venerdì 21 aprile 2017

LAIKA

Ieri era il primo triste anniversario della morte della mia amata LAIKA. L'ultima settimana è stata veramente dura e penosa. Faceva fatica a sollevarsi e quando vi riusciva spesso si lamentava per i dolori. Anche quando l'aiutavamo ad alzarsi perché voleva uscire. Bisognava sostenerla in due con due tutori, per le gambe (non zampe) anteriori e soprattutto per quelle posteriori. Per questo mi ero rivolto ad un dog sitter. Non si è mai capita la causa perché i valori degli esami del sangue apparivano normali. L'11 gennaio del 2016 aveva avuto un ictus con tremende convulsioni mai avute prima alle tre di notte e fu trasportata immediatamente con un taxi nell'ambulatorio più vicino dove rimase ricoverata cinque giorni. Sino ad una settimana prima del disgraziato 20 aprile aveva condotto tuttavia una vita quasi normale, ma non aveva più la vivacità e il passo svelto di prima, anche se talvolta lo riacquistava. Non le mancò mai l'appetito, anche un'ora prima di morire. Poi volle far capire di uscire, ma in piazza si accasciò e non seppe più rialzarsi. Fu riportata subito a casa in braccio dal dog sitter nei suoi venti kg. E dopo pochi minuti spirò. Il cuore non resse più. Ma non volli vederla priva di vita. Fuggii in altra stanza piangendo disperato. Poi altri si occuparono della sepoltura. Non potrò mai sapere se LAIKA avesse avuto veramente un ictus o un tumore al cervello. Nessun veterinario seppe fare una diagnosi esatta. Nessuno che per onestà sia capace di ammettere la propria ignoranza. Non voglio più cani nella mia vita. Non voglio più soffrire. Sono gli animali più capaci di affettività ma purtroppo la natura è stata matrigna con i cani perché hanno una vita breve. Più breve di quella dei gatti. A 10 anni incominciano ad essere anziani. Laika aveva 14 anni, forse 15 perché fu raccolta randagia. Era diffidente nei riguardi di tutti gli estranei. Si allontanava subito da essi. Doveva avere avuto una brutta vita quando la incontrai ferita con una tibia fratturata ed emorragie interne. La dovetti ricoverare per un mese in una clinica veterinaria, dove ogni giorno andavo a trovarla per darle più di un'ora di libertà nel parco della clinica. Vi andavo con Billo anche perché incominciasse a prendere confidenza con lui. Billo e Laika sono vissuti insieme dal 2003 al 4 marzo del 2009,quando Billo mi lasciò a causa di una insufficienza renale. Aveva solo 12 anni. Le due flebo giornaliere di 500 cc servirono ad allungargli di qualche mese la vita. Sono stati i cani a cercare me. Non li ho cercati io. E prima di Billo e di Laika ne ho avuto altri. Ogni volta li ho trovati randagi e ho voluto dare loro una vita migliore contraccambiando l'affetto che essi davano a me. Ma ora basta. Mi sono sacrificato per essi e tutti i bei ricordi vengono poi annullati dalla sofferenza della malattia  e dalla loro dipartita. Ho avuto anche dei gatti, che sono sempre andati d'accordo con i cani. Me ne è rimasto uno, Fortunello, trovato una notte in un cespuglio, abbandonato dalla madre forse perché è ammalato. Sentivo i suoi lamenti. Poteva avere al massimo due settimane. Adesso ha sei anni. Dorme quasi sempre nel mio letto. Ma di certo non dà l'affetto di un cane. La perdita di Laika mi ha gettato in uno stato di depressione. Scrivo per distrarmi ma il vuoto in casa è tremendo. E chi sa se Fortunello si domanda perché Laika non sia più tornata in casa, visto che dormivano insieme. Ma la sofferenza per la perdita di LAIKA forse è stata più grande. E' sepolta dentro una cassa di zinco sotto una quercia in un terreno di un mio amico. Non voglio più avere a che fare con i veterinari. Mi mettevano tristezza solo a vederli. Ho dedicato a Laika con fotografia a colori il mio  ultimo libro Roba da sardi. Un giorno aggiungerò cose che adesso non posso aggiungere. Per un grave torto che Laika ha subito da un veterinario una settimana prima che morisse. Con grave violazione della deontologia professionale dei veterinari.    

giovedì 21 gennaio 2016


LAIKA

3 commenti:

francesco virdis ha detto...

Ho seguito la storia commovente di Laika e capisco la sua decisione di non volere più animali. Anch'io ho fatto questa scelta dopo una serie di esperienze finite tristemente, ho però avuto la fortuna di vivere con una gatta per vent'anni. La saluto e ringrazio per averci voluto rendere partecipi della storia di Laika.

Anonimo ha detto...

professore,
la foto della sua Laika parla da sé.
eppure ci sono persone che non riescono ad amare gli animali !
non li ho mai capiti...
io a volte sono gli umani che non riesco ad amare !
saluti,
marco

Pietro Melis ha detto...

Riporto io quanto mi scrisse Sergio perché dopo tanto tempo andando nella posta passata non sono riuscito a pubblicare il suo commento.

Postato da Sergio in Blog del prof. Pietro Melis alle 22 aprile 2017 02:09
Sergio ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "LAIKA":

@ Francesco

Purtroppo è così che nasciamo per morire, ma lo stesso continuano a nascere esseri umani e tanti splendidi animali. L'uomo è l'unico essere che potrebbe spezzare la catena, decidere cioè di non avere discendenti dopo aver constato che fregatura sia la vita che non per niente la religione cristiana considera(va) una valle di lacrime (il bello sarebbe venuto dopo, ma anche il peggio se si finiva all'inferno). Una volta scoperto però, specie dopo il boom economico del dopoguerra, che la vita può essere anche piacevole gli Italiani, ma anche molti europei, i Giapponesi, e in genere il mondo occidentale, hanno deciso di avere meno figli, tanto che adesso si teme addirittura l'estinzione degli Italiani (cosa possibile nel giro di poche generanzioni se si continua così).
Gli animali invece, tantissime specie, si estingueranno per la perdurante espansione del turpe h. sapiens sapiens (gli Italiani si estingueranno pure, forse, ma gli Africani ... insistono, e poi vogliono anche entrarci in casa perché a casa loro fanno la fame o non stanno bene o non hanno prospettive. E il papa, gli ex comunisti, l'ONU, Soros ci dicono che dobbiamo aprire le porte, è un dovere morale.
Anche due mie gatte sono arrivate ai vent'anni. Il congedo rattrista sempre, ma senza gatto io non potrei vivere, Ma anche il cane è bel compagno, non saprei proprio chi preferire. Per fortuna ci sono loro che ci rallegrano malgrado tutto (il congedo appunto, la "sora morte corporale da la quale nullo homo vivente po' scappare" - dicevo l'omonimo del coglione argentino).