...dice una stronzata. Quandoque bonus dormitat Homerus (Orazio, Ars poetica).
Paragonare la donazione di un organo alla donazione di un ovulo o di sperma è veramente una stronzata pazzesca. Più spesso la donazione avviene da un morto. E meno male che gli viene il dubbio se sia meglio nascere o non nascere. Ma anche lui cade nel non senso linguistico (stronzata) del dire che la vita è un dono. Non ha mai letto Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci
Francesco Curridori
Alcune pagine dal mio libro IO NON VOLEVO NASCERE in cui riporto, con le mie riflessioni, i passi più importanti della Lettera a un bambino mai nato della Fallaci
Prima
l'autrice scrive che “nulla è peggiore del nulla...nascere merita
sempre...perché l'alternativa è il vuoto e il silenzio...Il brutto
è dover dire di non esserci stato”. Notare la contraddizione:
infatti nel nulla non si può dire alcunché, nemmeno che nulla è
peggiore del nulla. Ma questo era un tentativo iniziale di dare, se
non un senso, una giustificazione alla vita. Infatti è il figlio mai
nato, involontariamente abortito, che deve parlare al posto
della madre per porla di fronte alla realtà che lei non voleva
riconoscere: “Non appena compresi che tu non credevi alla vita, io
mi permisi la prima ed ultima scelta: rifiutare di nascere...Si
nasceva perché altri erano nati e perché altri nascessero...Se non
accadesse così, mi dicesti, la specie si estinguerebbe. Anzi, non
esisterebbe. Ma perché dovrebbe esistere, perché deve esistere? Lo
scopo qual è? Te lo dico io: un'attesa della morte, del niente.
Nell'universo che tu chiamavi uovo lo scopo esisteva: era nascere. Ma
nel tuo mondo lo scopo è soltanto morire: la vita è una condanna a
morte. Io non vedo perché avrei dovuto uscire dal nulla per tornare
nel nulla”. E il mancato padre aggiunge: “Ti scrivo per
congratularmi, per riconoscere che hai vinto...Sei riuscita a non
cedere al bisogno degli altri, incluso il bisogno di Dio...Dio è un
punto esclamativo con cui si incollano tutti i cocci rotti: se uno ci
crede vuol dire che è stanco, che non ce la fa più a cavarsela da
sé. Tu non sei stanca perché sei l'apoteosi del dubbio...E solo chi
si strazia nelle domande per trovare risposte, va avanti. Solo chi
non cede alla comodità di credere in Dio per aggrapparsi ad una
zattera e riposarsi può incominciare di nuovo: per contraddirsi di
nuovo, smentirsi di nuovo, regalarsi di nuovo al dolore”. Ma poi
torna l'illusione della vita: “Ho il compito di battermi contro le
comodità dei punti esclamativi, ho da indurre la gente a porsi dei
perché”. Ma non può essere questo lo scopo della vita, cara
Oriana. Sarebbe un circolo vizioso. Se anche tutta l'umanità fosse
capace di porsi i tuoi perché – mentre è una grande massa di
ebeti, che vivono nell'anonimato del quotidiano o alla ricerca di
guadagni e di potere, sino ad arrivare ad uccidere – ognuno
vivrebbe solo con lo scopo di porsi dei perché. Ma perché vivere
per dei perché?
Ecco
allora la scappatoia che trovasti, scadendo però nella banalità: “A cosa serve volare come un gabbiano dentro l'azzurro se non si
generano altri gabbiani che ne genereranno altri ancora ed ancora per
volare dentro l'azzurro?”. In realtà, ti rispondo, solo gli uomini
gabbiani meritano di nascere. Se anche quasi tutti gli umani
dichiarassero di essere contenti di essere nati, cioè di dover
morire, non si potrebbe sacrificare il pensiero di una minoranza che
avrebbe preferito non nascere. Tu sei appartenuta ad una piccola
minoranza, come vi appartengo io. Né tu né io siamo nati gabbiani.
Che nascano e continuino a morire, nascendo, i gabbiani. Essi non si
pongono dei perché, come tutti gli uomini gabbiani. E se se li
pongono cercano di distrarsi con tutti i mezzi. Oppure vivono
ponendosi di fronte alla vita quello che tu hai chiamato un punto
esclamativo: Dio, per incollare i cocci rotti della loro esistenza.
Ti sei distratta facendo la giornalista, l'inviata di guerra, vedendo
la morte in faccia. Ma l'hai temuta perché avevi paura del nulla.
Sei nata per lasciare memoria di te? Ma quanti nascono senza lasciare
neppure memoria di sé. E, comunque, non può essere nemmeno il
lascito della memoria lo scopo della vita. Ti saluto, Oriana, nel tuo
nulla. In attesa del mio. “Non vi è differenza tra il non nascere
e il morire: tutte e due hanno come effetto il non essere” (Seneca,
La dottrina morale).