sabato 25 aprile 2015

25 APRILE: LA BUFFONESCA MITOLOGIA DELLA RESISTENZA COME GUERRA DI POPOLO

Premesso che 1) non ho mai avuto simpatie per il fascismo a causa della sua alleanza con il nazismo (che fu la rovina del fascismo); 2) fui iscritto per vari anni alla federazione giovanile del Partito Socialista all'epoca di Nenni; 3) mio padre fu un antifascista che come ufficiale con il grado di colonnello avrebbe dovuto portarsi a nord nella costituenda R.S.I. e che, arrestato con un compagno durante una manifestazione di piazza a Roma, riuscì a fuggire nella calca della folla mentre il compagno finì a Regina Coeli e poi alle Fosse Ardeatine, dove sarebbe morto anche mio padre, che rimase poi nascosto per 6  mesi in una cantina dell'Istituto religioso di suore Stella Matutina (quartiere Monte Mario) la cui superiora era una tedesca); 4) mio padre dopo la guerra si iscrisse al Partito Comunista e ne uscì nel 1956 dopo l'andata al potere di Kruscev, che aveva demolito il mito di Stalin, tutto ciò premesso, ritengo che lo storico debba porsi al di sopra delle parti e raccontare la verità. 
La verità è che la Resistenza fu fatta da circa 20.000 partigiani, che divennero circa 200.000 quando ormai la guerra volgeva verso la fine. Si sente parlare in varie trasmissioni della liberazione di varie città del nord ad opera di rivolte popolari contro l'occupante tedesco. Ma si trascurano le date. Queste rivolte furono solo le maramaldesche rivolte contro residui dell'esercito nazista già arresisi o già in fuga da tutte le città italiane del nord. Il generale tedesco Wolff aveva chiesto che la ritirata potesse avvenire pacificamente senza essere colpiti alle spalle. Niente da fare. Era una buona occasione per questi partigiani per far valere la loro vigliaccheria come azione vittoriosa di guerra per precostituirsi delle benemerenze  da far valere poi come futuri privilegi politici. Quelli comunisti soprattutto miravano a precostituirsi tali benemerenze da far valere come potere politico. Essi erano tanto disonesti quanto stupidi. Non sparavano come italiani ma come comunisti. Infatti erano sicuri che sarebbero andati al governo con l'appoggio di Stalin, non sapendo nemmeno che Stalin aveva deciso, per accordi già presi con gli americani, di disinteressarsi completamente di quale governo avrebbe avuto l'Italia alla fine della guerra, essendo già nel progetto politico di Stalin di instaurare governi comunisti in Polonia, in Ungheria e in Cecoslovacchia, come di fatto avvenne. Il generale americano Alexander ordinò ai partigiani di deporre le armi perché non potevano essere consideranti dei belligeranti e le loro azioni di guerriglia erano, oltre che inutili, anche deleterie perché avrebbero provocato altre vittime nella reazione di difesa dei tedeschi durante la loro ritirata. Niente da fare. Questi sconsiderati miravano solo a precostituirsi un futuro politico presentandosi di fronte alla popolazione italiana come liberatori ed impedire che la liberazione fosse merito solo degli americani. Il risultato fu che vi furono altri 100.000 morti anche tra la popolazione civile. I partigiani comunisti in Istria sparavano contro i partigiani non comunisti per favorire l'occupazione dell'Istria da parte dei comunisti jugoslavi, che poi fecero finire nelle foibe molti italiani ritenuti colpevoli di essere stati fascisti. La prima maramaldesca rivolta iniziò il 24 aprile a Genova, quando 4 giorni dopo (prima che due giorni dopo si suicidasse Hitler) sarebbe stato ucciso Mussolini da una banda di partigiani comunisti che lo sottrassero all'arresto già avvenuto ad opera di partigiani non comunisti che, minacciati di morte da quelli comunisti se non l'avessero loro consegnato, avevano intenzione di consegnare Mussolini agli americani perché subisse un regolare processo. Ma il Comitato di Liberazione per l'Alta Italia (formato da socialisti e comunisti), in contrasto con il Comitato di Liberazione Nazionale, che comprendeva anche cattolici e liberali, contrari alla fucilazione di Mussolini, volle precedere l'arrivo degli americani a Milano, che certamente avrebbero salvato la vita a Mussolini, senza escludere che fossero pronti a riciclarlo politicamente nell'ormai costituito clima di guerra fredda tra Stati Uniti ed Unione Sovietica. Tra quelli che vollero precedere gli americani e fucilare subito Mussolini vi fu Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, un fanatico che, d'accordo con i comunisti, non voleva che Mussolini potesse essere testimone di troppe cose sporche riguardanti gli antifascisti dell'ultima ora, che salirino solo nel 1943 sul carro dei futuri vincitori, ed erano d'accordo con Churchill che aveva anch'egli interesse a far fucilare Mussolini per sottrargli il famoso carteggio Churchill-Mussolini, compromettente per Churchill perché documentava il suo doppio gioco che aveva condotto nei confronti di Mussolini, che aveva indotto ad entrare in guerra per moderare le aspirazioni di Hitler, che nel 1940 era stato ormai dato come vincitore. 
Non si parli pertanto della Resistenza come guerra di popolo. Dove era il popolo italiano prima dell'ultimo mese di guerra?  Era assente. Stava solo aspettando che gli angloamericani portassero a termine la loro avanzata verso nord. Ed aveva fatto bene. Ad un popolo non interessa affatto la libertà. Interessano solo due cose: lavoro e ordine sociale. La liberà non assicura né l'uno né l'altro. Non si vive di libertà.
I partigiani (soprattutto quelli comunisti) furono solo una disgrazia per la popolazione italiana. Con i loro attacchi proditori alle spalle a iniziare dal luglio del 1943 furono solo la causa di tutte le rappresaglie attuate dai nazisti. Rappresaglie previste dalla Convenzione internazionale di Ginevra. Non furono di certo essi, poche migliaia, a liberare l'Italia dall'occupazione tedesca. 
Il fascismo sino al 1940 ebbe un consenso popolare di massa. Quasi tutti gli italiani inneggiarono all'entrata in guerra dell'Italia, abbagliati dalla vuota retorica di Mussolini, che dava scontata la vittoria del nazismo dopo la caduta già avvenuta della Francia e l'occupazione tedesca di tutta l'Europa continentale sino al confine russo. Non era stata ancora prevista la sciagurata invasione nazista della Russia di Stalin, il cui progetto di invasione era stato nascosto da Hitler a Mussolini. 
Anche tutti i maggiori intellettuali nel ventennio fascista erano fascisti. Basti ricordare tra tutti i nomi di Indro Montanelli, di Norberto Bobbio, di Pietro Ingrao (futuro dirigente del P.C.I. e tuttora vivente avendo compiuto i 100 anni). Di tutti i professori universitari soli 16 rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà al fascismo. 
Dunque la si smetta di festeggiare il 25 aprile come guerra di liberazione come se questa fosse stata fatta dagli italiani, non avendo tuttora la propaganda politica l'onestà necessaria per riconoscere che gli italiani non si liberarono da sé dal fascismo e che i partigiani non ebbero alcun merito in questa liberazione, avendo avuto soltanto dei demeriti per avere causato le note rappresaglie con i loro inutili, del tutto inutili, attacchi proditori contro i nazisti. 
Godetevi un lungo elenco di fascisti poi divenuti noti antifascisti in



  1. Camaleonti: tutti fascisti.... - WWW.STORIA.TK

    www.storia900.altervista.org/camaleonti.htm
  2. Iscritto al PNF...segretario di redaz. della rivista fascista Le Arti..... a sfogliare ..... FASCISTA” del ministro Bottai, è fra i giornalisti e scrittori che aderirono alla RSI .. 
    Utile perché obiettivo e documentato l'articolo di Pansa

1 commento:

Sergio ha detto...

Stupefacente la lista degli aderenti o simpatizzanti del fascismo: ma quanti bei nomi che ci sono cari ...
In non pochi casi si tratta però di adesione di facciata, casuale o momentanea. L'aver partecipato ai Giochi fascisti o a certi concorsi, specie nei primi anni del regime, non può essere considerata convinta adesione. Scalfari, Bocca e non pochi altri si sono però esposti in modo chiaro e netto a favore del regime, una macchia indelebile. Tuttavia bisogna essere anche indulgenti, sono stati tempi feroci. La maggioranza degli Italiani è stata chiaramente filofascista, come filonazisti furono i tedeschi. Era gente che amava l'ordine e apprezzava certe iniziative chiaramente positive del regime che nessuno può negare. La gente comune ha bisogno di tranquillità e lavoro. Quasi a nessuno piace fare l'eroe. Gli eroi sono definitivamente passati di moda in Occidente, viviamo in un'era post-eroica: non si elevano infatti più monumenti a nessuno. I monumenti sono cosa del XIX e della prima parte del XX secolo.