuovo papa ha assunto il nome Francesco anche per questo. E gli animalisti lo hanno ringraziato in piazza S. Pietro.

Per carità, rispose irato il prof. Petix. Non si continui a mitizzare questo individuo. Le gente deve sapere chi fosse veramente. Quegli animalisti disonestamente, a cominciare da Michela Vittoria Brambilla, hanno attribuito a questo papa una frase che egli non ha mai pronunciato: " A Pasqua non mangiate carne d'agnello o di capretto". Pura falsità. Non risulta affatto che il papa abbia pronunciato una simile frase. L'hanno voluto strumentalizzare, mentre sarebbe stato meglio se avessero detto la verità su Francesco d'Assisi e su questo papa inducendolo a prendere posizione contro le feste di sangue che sono il Natale e la Pasqua con strage di agnelli.

Ma lei allora fa finta di ignorare il famoso Cantico delle creature di S. Francesco, obiettò il cappellano.

Si vede che anche lei è poco informato su Francesco d'Assisi. Il tanto lodato Francesco d'Assisi, che si dice, mitologicamente, parlasse agli uccellini, pretendeva che nei giorni di festa vi fosse molta carne, come racconta il suo biografo Tommaso Celano. In questa biografia si legge:

"Un giorno i frati discutevano assieme se rimanesse l'obbligo di non mangiare carne, dato che il Natale quell'anno cadeva in venerdì. Francesco rispose a frate Morico: Tu pecchi, fratello, a chiamare venerdì il giorno in cui è nato per noi il Bambino. Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all'esterno".

Ahimè, questo sarebbe il santo che amava tutte le creature. Si rende conto?

E sa che papa Francesco ha detto che il suo film preferito è il Pranzo di Babette? E che cosa si mangia nel pranzo di Babette? Brodo di tartaruga e quaglie arrosto. E' stato dunque coerente nello scegliere come nome Francesco riferendosi Francesco d'Assisi. Chi si assomiglia si piglia. Ma io non mi faccio imbrogliare da tutti gli ebeti ignoranti che esultano per l'elezione di questo papa, che, oltre tutto, dice solo cose banali, dettate dal buonismo, apparendo per altro un ignorante a confronto del suo predecessore. Ma, si sa, le masse si fanno incantare dalla superficialità. Hanno bisogno prima di tutto di una faccia rassicurante, sorridente, dietro la quale si nasconde un vuoto di pensiero. Hanno bisogno di scemenze come quando il papa dice che "Dio è anche un papà perché ci perdona e ci ama, è un tesoro che non bisogna lasciare in un angolo della vita". Oppure quando dice che “Dio è nostro avvocato”. Presso quale tribunale? Di fronte ai giudici non può essere ascoltato, anche perché non parla. E dunque, se ci affidasse a lui, sarebbe l'avvocato delle cause perse. Inoltre, come può essere Dio un avvocato contraddicendo la sua figura di giudice supremo? Il suo predecessore non avrebbe mai detto simili scemenze. E poi questo papa si avvicina alla gente tendente le mani, accarezza i bambini e, per rendersi ancora più ridicolo, ma più ben voluto dagli scemi, rimette un ciuccio in bocca ad un neonato che stava piangendo per riscuotere applausi. E la notizia fa il giro del mondo. Ma le sembra serio tutto ciò? Questo è solo folklore, non è spiritualità, è teatro. Le masse hanno bisogno di emozioni, non di pensiero.

Il suo predecessore non sarebbe mai caduto così in basso. Per questo non suscitò mai tanti entusiasmi come l'attuale papa.

Dopo un primo turbamento nell'apprendere certe notizie su Francesco d'Assisi il cappellano si sentì tuttavia in dovere di prendere le difese di papa Francesco. Lei mi sconcerta per ciò che ha detto, lo interruppe infatti il cappellano. Il papa vuole annullare la distanza tra la Chiesa e i fedeli anche con questi gesti, grandi di significato, che lei non comprende. E certamente ha voluto fare riferimento a Francesco d'Assisi perché è comunemente ritenuto il difensore dei poveri, un esempio di vita semplice ed emblema di pace.

Ma non mi faccia ridere! disse con espressione di disprezzo il prof. Petix. Prima di tutto glielo raccomando il suo Francesco d'Assisi emblema di pace. Le documenterò dopo il contrario. Se il papa ignora certi racconti su Francesco d'Assisi è uno che non conosce nemmeno la vita di colui a cui si è ispirato assumendone il nome. Se la conosce è un impostore che dà ad intendere ciò che non è. Ciò che sto per aggiungere è stato pubblicato il 25 marzo 2013 anche sul Corriere della sera online nel forum "Animali e dintorni". Anzi, per risparmiarmi la voce, che sento stanca, legga lei stesso l'articolo. Il prof. Petix accese il computer e andò a ripescare nell'archivio del Corriere la sua lettera E il cappellano lesse ciò che segue.



Sono profondamente amareggiato. Questo papa Francesco ha sbagliato Francesco. Tutti esultano per il nuovo papa. Io non esulto affatto. Innanzi tutto proviene da un Paese che ha la maggiore popolazione carnivora sulla Terra. E credo che non si sia sottratto alla tradizione dell'Argentina. Altro che dire che ballava il tango da giovane! Continuerà il silenzio della Chiesa del silenzio. Il predecessore Benedetto XVI prese il nome da S. Benedetto, fondatore di un ordine in cui vigeva il divieto (IV regola) di mangiare carne. Al pari (credo) di tutti i suoi predecessori di nome Benedetto nemmeno lui fu coerente con la regola benedettina.

Ora, il nuovo papa ha scelto il nome Francesco riferendosi a Francesco d'Assisi. Ma si sa che Francesco d'Assisi non era vegetariano. Alcuni confratelli gli proposero che si passasse alla dieta vegetariana. Ma il "poverello" (di spirito, aggiungo io) rispose da autentico cretino che solo i ricchi potevano scegliere di che mangiare.

Risposta veramente stupefacente quando si pensi che proprio i ricchi erano quelli che più mangiavano carne, che i poveri raramente potevano permettersi. Dunque non mi aspetto alcunché di nuovo dal nuovo papa, che ha scelto il nome riferendosi a Francesco d'Assisi, per incantare gli scemi. Il suo Cantico delle creature è una grande mistificazione perché le creature sono intese tutte al servizio dell'uomo secondo la concezione biblica. Leggere su internet il racconto ridicolo del suo confratello frate Ginepro1 che si scusò con un maiale prima di tagliarli una zampa per sfamare un ammalato che aveva espresso il desiderio di mangiare uno zampone. Francesco lo rimproverò solo per il fatto di avere danneggiato il proprietario del maiale. Incredibile. E questo sarebbe stato il santo che amava tutte le creature. Sì, anche per mangiarle. Ho già scritto in precedente articolo che avrei preferito come papa Gianfranco Ravasi, anche se non so se sia vegetariano. Ma la sua ampia cultura, non solo teologica, ne avrebbe fatto un papa certamente migliore perché sensibile al tema dei diritti degli animali, dati i sui precedenti articoli su questo tema2. Sono prevalsi gli interessi geopolitici. L'attuale papa avrebbe dimostrato di essere migliore se avesse fatto riferimento ad un S. Francesco assai migliore di quello di Assisi. Si tratta di S. Francesco da Paola (1416-1507), dell'ordine dei minimi. Fu addirittura vegano rifiutando anche prodotti animali. E visse ben 91 anni (un'età assai rara per quei tempi). Per questo è il santo protettore dei vegani. Quello di Assisi visse solo 44 anni. Né bisogna dimenticare che il "poverello" approvò lo sterminio dei Catari o Albigesi programmato nel 1209 dal papa Innocenzo III perché considerati cristiani eretici. Essi rifiutavano l'Antico Testamento perché ritenevano fosse stato dettato dal demonio ed accettavano solo i Vangeli, ed erano anche vegani perché rifiutavano, non solo di mangiare carne, ma anche tutti i prodotti animali. Molti francescani furono (con i domenicani) i più accaniti sostenitori del tribunale spagnolo dell'Inquisizione e delle migliaia di torture e di condanne al rogo nella caccia alle "streghe" e agli "eretici". Che la gente lo sappia o se lo ricordi al di là di tutta la retorica che si fa sulla scelta del nome Francesco da parte dell'attuale papa. Ora si avvicina la tremenda ricorrenza della Pasqua di sangue di strage di agnelli. E questo papa conserverà il silenzio sul rito orrendo dell'agnello sacrificale.

Il cappellano rimase ancor più turbato scoprendo altre nuove cose su Francesco d'Assisi. Soprattutto scoprendo che aveva approvato il programma di sterminio dei Catari.


Vita di Frate Ginepro


www.classicitaliani.it/francesco/vita_frate_Ginepro.htm

I fioretti di san Francesco, e il Cantico del Sole, con introduzione di Adolfo Padovan e 8 tavole, terza edizione annotata, riletta e migliorata, Ulrico Hoepli editore.

martedì 11 marzo 2014

INCREDIBILE, VERGOGNOSA E CRUDELE PUBBLICITA' PER LA CARNE DI CAVALLO DELLA NABA CARNI

Inviato a 
Naba Carni Spa
Via Prati, 69 – 25086 Rezzato (BS)
Tel.: +39 030 24986 - Fax: +39 030 2498600
E-mail: nabameat@nabacarni.it
Web: www.nabacarni.it
Vi è un subanimale, Virginio Masina, che si vanta di discendere da una famiglia di macellatori-macellai che propaganda soprattutto la carne equina e che paga la pubblicità su TGCOM24 della Mediaset. In un suo sito ha posto la foto dei suoi avi ritratti soddisfatti ed entusiasti di fronte ad un maiale legato che sta per essere scannato avendo sullo sfondo dei maiali già squartati. Io mi domando come si possa menar vanto di simili orride scene. Bisogna essere proprio dei subanimali privi di sensibilità.  Se avete stomaco guardate qui.
[PDF]

  1. LA CARNE EQUINA - Fiesa

    www.fiesa.it/userFiles/File/documenti.../carne_equina_libro_masina.pdf‎
    13. LA CARNE EQUINA STORIA, CARATTERISTICHE E GRIGLIA DI CLASSIFICAZIONE. Nonno Angelo Masina. Virginio Masina a 5 anni. Angelo, Gianfranco ...

    Questo subanimale si vanta di aver scritto due libri sul cavallo, per spiegare le sue grandi qualità. Sì, ma dopo che viene macellato. Se qualche decerebrato volesse acquistarne copia è avvisato dall'autore che deve chiederlo alla Naba Carni. Infatti non figura (meno male) presso alcun distributore. Un libro edito dalla stessa Naba Carni. Il che è tutto dire.  
    1. La carne equina: storia, caratteristiche e griglia di classificazione

      www.pubblicitaitalia.com/eurocarni/2011/5/10630.html‎
      Un libro che è una sorta di enciclopedia del cavallo, per quanto riguarda la carne e i ... Edito da Naba Carni, dicembre 2010 Grafiche Tagliani, Calcinato (BS)
Chi si arrichisce sulla sofferenza e sull'uccisione degli animali vale meno di qualsiasi animale perché è un subanimale. La sua vita vale meno di quella di qualsiasi animale. E' gentaccia ignorante che è causa di danni alla salute facendo pubblicità per la carne. Il vegetariano famoso oncologo Umberto Veronesi ha sempre detto chiaramente che la carne è cancerogena e questi squallidi individui si permettono di fare pubblicità contro la salute. Deve cessare questa sconcia, orrida e vomitevole pubblicità.
Sono rimasto inorridito vedendo a TGCOM24 la pubblicità dove si vede una famiglia tutta contenta e in salute a tavola perché mangia carne di cavallo, consigliata perché ricca di ferro. A parte il fatto che le carni rosse sono ormai sconsigliate perché contrarie alla salute a causa del grande contenuto di colesterolo prodotto dai grassi saturi, che sono la causa dell'ostruzione delle arterie, e perciò dell'infarto e dell'ictus, al subanimale Virginio Masina, che paga questa pubblicità e che si vanta di essere una famiglia di macellatori, dovrebbe essere probito di fare pubblicità per la carne, e tanto meno per quella di cavallo,un animale la cui sofferenza è anche maggiore perché si sa che la sofferenza (lo disse Konrad Lorenz) è proporzionale al grado di intelligenza e di capacità di affezione. Non è in ogni caso educativo dare l'immagine del cavallo come animale che serva solo come fonte di bistecche. 
Da dove trae il cavallo il ferro pur nutrendosi solo di biada e di altri vegetali? Forse dalla carne? Ma quando si tratta di guadagnare dello sporco danaro valgono anche le menzogne  di questa gentaccia. 


NABA CARNI, Rezzato-BS - Carni fresche e congelate - lavorazione ...
  1. www.paginegialle.it/rezzato-bs/carni-commercio/naba-carni‎
    NABA CARNI - 69, Via Giovanni Prati - Rezzato - BS - Carni fresche e congelate - lavorazione e commercio - Leggi le recensioni degli utenti.
    ►
  2. [PDF]

    Carne equina.indd - AssoMacellai

    www.assomacellai.it/.../eurocarne.../carne_equina_articolo_eurocarni.pdf‎
    di presentare le due pubblicazioni edite da VIRGINIO MASINA. Invitato a rispondere a qual- che domanda della sottoscritta,. Masina, presidente di Naba Carni,.
  3. Naba Carni Nuova Azienda Bresciana Alimentari Carni SpA - Coobiz

    www.coobiz.it › Italia › Lombardia › Brescia › Rezzato‎
    Contatti di Naba Carni Nuova Azienda Bresciana Alimentari Carni S.p.A Rezzato Via Prati 67/69/71 tel. Telefono fax.
  4. [PDF]

    LA CARNE EQUINA - Fiesa

    www.fiesa.it/userFiles/File/documenti.../carne_equina_libro_masina.pdf‎
    della carne. Taglio MR OLD. Il mercato della carne di cavallo. Studio di ricerca: “La carne di cavallo”. Bibliografia. La NABA CARNI un'esperienza nata nel 1918.
  5. Immagini relative a naba carne

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lunedì 10 marzo 2014

HO UN SOGNO

Sogno un colpo di Stato che spazzi via il luridume dei partiti perché instauri una provvisoria dittatura illuminata facendo sparire la spesa pubblica connessa alla corruzione del parassitismo della politica e allo sperpero del danaro pubblico. Una dittatura che spazzi via i carrozzoni delle regioni e delle province ed instauri un forte governo centrale che non dipenda dalle furie predatrici degli egoismi locali. Una dittatura che spazzi via i privilegi dei grandi magnaccia delle aziende pubbliche che complessivamente costano ogni anno 13 miliardi mentre oggi non si sa come ridurre le tasse con la diminuzione dell'IRPEF e l'abolizione dell'IRAP. Una dittatura che ponga come tetto massimo delle pensioni 5000 euro al mese, e dico euro solo in previsione dell'uscita dell'Italia dalla disgrazia dell'euro e del ritorno alla sovranità monetaria. Una dittatura che tolga retroattivamente le pensioni a tutti coloro che hanno percepito superstipendi (sia nel pubblico che nel privato) e che rientrano o sono rientrati in passato in una spesa di stipendi pari agli odierni 13 miliardi. Hanno guadagnato tanto nella vita che non hanno o non avevano bisogno di avere in più una pensione, avendo potuto o potendo investire i loro lauti stipendi in modo da procurarsi una rendita senza gravare sulla spesa pensionistica. Anche a compenso delle scandalose liquidazioni avute con l'andata in pensione. Una dittatura che ponga un tetto di 5000 euro a tutti gli altri, non compresi nella categoria di quelli che non rientrano nella spesa di 13 miliardi annui. Una dittatura che riformi la Costituzione introducento il partito dei non votanti in in modo da ridurre il numero degli eletti in proporzione al numero dei non votanti, una volta restituito il potere alla rappresentanza popolare perché non sia più assicurata una poltrona parlamentare indipendentemente dal numero dei votanti. Una dittatura che introduca nel Codice Penale la pena di morte per i delitti più gravi, a incominciare da quelli di mafia, che una dittatura provvisoria farebbe sparire in poco tempo, giacché i capimafia sono dei subanimali la cui vita vale meno di quella di un insetto nocivo, che non sa di essere nocivo. Una dittatura che riformi l'economia sulla base di un socialismo nazionale che estirpi la speculazione finanziaria che ha distrutto l'economia reale. Una dittatura che chiuda costituzionalmente i confini a tutti gli invasori che arrivano come rifugiati di guerra od economici e pretendono il diritto d'asilo, escluso dalla Convenzione internazionale di Ginevra. Una dittatura che, distinguendo tra morale e diritto, combatta il relativismo di una società multiculturale e multirazziale. Una dittatura che impedisca di continuare a considerare il lavoro come merce in funzione del maggiore profitto e non il il maggiore profitto in funzione di una maggiore e più retribuita occupazione. E' questo solo un sogno? Sì, solo per una massa di politici delinquenti e magnaccia che sono la causa unica della miseria.


sabato 8 marzo 2014

NON PARITA' DI GENERE MA PARITA' DI SPECIE. RISPOSTA A PAOLO BARNARD

Da notare innanzi tutto che soltanto per ignoranza si suole richiedere parità di genere. Infatti il genere è una categoria che racchiude una varietà di specie tra loro apparentate. Così l'uomo e la scimmia appartengono allo stesso genere ma sono di specie diverse. Spesso, sempre per ignoranza, si suol dire "la razza umana", mentre di dovrebbe dire "la specie umana", categoria che racchiude diverse razze, alla faccia degli ignoranti ideologizzati che negano esistano le razze. Perciò è errato anche riferire il genere al sesso, dicendo "genere maschile" e "genere femminile".  
Oggi è l'8 marzo, "festa" della donna. Ho sempre pensato che sino a quando vi sarà la festa della donna (non esiste la festa dell'uomo) la donna continuerà a non capire che proprio con questa festa continuerà a favorire la tradizione che vede la donna inferiore all'uomo. Platone, data la sua dottrina della reincarnazione, scrisse che un uomo avrebbe subìto dopo la morte una condanna reincarnandosi in un essere inferiore. Ed io mi divertivo a domandare agli studenti: qual è secondo Platone l'essere immediatamente inferiore all'uomo? Alcuni dicevano: la scimmia. Ed io rispondevo: no. Allora altri dicevano: l'elefante. Ed io rispondevo:no. Alla fine dovevo aggiungere che l'essere immediatamente inferiore all'uomo per Platone era la donna. Ma poi aggiungevo anche che, nonostante ciò, Platone, contraddicendosi, fu l'unico filosofo che precorse la modernità richiedendo nel suo Stato ideale (La Repubblica) il diritto di voto alle donne, ma richiedendo che anche le donne facessero il servizio militare perché Atene non poteva permettersi di fare a meno delle donne (cioè di metà della popolazione) per la difesa dello Stato. 
Pochi sanno che l'8 marzo fu la data in cui le donne russe di Pietrogrado nel 1917 insorsero anch'esse contro la dittatura zarista. Ma cooperarono a sostituire la dittatura zarista con un'altra, che fu quella di Stalin. 

A Paolo Barnard (dpbarnard@libero.it)
dal blog 
www.paolobarnard.info/PAOLO BARNARD AMA LE DONNE, MA AMA ANCHE LA VERITA’
(2014-03-03)
LA DISUMANITA’ VINCE SEMPRE. SONO FUORI DA LA GABBIA DI LA7
(2014-03-02)
Ho sempre concordato con lei in merito alle sue riflessioni sulla disgrazia dell'euro, dell'Unione Europea delle banche. Queste cose le ho scritte sin dal 2006 nel mio libro intitolato Scontro tra culturee metacultura scientifica;l'Occidente e il diritto naturale. E le ho ripetute nei miei ultimi due libri ampliando l'argomento. Dal 1994 appartengo al Partito dei non votanti. Se è d'accordo con me dica in pubblico che Partito dei non votanti dovrebbe significare ridurre il numero degli eletti in proporzione al numero dei non votanti, fatta salva una soglia fisiologica del 15% di non votanti. Così questi fetenti politici non conserverebbero sotto il culo lo stesso numero di poltrone anche se andasse a votare solo il 20%. Che razza di democrazia è quella che non considera il non voto come voto negativamente attivo? Gli elettori non sanno che possono presentarsi al seggio elettorale e registrarsi rifiutando poi la scheda, in modo che per legge sia messo a verbale il motivo del rifiuto. Non andare a votare può significare pigrizia, disinteresse, assenza dal luogo di residenza, rifiuto passivo e non attivo del voto. 
Per quanto riguarda le donne le do ampiamente ragione. Sono un pianeta sempre sconosciuto. Oggi la scuola, media inferiore e superiore, è degradata perché in mano alle donne, che si dedicano all'insegnamento più che per vocazione per necessità economica. La scuola non può dare economicamente dignità sociale ad un professore, per cui essa è ormai, per il 90%, costituita da un corpo di insegnanti donne (e non DONNE). Faccio mia la Sua distinzione tra donne e DONNE. E valgono su questo punto le considerazioni che nel libro Il fondamento della morale faceva Schopenhauer sul carattere femminile. “Le donne, data la debolezza della loro ragione nel comprendere i principi universali, nell’attenervisi e nel prenderli come norma, sono molto meno capaci degli uomini nella virtù della giustizia…; superano invece gli uomini nella virtù dell’amore del prossimo, perché la spinta in questo caso è per lo più concreta e parla direttamente alla compassione, alla quale le donne sono decisamente più accessibili…La giustizia è una virtù piuttosto maschile, l’amore del prossimo piuttosto femminile”. Se così è, si può dire che la scuola è vittima del sentimento, della compassione, e non è espressione del merito. Tanto più da quando è stata introdotta la scuola obbligatoria. Devo anche correggere quanto scrisse Schopenhauer perché le donne sono rimaste sempre per me abitanti di un altro pianeta. Sono umorali, più possessive dell'uomo, divenuto ormai vittima anche quando l'uomo diventa assassino. Non si considerano le provocazioni che spesso l'uomo subisce da parte della donna, che ha a suo favore il codice civile e il diritto di famiglia. L'uomo in fondo cerca sempre di salvare la famiglia facendosi un'amante quando è sessualmente stanco della moglie, mentre la moglie rompe il matrimonio sapendo di avere la legge dalla sua parte anche con l'affidamento a lei dei figli minori, che diventano un'arma in più per ricattare economicamente l'ex marito, il quale può finire economicamente rovinato. Non è il mio caso perché ho avuto sempre terrore del matrimonio. Sono un prof. univ. in pensione di storia della  filosofia e purtroppo debbo decidermi a sposare la mia convivente per non lasciare la mia pensione di reversibilità a questo Stato di merda. Da quando per ragioni di età e anche di convenienza per essere assistito nella mia futura vecchiaia (se ci sarà) ho perso la libertà mi sono accorto ancora di più che la donna ha uno spirito possessivo che usa l'arma del ricatto. Bisogna considerare le motivazioni che inducono un uomo a diventare assassino. Spesso lo diventa a causa di un comportamento volubile, irascibile e irrazionale della donna, che è più facile al capriccio che crede di identificare con l'amore. Quando termina il capriccio termina quello che credeva amore. Troisi avrebbe detto: "Pensavo fosse amore...invece era un calesse".    Una volta domandai al sociologo Francesco Alberoni perché mai una donna si "innamorasse" di un delinquente. Mi rispose che la donna spera sempre di cambiare la natura dell'uomo di cui si è innamorata. Ciò conferma che molte donne ragionano con l'utero e non con il cervello, altrimenti capirebbero subito la natura violenta dell'uomo di cui si sono incapricciate. Poi ne pagano le conseguenze quando è troppo tardi.  Con ciò non intendo certo giustificare l'uomo assassino, proprio perché dovrebbe saper ragionare più della donna. Pertanto chi uccide una donna dovrebbe avere delle aggravanti perché ha dimostrato di non essere uomo, superiore per razionalità alla donna, come dovrebbe essere. Ma la donna ormai ha invaso tutti gli uffici pubblici, essendo le donne diventate quasi maggioranza anche nella magistratura. Che cosa pretendono ancora di più? Si pretende assurdamente la parità di genere, che sarebbe anche anticostituzionale perché permetterebbe ad una donna, anche se deficiente, di limitare l'accesso ad uomini che fossero mentalmente e professionalmente migliori di una donna. Dunque la richiesta parità di genere è contraria alla parità di specie, intendendo per parità di specie la parità di meriti indipendentemente dal sesso. Però mi sono sempre domandato come mai non esistano chirurughi donne. Notare come non esista nemmeno il femminile di medico e tanto meno di chirurgo. Sono certo che nemmeno una donna si farebbe operare da un chirurgo donna. Le donne negli ospedali accedono alla medicina interna ma sembrano escluse dalla chirurgia. Una ragione ci sarà, come per i piloti d'aereo. Come potrebbe una donna operare con freddezza soprattutto nel periodo delle mestruazioni? 

Il neurochirurgo Giulio Maira del policlinico Gemelli di Roma ha detto che nelle donne i due emisferi del cervello sono maggiormente uniti per mezzo di un maggior numero di neuroni nel corpo calloso che unisce i due emisferi. Si sa che quello sinistro è demandato alle operazioni logiche, mentre quello destro presiede alle emozioni. Dunque nella donna la capacità analitica non è così separata dalla capacità emozionale come nell'uomo. Non ho mai visto uno studente piangere dopo una bocciatura all'esame, mentre mi è capitato qualche volta di vedere delle studentesse piangere dopo una bocciatura.   
Si dice che le donne (nel settore privato) sono sottopagate rispetto all'uomo. Ma non ci si accorge che, più che le donne, sono gli uomini ad essere danneggiati da ciò. Infatti è proprio questo il motivo principale che è causa della maggiore disoccupazione maschile nel settore privato. Si è mai visto un segretario invece di una segretaria in uno studio professionale?  Si è mai sentita una voce maschile da un call center? Molti giovani, in attesa di migliore occupazione, sarebbero disposti a fare i lavori che fanno le giovani. Ma essi trovano la strada chiusa dalle giovani proprio perché sottopagate.
Le donne fanno carriera nel mondo effimero dello spettacolo solo perché usano il corpo, di cui invece l'uomo più spesso può fare a meno dovendo far valere le capacità e non l'ammiccamento e le tacite profferte della fica per fare carriera. Si sono mai viste alle TV presentatrici o collaboratrici,  non dico brutte, ma nemmeno belle? Lei avrebbe dovuto domandare all'opportunista Paragone, uomo di regime mascherato, quante siano le donne che lavorano in TV solo per capacità e non perché gradite fisicamente e magari assunte con il ricatto sessuale. E' tutto un puttanaio, anche la RAI, ma Paragone, da falso moralista, non l'ha voluto ammettere. Potrei andare avanti ma mi fermo qui su questo argomento.
Purtroppo debbo dissenitire totalmente da lei, e senza compromessi, sulla questione della Palestina. Glielo dice uno che è stato accusato di antisemitismo da uno stronzo fanatico e ignorante  rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, solo per aver condannato in un mio saggio sul diritto naturale la maggiore sofferenza degli animali nei mattatoi a causa della macellazione ebraica (kasher) corrispondente a quella islamica (halal). E per questo ho dovuto subire un processo sino alla Cassazione con una condanna ad una multa di 4000 euro sotto condono. Proprio io che nello stesso saggio ho scritto che gli ebrei laici (quelli che non credono nelle stronzate della Bibbia) appartengono alla maggiore intelligenza mondiale. Se mi si accusa di essere antislamico mi si fa un complimento, ma nessuno si permetta di accusarmi di essere antisemita. 

Dato che nel suo blog dice che, date le sue non floride condizoni economiche, può accettare inviti solo dietro compenso di 400 euro e pagamento del viaggio e del soggiorno sono disposto ad invitarla a mie spese per dibattere su molti temi che ho esposto nei miei ultimi libri e su cui concordo con lei in fatto di economia. Ma naturalmente dovrebbe accettare di confrontarsi e scontrarsi sul tema della Palestina, visto che lei è filopalestinese. 
- Palestina & Israele
Perciò le invio in allegato l'ultimo capito (intitolato Palestina ebraica. Arabi invasori) tratto dal mio libro Io non volevo nascere. Un mondo senza certezze e senza giustizia. Filosofi odierni alla berlina. Le faccio una domanda: quanto tempo deve passare perché l'invasione armata di un territorio altrui diventi titolo di proprietà? Certamente lei non si è posto mai questa domanda. Ma se l'era posta il filosofo Robert Nozick (Anarchia, Stato e Utopia), l'unico grande filosofo contemporaneo (scomparso a soli 62 anni) che abbia concepito idealmente la società come fondata sul diritto naturale, che, in quanto naturale, non può essere della sola natura umana. L'uomo crede ancora biblicamente di essere padrone della Terra, mentre è padrone di un cazzo.

mercoledì 5 marzo 2014

LA GRANDE BRUTTEZZA

Il film di Sorrentino è solo una grande cagata, che immeritatamente ha vinto il premio Oscar. Un Sorrentino che era un accozzato di ferro soprattutto da parte del potente Renzo Piano, il boss dell'archittetura, che ha ristrutturato il teatro dove vengono assegnate le statuette. Riporto il commento di Giuseppe Iannozzi. Vi sono altri commenti negativi sul blog di Roberto d'Agostino, che ha definito il film "La grande monnezza". 
Nel giudicare un film mi domando: mi piacerebbe rivederlo? Questo è il metro del giudizio. Se non ho il piacere di rivederlo non vi è da sbagliare: il film non merita di essere rivisto. Non sarà forse un capolavoro della storia del cinema, ma ricordate il film di Totò dove vi è la dettatura della famosa sgrammaticata e asinttatica lettera? Non mi sono mai stancato in ogni occasione di rivedere qulla scena. E sentire che a Milano "quando c'è la nebbia non si vede e pertanto la nebbia c'è ma non si vede" è un capolavoro di logica da matti. Ma, passando a films seri, rivedrei volontieri molti films di Ingmar Bergman come Il posto delle fragole o Il settimo sigillo. Ma anche alcuni films di Alberto Sordi. Ma un vero capolavoro nella ricchezza dei dialoghi è Scene da un matrimonio di Bergman. Dopo aver visto La grande bellezza non ho provato il desiderio di rivederlo nemmeno dopo qualche anno. Mi è rimasta impressa solo una frase che riguarda l'imbarazzo del vivere. Che mi riporta al mio senso del non senso della vita.     

Paolo Sorrentino. Un brutto film e basta


di Iannozzi Giuseppe

pellicola filmIl film di Paolo Sorrentino è noia a tutto spiano. Un bel niente riempito con tanta paccottiglia onirica che ha il solo scopo di far risaltare l’opulenza dell’impianto scenico. La bellezza di Sorrentino è bruttezza politicamente corretta che abbonda di cliché buonisti. Retorica a gogò tanto bella quanto noiosa quella che Sorrentino porta sullo schermo. «Magari ‘La grande bellezza’ si accontentasse di essere un brutto film. E’ piuttosto “un’esperienza emotiva inedita”, come ha scritto Walter Veltroni sul Messaggero di ieri. Parte come film inspiegabile finché, mentre cerchi invano una spiegazione, non ti accorgi che è pure inguardabile, una specie di paradosso visivo considerata la bravura di Sorrentino con la macchina da presa. Ma tutti quei movimenti di macchina, quei piani sequenza mimetici e sinuosi come le spire di un boa, quei primi piani intenti a stanare la mostruosità del quotidiano e l’ambiguità della bellezza, si rivelano altrettanti vicoli ciechi.» (Nanni Delbecchi, recensione su Il Fatto Quotidiano, 17 gennaio 2014)

Rimpiango La vita è bella (1997) di Roberto Benigni. Quella era grande bellezza, una storia dura raccontata con grande acume e delicatezza per descrivere, senza retorica, una tragedia infinita. E non a caso c’era lo zampino del grande Vincenzo Cerami insieme a Benigni. Altri tempi, altro cinema: di qualità e sostanza. Oggi invece la bellezza di un bel niente.
 
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Ecco perché La Grande Bellezza ha vinto l'Oscar

Sapete cosa c'è dietro alla vittoria dell'Oscar alla Grande Bellezza? Non ci crederete mai. Ecco la...

martedì 4 marzo 2014

EINSTEIN E L'UNIVERSO . DAL MODELLO DELL'UNIVERSO STAZIONARIO AL MODELLO DELL'UNIVERSO IN ESPANSIONE

Dal mio libro Scontro tra culture e metacultura scientifica
Se la filosofia oggi vuole riacquistare un compito nella società, essa lo può avere soltanto mettendosi in sintonia con una conoscenza scientifica del mondo, sapendo che esiste un unico linguaggio, quello scientifico, che ci possa mettere in comunicazione con la verità, chiudendo per sempre il discorso sui valori morali, che possono riguardare soltanto la virtù intesa come perfezionamento personale, per porsi in una prospettiva che non sia più antropocentrica, e riprendendo il discorso sui contenuti del diritto naturale. Gli altri discorsi nascono soltanto dalla paura del non senso della vita. La filosofia potrà ancora continuare a cercare di dare un senso alla vita costruendo “poemi” metafisici o alleandosi con credenze religiose. Ma rimarranno sempre gli interrogativi “perché l’essere piuttosto che il nulla?”, “l’universo nella sua attuale fase di espansione ha avuto un inizio assoluto, e perciò avrà una fine, oppure non esiste un inizio assoluto?”. E’ difficile pensare che la scienza un giorno possa rispondere con certezza a quest’ultima domanda. I modelli cosmologici, fondati sulla relatività generale di Einstein, come si è visto, propendono oggi per la maggior parte a favore di una successiva fase di contrazione dell’universo, dopo che si è scoperta recentemente l’esistenza di una materia oscura, la cui quantità è assai maggiore di quella visibile. Essa giustificherebbe la possibilità di una inversione dell’espansione per il prevalere della forza di gravitazione dovuta alla presenza della materia oscura dopo l’esaurimento della forza di espansione. Pertanto non si può ritenere che la risposta alla domanda circa l’origine dell’universo possa provenire da un linguaggio “ispirato”. Soltanto coloro che non sono capaci di porsi le domande che sono ai confini della conoscenza, o perché vivono nella banalità quotidiana o perché si affidano alla religione per non cadere nella disperazione, possono dichiararsi contenti di essere nati.

Le verità sul mondo non si guadagnano con l’arroganza o con la presunzione dei linguaggi “ispirati”, compresi quelli di molta filosofia, ma con l’umile e faticosa ricerca della conoscenza scientifica, al di là della quale nascono i conflitti morali e mortali delle soggettive visioni del mondo.

Ciò bisogna tenere per certo e di ciò bisogna accontentarsi, perché ognuno soltanto dopo la propria morte potrebbe dimostrare, ma solo a se stesso, il contrario, non potendo pretendere di condizionare la vita degli altri sulla base di ciò che non è provabile...
Nell’interpretazione di Popper la relatività di Einstein avrebbe falsificato la meccanica di Newton,1 mentre, al contrario, lo stesso Einstein aveva spiegato perché essa, rispetto alla relatività, dovesse essere concepita come verità parziale, valida nei limiti in cui “il moto della materia che genera il campo gravitazionale è lento in confronto alla velocità di propagazione della luce”,2 considerata nell’universo come velocità limite, di modo che “gli elementi della teoria di Newton sono passati nella teoria della relatività generalizzata”.3 Inoltre Popper ha mancato di rilevare che Einstein considerò la stessa relatività ristretta valida parzialmente “per regioni quadridimensionali infinitamente piccole…in modo tale che non vi sia alcun campo gravitazionale”,4 con la conseguenza che “la metrica della teoria della relatività ristretta per i piccoli campi può pretendere di essere ancora valida nel caso generale”.5 La teoria della relatività ristretta, riguardante i moti inerziali, veniva, in tal modo, a far parte della teoria più ampia della relatività generale, riguardante anche i campi gravitazionali, in base “all’eguaglianza numerica, constatata dall’esperienza, della massa inerte e della massa pesante dei corpi, fatto fondamentale al quale la meccanica classica non aveva dato alcuna interpretazione”.6 Data l’equivalenza delle masse inerti e di quelle pesanti, cioè di un sistema di coordinate inerziale e del campo gravitazionale, “tutti i movimenti si producono analogalmente a quanto avviene in assenza di un campo di gravitazione uniforme”.7 L’equivalenza dei sistemi di riferimento della relatività ristretta veniva estesa al campo gravitazionale.

Einstein non ha mai considerato la relatività, ristretta e generale, come una congettura. Al contrario, nella relatività ristretta, per esempio, la quarta dimensione del tempo, che forma un continuo indivisibile con lo spazio, si dilata, cioè rallenta fisicamente, anche nei processi biologici, e non soggettivamente, in misura direttamente proporzionale alla velocità con cui si muove un osservatore, che, misurando la durata di un evento sul sistema in movimento di cui fa parte, otterrà un valore diverso rispetto a quello superiore misurato da un osservatore esterno in quiete che misuri la durata dello stesso evento. Per quest’ultimo il tempo dello stesso evento risulta fisicamente, e non soggettivamente, maggiore.8 Pertanto “lo spazio a quattro dimensioni (comprendente cioè il tempo) è altrettanto rigido e assoluto quanto lo spazio di Newton”.9 Conseguentemente la mancanza di una simultaneità assoluta non è una costruzione del pensiero che renda soggettivo il tempo, ma una teoria che ha “un massimo di contenuto sperimentale”.10

Ha scritto Einstein: “Se le leggi naturali che servono di base alle costruzioni del pensiero del fisico teorico hanno la pretesa di essere valide per tutti gli avvenimenti di deduzioni rigorosamente logiche, si dovrebbe giungere a dare un’immagine rigorosamente esatta, vale a dire una teoria, dei fenomeni naturali, ivi compresi quelli della vita…Non si rinuncia interamente e per principio all’interezza dell’immagine fisica del mondo”.11 “La natura è la realizzazione di tutto ciò che si può immaginare di più matematicamente semplice. Sono persuaso che la costruzione puramente matematica ci permette di scoprire questi concetti che ci danno la chiave per comprendere i fenomeni naturali e i principi che li legano fra loro…Credo ancora alla possibilità di un modello della realtà, vale a dire di una teoria che presenti le cose stesse e non soltanto la probabilità della loro apparizione”.12

Impiegando coerentemente il criterio di falsificabilità Popper non avrebbe potuto ritenere l’evoluzione biologica una teoria scientifica, pur nell’errata analogia che egli trovò tra il progresso delle teorie scientifiche e l’evoluzione naturale, interpretata antropomorficamente come procedimento per tentativi ed errori, su cui agirebbe la selezione naturale.13 Infatti l’evoluzione biologica non è più una congettura, ma, indipendentemente dall’interpretazione di essa, è ormai un fatto, e dunque non più falsificabile. Come non è più falsificabile il moto rotatorio della Terra dopo l’esperimento condotto da Foucault nel 1850 nel Pantheon di Parigi. Inoltre da una serie indefinita di non falsità o congetture (cioè di teorie valide in quanto provvisoriamente non falsificabili) non può dedursi, come pretende Popper, un’approssimazione migliore alla verità assoluta, anche se intesa come idea regolativa. Si può dire che Popper, interpretando falsamente il significato della legge di Newton e della relatività di Einstein, considerandole come congetture, ha interpretato anche tutta la storia della fisica come storia di congetture, con il risultato di falsificare il suo criterio di falsificabilità.14


1 Congetture e confutazioni, op. cit., p. 328. Cfr. inoltre La ricerca non ha fine, op. cit., p. 39 sgg.; I due problemi fondamentali della teoria della conoscenza (razionalismo ed empirismo), 1979, Il Saggiatore1987, pp. XIX sgg.

2 A. Einstein, Come io vedo il mondo. La relatività generale, Newton 1993, p. 178. Il libro comprende il testo de La relatività generale, 1916 (pp. 113-185). Nella relatività ristretta la massa e il tempo subiscono un incremento dei loro valori proporzionalmente alla velocità della predetta massa.

3 Evoluzione della fisica: Kepler e Newton, in Come io vedo il mondo, op. cit., p. 49.

4 La relatività generale, in op. cit., p. 122.

5 Caratteri della teoria della relatività, in op. cit., p. 72.

6 Ibid., p. 71.

7 Origine della teoria della relatività generalizzata, in op. cit., p. 98.

8 Per lo stesso motivo per l’osservatore esterno in quiete la massa del corpo in movimento risulterà fisicamente maggiore e la lunghezza del corpo in movimento accorciata, mentre l’osservatore interno al sistema del corpo in movimento non può accorgersi della differenza se non confrontando i suoi dati con quelli dell’osservatore esterno.

9 Lo spazio, l’etere e il campo, in op. cit., p. 87.

10 Ibid.

11 La ricerca scientifica, in op. cit., p. 35.

12 La questione del metodo, in op. cit., pp. 44-47.

13 Conoscenza oggettiva (1972), Armando 1975. Cfr. sul tema le pp. 209-217; 341-76.

14 Da notare come molti filosofi, avendo soltanto orecchiato la relatività, senza averla mai studiata, ne abbiano travisato il significato deducendone il relativismo della conoscenza, ossia esattamente il contrario di ciò che significa la relatività di Einstein. Da ciò hanno tratto motivo, come M. Cacciari (Krisis, Feltrinelli 1976, p. 7), per asserire una “crisi del sistema classico, sia economico che fisico” , o per scrivere, come A. Gargani (nel volume collettivo Crisi della ragione, Einaudi 1979, p. 20), che “il modello classico della razionalità scientifica è stato messo in crisi” . In realtà si trattava della crisi della ragione di tali filosofi, causata dall’ignoranza in fatto di conoscenze scientifiche per il prevalere della filosofia alla moda del filone Nietzsche-Heidegger, cioè da una filosofia letteraria, unita al convenzionalismo della teoria dei giochi linguistici di Wittgenstein. 

Dal mio libro IO NON VOLEVO NASCERE

Eppure mi sono domandato sempre: se l’universo ha avuto origine dal Big Bang, vi è stata un’origine assoluta di esso. E allora scappa fuori Dio. Ma pare che non sia così se è valido il modello cosmologico di un universo che, giunto alla sua massima espansione, è destinato poi a contrarsi sino al Big Crunch (grande implosione), a cui segue un nuovo Big Bang. E così via per l’eternità. Tuttavia questo modello appare oggi in crisi dopo la scoperta dell’energia del vuoto, che pare porti ad una accelerazione della velocità della materia che si trova ai confini dell’universo visibile. Se così fosse rimarrebbe valida l’ipotesi del Big Bang, con la relativa domanda, che gli scienziati vogliono rimuovere perché ritenuta antiscientifica: e prima del Big Bang? Voi la potete rimuovere perché vi disturba. Ma la domanda rimane. Molti anni fa, avendo già fatto delle letture circa i modelli cosmologici, posi la stessa domanda alla nota astronoma Margherita Hack, che era venuta a Cagliari per una conferenza nell’allora Facoltà di Magistero, oggi Facoltà di Scienze della formazione, dove ho insegnato sino all'anno scorso storia della filosofia. Mi rispose che dal punto di vista scientifico la domanda non aveva senso. Le ribattei che in questo modo lei, pur atea, era costretta a porsi la domanda: e prima del Big Bang?

E tuttavia lo stesso Big Bang già nelle frazioni del suo primo secondo indicherebbe una casualità che escluderebbe un progetto finalistico.

Si consideri, in primo luogo, che è sperimentalmente dimostrata l'esistenza dell'antimateria, cioè di atomi aventi particelle di carica opposta nei suoi protoni, elettroni, sino ai quark. Nel primo secondo a partire dal Big Bang vi sarebbero state insieme la materia e l'antimateria. Poi, per cause che gli scienziati non sono ancora riusciti a spiegare, e forse non potranno mai spiegare, prevalse una certa quantità di materia in più rispetto all'antimateria, che avrebbe portato alla quasi scomparsa dell'antimateria, che ancora si riscontra nei raggi cosmici e negli esperimenti che vengono fatti sottoponendo le particelle ad alti energie. Non viene escluso dai cosmologici che, oltre l'universo esistano altri universi con galassie formate da antimateria, anche se ciò non è riscontrabile sperimentalmente perché l'eventuale collisione tra galassie di materia e di antimateria dovrebbe produrre il loro annichilimento con una produzione di energia così grande da rendere sperimentabile la sua propagazione sino all'universo visibile. Tutto ciò considerato, vi è da domandarsi se si possa considerare un “Dio che gioca ai dadi”, secondo una famosa espressione che Einstein attribuiva alla meccanica quantistica, fondata su leggi probabilistiche, che egli rifiutava, ritenendo che la meccanica quantistica fosse una rappresentazione provvisoria delle leggi che riguardano la fisica subatomica. Ma se l'universo visibile è nato dalla casuale prevalenza della materia sull'antimateria scappa fuori un Dio che gioca ai dadi, e lo stesso Big Bang perde la connotazione di un inizio assoluto, se questo ci conduce a pensare che esso comportasse un disegno prestabilito. Si sarebbe formata con l'antimateria una stella quale il sole con tutti i suoi pianeti, tra i quali la Terra? Dunque nemmeno il Big Bang, anche a prescindere dalla possibile esistenza di altri universi oltre quello visibile, può essere un forte appiglio per un inizio assoluto, se all'assolutezza si unisce la contingenza nella formazione delle galassie costituite casualmente di materia, e non di antimateria.

In secondo luogo, dal 1975 si è affacciato con Alan Guth il modello dell’universo inflazionario partendo dall’ipotesi che le quattro forze fondamentali (interazioni forti tra quark, deboli tra elettroni, elettromagnetiche e gravitazionali) fossero distinte all’origine del Big Bang e in frazioni di un secondo si siano fuse in modo diverso dando luogo a disomogeneità in diverse regioni che, non avendo all’inizio relazioni causali, avrebbero prodotto delle galassie come risultato di fluttuazioni casuali di densità della materia. La configurazione dell’universo è pertanto dovuta ad una casualità vincolata però da leggi fondamentali di interazione della materia. Vi sarebbero stati, dunque, tempi diversi (pur ridotti a frazioni di secondo) nella fusione delle quattro forze fondamentali, che sarebbero state soggette a fluttuazioni primordiali, che, se abbastanza forti, avrebbero dato luogo a regioni di maggiore densità della materia, da cui sarebbero sorte le galassie, mentre le fluttuazioni residue di energia sarebbero andate a riempire un falso vuoto, o “bolla”, che sarebbe all’origine dell’espansione attuale dell’universo. Se tale energia residua è superiore ad una certa densità, definita critica, della materia dell’universo, questo rimarrà in espansione, mentre, se è inferiore, l’universo è destinato a contrarsi per il prevalere della forza di gravitazione.1

“La materia di cui son fatti gli uomini e le stelle è il 5% della materia dell’universo. Un altro 25% è nella forma di “materia oscura”, che produce gravità ma che non possiamo vedere. Sembra che il 70% sia nella forma di “energia oscura” o “energia del vuoto”, misterioso tipo di materia che accelera l’espansione dell’universo, invece di frenarla, come fanno, invece, la materia primaria e la “materia oscura”.2

Il fisico Richard Feynman (Nobel 1965 per gli studi di elettromeccanica quantistica) affacciò l’ipotesi che l’universo abbia storie multiple e diverse. Anche secondo Stephen Hawking – a cui ingiustamente non è mai stato assegnato un Nobel nonostante i suoi studi sui buchi neri, che egli dimostrò non essere tali in quanto permettevano l’uscita di radiazioni – vi è la possibilità che l’universo sia la somma di innumerevoli universi, che, compresi tra quelli che erano possibili a partire dal Big Bang – momento della massima indeterminazione e della massima densità di energia – si sarebbero realizzati strutturandosi casualmente in galassie. Molti di essi, infatti non sono giunti alla formazione di galassie per esclusione delle condizioni atte a favorire lo sviluppo della vita, mentre altri, sempre casualmente – per diverse condizioni all’origine del Big Bang, e là dove la forza di espansione ha subito un rallentamento a causa della maggiore densità, e perciò della maggiore forza di gravitazione – hanno dato luogo alla formazione di galassie e alla probabile, non necessaria, formazione della vita in più di una galassia, con intelligenze aventi una forma diversa da quella umana. “Il genere umano non vanta certo ottimi precedenti in fatto di comportamento intelligente”.3 “Innumerevoli prove indicano che Dio è proprio uno che gioca a dadi”.4

Era stato il fisico russo Alexander Friedman (1885-1922) a ipotizzare, sulla base della relatività di Einstein, tre modelli di universo: 1) universo in espansione per eccesso della forza di espansione originata dal Big Bang rispetto alla gravità; 2) universo in espansione al limite della velocità di fuga rispetto alla forza di gravità, con velocità che rallenta senza mai annullarsi; 3) universo in contrazione per eccesso di forza di gravità. Nel secondo modello rientra quello di Einstein-De Sitter (1932).

In base alla legge di Hubble, che scoprì nel 1929 l’espansione dell’universo, le galassie si allontanano con una velocità proporzionale alla loro distanza dalla Terra. Velocità oggi misurata in 15 km al secondo per ogni milione di anni-luce di distanza, sì da arrivare a velocità distribuite tra 7000 e 20.000 km al secondo. Si era pensato che tale accelerazione dipendesse da una minore forza di gravitazione per densità minori causate dall’espansione. Ma dopo la recente scoperta della “materia oscura” e dell’opposta “energia del vuoto” – che ha sostituito la costante lambda (λ) introdotta da Einstein come forza repulsiva della materia per bilanciare quella di gravitazione ed impedire il collasso su se stesso dell’universo, che Einstein, prima della scoperta di Hubble, credeva fosse stazionario, per cui quello che egli definì il suo “grande errore” si tramutò in una vittoria - non si può escludere che la densità totale della materia possa far prevalere la forza di gravitazione sulla forza di espansione dell’“energia del vuoto” causando una successiva contrazione dell’universo. Il fisico Leon Lederman (Nobel 1988) – che identifica “l’energia del vuoto” con l’energia rilasciata dal Big Bang sotto forma di particelle e radiazione di fondo (campo di Higgs) – ha ripreso i modelli di Friedman alla luce del problema del calcolo della massa gravitazionale dell’universo, non escludendo il terzo modello e precisando che le leggi della fisica sono valide ancor prima del Big Bang. Tra i sostenitori del terzo modello vi erano, già prima della scoperta della materia oscura, l’astrofisico Thomas Gold e il fisico Steven Weinberg (Nobel 1978), statunitensi. L’astrofisico Efim S. Fradkin ritiene che la forza gravitazionale nella massima contrazione dell’universo possa spegnersi permettendo alle forze subnucleari di riprendersi la libertà e di espandersi evitando il collasso cosmico.

Hawking non aveva escluso il terzo modello prima di arrivare a considerare solo due modelli cosmologici, di cui il primo contempla un’espansione decrescente dell’universo, che non esclude – se la densità della materia supera una certa quantità critica – che le galassie comincino a convergere nel Big Crunch, in un’enorme implosione, mentre il secondo - se il valore della densità della materia è inferiore alla quantità critica - contempla la fine dell’universo per esaurimento dell’energia, con un conseguente spegnimento di tutte le stelle nell’allontanamento delle galassie.5. In una precedente opera6 Hawking non aveva escluso una gravitò con singolarità tali da impedire l’implosione finale. Egli aveva rinunciato a questa soluzione perché avrebbe comportato un’inversione del tempo anche nei fenomeni microscopici. Ma James Hartle e Murray Gell-Mann (Nobel 1969) – a cui si deve la teoria dei quark, con la scelta del nome – rilevarono la presenza di processi microscopici che rallentavano in previsione dell’arrivo dell’inversione, non in contrasto, dunque, con la contrazione dell’universo.

Anche Antonino Zichichi non è contrario al modello dell’universo oscillante tra espansione e contrazione. Egli ha scritto: “Tra 50 miliardi di anni (forse), raggiunto il massimo di espansione, avrà inizio la compressione che si concluderà con il collasso gravitazionale. E poi? Niente. Nessuno può fare previsioni”.7 Ma poi Zichichi cita l’astrofisico Efim S. Fradkin, secondo il quale la carica gravitazionale nella fase di contrazione si spegnerebbe evitando il collasso gravitazionale. Allora si giustificherebbe una serie illimitata di espansioni cosmiche. Il cattolico Zichichi avrebbe dovuto capire che in questo modo si manderebbe Dio in soffitta.

Ma pare che anche la teoria del Big Bang sia oggi superabile, perché incomincia a farsi strada tra i cosmologici l’idea che il Big Bang sia soltanto un episodio marginale riguardante l’universo visibile, che sarebbe a contatto con altri universi, per cui l’universo visibile sarebbe soltanto parte un multiverso, cioè di universi paralleli. come si può arguire dal fatto che tra le galassie vi è un grande spazio vuoto che proverebbe che l’universo visibile sarebbe stato attraversato da un altro universo. Secondo Alexander Vilenkin8 “l'orizzonte cosmico oggi arriva a 13,7 miliardi di anni-luce, ma oltre potrebbero esserci altri universi, sottoposti a leggi fisiche diverse da quelle valide nel nostro. La teoria dell'inflazione non si sostituisce a quella del Big Bang, ma, come disse Guth, è la teoria del Bang del Big Bang”.9 Nel multiverso si produrrebbero delle “bolle” che darebbero origine ad universi paralleli. Il nostro universo, quello visibile, si starebbe avviando verso il suo termine, mentre al di là di esso si produrrebbero altre “bolle”, che darebbero inizio ad altri universi con altre espansioni. E così all'infinito.


1 Su questo argomento vedi Lawrence M. Krauss, Il cuore oscuro dell’universo. Alla ricerca della “quinta essenza” (1989), Mondatori 1990, pp. 155sgg.: Leon Lederman, La particella di Dio. Se l’universo è la domanda, qual’ è la risposta? (1993), Mondatori 1996, pp.412 sgg.; Steven Wein­berg, I primi tre minuti (1977), Mondadori1980, pp. 117 sgg.; Paul Davies, I misteri del tempo. L’universo dopo Einstein (19995), Mondadori 1996, pp. 132 sgg.; pp. 242 sgg.

2 Da una conferenza tenuta a Padova (maggio 2006).

3 L’universo in un guscio di noce (2001), Mondadori 2002, pp. 89-92.

4 Ibid., p.84

5 L’universo in un guscio di noce, op. cit., pp.99-103.

6 Inizio del tempo e fine della fisica (1980), Mondatori 2003, p.94.

7 Il vero e il falso. Passeggiando tra le stelle e a casa nostra, Il Saggiatore 2003, pp. 290 sgg.

8 Un solo mondo o infiniti? Alla ricerca di altri universi (2006), Cortina 2007.

9 Da una conferenza tenuta al Festival della scienza il 28 ottobre 2007.

Ho appreso dall'articolo sotto riportato che Einstein aveva supposto, in alternativa al modello dell'universo finito e stazionario, un modello dell'universo in espansione ma conservando la costante LAMBDA (λ o forza di repulsione) per evitare che l'universo collassasse su se stesso a causa della forza di gravitazione. Ma per questo dovette supporre anche che la quantità di materia rimanesse costante per una stessa estensione di spazio. Per questo egli precorse un modello che ebbe un successo, se pur effimero, negli anni '60, concepito dai cosmologi Fred Hoyle e Hermann Bondi (di origine ebraica ma ateo per sua stessa ammissione). Questo modello, che si definiva modello dell'universo stazionario, era contraddittorio perché presupponeva un universo eterno ma in espansione. Esso è stato ormai abbandonato da molti decenni. Infatti presupponeva che si creasse nuova materia dal nulla per conservare la stessa quantità di materia per una stessa estensione di spazio. Forse Einstein non ebbe il coraggio di rendere pubblico questo modello che comportava una creazione dal nulla, contraddicendo il principio fisico secondo cui "nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma".  Da notare come l'autore dell'articolo sotto riportato sia caduto in un errore marchiano scrivendo che il modello dell'universo in espansione sia in alternativa al modello del Big Bang. Infatti il modello dell'universo in espansione implica un inizio assoluto a partire dal Big Bang. Ma non si facciano più illusioni i teologi appellandosi al Big Bang per dimostrare un inizio assoluto dell'universo e perciò una creazione divina dal nulla. Si tratta infatti dell'inizio dell'universo visibile, da ricomprendere come episodio del tutto CASUALE nel pluriverso, in cui l'universo nato dal Big Bang è  da ricomprendere. Come sopra spiegato. Einstein disse di avere abbandonato il modello dell'universo in espansione per avere riscontrato un errore di calcolo. Ma vi è da supporre che non abbia mai voluto negare il contrasto con la legge fisica secondo cui nulla può derivare dal nulla, e che il suo modello dell'universo in espansione ma stazionario nella conservazione della densità di materia per una eguale estensione di spazio sia voluto essere solo un esercizio matematico.