Vi siete mai domandati quale sia il motivo per cui i santi sono stati tutti cattolici? Bisogna appartenere alla parrocchia cattolica per poter essere riconosciuti santi altrimenti il Dio cristiano non li accetta come santi. In verità non è il Dio cristiano che non li vuole perché sono i papi che non li vogliono. I cristiani protestanti non hanno il culto dei santi. E pensare che fu proprio un santo, Sant'Agostino, che involontariamente fu il padre spirituale, la fonte storica della Riforma protestante con la sua teoria della predestinazione. Non valgono le opere perché Dio, conoscendo il futuro, ha già deciso dall'eternità chi si salverà. Tesi, d'altronde espressa ancor prima da S. Paolo nella Lettera ai Romani, che secondo Lutero doveva essere il fondamento storico del cristianesimo. Quanto segue è tratto dal mio libro E giustizia infine fu fatta
titolo: "E giustizia infine fu fatta - Sette giudici uccisi in sette giorni." collana: temalibero autore: Pietro Melis ISBN 978-88- 97424-72-7
E ora le faccio un'altra domanda,
aggiunse il prof. Petix. Ha mai sentito parlare della grande anima di Albert
Schweitzer, purtroppo dimenticato? Fu un grande organista, curatore ed
esecutore soprattutto della musica organistica del sommo Bach. Ma fu anche
filosofo, teologo, medico chirurgo, nonché grande benefattore dell'umanità per
avere dedicato la sua opera di medico alle cure dei malati nell'ospedale da lui
stesso fatto costruire nel Gabon, a Lambaréné, dove curava i lebbrosi e i
malati di malattie tropicali, e per questo ebbe anche il premio Nobel per la pace nel
1952, con il cui ricavato portò a termine il nuovo "Ospedale della
luce"? Lessi a 20 anni il suo libro Rispetto per la vita. Mi
ricordo a memoria una sua frase, che rispecchia tutto il suo pensiero: «Ti
sentirai solidale con ogni forma di vita e la rispetterai in ogni condizione:
ecco il più grande comandamento nella sua formula più semplice». Egli aveva
capito che il suo prossimo non era solo l'essere umano, ma ogni forma di vita,
e piangeva se doveva sfamare, per esempio, dei gabbiani malati dando loro del
pesce. Capiva che purtroppo in questo caso era necessario farlo. Si addolorava
anche quando doveva uccidere le zanzare malarigene per salvare vite umane. Ma
era capace di salvare un insetto che stava per affogare nell'acqua. Capì che
bisognava superare il concetto di etica perché ogni popolo ha una sua morale
che porta al relativismo, che superò facendo riferimento alla necessità di
convivere pacificamente con tutte le forme di vita, sapendo che in natura il
rispetto della vita di uno ha come limite solo la sopravvivenza di un altro.
Pertanto era contrario agli esperimenti fatti sugli animali, certo che non
fosse la sofferenza dell’animale che potesse dare servizio all’uomo, ma
l’osservazione della sua guarigione. Egli non fece mai riferimento
espressamente ad un diritto naturale, anche se esso può ricavarsi da una
concezione non antropocentrica della natura, per un sentimento di
coappartenenza di uomini e animali non umani ad una comune natura. Perchè tutti
gli esseri che hanno conosciuto l’angoscia e il dolore fisico sono uniti nel
mondo intero da un legame misterioso. Si rendeva conto che era difficile
trovare un senso della vita e solo per questo forse, per evitare uno
smarrimento, vide nel cristianesimo dei Vangeli, non in quello delle sue
istituzioni, una via di salvezza dal nichilismo. Ed è per questo che egli, pur
cristiano, ma luterano, benché sin da giovane frequentasse una chiesa ove si
ufficiavano riti sia cattolici che protestanti, trovò molta incoerenza e
debolezza nel cristianesimo ricco di esteriorità e di ritualità ma povero di
spiritualità. Egli cercava un senso della vita, e cercava di trovare la sua
fonte in essa stessa ogni volta che si fa sentire in noi la più grande idea che
può generare la nostra voglia di vivere: il rispetto della vita. Ma certamente
capiva che non bastava trovare tautologicamente un senso della vita nella
stessa vita. Da qui il suo attingere al cristianesimo non ufficiale per trovare
un senso della vita che andasse oltre la vita e per estendere l'amore fraterno
evangelico per il prossimo oltre il mondo umano, nei confronti di tutte le
forme di vita.1
Ora mi dica lei, concluse il prof. Petix rivolgendosi al cappellano, chi sia
migliore: Francesco d'Assisi o Schweitzer, definito nel 1954 dalla rivista Time
"l'uomo più grande del mondo" e da Einstein, suo amico, "uno dei
più grandi uomini dei tempi moderni, se non il più grande"?
Il cappellano, che aveva
ascoltato in assorto silenzio, fece fatica a rompere il suo imbarazzo dicendo:
certamente non posso non condividere la sua ammirazione per Schweitzer. Quasi
mi ero dimenticato anch'io che fosse esistito. E questa è una grande ingiustizia.
Tutti sanno chi è Francesco d'Assisi ma pochi sanno, non dico chi sia stato, ma
che sia esistito Schweitzer. Riconosco che la sua vita ha anche un'aurea di
santità. E tuttavia non è un santo che possa essere venerato e pregato. Non gli
si può infatti attribuire alcun miracolo, quale condizione di santità. Bisogna
anche ricordarsi che egli non fu un cristiano cattolico. Qui la volevo disse il
prof. Petix. Allora per essere migliori di Schweitzer bisogna essere santi,
cioè appartenere alla parrocchia cattolica? Non si rende conto che tutto ciò
non ha senso? Dio preferirebbe comunque uno che appartiene al cattolicesimo e
per questo gli permette dopo la morte di fare dei miracoli quale testimonianza
della sua preferenza? Se esiste un paradiso certamente Schweitzer vi abita. Ma
poiché non ha fatto miracoli deve essere ritenuto inferiore a qualsiasi santo?
A questo punto il cappellano credette di poter rispondere facilmente
osservando: ma nessuno si è mai rivolto a Schweitzer per avere da lui un
miracolo. Anche qui lei non si è accorto di mancare di logica, ribatté subito
il prof. Petix. Come si può chiedere un miracolo a Schweitzer se ciò gli è
precluso, non da Dio, ma dal papa che ha stabilito, al posto di Dio, che solo i
santi, in quanto cattolici, possono fare miracoli? Si accorge che lei si trova
in un circolo vizioso? Si è santi perché cattolici, e se non si è cattolici Dio
non può permettere che si sia santi. A parte il fatto che anche i cristiani
ortodossi nominano i loro santi, anche se con diverse procedure. Ma sono vere
quelle dei cattolici o quelle degli ortodossi? E come mai i protestanti non
hanno santi? Forse non hanno persone degne di santità? Qui la risposta è
semplice, osservò il cappellano. I protestanti non hanno santi perché rifiutano
il culto dei santi. E chi mi assicura che abbiano ragione i cattolici e non i
protestanti? ribatté ancora il prof. Petix. Hanno ragione i cattolici se i
miracoli sono provati e certificati anche da medici. Lo sa bene. La Chiesa è
molto severa nelle sue procedure, rimarcò il cappellano. Torniamo da capo,
rispose il prof. Petix. I miracoli avverrebbero solo in campo cattolico perché
Dio avrebbe riconosciuto la patente di dichiarazione di santità solo al capo
della Chiesa cattolica? Io non voglio discutere sulla veridicità o non dei
miracoli. Sto cercando di farle osservare che mi riesce impossibile capire
perché Dio permetta che avvengano dei miracoli solo in terre cattoliche e
beneficio di cattolici. Chi non è cattolico non è degno di ottenere un
miracolo? Prevengo subito la sua obiezione: per ottenere un miracolo bisogna
pur pregare Dio o uno dei suoi intermediari, che sarebbero la madonna o i
santi, e solo i cattolici chiedono dei miracoli. Se è questa la sua risposta, e
non può non essere questa, allora ne deduco che Dio - che sarebbe solo quello
cattolico in quanto è il solo Dio che fa miracoli - non tiene in alcun conto
colui che, pur degno di essere beneficiato per le sue grandi virtù, che
potrebbero essere considerate anche cristiane, tuttavia non appartiene all'area
cattolica. Il suo Dio ha bisogno di essere pregato. Ma non le sembra tutto ciò
molto antropomorfico? Come se Dio non sapesse che cosa sia giusto fare e
dovesse essere pregato per farlo. E infine: perché anche le rivelazioni delle
varie madonne avvengono sempre in aree cattoliche? Non sarebbe meglio che una
buona volta si rivelasse in aree non cattoliche? Prima di tutto in aree
protestanti, che non hanno il culto della madonna, perché così cesserebbe la
separazione tra confessioni cristiane. E quale opera di conversione sarebbe
quella dell'apparizione della madonna in Paesi non cristiani? Io mi sono
immaginato l'apparizione della madonna durante la seduta plenaria del partito
comunista cinese. Ne avrebbero negato l'apparizione, lo interruppe subito il
cappellano. L'ideologia, con la menzogna politica, è più forte di qualsiasi
evidenza miracolosa. Si sarebbe attribuita l'apparizione ad una sorta di
allucinazione collettiva. Non sono d'accordo, rispose il prof. Petix. Qualcuno
in buonafede ci sarebbe comunque. E la verità si espanderebbe. La stessa
considerazione si potrebbe fare per i Paesi islamici. Qui l'apparizione della
madonna, obiettò il cappellano, non cambierebbe di granché le cose, perché lei
sa bene che gli islamici onorano la madonna come madre del profeta Gesù, a cui
riconoscono la verità dei miracoli raccontati nei Vangeli, anche se ne negano
la morte per crocifissione e la resurrezione. E, contraddittoriamente,
riconoscono come ultimo e maggiore profeta Maometto, anche se a lui non viene riconosciuto
alcun miracolo. Questo è vero, ma solo in parte, lo corresse il prof. Petix.
Infatti in tutta la loro storia gli islamici non hanno mai riconosciuto i
miracoli riconosciuti dai cristiani cattolici. E l'apparizione della madonna,
appartenente alla tradizione cristiana, sarebbe un fatto così nuovo che
certamente li metterebbe in crisi. E sarebbe ancora più fortemente convincente
l'apparizione di Gesù, magari con il simbolo della croce, che gli islamici
odiano, perché non venga confuso con altri. Che ne dice? Che vuole che le dica?
rispose il cappellano. A tutte queste sue domande non vi è risposta. Vuol dire
che vi è un disegno divino che noi non possiamo conoscere. D'altronde, che
merito avrebbero coloro che si convertissero di fronte ad un miracolo talmente
evidente? Non vi sarebbe più il merito della fede.