venerdì 20 settembre 2013

LETTERA AL NUOVO PRESIDENTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE GAETANO SILVESTRI (info@cortecostituzionale.it)

Al nuovo presidente prof. Gaetano Silvestri (eletto con 8 voti contro 7)

ho controllato il sito della Corte e risulta che sei dei 15 componenti risultano eletti dal parlamento o dal presidente della Repubblica dopo il 2005. Poiché l'attuale legge elettorale (porcellum) risale al dicembre del 2005 e in base ad essa furono formati i parlamenti successivi a iniziare da quello formatosi in base alle elezioni del 9 e 10 aprile 2006 che elesse il 10 maggio 2006 il presidente della Repubblica Napolitano, se il porcellum verrà dichiarato giustamente anticostituzionale, si rende conto che i parlamenti formatisi dal 2006 sono anticostituzionali e che pertanto anche la nomina di almeno sei componenti della Corte (ma non la Sua nomina risalente al 2005) risulta anticostituzionale? Conosce il famoso principio giurisprudenziale QUOD NULLUM EST NULLUM PRODUCIT EFFECTUM? E allora ne tragga onestamente le conseguenze. Dichiarando anticostituzionale il porcellum dovreste dichiarare anticostituzionali almeno 6 dei 15 componenti della Corte, tutti quelli nominati dal parlamento (1/3) e dal presidente della Repubblica (un altro 1/3) dopo il 2005. Dunque si arriva al paradosso irrisolvibile che abbiamo una Corte che non ha titolo per dichiarare anticostituzionale l'anticostituzionale legge elettorale. Come uscirne? Non lo so.

Ma poi perché pensare che la precedente legge elettorale (Mattarellum) fosse costituzionale se permetteva anch'essa 1) di formare una maggioranza con candidati  nominati dai vertici di partito e non dal popolo e con liste bloccate nella parte proporzionale (25%) e 2) di avere una maggioranza parlamentare non corrispondente alla maggioranza dei voti? Certamente i costituenti avevano in mente un sistema elettorale fondato sul sistema proporzionale (bisognerebbe leggere i lavori preparatori) e certamente sbagliarono nel non introdurre la legge elettorale fondata sul proporzionale nella Costituzione. Il premio di maggioranza è anticostituzionale perché altera la volontà popolare permettendo ad una minoranza di governare. 

Ora, per uscire da questo assurdo causato dal porcellum bisogna violare la Costituzione. Paradossale.   Abbia il coraggio di dirlo. L'ho scritto a tanti giornalisti e a tanti politici ma tutti per evidenti motivi tacciono. Risulterebbe anticostituzionale infatti anche la prima nomina di Napolitano nel 2006.


*La durata in carica dei membri della Corte Costituzionale è di 9 anni. Pertanto quelli nominati nel 2005 lasceranno la carica nel 2014.

giovedì 8 agosto 2013

UN CASINO TREMENDO! MA NESSUNO CI HA ANCORA PENSATO


lunedì 19 agosto 2013


MEDICE CURA TE IPSUM. LETTA VUOLE ELIMINARE IL PORCELLUM. DUNQUE DOVREBBE ELIMINARE ANCHE SE STESSO



giovedì 15 agosto 2013


PUBBLICI UFFICI E CARICHE ELETTIVE

martedì 13 agosto 2013


UNA MASSA DI IGNORANTI O DISONESTI CHE NON CONOSCE O FA FINTA DI NON CONOSCERE NEMMENO LA COSTITUZIONE



LETTERA AD ANTONIO DI PIETRO (dipietro@antoniodipietro.it)

O TROMBATO! Non le basta la trombatura che ha avuto alle elezioni liberando il pur fetido parlamento dalla sua fetida presenza.
Legga il mio libro e poi mi denunci per vilipendio delle Istituzioni. Tutta pubblicità. Ma si ricordi, vigliacco, che io mi sono reso personalmente nullatenente e pertanto mi può pignorare solo i peli del culo. Lei ha sulla coscienza vari suicidi. Lei è un esagitato sgrammaticato e asintattico. Faccia il contadino zappando la terra e si ritiri a vita privata. L'unica cosa di buono che potrebbe fare.


domenica 15 settembre 2013

E GIUSTIZIA INFINE FU FATTA. SETTE GIUDICI UCCISI IN SETTE GIORNI (1)


martedì 17 settembre 2013


E GIUSTIZIA INFINE FU FATTA. SETTE GIUDICI UCCISI IN SETTE GIORNI (2)


 


Manette in mano - Il passaggio del discorso di Berlusconi che meno è piaciuto a Di Pietro è quello in cui l'uomo di Arcore definisce la magistratura un ente "politicizzato", "un contropotere che dimezza la democrazia" e un soggetto che persegue "la via giudiziaria al socialismo". E Tonino, scomparso dal Parlamento perché naufragato alle scorse elezioni politiche con la lista Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, bacchetta: "Berlusconi ha violato l’articolo 290 del Codice penale che recita - ricorda l'ex pm -: ‘E’ punito chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte Costituzionale o l’ordine giudiziario". Non parla per il solo gusto di parlare, Di Pietro: "Ho preparato un esposto contro Berlusconi - dice - che presenteremo alla Procura della Repubblica".

martedì 17 settembre 2013

E GIUSTIZIA INFINE FU FATTA. SETTE GIUDICI UCCISI IN SETTE GIORNI (2)



Il libro prende lo spunto dalla vicenda giudiziaria raccontata nel precedente articolo per arrivare ad una concezione della giustizia fondata sul diritto naturale. Infatti la giustizia non può essere fondata sui valori morali, che subiscono i condizionamenti culturali. Sulla base dei valori morali non si potrà mai uscire dal convenzionalismo e dal relativismo storico, che danno luogo ad una "lotta mortale tra valori morali" (Max Weber). . Infatti, quando ci si domandi su che cosa siano fondati i cosiddetti diritti umani, la risposta non potrà che essere tautologica: essi sono fondati sul fatto di essere umani, così proponendo un concetto di umanità che è soltanto un vuoto ideale. Il diritto naturale, in quanto fondato NATURALMENTE sulla tendenza di ogni organismo alla sua autoconservazione, si sottrae al convenzionalismo e al relativismo. Il filosofo Kant aveva definito così l'imperativo categorico morale: "Agisci in modo che la massima della tua volontà possa essere principio di una legislazione universale". Con ciò Kant credette potesse esistere una coscienza universale. Il che è falso. Nello stesso errore recentemente è caduto il papa quando ha detto che per salvarsi basta appellarsi alla coscienza, capace di distinguere il bene dal male. In un precedente articolo, proprio obiettando a quanto ha detto il papa, ho portato l'esempio del fanatico islamico che crede di fare del bene e di meritarsi maggiormente il paradiso giungendovi da eroe dopo avere ucciso gli infedeli che si oppongano ai dettati che gli provengono dal Corano. Egli crede nella sua coscienza traviata dal Corano che tutta l'umanità sarebbe migliore se fosse islamica e tutti gli Stati avessero una legislazione fondata sulla shari'a. Anche i nazisti avevano i loro valori morali, ed erano convinti che essi fossero superiori a quelli di tutti gli altri popoli, considerati inferiori. E i loro valori morali non si sono imposti solo perché hanno perso la guerra. Perché nella storia si sono sempre imposti i valori morali dei vincitori. Così pure, gli antichi Romani si sentivano in diritto di soggiogare altri popoli e Stati perché, al di là dell'interesse di dominio, erano convinti di dover esportare una civiltà superiore. Il libro si dipane poi attraverso argomenti scientifici (soprattutto di cosmologia e di biologia evoluzionistica) per dimostrare che non si hanno certezze né scientifiche né religiose circa il significato dell'esistenza umana. Le religioni sono nate tutte in periodi di ignoranza e il loro presupposto è basato solo sulla fede. Ma l'atteggiamento più serio dello scienziato non può essere l'ateismo (che è una forma di dogmatismo al contrario) bensì l'agnosticismo quando si arrivi ai confini della conoscenza. Il libro, sempre sulla base del diritto naturale, prende in esame gli squilibri ambientali della Terra con il suo progressivo inquinamento dovuto anche ai sistemi crudeli di allevamento di morte degli animali che, provocando per di più delle malattie a causa di pessime abitudini alimentari, derivano ancora da una concezione antropocentrica, e perciò antiscientifica, della natura, di cui ancora l'uomo crede di essere padrone.  Né viene tralasciata la situazione in cui si trova l'Europa a causa di una imposizione di direttive dall'alto che hanno espropriato i popoli della loro sovranità a cominciare da quella monetaria, che è all'origine del fallimento della utopistica Unione Europea, fondata solo su grandi interessi finanziari. Espropriazione che è avvenuta anch'essa in violazione del diritto naturale, che richiede che ogni popolo sia libero di decidere in base al diritto di autodeterminazione, derivante dal diritto naturale.
 Rimane la domanda circa il significato dell'esistenza umana che è da escludere alla luce di una concezione scientifica del mondo. Come è da escludere la spiegazione dell'esistenza del male fisico e di tutte le malattie di origine genetica dal punto di vista religioso perché 1) o Dio è onnipotente e allora è malvagio perché responsabile del male 2) oppure Dio è buono perché non è responsabile del male, ma allora non è onnipotente. E' il famoso irrisolvibile dilemma teologico, che porta ad escludere razionalmente l'esistenza di Dio. 
Escluso anche che le religioni possano dare una risposta al senso della vita perché sono basate tutte sulla fede e sono nate tutte in epoche storiche di ignoranza, rimane da percorrere altre strade per sapere se esista un aldilà, e si tratta di quei fenomeni fisici, verificabili e senza trucchi, che non possono essere spiegati sulla base delle conoscenze scientifiche. Per esempio gli stati di ipnosi regressiva in cui i soggetti sono capaci di descrivere fatti ed ambienti verificabili pur non avendoli mai conosciuti prima. Ma rimane anche la domanda perché un eventuale aldilà debba essere limitato alla sola natura umana data l'evoluzione biologica da una comune origine di tutte le forme di vita. 

Tutti questi argomenti sono una sorta di amarcord delle conoscenze tratte dagli studi fatti per un'intera vita dal protagonista che inutilmente aveva cercato sempre un senso della vita e trova infine una compensazione a tale mancanza di senso in un messaggio di giustizia superiore a quella degli uomini, per cui non riesce a commuoversi di fronte alla strage di sette giudici, anzi ne gode, essendo stato egli una vittima della giustizia umana, come il lettore può apprendere leggendo la parte biografica del protagonista. Ma chi è stato l'autore della strage? Questo, come in ogni racconto thriller, non può essere anticipato.    

Un libro prezioso, profondamente meditato, scaturito da una mente fulgida e da un intelletto non comune.
Un'opera d'arte immortale sul senso e il non senso della vita.
Dunque, un sincero e non banale ringraziamento al  grande prof. Pietro Melis
da Cicorivolta Edizioni


Cliccare sulla copertina per leggere il trailer


E giustizia infine fu fatta - Pietro Melis

  
  1. E giustizia infine fu fatta. Sette giudici uccisi in sette giorni – Pietro ...

    iannozzigiuseppe.wordpress.com/.../e-giustizia-infine-fu-fatta-sette-giudi...‎
    14/ago/2013 - 2013 – in copertina, illustrazione originale di Ilaria Grimaldi (www.ilariagrimaldi.it). E giustizia infine fu fatta. Sette giudici uccisi in sette giorni ...

  2. E giustizia infine fu fatta - Recensione Libro.it

    www.recensionelibro.it › Romanzi‎
    Recensione Libro.it - “E giustizia infine fu fatta” di Pietro Melis un romanzo avvincente alla scoperta del colpevole che ha ucciso sette magistrati.

  3. Blog del prof. Pietro Melis: E GIUSTIZIA INFINE FU FATTA. SETTE ...

    pietromelis.blogspot.com/2013/09/e-giustizia-infine-fu-fatta-sette.html‎
    2 giorni fa - Si può credere che giustizia fu fatta uccidendo sette giudici? Io dico di sì documentandolo sulla base di una mia vicenda giudiziaria civile ...

  4. E giustizia infine fu fatta. Sette giuridici uccisi in sette giorni ... - Ibs

    www.ibs.it/code/9788897424727/melis-pietro/giustizia-infine-fatta.html‎
    E giustizia infine fu fatta. Sette giuridici uccisi in sette giorni è un libro di Melis Pietro pubblicato da Cicorivolta nella collana Temalibero : € 15,30. Lo trovi nel ...

  5. E giustizia infine fu fatta. Sette giudici uccisi in sette giorni – Pietro ...

    fai.informazione.it/.../E-giustizia-infine-fu-fatta-Sette-giudici-uccisi-in-se...‎
    14/ago/2013 - MARTEDILIBRI - Anche questa settimana suggerisco non un solo libro, ma ben sette, che formano probabilmente la più famosa saga letteraria ...

  6. La condanna di Silvio – Toghe - Blog - Repubblica.it

    milella.blogautore.repubblica.it/2013/08/01/la-condanna-di-silvio/‎
    01/ago/2013 - E giustizia infine fu fatta. Sottotitolo: Sette giudici uccisi in sette giorni. Esistono più matti nei palazzi di giustizia che fuori. Pietro Melis 8 agosto ...

  7. E giustizia infine fu fatta. Sette giurid - Unilibro

    www.unilibro.it/.../melis-pietro/e-giustizia-infine-fu-fatta.../9788897424...‎
    E giustizia infine fu fatta. Sette giuridici uccisi in sette giorni è un libro di Melis Pietro pubblicato da Cicorivolta nella collana Temalibero, di genere letteratura ...

  8. E giustizia infine fu fatta. Sette giudici uccisi in sette giorni – Pietro ...

    www.blogtopsites.com/outpost/97c4f6f1243b2b844782930255346115‎
    http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2013/08/14/e-giustizia-infine-fu-fatta-sette-giudici-uccisi-in-sette-giorni-pietro-melis-cicorivolta-edizioni/ ...

  9. E giustizia infine fu fatta | Iannozzi Giuseppe in arte "Beppe Iannozzi"

    https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/tag/e-giustizia-infine-fu-fatta/‎
    14/ago/2013 - E GIUSTIZIA INFINE FU FATTA PIETRO MELIS © 2013 – in copertina, illustrazione originale di Ilaria Grimaldi (www.ilariagrimaldi.it) E giustizia ...
 
     

domenica 15 settembre 2013

E GIUSTIZIA INFINE FU FATTA. SETTE GIUDICI UCCISI IN SETTE GIORNI (1)

Si può credere che giustizia fu fatta uccidendo sette giudici? Io dico di sì documentandolo sulla base di una vicenda giudiziaria civile assurda che sta durando da 16 anni a causa di un errore MATERIALE, non giuridico, di un presidente del Tribunale, a cui altri giudici, sragionanti o collusi, non hanno voluto o saputo porre rimedio aggravando la situazione. Questa storia allucinante l'ho trasformata in una sorta di romanzo thriller. Il titolo e il sottotitolo del libro sono lo stesso titolo di questo articolo. Ma chi ha ucciso i sette giudici? Il libro è già stato pubblicato.  Un libro che contiene il più duro attacco che sia stato mai portato contro la magistratura, l'istituzione più squalificata che esista in Italia. Ma contiene anche un'analisi approfondita dell'assurdo ordinamento giudiziario che fa sì che i giudici siano resi immuni da ogni controllo di merito e da ogni responsabilità. Essi, quando commettono gravi errori, debbono essere licenziati. Perché se è stato capace di commetterne uno grave sarà capace di commetterne altri. Invece costituiscono una Corporazione di Stampo Mafioso (CSM) legalizzata. 

1) Un socio (avente la maggioranza del 66%) ha la disgrazia di avere come soci due pseudo fratelli che, con il 34%, avendo debiti personali, vogliono coinvolgere la società nei loro debiti personali cercando di costringere il socio di maggioranza a vendere anche la sua parte invece di fare, a termini di legge, domanda di recesso per avere la liquidazione della loro quota, e per questo domandano la nomina di un liquidatore pur conseguendo la società il suo oggetto sociale ed essendo la società pienamente in attivo da sempre non avendo mai avuto debiti, e tuttavia un pazzo di presidente del Tribunale nomina per sbaglio un liquidatore dando tutti i soci come consenzienti violando l'art. 2272 n.3 del Codice Civile (che dice che la società può essere sciolta e liquidata solo con il consenso di tutti i soci, mentre il socio di maggioranza in sede di giudizio risulta contrario alla liquidazione e conclude per questo con la domanda di rigetto della domanda avversaria;
2) Lo stesso socio di maggioranza chiede l'esclusione dalla società dei due soci di maggioranza per comportamento antisocietario avendo essi dimostrato di non avere alcun interesse a rimanere in società, ma il socio di maggioranza si vede respingere la domanda in tre gradi del giudizio (sino alla Cassazione) perché 
A) trova dei giudici completamente sragionanti essendo incapaci di capire che l'art. 2287 è stato scritto (in epoca fascista)  da giuristi distratti perché con il primo comma di detto articolo hanno scritto che l'esclusione deve essere decisa dalla maggioranza dei soci, anche se soci di minoranza, valendo la votazione per teste e non la maggioranza del capitale, per cui due soci di minoranza possono comandare in società ricattando il socio di maggioranza come vogliono, sino a voler sfasciare la società:
B) trova dei giudici incapaci di dare (in base all'art. 12 delle preleggi del Codice Civile) un'interpretazione estensiva del III comma del citato articolo, nonostante una sentenza della Cassazione (l'unica sull'argomento: Cass. 10 gennaio 1998, n.153), in rifermento al III comma di detto articolo (riguardante una società composta da due soli soci), dicesse che due soci sono equiparabili ad un solo socio se questi sono  uniti in sede di giudizio contro il terzo socio (nella fattispecie, per di più, socio di maggioranza), e tuttavia il socio di maggioranza trova in Tribunale e in Corte d'Appello dei giudici che contrastano la sentenza della Cassazione dicendo da pazzi che il III comma doveva essere preso alla lettera (non accorgendosi che in questo modo il terzo socio, in violazione dell'art. 24 della Costituzione, si trova senza difesa, pur trovandosi di fronte a due soci malfattori). In Corte d'Appello fu relatore un giudice non ignorante ma pazzo. Quando era pretore era finito sui giornali perché di notte si affacciava dalla finestra di casa sua per sparare sui gatti di strada. Si dice ne avesse fatto fuori una ventina. Fu processato a porte chiuse in altra città ma proseguì nella carriera per anzianità. Aspirava ad andare in Cassazione ma non vi riuscì. Ebbe però ben 11 voti sui 14 richiesti. Spero abbiano contribuito alla bocciatura anche i poveri gatti fatti fuori da questopazzo. Essendo ricorso in Cassazione contro la sentenza di questo pazzo, il socio di maggioranza trova un altro giudice pazzo, ancora più pazzo dei giudici precedenti perché scrive che la sentenza citata della Cassazione (e perciò scritta anni prima da un suo collega) confermava l'interpretazione letterale del III comma, dimostrando dunque di non saper leggere nemmeno  la precedente sentenza di un suo collega (che, ripeto, equiparava due soci ad un solo socio se uniti e contrappposti al terzo socio in sede di giudizio) e per questo, pur con motivazioni contrarie a quelle dei giudici del Tribunale e della Corte d'Appello, giunge alle stesse conclusioni negando l'esclusione dalla società dei due soci di minoranza pur avendo riportato in due pagine i loro riconosciuti comportamenti antisocietari, documentati in causa. Allora che cosa bisogna pensare di questi "giudici"? Che siano totalmente fuori di mente. Eppure gente simile fa carriera per sola anzianità potendo per questo continuare a rovinare la gente anche in Cassazione. NON BASTA. Questo è solo l'inizio. 
3) Il socio di maggioranza contemporaneamente chiede la revoca della nomina del liquidatore perché considerata nulla a termini di legge. Si instaura dunque un giudizio contenzioso contro il liquidatore, che, disonestamente, per farsi una lucrosa parcella di 166 milioni di lire (del 1997), che fa? Sapendo che la sua nomina era chiaramente illegittima perché frutto di un errore materiale, nemmeno giuridico, del presidente del Tribunale - che (chissà dove aveva la testa quel giorno, ma poi dirò dove l'aveva) aveva dichiarato consenziente il socio di maggioranza pur risultando questo socio del tutto contrario - il nominato liquidatore, in combutta con il promissario acquirente (avvisato e diffidato con racc. A.R. di 4 pagine dall'acquistare perché vi era un giudizio in corso contro la nomina del liquidatore, per cui il suo acquisto  sarebbe avvenuto in malafede e sarebbe risultato temerario - e la racc. anticipava tutti i motivi giuridici e giurisprudenziali sulla base dei quali la nomina del liquidatore era illegittima) - il nominato  liquidatore, dicevo, anticipa furtivamente la data di vendita rispetto al preliminare di vendita, che viene dichiarato sciolto d'accordo con il promissario acquirente e sostituito con altro due mesi dopo (quando già era in corso il giudizio volto a richiedere la revoca della sua nomina) e anticipa così di un mese la decisione del Tribunale che ne dichiara la revoca per evidente illegittimità della sua nomina. Dove aveva la testa quel presidente del Tribunale che aveva illegittimamente nominato il liquidatore? Probabilmente l'aveva altrove. Forse stava pensando ad uno dei suoi frequenti incontri "galanti"? Era infatti un noto omosessuale. Un cancelliere del Tribunale, che in un pomeriggio d'estate era andato con il figlio nella stessa località in riva al mare per cercare una pianta grassa da invasare in casa, vide da lontano (senza essere visto) scendere dalla sua auto il presidente del Tribunale M.O. vestito alla marinaretta, con i calzoncini corti e un cappellino in testa. Lasciata l'auto fu visto mentre si avviava verso le rocce dei grandi costoni su cui si ergeva un grande faro, noto luogo di incontro di omosessuali. Ora, io mi domando, se questo presidente del Tribunale, noto omosessuale, si fosse trovato a dover giudicare in sede penale uno di quegli individui a cui faceva o da cui si faceva fare pompini in luogo pubblico come si sarebbe comportato? Non sarebbe stato forse oggetto di ricatto? Come può un presidente del Tribunale essere talmente fuori di testa da non saper prevedere certe possibili conseguenze esponendosi per di più in pubblico? Ma lasciamo stare il caso particolare di questo individuo e torniamo alla vicenda giudiziaria.                    
4) Il socio di maggioranza chiede l'annullamento della vendita (melius: svendita) e il risarcimento danni perché la vendita era stata posta in essere da un liquidatore di nomina dichiarata illegittima e l'acquirente aveva acquistato in malafede sapendo che vi era in giudizio in corso contro la nomina del liqidatore.   
A questo punto anche giudici ignoranti ma capaci di ragionare avrebbero riconosciuto che la vendita era da annullare perché causata all'origine da un vizio insanabile nella nomina del liquidatore. Ma poiché esistono più pazzi dentro i palazzi di "giustizia" tra i giudici che fuori, il socio di maggioranza si trovò di fronte a due sentenze pazzesche in Tribunale. Guai a quegli stupidi che dicono: ho fiducia nella giustizia. Non sanno quel che dicono. Non esiste la giustizia. Esistono i giudici. Un giudice monocratico salvò la parcella del liquidatore dicendo che egli, pur parte in causa nel giudizio volto a chiederne la revoca (e infatti era stato revocato per illegittimità della nomina), tuttavia aveva agito in buonafede perché non era tenuto ad attendere la fine del giudizio in corso contro di lui ben sapendosi che (cito quasi testualmente) "le decisioni dei giudici sono sempre aleatorie". Nonostante fosse risultato che la sua nomina era illegittima. Con ciò dichiarando che la giustizia deve essere considerata una lotteria. INCREDIBILE MA VERO. Un altro giudice convalidò la vendita sulla base della stessa motivazione. In sostanza questi due pazzi (o collusi con il liquidatore, che era anche curatore fallimentare e quindi in confidenza con tutti i giudici che a turno passavano alla direzione della sezione fallimentare del Tribunale, essendo il curatore fallimentare ausiliare e collaboratore del giudice della sezione fallimentare) dissero ( se in buonafede e non collusi), senza accorgersi  delle assurde conseguenze delle loro motivazioni (oltre tutto infarcite di contraddizioni), che vince in sede di giudizio chi arriva prima, anche fregando i giudici anticipando le loro decisioni, e non chi abbia ragione. Come è possibile che facciano sentenze individui simili? Questi due tramutarono in una valanga quella palla di neve che quel pederasta di presidente del Tribunale (poi andato in pensione e morto 4 anni fa) aveva lanciato contro il socio di maggioranza con quel tremendo errore materiale (non giuridico). E invece di porvi rimedio altri due "giudici" aggravarono la situazione. "Giudici" simili dovrebbero essere radiati dalla magistratura per sentenze simili. Perché l'incapacità di ragionare è peggio dell'ignoranza, a cui si può porre rimedio con la capacità di capire chi abbia ragione e chi abbia torto di fronte all'evidenza dei fatti. Questa vicenda durò in Tribunale rispettivamente 9 anni (1998-2007) per quanto riguarda l'opposizione al decreto ingiuntivo con cui l'ex liquidatore domandò il pagamento della parcella, e 11 anni (1998-2009) per quanto riguarda la domanda di annullamento della vendita. Revocato lo stato di liquidazione dopo la revoca del liquidatore la società si è trovata ad essere titolare di un conto in banca dopo l'illegittima vendita. I due soci di minoranza non fanno più parte della società perché uno dei due è crepato nel 2003 di cancro (lasciando la famiglia in una eredità negativa a causa di tutti i debiti fatti, con la conseguente perdita della casa che era stata ipotecata dalla banca dopo la concessione di un mutuo) e l'altro socio solo nel 2007 ha fatto domanda di recesso. Le due cause sono state riunite in una sola causa in Corte d'Appello, dove, con ordinanza del gennaio del 2010 la parcella del liquidatore, in attesa di sentenza, è stata ridotta ad 1/3 essendo state riconosciute inesistenti o gonfiate tutte le voci in essa comprese. Tra vari rinvii senza alcuna giustificazione (essendo tutte le parti ferme nelle conclusioni dal 6 luglio del 2012) è stata ulteriormente spostata l'ultima udienza delle conclusioni  al mese di novembre 2013. Vicenda che dunque sta durando da 15 anni. E dato che i giudici della Corte d'Appello provengono dal Tribunale per anzianità e non per merito non si può avere la certezza che in un grado superiore del giudizio venga garantita la capacità di ragionare. E chi vincesse dopo tanti anni di sofferenze e di spese legali otterrebbe pur sempre una vittoria di Pirro. Chi ha acquistato in malafede è rimasto senza soldi e senza possesso del locale (un ex cinema di 750 mq chiuso dal maggio del 1998) in attesa di una sentenza passata in giudicato sulla domanda di annullamento della vendita.
Ecco perché vado dicendo da tanti anni che dovrebbe essere riformato tutto l'ordinamento giudiziario anche riformando il Codice di Procedura Civile, incominciando ad abolire le udienze nel processo civile (tranne una nel solo caso di escussione dei testi) perché il processo civile è documentale. E bisogna introdurre la responsabilità civile anche per i giudici civili perché non sia più permesso loro di fare sentenze chiaramente aberranti. 
Non parliamo poi del processo penale, che può vedere un innocente fare decine di anni di galera per poi essere riconosciuto innocente. Come siano riusciti a non impazzire non capisco. Vi è stato chi di anni di galera ne ha fatto persino 30 e 22 prima di essere riconosciuto innocente. L'ultimo caso è quello di uno che ha fatto 9 anni di galera solo perché è stato scambiato per un'altra persona (il vero responsabile dell'omicidio a cui l'innocente sfortunatamente rassomigliava di faccia). Poiché alcuni testimoniarono a favore dell'innocente dicendo che egli si trovava in loro compagnia quando avvenne l'omicidio i testimoni furono sottoposti a processo per falsa testimonianza. E sarebbero stati anch'essi condannati se l'omicida, dopo tanti anni, non avesse confessato di essere lui il colpevole. L'innocente ha chiesto mezzo miliardo di euro come risarcimento danni. E' improbabile che lo Stato sia disposto a pagare tanto. Ma perché il risarcimento deve essere pagato con le tasse da tutti i cittadini mentre questi fuorilegge che sono i giudici possono permettersi di continuare a ritenersi degli irresponsabili persino rifiutando di assicurarsi? Sono dei fuorilegge perché si sottraggono al principio che dice "la legge è eguale per tutti". Questa scritta se la pongono dietro le spalle (per non dire in culo) nelle aule giudiziarie, mentre dovrebbero averla di fronte. Ho tratto spunto dalla mia allucinante vicenda giudiziaria (perché quel socio di maggioranza sono io, e quei due soci di minoranza mi furono dati disgraziatamente come fratelli anagrafici) per ricavarne un racconto thriller che fa da cornice ad una ampia parte saggistica. Propongo anche una reale riforma dell'ordinamento giudiziario analizzando in vari punti quello attuale che fa schifo ed è un oltraggio alla giustizia. Ma di questo scriverò nel prossimo articolo.   
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    16/feb/2012 - Riconosciuto innocente dopo 21 anni di carcere... erano gli anni delle trame nere ... Da parte della procura di Palermo e di Trapani si stanno riaprendo nuove .... Io amico di Impastato vi dico perché Peppino fa sempre notizia.
                                    

LE SOLITE STRONZATE DEL TEOLOGO EX PRETE VITO MANCUSO NEL SUO COMMENTO ALLA RISPOSTA DEL PAPA A SCALFARI .

Pur non avendo alcuna simpatia politica per il padre padrone del quotidiano La Repubblica Eugenio Scalfari non posso non convenire con lui nel dire che l'uomo è unascimmia pensante, anche se Scalfari, da ignorante in fatto di conoscenze scientifiche e di filosofia (su cui ha scritto da dilettante) non sa che lo stesso Darwin mai affermò che l'uomo derivasse dalla scimmia. Dalle ultime conoscenze derivanti dalla paleontologia (conoscenze che Darwin non poteva ancora avere pur avendo predetto l'esistenza di un anello mancante tra uomo e scimmia) si è arrivati alla conclusione che l'uomo e le scimmie derivano da una specie che nell'evoluzione biologica risale a circa 20 milioni di anni fa. Solo circa 6 milioni di anni fa vi fu una evoluzione che portò alla distinzione tra scimmie antropomorfe e autralopithecus africanus. Questo fu dovuto al fatto che un sollevamento della crosta terrestre lungo una verticale subsahariana portò alla desertificazione ad est con la formazione della savana, mentre a ovest rimase la foresta, che continuò ad essere l'ambiente delle scimmie. La separazione geografica fu dunque all'origine della differente evoluzione che ebbe il progenitore delle scimmie e dell'autraolopithecus, la cui ulteriore evoluzione è dovuta al necessario adattamento ad una nuova condizione ambientale, quella della savana, dove l'ominide dovette mettersi in concorrenza con i predatori per sopravvivere. In origine l'australopitecus africanus era erbivoro, ma evolvendosi verso l'homo abilis circa 3 milioni di anni fa per sopravvivere divenne anche carnivoro, ma non cacciatore. Si limitava a nascondersi (essendo ancora preda dei predatori della savana) per limitarsi a mangiare i resti che lasciavano i predatori. Solo l'homo erectus (impropriamente detto erectus perché già l'australopithecus aveva acquisito la stazione eretta) l'homo divenne cacciatore con la contestuale scoperta del fuoco. L'autralopithecus ebbe una ulteriore evoluzione nell'homo abilis, nell'homo erectus (a partire da 800 milioni di anni fa e poi all'homo sapiens, a partire da circa 150 mila anni fa. Se le cose stanno così vi è da domandarsi: in quale fase dell'evoluzione biologica l'homo avrebbe avuto l'anima immortale da un supposto Dio? Era già l'australopithecus dotato di anima immortale? E' impossibile. Se l'anima immortale deve essere accompagnata da una coscienza responsabile del bene e del male non si può dire che l'autralopithecus potesse avere una coscienza morale. Ed è difficile che la potesse avere l'homo sapiens di 150 mila anni fa, nemmeno quando si differenziò nell'homo sapiens di Neanderthal e nel sapiens sapiens. Darwin scrisse ne L'origine dell'uomo che l'uomo primitivo (ma Darwin non dice a quale fase dell'evoluzione ciò sarebbe avvenuto) incominciò a credere nella sopravvivenza dell'anima quando incominciò a credere che nei sogni le immagini dei parenti defunti provenissero dai loro spiriti. Da quel momento incominciò a seppellire i cadaveri dei suoi parenti e incominciarono le onoranze funerarie. 
Alfred Russel Wallace, contemporaneo di Darwin e coscopritore dell'evoluzione biologica fondata sui mutamenti casuali di una specie e sulla selezione naturale di tali mutamenti, non sapendo spiegarsi come mai l'evoluzione del cervello umano fosse avvenuta in tempi relativamente brevi, ad un certo punto abbandonò la spiegazione scientifica e introdusse un'azione divina sul cervello umano che ne avrebbe accelerato l'evoluzione. Darwin, che onestamente riconobbe sempre che Wallace era arrivato indipendenemente da lui alla teoria dell'evoluzione biologica fondata sulla selezione naturale, rimase sconcertato di fronte alla svolta di Wallace e gli scrisse: "tu hai ucciso il nostro comune figlio", cioè la stessa teoria dell'evoluzione naturale fondata sulla selezione naturale. E Wallace, dopo questa svolta spiritualistica, si diede allo spiritismo.    
Ma come poteva Wallace fare riferimento ad un intervento divino sull'evoluzione del cervello umano se ciò comporta un disegno intelligente della natura che invece è escluso proprio dalla precedente ammissione che prima dell'intervento divino sul cervello umano l'evoluzione sarebbe avvenuta sulla base di mutamenti CASUALI su cui sarebbe intervenuta la selezione naturale? Darwin di fronte alle questioni teologiche se la sbrigò semplicemente accettando il consiglio che diede il suo amico e sostenitore Thomas Huxley, che gli disse: se ti domandano se tu creda nell'esistenza di Dio non rispondere che sei ateo, ma rispondi: SONO AGNOSTICO. Pochi sanno il termine "agnosticismo" non fu inventato da Darwin  ma dal suo amico Huxley. Mi spieghi Mancuso se la caduta del grande meteorite sulla penisola dello Jukatan (Messico) 65 milioni di anni fa, che portò alla sparizione dei grandi rettili, che diede luogo alla successiva evoluzione dei piccoli mammiferi che vivevano nascosti e infrattati per sottrarsi  alla predazione dei grandi rettili, sia stata voluta da Dio. Infatti senza la sparizione dei grandi rettili non vi sarebbe stata l'evoluzione dei mammiferi, che erano già derivati da piccoli rettili attraverso la fase dei mammaliani (animali che erano ancora per metà rettili e per metà mammiferi, poi estintisi per selezione naturale. Mancuso dovrebbe affermare che il meteorite fu scagliato da Dio per favorire l'evoluzione dei mammiferi, senza la quale non sarebbe apparso nemmeno l'uomo.Ma ciò farebbe solo ridere.
Fatta questa lunga premessa, con contenuti qui riassunti e che ho sviluppato in profondità  nel mio libro di 518 pagine intitolato Filosofia e biologia. Origine della vita ed evoluzione biologica. Casualità e necessità*(purtroppo sepolto nel quaderno n. 43 degli Annali della Facoltà di scienze della formazione dell'Università di Cagliari, 1999) debbo ora riportare quanto ho scritto contro le stronzate del noto teologo Vito Mancuso. Egli è assai peggio di Wallace, il quale, almeno, ammetteva, se pur contraddicendosi dopo, che l'evoluzione biologica era fondata sui mutamenti CASUALI e sulla selezione naturale. Ma questo per il grafomane ripetitivo Vito Mancuso non basta. Egli da teologo rimasto cristiano, sebbene il Vaticano lo abbia espunto ed espulso quale teologo considerandolo un pericoloso eretico, continua a ripetere cose assurde, che logicamente e scienticamente non stanno né in cielo né in terra. Egli afferma infatti che tutta l'evoluzione è indirizzata verso il bene, confondendo la natura con i valori morali. Ma che stronzata è questa? Se l'evoluzione naturale è fondata sulla spietata selezione naturale (mangia tu ché poi ti mangio io) e tutta l'evoluzione è fatta di errori sin dalla formazione del DNA (da cui l'origine di tutte le malattie di origine genetica) come si può dire che l'evoluzione è indirizzata verso il bene? Egli, facendo un minestrone di spiritualismo e di manipolazione arbitraria di dilettantesche conoscenze scientifiche, offre una visione edulcorata dell'evoluzione che assomiglia tanto a quella del maggiore filosofo spiritualista che fu il francese (di origine ebrea) Henri Bergson (L'evoluzione creatrice). Ma Bergson non arrivò mai a sostenere apertamente l'immortalità dell'anima, essendo rimasto ad una concezione immanentistica, escludente la verità di un Dio trascendente. Il cervellone LEIBNIZ (1646-1727) offrì una soluzione simile a quella di Wallace dicendo che Dio avrebbe infuso l'anima immortale nell'uomo per "folgorazione" in un momento particolare dell'evoluzione. Ma è evidente che allora si era in pieno trionfo della metafisica, pur essendo il matematico Leibniz il fondatore dell'analisi infinitesimale e della dinamica, avendo introdotto il concetto e la formula della forza viva (oggi chiamata energia cinetica, eguale al prodotto della massa per il quadrato della velocità). Come teologo Leibniz non poteva non affermare che questo dovesse essere il migliore dei mondi possibili altrimenti non si sarebbe potuta attribuire a Dio la perfezione. Voltaire, come si sa, irrise all'affermazione di Leibniz nel romanzo Candido o dell'ottimismo. Il terremoto di Lisbona che rase al suolo la città nel 1755 provocando 50.000 morti (cifra enorme per quei tempi, considerata la popolazione di allora) frenò ogni ottimismo dei filosofi, e Voltaire scrisse per questo una poesia sconfessando ogni progetto intelligente della natura. Schopenhauer replicò a Leibniz circa un secolo e mezzo dopo  scrivendo che questo è il peggiore dei mondi possibili. A tal punto che, se fosse un tantino peggiore, non potrebbe nemmeno esistere.
Che va dunque ancora scrivendo Vito Mancuso con le sue stronzate? Egli purtroppo trova spazio nelle TV e sui giornali facendo l'opinionista e godendo per questo di una immeritata notorietà. Perché si sa che il grosso pubblico vuole trovare consolazioni e speranze per esorcizzare il pensiero della morte. E per questo il Mancuso li può accontentare abbondantemente. Ma chi si accontenta di Mancuso deve sapere che si accontenta di stronzate. Io non sono riuscito a pubblicare nelle stesse case editrici in cui ha pubblicato Mancuso, perché queste non accettavano che io scrivessi contro di lui, divenuto ormai personaggio televisivo. Ma non ho mai scritto stronzate come Mancuso. Debbo riconoscere che ultimamente Mancuso, di fronte a certe domande circa l'immortalità  dell'anima alla luce dell'evoluzione biologica, ha ammesso che deve esistere coerentemente anche l'immortalità dell'anima non umana. Ma io allora gli domando: esiste anche l'immortalità delle pulci, delle schifose e maledette zecche, delle zanzare, dei vermi, e, perché non, anche dei batteri? Forse non sono anche i batteri degli animali? Risponda Mancuso, visto che pretende di conoscere la verità assoluta, come risulta dal seguente articolo. Il fatto che in esso si appelli a S. Agostino, un fanatico che scrisse che fuori della Chiesa non vi era salvezza ma solo una massa dannata, mi fa capire che Mancuso non abbia inteso bene nemmeno Agostino.
LA REPUBBLICA DELLE IDEE

Il Papa, i non credenti e la risposta di Agostino

Sofri: la pelle degli operai

Il Papa, i non credenti e la risposta di Agostino Dopo il successo di Bologna, Torino, Bari e Firenze il dialogo con i lettori prosegue. Sul sito del Festival il confronto sulle idee che ogni giorno sono ospitate dal quotidiano. Passo di Sant'Agostino aiuta a comprendere la posta in gioco nella fede di VITO MANCUSO

Ecco quanto avevo già scritto il 17 gennaio 2010

Il teologo delle stronzate Vito Mancuso (incosciente o disonesto)


Ed ecco quanto ho scritto in un capitolo nel mio libro Io non volevo nascere. 


Mi viene in mente un libro che ha avuto tanto successo recentemente. Quello di Vito Mancuso (L'anima e il suo destino). L'autore ha scoperto l'acqua calda dando un'interpretazione finalistica (e perciò antiscientifica) dell'evoluzione naturale, non accorgendosi di avere ripetuto un'interpretazione che fu data già nel XVII secolo da Leibniz. Egli non ha fatto che riprendere l'interpretazione già data da alcuni teologici. Valga qui per tutti1 quella – portata all'estremo - di Teilhard de Chardin, gesuita paleontologo, che considerò addirittura il Cristo come punto omega di tutta l'evoluzione biologica dell'uomo. Mancuso - andando oltre i teologi, che interpretarono il peccato originale come peccato che, commesso da una comunità di uomini giunti ad una certa fase dell'evoluzione della specie umana, si sarebbe esteso a tutta l'umanità - ha eliminato alla radice il peccato originale, ma furbescamente ha evitato tanti altri interrogativi pur di offrire al lettore, sotto la maschera della scientificità, una sorta di panacea, una consolazione e una speranza dopo la morte, proponendo la natura come immagine della bontà divina. Ma scherziamo? Facendo un buon minestrone di fantasia filosofica (quale quella dello spiritualista Bergson) e di superficiali conoscenze scientifiche, Mancuso ha voluto esorcizzare la paura della morte proponendo un'immagine dell'universo in espansione da più di 4 miliardi di anni dal Big Bang (ignorando le recenti teorie del multiverso, cioè degli universi paralleli) per trarne la bizzarra conclusione che esso è manifestazione di un'energia spirituale che, volgendosi verso “una pienezza di spiritualità che è la pienezza della vita”, non può escludere in esso la presenza di un progetto divino, e perciò di un'anima immortale dell'uomo, senza spiegare perché - nonostante il suo ricorso al concetto neoplatonico di exitus et reditus (tutto proviene da Dio e tutto ritorna a Dio) - non abbia attribuito l'anima immortale anche a tutti gli esseri viventi - coerentemente con la concezione neoplatonica della reincarnazione di tutti gli animali - e perciò anche alle pulci, alle zecche, ai pidocchi, alle zanzare, etc. Mancuso è rimasto legato al concetto di intelletto attivo di Aristotele, che egli ha ritenuto essere immortale, al contrario di quello passivo, ignorando che Aristotele non si è mai pronunciato sull'immortalità dell'intelletto attivo individuale, che partecipa dell'intelletto attivo impersonale. Tanto è vero che il maggiore commentatore di Aristotele, Averroè, ritenne che anche l'intelletto attivo, se riferito all'individuo, fosse mortale. Mancuso ha considerato il male (da lui antropomorficamente identificato con il negativo e rappresentato, per esempio, dalle malattie di origine genetica) come fattore propulsore della stessa evoluzione, che lo supererebbe nella selezione naturale. Così dimostrando di avere una pessima conoscenza dell'evoluzione biologica, giacché la selezione naturale non è onnipotente e non tende verso una perfezione che sia funzionale al miglioramento della vita biologica degli esseri viventi sottraendoli a tutte le cause che sono all'origine delle loro malattie. Eliminato il male ed esorcizzato “il sentimento connaturato di orrore verso la morte”, considerata come evento naturale che fa parte della vita e che prelude all'immortalità, Mancuso propone al lettore l'accettazione di una “morte senza rischio” come condizione di una “felicità matura”.

Nel suo successivo libro La vita autentica l'uomo autentico è quello che si apre alla verità e alla giustizia, all'espansione del bene nella solidarietà con gli altri. Ma la verità risulta poi essere non aderenza alla realtà, ma superamento di essa verso una favola di credenze fideistico religiose, dettate dalla volontà di dare un senso alla vita, senza che Mancuso riesca a nascondere dietro una panacea di buoni sentimenti la pochezza del suo inconsistente tentativo di mascherare la disperazione dietro frasi prive di senso, come il dire che “il bene è il compimento razionale dell'essere”. Come se la natura fosse orientata verso il bene, cioè verso valori morali, che sono culturali, e non naturali. Non vi è alcuno che, dotato di un minimo di capacità di analisi del linguaggio, non percepisca in ciò una delle tante stronzate da linguaggio ispirato di cui è pieno il libro, che le nasconde dietro una superficiale e manualistica citazione di vari filosofi per offrire un gustoso cockail al lettore comune, sprovveduto ed ignorante.

Riflettendo sulla natura, sulla “crudele” selezione naturale, bisognerebbe dire, come Jago nell'Otello di Verdi: “credo in un Dio crudele”. Io ho scritto un testo intitolato “Che cos'è veramente IL DIRITTO NATURALE nella distinzione tra morale e diritto”. Scrivere su Google il titolo per trovare l'articolo

1P. Schoonenburg, Il mondo di Dio in evoluzione, Queriniana 1986; P. Smulders, Fede nella creazione ed evoluzione, inAaVv, Riscoperta dell'uomo, Mondadori 1967;J. Moltmann, Dio nella creazione, Queriniana 1986; A. Haasw, L'idea dell'evoluzione e la concezione cristiana del mondo e dell'uomo, in Aa.Vv., op. cit.; M.J. Nicolas, Evoluzione e cristianesimo, da Teilhard de Chardin a S. Tomaso, Massimo 1973. Vittorio Marcozzi, pur riconoscendo che “l'accertamento di un fine non si può far valere in forma tangibile, cioè sperimentalmente, perché il fine, in quanto fine, non si trova, né si vede” (Caso e finalità, Massimo1976, p. 16), rispolvera il vecchio argomento teologico dell'opera d'arte che presuppone la mano dell'artista (Le origini dell'uomo, Massimo 1983, p.161). Importante per questi autori è superare l'evoluzione di Darwin e il gioco dei fattori casuali, per fondare l'evoluzione su un progetto divino. Si introduce così un salto mutazionale tra animale e uomo. In particolare, per Nicolas (che espone il pensiero di Teilhard de Chardin) l'homo sapiens è il punto di arrivo di umanità intermedie e convergenti in esso. L'humanitas originans, raggiunto lo stadio del linguaggio e del pensiero, sarebbe stata portata ad una rivelazione tramite l'alleanza con Dio. La rottura di tale alleanza avrebbe fatto venir meno la disposizione della grazia, coinvolgendo l'umanità successiva. L'autore riconosce però che tale soluzione lascia insoddisfatti. Meno male. Trattandosi di fantasia che galoppa. A. Lappale (Messaggio biblico per il nostro tempo, Paoline 1969) preferisce una sorta di agnosticismo nei confronti delle difficoltà che sorgono dalla teoria dell'evoluzione nei confronti della religione, soprattutto riguardo al momento in cui l'uomo avrebbe avuto l'anima immortale. Già Leibniz aveva supposto che Dio avesse infuso l'anima razionale o per metodo naturale, secondo un disegno preordinato o tramite l'intervento diretto di Dio stesso, che avrebbe agito per una sorta di transcreazione. Ma la teoria di Leibniz comportava coerentemente che anche l'anima di un insetto sopravvivesse (Scritti filosofici, Laterza 1963, pp. 190, 330, 356).E' proprio vero che oggi Vittorio Mancuso ha scoperto l'acqua calda. Ma nessuno l'ha notato.
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  1. Evoluzione - Teorie - OPAC Polo BVE - Biblioteca nazionale ...

    193.206.215.17/BVE/result.php?dove=breve&useq=1&nf...‎
    10+ elementi - Polo BVE - Biblioteca nazionale centrale di Roma.
    1
    Lewontin, Richard C. - Gene, organismo e ambiente : i rapporti causa-effetto ...
    6
    Melis, Pietro - Biologia e filosofia : origine della vita ed evoluzione biologica ...
  2. Biologia e filosofia di Pietro Melis - Origine della vita ed evoluzione biologica casualità e necessità - Università di Cagliari 1999 - copertina morbida illustra - pag ...
  

venerdì 13 settembre 2013

ILGRANDE ERRORE DI BERLUSCONI, CHE STA CONTINUANDO A SBAGLIARE FACENDO L'ATTENDISTA. SALVO CHE...

Premesso che appartengo dal 1993 al partito di maggioranza relativa (quello dei non votanti perché oggi mi fanno schifo tutti i partiti, e ho spiegato altre volte come bisognerebbe istituirlo facendo scendere il numero degli eletti in proporzione al numero dei non viotanti, fatta salva una soglia fisiologica del 15-20% di non votanti ) non posso non rilevare che subito dopo la SINISTRA sentenza della Cassazione a Berlusconi sarebbe convenuto ritirare subito la fiducia al governo provocando la fine della legislatura, ma dopo avere riformato in fretta in senso proporzionale la schifosa legge elettorale porcellum che egli stesso ha voluto. Il porcellum è anticostituzionale. Perciò se la Corte Costituzionale in dicembre dichiarasse anticostituzionale il porcellum (di fatto dichiarando anticostituzionale, conseguentemente, anche la sua composizione, anche se, disonestamente non avrà il coraggio di dirlo) le elezioni che si fossero tenute prima di dicembre con il porcellum avrebbero rischiato di dover essere annullate. E comunque a Berlusconi il porcellum non conviene più perché, per quel tanto che possano servire i sondaggi, la falsa destra e la falsa sinistra navigano quasi alla pari (un punto in più per la falsa sinistra). A parte il rischio della successiva dichiarata anticostituzionalità del porcellum non conviene dunque a Berlusconi rischiare con il porcellum, che potrebbe dare la maggioranza assoluta in parlamento alla falsa sinistra anche se superasse di una frazione di uno (0,1) la colazione della falsa sinistra. Una maggioranza simile lo farebbe subito fuori dichiarandolo decaduto se non ci riuscirà a farlo ancor prima la prossima settimana, come molto probabile. Ritirando la fiducia al governo sin dal mese di agosto dopo la SINISTRA sentenza della Cassazione l'attuale parlamento non avrebbe avuto la possibilità di dichiararlo decaduto in caso di scioglimento per impossibilità di formare una nuova maggioranza stabile. QUESTO E' CERTO. Ma avrebbe dovuto prima cambiare la legge elettorale per pararsi il culo nel caso in cui la falsa sinistra risultasse ottenere una maggioranza relativa rispetto alla falsa destra della coalizione berlusconiana. Infatti con il proporzionale Berlusconi si salverebbe comunque perché sarebbe quasi certa l'impossibilità di formare una nuova maggioranza senza i suoi voti. Vi sarebbe il terzo incomodo dei grillini (dati oggi al 18%, ma non ci credo perché sono in caduta libera questi inconcludenti). E se la falsa sinistra facesse un accordo con i grillini dopo le prossime elezioni, si metterebbero nelle mani di Grillo sputtanandosi ancora di più. La falsa sinistra punterà senza dubbio sulla carta Matteo Renzi, un parolaio esagitato che non si sa ancora che cosa voglia realmente in fatto di politica concreta. Tuttavia Renzi rappresenta una carta vincente per la falsa sinistra in fatto di elezioni, anche se potrebbe provocare una spaccatura all'interno della coalizione della falsa sinistra, rappresentando Renzi un centrismo di marca democristiana. E perciò sarebbe una seria minaccia per Berlusconi. Anche per questo a Berlusconi conviene un sistema proporzionale, che permetterebbe alla coalizione della falsa destra (anche senza di lui se nel frattempo fosse stato dichiarato decaduto entro ottobre) di ostacolare e rendere inutile come una vittoria di Pirro la vittoria di Renzi. Ma per rendere impossibile una vittoria di Renzi, a Berlusconi (anche se, in ipotesi, dichiarato decaduto) sarebbe convenuto porre subito fine a questa legislatura per precedere di alcuni mesi  la nomina del nuovo segretario del Partito della Disgrazia (PD), che avverrà entro novembre-dicembre e che potrebbe vedere Renzi segretario del PD e perciò candidato alla carica di presidente del consiglio.  
In sostanza, Berlusconi, ancora una volta ha messo in atto una tattica a danno di una strategia per mancanza di capacità di vedere lontano.  
SALVO CHE...come dicevo nel titolo di questo articolo, nei prossimi giorni per Berlusconi non sia affatto tutto perso. Non è detto infatti che nel segreto dell'urna la falsa sinistra e i grillini votino compatti contro Berlusconi per dichiararlo decaduto da senatore e ineleggibile. INFATTI bisogna tener conto che pochi sono i parlamentari che contano. Tutti gli altri formano la cosiddetta PALUDE del parlamento. Sono quelli la cui rielezione non apparirebbe sicura, non essendo sicura nemmeno la loro ricandidatura. Questi non hanno tanto interesse a far fuori Berlusconi quanto a mantenersi la poltrona che oggi hanno solo da pochi mesi, perché con la fine della legislatura, non soltanto perderebbero i privilegi che hanno, ma non avrebbero nemmeno diritto ad un minimo di vitalizio o pensione  perché per averlo occorre che siano rimasti in carica almeno per metà dei giorni della legislatura normale più un giorno. LA POLTRONA CONTA PIU' dell'odio contro Berlusconi nel segreto dell'urna. Forse per questo Berlusconi ha preferito mettere in atto una tattica preferendola alla strategia. I prossimi giorni diranno se egli abbia avuto ragione o torto. Sarebbe il caso di istituire una lotteria nazionale imitando coloro che si accontentano, con poco rischio, di puntare alla roulette sul nero o sul rosso. Se vincono vincono poco, ma non rischiano di perdere molto.                

mercoledì 11 settembre 2013

BEATI COLORO CHE NON CREDONO IN DIO SE...ESSI SARANNO I PRIMI NEL REGNO DEI CIELI. I CREDENTI SONO SOLO DEGLI OPPORTUNISTI. PERTANTO A SCALFARI CONVIENE O NON CONVIENE CREDERE IN DIO?

Prima di entrare in merito al "dialogo" tra il papa e Scalfari pongo la domanda: se Dio esiste ha più meriti il non credente che rispetti la norma fondamentale della giustizia neminem laedere (non danneggiare alcuno) o ne ha di più il credente che rispetti tale norma e per di più faccia del bene? Il credente che fa del bene e non fa del male perché questo gli viene comandato da Dio è solo un opportunista perché la sua azione morale è inficiata da opportunismo. Egli agisce o per timor di Dio o per ingraziarsi Dio sperando in qualche miracolo (tramite, magari, l'intercessione della madonna o dei santi). Egli vuole prima di tutto sottrarsi alla disperazione della morte credendo nell'immortalità dell'anima e salvarsela credendo in Dio. E qui scomodo il filosofo Kant che scrisse (Critica  della ragion pratica) che l'azione morale per essere tale deve prescindere dall'esistenza di Dio perché altrimenti la sua azione sarà interessata (eteronoma) e non disinteressata (autonoma). Saràdettata da puro egoismo. Al contrario di Kant, Pascal (Pensieri) introdusse la famosa scommessa: conviene credere 1) perché se Dio esiste ho guadagnato tutto (l'infinito) guadagnandomi la vita eterna di beatitudine e 2) la mia vita non sarà infelice perché non sarò terrorizzato dalla morte. Ma è possibile che Dio possa premiare un opportunista simile? Dovrebbe invece premiare, almeno maggiormente, il non credente che rispetti le norme della giustizia astenendosi dal male senza aspettarsi alcun premio da Dio. DUNQUE CONVIENE NON CREDERE per avere maggiori meriti di fronte a Dio. A che servono dunque le religioni? A nulla. Ma vallo a dire al papa. Non lo capirà mai, oppure lo capisce ma fa finta di non capirlo perché deve pur giustificare il suo mestiere. Egli deve per forza rivolgersi ad una massa di opportunisti per mantenere il suo potere sulle anime, non potendo più averlo sui corpi, come nei secoli passati. Inoltre deve offrire un rimedio ad una vita mortale per coloro che, non credendo in Dio, si dispererebbero al pensiero del ritorno nel nulla. 

Vi è stata una lunga risposta del papa a due lettere del 7 luglio e del 7 agosto indirizzate al papa dal non credente Eugenio Scalfari, che dovrebbe alla sua età (89 anni) pensare seriamente alla morte invece che continuare a vivere ancora di odio per Berlusconi. Mi sono domandato se a Scalfari convenga o non convenga credere in Dio. 
1) Da una parte gli converrebbe non credere perché in base alla dottrina cristiana il papa avrebbe dovuto rispondere a Scalfari che Dio l'avrebbe punito se è vero che Gesù richiese di amare anche i propri nemici. Invece tutta la vita di Scalfari è stata improntata all'arroganza e all'odio verso i suoi avversari politici, trasformati in nemici. Facendo finta di non ricordare, o cercando di farlo dimenticare a tutti tacendone, che egli fu un convinto fascista. Ma come fecero tanti altri, persino molti diventati comunisti, saltò sul carro dei vincitori. Poi si è eretto a maestro di saggezza per tutti, da una posizione di falsa sinistra sfruttando il potere economico di De Benedetti per farsi ricco, essendo anche azionista del gruppo editoriale l'Espresso, di cui fa parte il quotidiano La Repubblica, da lui fondato e di cui è stato per tanti anni padre padrone. Dai suoi articoli ha sempre vomitato odio per chi non la pensasse come lui, cooperando a trasformare la sinistra (traditrice di Marx e perciò della classe operaia) in una falsa sinistra che ha sostituito la classe operaia con tutti coloro che accampavano i diritti più disparati, purché facessero da eccezione al potere politico che non fosse di sinistra, ostacolando chiunque non appartenesse alla chiesa mafiosa dei cosiddetti intellettuali, perché secondo Scalfari, e tutti quelli della sua stessa razza, non vi poteva essere vero pensiero se non a sinistra. Il risultato è stato un appiattimento della stessa cultura, che ha valorizzato individui mediocri e ha lasciato grandi talenti nell'oscurità, da cui pochi che non fossero della falsa sinistra si sono salvati. Ma vi è da ricordare che il maggiore drammaturgo italiano fu il filofascista Pirandello. 
2) Da un'altra parte converrebbe a Scalfari credere in Dio, se mai esistesse, ma solo per sperare di ottenere da lui il perdono per tutta la vita di odio che ha vomitato contro tutti quelli che non l'hanno pensata e non la pensano come lui. E' ancora in tempo per pentirsi scrivendo una lettera di pentimento nel suo giornale, dove può scrivere tutto ciò che vuole. E' ancora in tempo per salvarsi l'anima. Il papa gli ha detto che Dio (il Dio cristiano) è misericordia, e Scalfari di misericordia divina ne ha tanto bisogno. Ma la misericordia bisogna meritarsela. Scalfari non ha mai fatto del bene se non a se stesso nella sua vanagloria,
e di male ne ha fatto tanto, anche se egli, da incosciente fanatico qual è, crede tuttora di non averne fatto. Ora che si sente prossimo alla fine sta cercando una scappatoia, ma non sa quale via prendere. Gli suggerisco di fare un esame di tutta la sua vita ascoltando anche quelli che non la pensano come lui invece di odiarli soltanto.  
     
Domande di Scalfari circa il destino del non credente e risposte contraddittorie del papa. 
Nel titolo di questo articolo ho citato il sottotitolo di un mio libro intitolato Addio a Dio. Esso espone la mia tesi tratta dalle Epistole di S. Paolo, il vero fondatore del cristianesimo essendosi inventato lui la resurrezione di Gesù, ripresa poi dai Vangeli, cronologicamente posteriori alle Epistole. Paolo nell'Epistola ai Romani scrive che anche i pagani si sarebbero salvati se avessero rispettato la legge naturale iscritta nei loro cuori. Se è così (perché la cosa riguarda oggi i non credenti) è evidente che non è necessario credere in Dio per salvarsi l'anima. E allora a che serve il proselitismo? A nulla. S. Paolo si contraddiceva andando a predicare. D'altronde l'Epistola ai Romani (documento fondativo del cristianesimo, come riconobbe Lutero) è piena di contraddizioni perché dice che Dio dà la fede e la grazia a chi vuole. Dunque l'iniziativa è sempre di Dio perché se la salvezza, dice Paolo, dipendesse solo dall'uomo, la volontà di Dio non sarebbe libera ma dipendente dalla volontà umana. E se Dio non mi ha dato la fede che colpa ne ho?  Ecco quanto ha scritto il papa rispondendo a Scalfari: "La questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza - chiarisce - il peccato anche per chi non ha la fede c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa infatti decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire". 
Allora basta obbedire alla propria coscienza per non commettere peccato? E io mi domando: a quale coscienza si riferisce il papa? Ognuno ha una propria coscienza che deriva dalla cultura in cui è nato e cresciuto, cosicché un criminale ha una coscienza che gli è imposta dall'ambiente criminogeno in cui è cresciuto.  Un mafioso ha un "codice d'onore" che gli impone di uccidere per rispettare tale codice. E questa è la sua coscienza. Un fanatico islamico che segua letteralmente i dettami del Corano agisce secondo la sua coscienza "religiosa" quando prepara un attentato terroristico o quando si fa esplodere con una cintura di bombe. Dunque non esiste una coscienza universale che sia fonte di discernimento del bene e del male. Se Dio si accontentasse di un appello alla coscienza dovrebbe salvare tutti i criminali. Appellarsi alla coscienza è dunque soltanto un appellarsi a nulla. Ne deriverebbe infatti una giustificazione del relativismo dei valori morali. Non basta. 
Il papa ha tralasciato l'importante questione dellibero arbitrio. Ognuno nasce con un certo carattere che gli è dato dalla stessa sua natura individuale, che è di origine genetica. Vi sono cani aggressivi per natura ed altri, invece, che non lo sono. Così è anche per gli uomini. Vi sono infatti temperamenti violenti e non violenti. Sino a che punto si è liberi se ognuno dipende dal carattere con cui è nato? Tutti questi aspetti sono sfuggiti al papa. Scrisse Schopenhauer (Il fondamento della morale) che cercare di cambiare il carattere di un individuo è come cercare di cambiare la natura di un serpente velenoso togliendogli il veleno. Il veleno si riformerà. E aggiunse che l'educazione può soltanto modificare il carattere di un individuo, ma non cambiarne la natura. E la coscienza dipende anche dal carattere. Anche per questo motivo appellarsi alla coscienza significa solo un vuoto di parole. 
Il papa sembra non conoscere nemmeno quanto scrisse S. Paolo, che non si appellava alla coscienza ma ad una legge naturale (Epistola ai Romani, 2,15) anche se S. Paolo, sbagliando, aggiunse che era iscritta nei cuori di tutti gli uomini. Se così fosse perché mai questa legge naturale non verrebbe rispettata da tutti gli uomini e la storia umana è una storia di guerre? 
La causa è dovuta al fatto che la natura umana è stata corrotta dalla cultura. Gli animali non umani, quando sono per natura dei predatori, cioè carnivori, uccidono non per crudeltà, ma per motivi di sopravvivenza. Gli uomini, corrotti dalla cultura, si sono posti al di sotto dell'animalità, e in questo senso sono peggio degli animali non umani, essendo spesso motivati da sete di potere e di danaro. Anche tutto questo è sfuggito al papa. Che, piuttosto che appellarsi ad una vuota coscienza, non accorgendosi di alimentare, se pur involontariamente, il relativismo dei valori morali (anche i nazisti avevano i loro valori morali, come anche un'associazione a delinquere) - da cui nasce quello che Max Weber chiamava "il conflitto mortale tra valori morali" - avrebbe dovuto appellarsi al diritto naturale, come lo concepì S. Tomaso, cioè come diritto all'autoconservazione. Infatti solo il diritto naturale, che non dipende dalla coscienza individuale in quanto è espressione della stessa tendenza NATURALE di ogni organismo a autoconservarsi in vita, può essere considerato fondamento e limite, allo stesso tempo, di ogni altro diritto che sia riconosciuto dalle leggi dello Stato. Dal diritto naturale discende il diritto alla vita e alla libertà. La catena preda-predatore non è una negazione del diritto naturale, in quanto il diritto naturale di uno trova naturalmente un limite nel diritto naturale di un altro. Il predatore ha il diritto naturale di uccidere per sopravvivere e la preda ha il diritto naturale di sfuggire al predatore. Dunque falsamente si suol dire che in natura viga il diritto della forza. Questo diritto della forza è solo il diritto esercitato dal predatore sulla preda, che per natura è debole di fronte al predatore, potendo solo tentare di sottrarsi ad esso con la fuga o nascondendosi.     
E' dunque assai strano che proprio il papa abbia fatto riferimento alla coscienza quando proprio il maggiore dottore della Chiesa, S. Tomaso, gli poteva offrire una diversa giustificazione della distinzione tra bene e male in base al diritto naturale, che non dipende affatto dalla coscienza, che non può essere una coscienza universale, non esistendo valori morali universali, essendo tutti i valori sempre culturali, perché dipendenti dalle tradizioni culturali.  
Il diritto naturale, d'altronde, non richiede che si faccia del bene, perché ogni cultura ha una diversa concezione del bene. Ognuno vede sempre il bene con i propri occhi (e ripeto qui l'esempio del fanatico islamico o del criminale). Il diritto naturale non appartiene infatti al campo della morale (che riguarda il bene), ma al campo del diritto. E il diritto ha come oggetto, non il bene, ma il male inteso come danno procurato agli altri. Perché ognuno vede soggettivamente il bene con i propri occhi, mentre il danno è ben visibile da tutti oggettivamente, e non vi è bisogno di una coscienza per vederlo. Ha scritto Kant (Fondazione della metafisica dei costumi) che, se ognuno si limitasse a non fare del male, quanto bene vi sarebbe in più sulla terra. 
Questo papa ha confermato di essere un superficiale, scarso persino in teologia e filosofia. Il suo predecessore Benedetto XVI, che trattò del diritto naturale, inteso però antropocentricamente come diritto della ragione (secondo la tradizione giusnaturalistica moderna), non avrebbe detto le stronzate che ha detto questo papa, che infarcisce i suoi discorsi di luoghi comuni privi di pensiero, cioè di stronzate, come definì i luoghi comuni il filosofo statunitense Harry G. Frankfurt  (Stronzate, Rizzoli 2005).  
L'apprezzamento di Scalfari nei riguardi di S. Agostino può far capire che egli non conosca bene questo santo e tutto il suo fanatismo, che lo portò a scrivere che fuori della Chiesa non vi era salvezza e che perciò quasi tutta l'umanità era destinata ad essere "una massa dannata". Aggiungasi la dottrina della predestinazione di Agostino, che fa capo a uno dei corni della dottrina di S. Paolo, che, da una parte, riteneva valide le opere ai fini della salvezza (Epistola ai Romani, 2,6), mentre, dall'altra, riteneva che il destino di ciascuno fosse segnato sin dalla nascita giacché Dio, non dipendendo dalla volontà umana, poteva far grazia a chi voleva lui, indipendentemente dalle opere (Epistola ai Romani, 9, 14-18). Più cornuto di così! E la Riforma protestante nacque purtroppo dalla dottrina di Agostino-S. Paolo, contro la dottrina di S. Tomaso, che rivalutò le opere dicendo che la grazia era un aiuto in più per fare opere di bene, trasformando inoltre la predestinazione in prescienza divina per salvare il libero arbitrio dell'uomo, negato da Lutero, che infatti scrisse il De servo arbitrio, replicando al De libero arbitrio di Erasmo da Rotterdam. E alla dottrina di Tomaso fece riferimento la Controriforma, che fu, nonostante la negativa storia dei papi, una rivalutazione della ragione contro l'irrazionalismo della Riforma. E mi sono sempre domandato come mai Agostino possa essere considerato ancora un Padre della Chiesa dalla Chiesa cattolica, se fu proprio lui ad ispirare la Riforma protestante, per cui avrebbe meritato di essere considerato un eretico. 
Per questo l'ateo Benedetto Croce (Storia dell'età barocca in Italia) rivalutò la Controriforma precisando che essa, opponendosi alla disgregazione dell'Europa operata dalla Riforma, salvò il razionalismo dottrinale consegnandolo poi al liberalismo laico, sino al razionalismo del '600 e persino all'Illuminismo, producendo degli effetti che andarono contro di essa anche nella involontaria promozione di una religione naturale e del principio di tolleranza.  
               
All'interno dell'articolo scritto dal papa cliccare su 7 luglio e 7 agosto per leggere gli articoli di Scalfari. 

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    Il fondatore di Repubblica aveva posto molte domande al Papa preso quasi alla fine del mondo in due articoli pubblicati il 7 luglio e il 7 agosto. ... Francesco alterna le risposte a Scalfari a racconti della propria esperienza ...
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      Addio a Dio. Dialogo con Dio chiedente perdono. «Beati coloro che non credono in Dio se... Essi saranno i primi nel regno dei cieli» è un libro di Melis Pietro ...

    4. Intervista a Pietro Melis autore di Addio a dio - Recensioni Libri

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      27/apr/2013 - Scopri l'intervista esclusiva a Pietro Melis, autore di Addio a dio. Tutti i dettagli nel resto dell'articolo. Che cosa stai aspettando?

BERLUSCONI E' IL MALE. MA IL RIMEDIO SAREBBE PEGGIORE SE ANDASSE AL GOVERNO LA FALSA SINISTRA DEL PD (PARTITO DELLA DISGRAZIA). ABBIAMO UNA COSTITUZIONE CHE NON POTREBBE ESSERE PEGGIORE DI COME E': E' UNA MERDATA

Berlusconi è un venditore di fumo, che ha promesso tante cose senza realizzarne una giusta. Prima di tutto aveva promesso una riforma della giustizia. E con la scusa che aveva al goveno (2001-2006) due farabutti quali Casini e, soprattutto, quel lurido stronzo che è stato Fini(to), di riforma della giustizia non si è vista nemmeno l'ombra. Aveva nominato la grigia figura di Alfano al ministero della giustizia (che però aveva fatto un disegno di legge che istituiva un 'Alta Corte di giustizia formata per metà da giuristi e non da giudici per mettere sotto processo i giudici nei casi avessero fatto sentenze palesemente aberranti) e invece l'ha tolto dal ministero della giustizia per nominarlo segretario del partito. E non si sa che fine abbia fatto questo disegno di legge. Nel 2008 vinse nuovamente le elezioni con una stragrande maggioranza ma della riforma della giustizia continuò a fregarsene. E così permise che una casta di ignoranti arroganti, che continuano a fare carriera con aumento di stipendio per sola anzianità, senza alcun controllo di merito, rifiutando concorsi e anche esami per salire di grado, potesse continuare anche a sentirsi padrona e non servitrice della giustizia, non rispondendo mai personalmente per tutti i danni che essa causa quando faccia sentenze dettate da "negligenza o vizi logici inescusabili" (art. 1 Provvedimenti disciplinari, che rimane puramente teorico). La conseguenza è che questa casta maledetta presume di dover essere una corporazione di fuorilegge, per cui non vale il principio secondo cui "la legge è eguale per tutti". Infatti i giudici non pagano mai di persona, sottratti ad ogni giudizio di responsabilità. Il CSM è una Corporazione di Stampo Mafioso, giacchè questi corvi (con tutta la simpatia per i veri corvi) tra loro non si mangiano. Infatti il CSM è composto per due terzi da magistrati nominati dai magistrati, cosicché si ha un organo di controllo eletto per 2/3 dai controllati. UNA BUFFONATA che non esiste in alcun'altra Istituzione dello Stato. Passiamo ad altro. 
Nel 2006 il governo Berlusconi con la sua maggioranza approva quella sconcertante legge lettorale ideata da un deficiente che si chiama Calderoli, che permette ad un partito (o ad una coalizione di partiti) che abbia riscosso più voti rispetto ad altri (senza nemmeno mettere un tetto minimo) di avere la maggioranza assoluta. VERAMENTE INCREDIBILE. Cosicché chi abbia riscosso anche solo un 25% di voti (se gli altri partiti o altre coalizioni di partiti hanno riscosso di meno) ha diritto ad avere il 55% di eletti. ASSURDO. DA PAZZI. E' chiaro che questa legge è anticostituzionale perché non rispetta la volontà popolare, che dovrebbe essere, quanto meno, la volontà della maggioranza. Nessuno poi ha voluto cambiare questa legge perché ogni coalizione di partiti sperava di avere la maggioranza assoluta pur con uno scarto minimo di voti. Partiti che fanno tutti schifo perché dovevano sapere che questa legge era anticostituzionale. 
Che cosa è capitato con questa legge elettorale anticostituzionale? Sono stati eletti dal 2006 dei parlamenti anticostituzionali. Conseguentemente questi parlamenti hanno eletto nel 2006 un presidente della Repubblica  (Napolitano) anticostituzionale, rieletto nel 2013 anticostituzionalmente. Non basta. Adesso viene il paradosso. Poiché la Corte Costituzionale è formata da giudici nominati per 1/3 dal parlamento e per un altro 1/3 dal presidente della Repubblica, la stessa composizione della Corte Costituzionale è anticostituzionale. 
Ora, di fronte alla domanda se la legge Severino abbia o non valore retroattivo, le parti si sono divise. Gli stessi costituzionalisti non sono tutti d'accordo nel ritenere che questa legge sia una legge penale. Se fosse una legge penale non potrebbe avere  carattere retroattivo, in base all'art. 25 della Costituzione (che riprende l'art. 2 del Codice Penale di origine fascista perché pubblicato nel 1942). Ma altri, quelli della falsa sinistra, ritengono che non si tratti di una legge penale e che perciò abbia un carattere retroattivo. Di fronte a questa diatriba il costituzionalista VALERIO ONIDA, pur ritenendo che la legge Severino non sia una legge anticostituzionale riguardo alla retroattività della legge (da non ritenersi dunque legge penale), e dunque abbia valore retroattivo, ha ritenuto che la diatriba riguardante la natura della legge (retroattiva o non retroattiva) debba essere risolta dalla Corte costituzionale. GIUSTO. A questo invece si oppone la falsa sinistra del Partito della Disgrazia (PD). Ma Onida non si è accorto nemmeno lui (oppure lo sa e tace) che la Corte Costituzionale non può decidere se la sua stessa composizione è anticostituzionale. Infatti QUOD NULLUM EST NULLUM PRODUCIT EFFECTUM (ciò che è nullo produce un effetto nullo: se la causa (la legge elettorale) è nulla perché anticostituzionale, anche tutte le sue conseguenze sono nulle. Ma questi disonesti politici e persino costituzionalisti non lo vogliono dire. 
Ora si sta arrivando all'ulteriore paradosso del tentativo di salvare Berlusconi con un ricorso alla Corte Costituzionale. Quelli della falsa sinistra dicono che non si può ricorrere alla Corte Costituzionale perché la giunta delle elezioni non ha un carattere giurisdizionale. E dunque non ha titolo per rivolgere una domanda alla Corte Costituzionale. Ma anche qui le parti si scontrano.  Il citato costituzionalista Onida (che non è della falsa destra di Berlusconi), e con lui altri, ha dichiarato il contrario: la giunta delle elezioni ha carattere giurisdizionale, e dunque può porre la questione di fronte alla Corte Costituzionale. Un grande casino. Ma chi lo ha causato? BERLUSCONI. Prima ha voluto la scellerata legge elettorale porcellum (offendendo i maiali che sono migliori di tutti questi politici) poi non ne vuole le conseguenze. Ha approvato la legge Severino suggerita dal suo schiavetto Alfano, che la ritenne costituzionale in commissione affari costituzionali, e adesso dice che è anticostituzionale perché secondo lui riguardava i futuri eletti e non quelli già eletti. Non entro in merito alla diatriba costituzionale-anticostitzionale. Sta di fatto che è tutta la situazione politica anticostituzionale per tutto ciò che ho detto sopra. A causa del porcellum tutta la politica è finita in un vicolo cieco. E allora? CHE FARE? Costituzionalmente non vi è alcuna soluzione. Per uscirne bisogna andare contro la Costituzione. Una parziale via di uscita per Berlusconi sarebbe il ricorso all'art. 51 che distingue tra cariche elettive e pubblici uffici. Ma nemmeno questo coglione di Berlusconi si è accorto di questo articolo. Se egli è stato interdetto dai pubblici uffici con la sentenza SINISTRA della Cassazione, da che cosa è stato interdetto? DA NULLA. Infatti i parlamentari non rivestono pubblici uffici ma cariche elettive. Tanto è vero che l'art. 97 della Costituzione (riguardante l'amministrazione) dice che "le amministrazioni sono organizzate secondo le disposizioni di legge". E da chi sono fatte le leggi? Da coloro che, in quanto parlamentari, ricoprono cariche elettive e non pubblici uffici. E' evidente che la Costituzione è stata fatta anche su questa questione a cazzo di cane (senza offendere i cani). Avrebbe infatti dovuto dire esplicitamente che un parlamentare deve essere dichiarato decaduto dopo una intervenuta condanna. Ma non lo dice. Il che significa che potrebbe continuare a fare il parlamentare anche chi fosse diventato un assassino durante il mandato parlamentare. Dice infatti la Costituzione all'art.  65 che "la legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato e di senatore". Notare, tra parentesi, che il termine "ufficio" non è accompagnato dall'aggettivo "pubblico" perché, altrimenti, sarebbe in contrasto con l'art. 51, che distingue tra cariche elettive e pubblici uffici. Vi è poi l'art. 68 che dice che il parlamentare non può essere arrestato "salvo in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza". A questo punto uno potrebbe dire: dunque in questi casi il parlamentare deve essere dichiarato decaduto? Lo si può pensare ma non è così. Infatti l'art. 68 non dice affatto che il parlamentare arrestato in esecuzione di una sentenza irrevocabile (caso Berlusconi) debba essere dichiarato decaduto dalla carica di parlamentare. NON LO DICE AFFATTO. E' una lacuna? Può darsi. Ma non fa alcun accenno alla decadenza dalla carica elettiva. Dunque secondo questa merdata di Costituzione possiamo avere in carcere un assassino che continua a conservare la carica di parlamentare. Dire il contrario significa andare oltre la lettera della Costituzione.           
E ora passiamo all'analisi della merdata di Costituzione che abbiamo. E' ridicola sin dal primo articolo. "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Che significa "democratica"? Volontà della maggioranza del popolo? Ma allora si potrebbe "democraticamente" instaurare una dittatura (e in effetti questa Costituzione istituisce una mascherata dittatutura, come vedremo). Il fascismo e il nazismo andarono al potere "democraticamente". Vi fu un consenso di massa. Non si può negare. Si potrà obiettare che gli articoli successivi garantiscono alcune libertà fondamentali, come l'inviolabilità del domicilio, la libertà di pensiero. Ma anche in questo caso bisogna notare che interviene sempre un limite che è dato dalle leggi approvate dal parlamento. Che in questo modo può porre anche limiti alla libertà di pensiero. Infatti la stessa Costituzione nega la propaganda politica che faccia riferimento all'adesione a concezioni che riguardano il fascismo. Non capisco perché uno non debba essere libero di fare propaganda per il fascismo. In realtà una Repubblica non può essere fondata sulla democrazia, se essa significa volontà della maggioranza. Vi sono principi fondamentali che non possono dipendere dalla volontà della maggioranza. Tali principi possono derivare sono da una concezione liberale dello Stato, e i principi del liberalismo non sono sottoponibili alla volontà della maggioranza. Essi possono derivare soltanto da una concezione dello Stato fondato sul diritto naturale. Altrimenti anche i principi fondamentali diventano del tutto convenzionali, contraddicendosi. E chi contesta l'esistenza del diritto naturale non può trovare alcun altro fondamento per i principi fondamentali. Infatti le norme morali sono culturali, e variano da Stato a Stato, secondo le loro diverse tradizioni, appunto, culturali. Il diritto naturale è metaculturale. Perché, per esempio, non è la maggioranza che possa stabilire se io abbia o non diritto alla libertà di pensiero. Questi principi non potevano nemmeno essere sottoposti al voto della maggioranza dell'assemblea costituente se non contraddicendo la natura degli stessi principi fondamentali. L'art. 1 dovrebbe essere riscritto scrivendo: L'Italia è una Repubblica liberale fondata sul diritto naturale. L'art. 1 dice inoltre che la Repubblica è fondata sul lavoro. Questa è una barzelletta. Infatti il sottinteso sarebbe che una Repubblica potrebbe essere fondata sul non lavoro. "Fondata sul lavoro" dovrebbe significare che il lavoro è garantito a tutti. Ma questa è una pura utopia. Altrimenti non esisterebbero i disoccupati. Anche se vi sono tanti che vivono sul non lavoro vivendo da parassiti di rendita. Soltanto gli Stati comunisti garantivano il lavoro a tutti. E il lavoro era obbligatorio. Ma si diceva mancasse la democrazia. E allora si tengano oggi la cosiddetta democrazia del capitalismo e la conseguente disoccupazione. Volevano forse la botte piena e la moglie ubriaca. Da notare poi che la Costituzione non fu sottoposta a referendum (come invece fece De Gaulle in Francia, per esempio, quando cambiò la Costituzione con la V Repubblica). Dunque il popolo sin dall'inizio fu espropriato della sua sovranità. Inoltre la Costituzione prevede il referendum abrogativo di una legge ma non ha introdotto il referendum propositivo. Cosicché il popolo non può essere promotore di una legge scavalcando la palude del parlamento dei partiti.  L'art. 71 prevede la possibilità di una iniziativa di legge da parte del popolo con una proposta di legge sostenuta da 50.000 firme. Ma è un articolo da presa per il culo. Infatti mai una delle migliaia di proposte di legge di iniziativa popolare è stata discussa dal parlamento. Perché bisogna sempre passare attraverso il parlamento non esistendo un referendum propositivo. La Costituente ha dittatorialmente blindato la Costituzione con gli ultimi due articoli (138-139). L'art. 139 esclude la messa in discussione della Repubblica. Come dire che nessuno deve permettersi di essere monarchico. Io sono antimonarchico. Ma perché si deve impedire per principio che altri preferiscano la monarchia? E' una affermazione antiliberale. L'art. 138 è la massima espropriazione ed alienazione della volontà popolare. Infatti esso dice che la Costituzione può essere cambiata solo con il voto di 2/3 del parlamento oppure con la maggioranza assoluta del parlamento a condizione che segua poi un referendum di approvazione. E' chiaro che bisogna passare sempre attraverso il parlamento per una revisione  della Costituzione. Non basta. 
L'art. 75 vieta che si possano sottoporre a referendum le leggi tributarie e i trattati internazionali. In questo modo ci è stata imposta l'adesione alla disgrazia dell'Unione Europea, alla maggiore disgrazia dell'euro, con la privazione della sovranità monetaria, che è all'origine dell'attuale crisi economica. L'euro ha portato ad un impoverimento generale con il prevedibile aumento dei prezzi. Tutto ci è passato sopra la testa subendo decisioni verticistiche non tenendo affatto conto della volontà popolare. Mentre in molti Stati Europei l'euro è stato sottoposto a  referendum ed è stato bocciato (come in Svezia e nella piccola Danimarca, che hanno deciso di star meglio senza l'euro; e in in Inghilterra, che, pure, non ha l'euro, si terrà un referendum circa la decisione di continuare a stare nell'Unione Europea). 
E allora, tornando all'art. 1 della Costituzione, vi è da domandarsi che cosa significhi "democratica". Si tratta solo di una burla voluta dai dittatori della Costituente. 
Ora, è evidente che, se alle prossime elezioni vincesse la falsa di sinistra (che di sinistra ha più nulla) di riforma della Costituzione non si potrebbe nemmeno più parlare. Non solo. Essendo la falsa sinistra complice di quella schifosa casta di irresponsabili che è la magistratura, non si potrà più nemmeno accennare ad una riforma dell'ordinamento giudiziario e non si potrà istituire un'Alta Corte di giustizia che ponga sotto processo i giudici che facciano sentenze palesemente aberranti introducendo la responsabilità civile e personale dei giudici in modo che non sia più lo Stato (con le tasse) a risarcire chi sia stato vittima di sentenze ingiuste. Nelle Corti di Assise esiste una giuria popolare. Ed una giuria popolare, costituita da giuristi nominati dal popolo, dovrebbe formare l'Alta corte di giustizia, in modo che la casta della magistratura sappia di avere sopra la testa un potere superiore di controllo e non sia più arrogante padrona della giustizia. Prima di fare una sentenza i giudici ci penserebbero cento volte. Questo dovrebbe valere anche per la giustizia civile, che oggi è purtroppo una fogna, perché chi ci cade muore aspettando una sentenza. 
Berlusconi ha firmato tutti e i 12 referendum radicali, di cui sono 6 riguardano la giustizia. Ma solo due riguardano strettamente la giustizia, e precisamente la responsabilità civile e la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Gli altri sei riguardano cose persino aberranti, come la liberalizzazione di certe droghe. La solita lenzuolata di referendum fatta dai radicali che rischia di cadere nel vuoto per la confusione tra tante diverse e disparate questioni. E comunque, perché Berlusconi, saltando il parlamento, non si fece egli stesso promotore di alcuni referendum sulla giustizia? Perché ha dormito per quasi vent'anni? E ora di che si lamenta? Si è voluto affossare con le sue stesse mani.    
Certo è, comunque, che Berlusconi è un male minore di fronte alla sciagurata prospettiva che vinca la falsa sinistra multiculturale e multirazziale.