martedì 8 dicembre 2015

LE VERE ORIGINI DELL'IMBROGLIO DEL GIUBILEO CON L'INVENZIONE DEL PURGATORIO

A che serve il giubileo? Si dice che serva per la remissione generale di tutti i peccati. Ma allora non basta la confessione per cancellarli con l'assoluzione? Pare di no. Sembra sia necessario un ripasso di tutti i peccati già confessati per avere la certezza di salvarsi dal purgatorio. E poi, si badi, il giubileo riguarda solo i cristiani cattolici. Chi è cristiano ma non cattolico è escluso dal giubileo. E tutti quelli che non sono nemmeno cristiani? Anche tutti questi sono esclusi dal beneficio del giubileo. Diciamo allora che dal beneficio del giubileo è esclusa la grande maggioranza dell'umanità. Questa è la più grande discriminazione  che si possa concepire proprio quando la Chiesa promuove il dialogo interreligioso. Sembra di ritornare al fanatico S. Agostino, secondo cui l'umanità fuori della Chiesa era solo "massa dannata". Infatti il giubileo esclude tutti quelli che non siano cattolici. E quei cattolici che non possono muoversi perché malati e non possono visitare una chiesa della città o paese in cui vivono? A proposito:vale ogni chiesa o solo quelle preordinate per il giubileo?. Questo mi rimane oscuro. In una fase di dialogo interreligioso (che sarebbe meglio non esistesse per non dare riconoscimento ai musulmani) il giubileo avrebbe dovuto essere interreligioso e direi anche laico, nel senso di prescrivere a tutti, credenti e non credenti, opere di misericordia e di bene nei riguardi del prossimo. Ma chi è il mio prossimo? In una delle opere di misericordia è prevista anche l'opera di accoglienza (degli invasori, dico io), la visita ai carcerati (come è possibile se bisogna avere un permesso per far visita a un carcerato?), etc. etc. In tutto ciò si tace dell'imbroglio da cui è nato il giubileo. Esso è nato dall'invenzione del purgatorio, che è un suo presupposto necessario. Riguardo a questo tema ha scritto lo storico francese Jacques Le Goff (La nascita del purgatorio). Riporto ora una pagina e mezzo dal mio libro Scontro tra culture e metacultura scientifica.
 
Si può dire che la costruzione della basilica di S.Pietro fu la causa della Riforma protestante perché Leone X, per finanziarla, escogitò la brillante idea di una grossa vendita delle indulgenze. Dalla reazione di Lutero a questo mercimonio  - che prometteva una sosta minore in Purgatorio pagando l’indulgenza, alla faccia  della volontà divina – nacquero le famose 95 tesi affisse il 31 ottobre 1517 sul portale della cattedrale di Wittenberg.

Le indulgenze che la Chiesa vendeva traevano una giustificazione dall’invenzione del Purgatorio. Ad un terzo stato delle anime, aggiungentesi a quello del Paradiso e dell’Inferno non si trova alcun accenno né nell’Antico Testamento né nel Nuovo. La divisione era tra beati e dannati. A incominciar da due testi anonimi - Atti di Paolo e Tecla e Passione di Perpetua e Felicita- del II e del III secolo, si fa riferimento all’utilità delle preghiere per modificare il destino dei morti, in vista di una possibile collocazione delle anime in un luogo di transizione nel caso avessero colpe non gravi. I padri della Chiesa Origene e S. Clemente tradussero in termini di dottrina cristiana l’idea di Platone che le punizioni nell’Ade servissero alla rieducazione delle anime e le pene non fossero eterne (Platone, Fedro). Ma Origene si spinse oltre, diventando eretico per la Chiesa a causa della sua affermazione che alla fine del mondo (apokatastasi) tutte le anime, comprese quelle dei demoni, si sarebbero redente non potendosi giustificare una condanna eterna. Per il Purgatorio si conservò il fuoco come mezzo di purificazione secondo la tradizione neotestamentaria facente capo a S. Paolo. S. Agostino ripropose la tesi di Clemente e di Origene, senza accettare, per altro, la redenzione di tutte le anime. A partire dal V secolo si rafforzò l’immagine del purgatorio perché la Chiesa vi vide la fonte di un maggiore guadagno, non di anime, ma di danaro. Infatti, non potendo la Chiesa avere alcun potere sulle anime beate o dannate – per cui le preghiere erano inutili, sebbene per motivi opposti – riservò a sé un dominio su quelle del Purgatorio istituendo una solidarietà tra vivi e defunti soggiornanti nel Purgatorio. In tal modo, con messe di suffragio a pagamento, ma soprattutto con opere e con lasciti a favore della Chiesa, si poteva ridurre il periodo di permanenza in purgatorio. Nell’XI secolo l’ordine cluniacense introdusse per questo la festività dei defunti, a ridosso di quella dei santi. Tramite il purgatorio la Chiesa ebbe l’ulteriore vantaggio di intimorire i potenti assicurando loro il Purgatorio, invece dell’Inferno, in caso di ravvedimento. Quando si trattò di localizzare il Purgatorio, prima si pensò che esso si trovasse dentro il vulcano Stromboli (secondo il monaco cluniacense Gesualdo), perché si raccontava che da esso provenissero lamenti e invocazioni di aiuto. Poi si preferì il vulcan Etna, dove la leggenda raccontava si trovassero le anime di re Artù e dei suoi compagni della tavola rotonda. Dopo che divenne imperatore Federico II, re di Sicilia, e con la fama di ateo, il Purgatorio venne spostato in una caverna dell’Irlanda, con accesso ad esso. Anche in omaggio alla fedeltà cattolica degli irlandesi, benemerito nell’opera missionaria con S. Colombano    (VI secolo). L’ordine circestense ne approfittò per organizzare pellegrinaggi redditizi. Per oltre un secolo durò il successo del Purgatorio irlandese dedicato a S. Patrizio, monaco irlandese del V secolo, che contribuì molto alla cristianizzazione dell’Irlanda. Ma furono soprattutto gli ordini domenicano e francescano che si fecero protettori delle anime del Purgatorio, pur nel silenzio ufficiale dei papi, timorosi che l’accettazione dell’esistenza del purgatorio divenisse motivo di una rottura definitiva con la Chiesa ortodossa di Costantinopoli, che era contraria all’esistenza del Purgatorio. Sino a quando il papa Innocenzo IV, poco prima di morire, rompendo gli indugi, consegnò a un suo legato una lettera (1254) in cui ratificava l’esistenza del Purgatorio. Da allora, a incominciare con Bonifacio VIII, fu un fiorire di indulgenze elargite a pagamento a coloro che volevano premunirsi per l’aldilà acquistando una sorta di polizza di assicurazione per ridurre l’infortunio di una sosta troppo lunga in Purgatorio. Esse erano estensibili anche alle anime dei defunti. Le indulgenze plenarie (che permettevano la remissione di tutti i peccati, con il conseguente guadagno del Paradiso) venivano concesse gratuitamente ai pellegrini che si recavano a Roma, che, in compenso, spendevano  loro soldi nella città del papa. Ancor prima erano state concesse a tutti crociati disposti ad andare a combattere in Palestina. La pratiche delle indulgenze non ha mai avuto fine, se si pensi solamente alle messe di suffragio, pagate ai parroci. La vendita delle indulgenze per finanziare la costruzione della basilica di S.Pietro fu soltanto il casus belli della Riforma protestante.     
   

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