lunedì 14 giugno 2021

MA QUALE DIO ESISTE?

I cristiani dicono che la loro religione è l'unica religione vera. Ma il cristianesimo ha una miriade di confessioni. Quale confessione il Dio cristiano considera giusta? Ci si salva con qualsiasi confessione? E chi è pazzescamente mulsulmano come si comporterà nei loro confronti il Dio cristiano? Li considererà forse innocenti perché incapaci di intendere e volere credendo in un libro pazzesco quale è il Corano che li ha resi pazzi? E poi come la mettiamo con tutte le popolazioni che non sono state toccate dal cristianesimo? Che fine faranno gli induisti e i buddisti in buonafede? Che fine faranno gli atei-agnostici in buonafede come me? Consiglio a Dio, se esiste, di attenersi ad una regola assai sempice, regola che è fondamento del diritto naturale che si esprime in due parole espresse dal giureconsulto romano Ulpiano: neminem laedere (non danneggiare alcuno). Se questa regola è norma di una giustizia universale ne consegue che tutte le religioni sono inutili. Anzi, Dio dovrebbe premiare maggiormente gli atei-agnostici che rispettano la norma universale della giustizia perché la rispettano senza aspettarsi un premio nell'aldilà, mentre tutti i seguaci delle religioni cosiddette rivelate sono degli opportunisti che, se fanno del bene, lo fanno per costringere Dio a premiarli. Ma quale bene? E' impossibile dare una definizione universale di bene. Platone cercò per tutta la vita di darne una definizione e non vi riuscì. Alla fine (nel dialogo il Filebo) capì che il bene doveva risolversi nel concetto di giustizia intesa come ordine e proporzione. Per un islamico (soggetto da TSO) è un bene uccidere un infedele. Egli non dovrebbe avere scampo di fronte ad un Dio indipendentemente da ogni religione. Oppure, come ho detto, dovrebbe perdonarlo in quanto reso pazzo dal Corano. Invece il male è definibile universalmente perché lo si vede alla luce della norma neminem laedere. In tribunale si finisce non per non avere fatto del bene, ma per aver fatto del male inteso come danno. Distinzione tra morale e diritto.        

sabato 12 giugno 2021

DOPO I 60 ANNI E' NORMALE MORIRE CON ASTRAZENECA

Dopo la morte della 18enne Camilla (morta per AstraZeneca) ci si è affrettati a proibire questo vaccino ai minori di anni 60. Dunque dopo i 60 anni è normale che si possa crepare. Questa è la scellerata implicita conclusione a cui sono giunti i cosiddetti esperti (come Locatelli) dicendo che prima dei 60 anni non si deve fare il vaccino AstraZeneca. PAZZESCO. Ma in che mani siamo caduti a causa di questi cosiddetti esperti e dei politici che danno loro ascolto? 

E basta con la disonesta buffonata del foglio del consenso informato con cui i medici credono disonestamente di poter scagionarsi da ogni responsabilità. Un foglio che è carta straccia che bisognerebbe abolire. Bisogna invece prima di ogni vaccino ricostruire una anamnesi completa per sapere quali siano le malattie pregresse e con gli esami di laboratorio (esami del sangue e dell'orina) conoscere i valori delle più importanti funzioni dell'organismo, oltre che i farmaci che il vaccinando sta prendendo. Come mi ha detto un mio amico medico l'AstraZeneca è un vaccino che provoca una trombosi perché agisce direttamente sul sangue e se trova un eccesso di anticorpi si sviluppa una forte reazione che ha come conseguenza una coagulazione del sangue causa della trombosi. Una semplice aspirina potrebbe impedire la coagulazione del sangue. La ragazza morta ha tardato nel sottovalutare i primi sintomi (mal di testa, capogigiri etc.). Ha tardato una settimana. E questo ritardo le è stato fatale. E' stata vittima dell'insipienza dei medici se non le hanno fatto una anamnesi domandandole quali farmici stesse prendendo. Se non l'ha detto la colpa è anche sua. Ma si continua a morire anche prima dei 60 anni.

6 ore fa — Gianluca Masserdotti, 54enne carrozziere di Flero, comune in provincia di Brescia, è morto dopo aver ricevuto il vaccino AstraZeneca.

Avvocato di 45 anni muore dopo il vaccino AstraZeneca ...

https://www.iltempo.it › attualita › 2021/04/05 › news
5 apr 2021 — La Procura di Patti (Messina) ha aperto un'inchiesta per accertare se ci sono delle correlazioni tra la somministrazione del vaccino e il decesso ...

Militare morto dopo AstraZeneca: asintomatico, aveva ...

https://www.lastampa.it › topnews › primo-piano
26 mag 2021 — Stefano Paternò è deceduto lo scorso 9 marzo, una quindicina di ore dopo aver ricevuto la prima dose di AstraZeneca: era asintomatico e ...

Insegnante morta a Gela, per i PM: "nessuna correlazione con ...

https://www.ragusaoggi.it › insegnante-morta-a-gela-pe...
7 ore fa — Protesta davanti al tribunale. Insegnante morta a Gela, per i PM: “nessuna correlazione con il vaccino”.

Vaccino AstraZeneca, ancora una morte sospetta in Sicilia - QdS

https://qds.it › covid-vaccino-morte-sicilia-licata
E' stato trasportato all'ospedale "San Giacomo d'Altopasso" di Licata e poi trasferito, in elisoccorso, al Policlinico di Palermo dove è morto per emorragia ...
26 mag 2021 — Morto dopo prima dose AstraZeneca: “C'è correlazione, ma vaccini sono sicuri” ... Per il procuratore capo di Siracusa, Sabrina Gambino, “c'è dunque un nesso ... AZ solo per over 60: la Sicilia sospende pure le seconde dosi.
 

venerdì 11 giugno 2021

LA SUBLIMINALE SOCIETA' MULTIRAZZIALE ALLA TV...

 ...facendo vedere sempre un negro o una negra nella pubblicità e perfino adesso una negra come commentatrice Rai nel commento post partita di Italia-Turchia. In modo che la gente si arrenda al destino di una popolazione meticciata. Questo è il programma della disgrazia della falsa sinistra. Che pretende di chiamarsi progressista. 

Agli Illuminati piace il caffellatte

I cattocomunisti spianano la strada a chi deve sostituirci

mercoledì 9 giugno 2021

LA BARBARA UCCISIONE DI SAMAN: NON E' STATO FEMMINICIDIO MA PEGGIO

E' stata uccisa (si suppone perché ancora non è stato trovato il cadavere) non per motivi di gelosia o stato di abbandono del marito o fidanzato. Tale è il femminicidio. E' stata uccisa perché per il Corano CHI NASCE MUSULMANO DEVE MORIRE MUSULMANO. Non è ammessa nel Corano la rinuncia all'ideologia islamica (e dico ideologia e non religione perché l'islam non è nemmeno una religione ma una barbarie). Soltanto una PDiota come Alessandra Moretti (trasmissione zona bianca su Retequattro) poteva dire che si trattava di radicalismo islamico, così cercando di salvare indecentemente l'islamismo. Nel Corano sta scritto che donna è inferiore all'uomo a cui deve sottostare. Perché non si citano le frasi seguenti? Se alcune delle vostre donne avran commesso atti indecenti muratele in casa finché le colga la morte...Gli uomini sono preposti alle donne perché Allah ha preposto alcuni esseri sugli altri...Quelle donne di cui temete atti di disobbedienza ammonitete, poi lasciatele sole nei letti, poi bastonatele...”. Chi nato in famiglia musulmana abiura al Corano diventa un corrotto e semina corruzione. In verità la ricompensa di coloro che combattono Allah e il suo Messaggero e si danno a corrompere la terra è che essi saranno massacrati o crocifissi o amputati delle mani e dei piedi dai lati opposti o banditi dalla terra: questo sarà per essi ignominia in questo mondo e nel mondo avvenire immenso tormento, eccetto quelli che si pentiranno prima che voi vi impadroniate di essi .    Tutto il resto è impostura o ignoranza di ciò che sta scritto nel Corano.  Questo avrei voluto sentir dire da coloro (Capezzone compreso), che, pur condannando la "cultura" islamica, evitano sempre di citare i passi del Corano per tappare la bocca al musulmano Saif che negava che l'uccisione di Saman fosse dovuta al Corano. Ancora una volta debbo citare il mio florilegio del Corano, la più grande disgrazia della storia. Se è vero che non tutti gli islamici sono terroristi è anche vero che tutti i terroristi sono islamici. Se è proibito fare propaganda per il Mein Kampf di Hitler mi sono sempre domandato perché sia permesso ai musulmani fare propaganda per il Corano, che è peggio del Mein Kampf perché, mentre il Mein Kampf considerava nemici gli ebrei il Corano considera nemici tutti gli infedeli, tali in quanto non seguono le regole del Corano. Bisogna essere dei pazzi per credere nel Corano. E tuttavia è permessa la predicazione del Corano le cui regole sono contrarie a tutto il nostro ordinamento giuridico. Le moschee, dove si predica il Corano, dovrebbero essere poste fuori legge. Perché non si ha il coraggio di farlo? La spiegazione è evidente. I musulmani sono circa un miliardo e trecentomila sulla Terra. E se venisse posta fuori legge la predicazione del Corano si scatenerebbe il terrorismo negli Stati non islamici. Un islamismo moderato è un falso islamismo. Si badi che nel Corano sta scritto che nessuna frase e nessuna parola può essere tolta perché quel pazzo o impostore di Maometto (un analfabeta che si portava dietro uno scriba a cui dettare i cosiddetti versetti del Corano) disse che i versetti gli erano stati dettati direttamente da Allah tramite l'arcangelo Gabriele e dunque il Corano doveva essere considerato un libro ETERNO, non modificabile dagli uomini. Questa è la differenza fondamentale tra il Corano e l'Antico Testamento, che gli stessi ebrei oggi considerano ispirato da Jahweh ma non dettato da Jahweh, e dunque interpretabile nelle sue leggi in quanto contestualizzabile nel costume degli antichi ebrei. Infatti molte regole sono ritenute superabili dagli stessi ebrei credenti, che oggi non si sognerebbero di mettere in atto le regole che impongono, per esempio, la lapidazione degli adulteri (Deuteronomio, 22:13) e la pena di morte per gli omosessuali (Levitico, 20:13). Tutto il contrario nel Corano. Nel Corano esiste la regola della

Taqiyya

che impone ai musulmani di far finta di accettare le leggi dello Stato non islamico in modo che monti il loro numero per poi imporre le loro leggi. Il PD con i suoi alleati della FALSA sinistra è ormai traditrice della classe operaia. Ormai la Falsa sinistra, persa la base della classe operaia, è allo sbando e cerca di raccogliere voti dove li può raccattare accogliendo le richieste più demagogiche. E proprio la cosiddetta sinistra, che dovrebbe difendere la concezione dello Stato laico, è diventata il cavallo di Troia dell'invasione islamica. Aveva ragione Oriana Fallaci.
20 ott 2009 — Il terrorismo nel Corano. Dopo avere ascoltato poco fa la trasmissione Porta a Porta sulla scellerata proposta di D'Urso di insegnare il Corano ...

4 ago 2019 — Poiché il Corano stesso si presenta come un libro ETERNO, e perciò non ... pietromelis.blogspot.com/2009/10/il-terrorismo-nel-corano.html

9 ore fa — ... sono "barbare pratiche patriarcali". Nessuno riesce a dire fondamentalismo islamico. ... Letta & Co. hanno paura di dire islam. 10 Giugno 2021 - 12:32.

La minaccia choc dell'islamico: "Vi dico quando la donna va ...

https://www.ilgiornale.it › news › cronache › minaccia-...
7 ore fa — "Deve morire accoltellata". A raccogliere alcune voci della comunità islamica è stato l'inviato Daniele Bonistalli, che ha ricevuto una risposta choc ...

martedì 8 giugno 2021

L'ULTIMA CENA: MEA CULPA

Odio i ristoranti perché li ritengo pericolosi per la salute. Sono abituato alla sana cucina casalinga. Ma trascinato da alcune mie vecchie conoscenze non ho saputo resistere alla proposta di andare nell'Antico Caffé di Cagliari (esistente dal 1885) dove si può anche cenare. E benché da 10 anni sia divenuto astemio (ma allora bevevo solo un bicchiere di vino rosso a pasto) non ho saputo resistere ad un vino bianco dolcissimo e frizzante. I tavoli, distanziati e coperti da tendoni, si trovavano tutti all'aperto occupando una parte della piazza. Un viavai di gente che non vedevo da molto tempo. Fiumane di gente. Mi sentivo spaesato. Ragazzine tutte con hot pants, anche quelle che avevano brutte gambe che avrebbero fatto bene a nascondere. Sono tornato a casa triste perché, avendo voluto pagare io per tutti e quattro, mi sono venuti dei rimorsi di coscienza. Quei 137 euro li avrei spesi  meglio in beneficenza aggiungendo i soldi spesi a quelli che ogni tanto do ad una mia amica che spende quasi tutto lo stipendio di impiegata delle Poste per mantenere decine di gatti randagi che ogni sera sostano sotto casa sua. Tutti i tavoli erano occupati e bisognava prenotare il tavolo. Sembrava che il Covid ormai non esistesse più. Io dei quattro ero l'unico non vaccinato. Ma si sa che i vaccinati possono essere asintomatici, nel senso che possono avere il virus ma non si ammalano pur potendolo trasmettere ai non vaccinati. Non ho ancora fatto il vaccino perché ancora non si sa quale intruglio contenga il vaccino. Molte mie conoscenze, compresi i tre presenti al mio tavolo, hanno avuto alcune conseguenze per qualche giorno, compresi stati febbrili. Avevo detto alla mia amica presente al tavolo che preferivo che organizzasse lei una cena nella sua bella casa ed io avrei pagato la cena portata da un ristorante per non costringerla a cucinare. Ma lei voleva ad ogni costo farmi uscire di casa credendo di farmi un piacere anche perché avrebbe invitato una sua bella amica. Per questo invitai un mio amico. Rimasi deluso non tanto per me quanto per il mio amico che rimase anch'egli deluso. Infatti l'amica non era affatto bella, anche se non brutta. Alta e decente. Per questo mi sentii in dovere di pagare io a titolo di risarcimento danni. E' stata l'ultima cena in un ristorante. Soldi buttati nel cesso.               

domenica 6 giugno 2021

L' ANTROPOCENTRISMO E' LA MALATTIA MORTALE DELLA TERRA

Se si nega il diritto naturale - che, in quanto naturale, non può non essere anche il diritto di tutti gli animali - l'alternativa è il convenzionalismo degli stessi principi costituzionali di uno Stato liberale, che avrebbero fondamento unicamente sullo Stato. In tal caso non si può dire che esistano "crimini contro l'umanità", essendo anche la loro condanna una pura convenzione. Il limite del diritto naturale di uno è il diritto naturale di un altro alla sua auto-conservazione. Se si nega il diritto naturale si è nichilisti, se lo si limita alla specie umana si è antropocentrici, cioè antiscientifici. I guasti ambientali hanno la loro causa determinante nell'antropocentrismo, che "fa violenza alla terra e la trascina nell'esaustione" per porla "sotto il dominio della volontà di volontà che rende manifesta l'insensatezza dell'agire umano posto come assoluto" (Heidegger, Saggi e discorsi).
Dalla quarta di copertina del mio libro Scontro tra culture e metacultura scientifica. L'Occidente e il diritto naturale.     
Gli argomenti di Franco Libero Manco mi riportano all'argomento del grande filososofo Robert Nozick, che, sostenitore del diritto naturale (contro il convenzionalismo del suo collega di Facoltà John Rawls nell'Università di Princeton, autore, immeritamente più famoso, di Una teoria della giustizia), nella sua opera fondamentale Anarchia, Stato e Utopia immagina che degli extra terrestri, di intelligenza assai superiore a quella umana, giungano sulla Terra e assoggettino la popolazone terrestre scoprendo che la carne umana è assai prelibata, specialmente quella più tenera dei bambini. Si domanda Nozick: che argomento abbiamo per opporci alla loro pretesa se noi per lo stesso motivo ci cibiamo di carne non umana ritenendoci superiori agli altri animali?    

INDIFFERENZA: LATO OSCURO DELLA COSCIENZA UMANA

“L’uomo non troverà pace finché non estenderà la sua compassione

a tutte le creature viventi” (Albert Schweitzer)

Franco Libero Manco

 

Immaginiamoci braccati da esseri venuti da altri pianeti contro cui è impossibile qualunque reazione di difesa; in un luogo lugubre, senza vie di fuga, dal fetore pregnante di sangue, senza alcuna possibilità di essere aiutati. Immaginiamoci spinti a colpi di bastone verso il patibolo e accanto a noi squartati e appesi a ganci metallici i resti di nostri parenti e amici.

Perché riteniamo sacrificabile l’animale a vantaggio dell’uomo? Se riteniamo ingiusto che una eventuale specie aliena possa interferire nella nostra vita perché riteniamo legittimo interferire nella vita degli animali? Nel cibarsi l’animale non ha alternativa: non ha alternativa la volpe che uccide il coniglio o il leone che uccide la gazzella: noi sì, ed è questo che non ci assolve, che non ci giustifica, che ci condanna a subire gli effetti del dolore che abbiamo causato.

Ognuno di noi in qualche modo ha sperimentato la sofferenza: quella fisica di una malattia, di un incidente, di un mal di denti, la perdita di una persona cara, l’impossibilità di potersi difendere da un sopruso ingiusto o doloroso.

Solo una parte irrilevante della crudeltà umana può essere ascritta ad impulsi incontrollati, la maggior parte è dovuta a superficialità o ad abitudini consolidate da insane tradizioni: “La facoltà di delegare ad altri il commettere ciò che ci ripugna è la causa della maggior parte dei delitti” (Seneca).

Finché i gemiti degli animali assetati, affamati, agonizzanti continuano ad essere inascoltati; finché l’indifferenza avrà la meglio nei nostri cuori, siamo tutti colpevoli. E’ la nostra coscienza ad essere sotto accusa, che è chiamata a rispondere di questo dissennato martirio. Ma un popolo che si nutre di sangue e di cadaveri non può che avere un futuro di dolore. 

Ci si chiede il perché della violenza umana, delle guerre, delle malattie, del dolore. Vittima della sua stessa nemesi karmica, che pesa e si accumula, l’uomo è destinato a pagare per la leggerezza del suo vivere, per ogni vita spezzata, per ogni ferita inflitta ingiustamente  ai suoi simili e ai suoi fratelli animali.  “Finché gli uomini continueranno ad uccidere gli animali essi non cesseranno nemmeno di uccidersi tra di loro: il mondo animale si vendica dell’umanità forzandola nelle guerre a divenire carnefice di se stessa” (Max de Saxe).

Il mondo si divide tra quelli che mangiano la carne (ai quali non importa conoscere gli effetti  di questa dannosa e degradante scelta alimentare) e quelli che si astengono per senso di giustizia e di solidarietà verso le creature non umane. Poi vi sono i tiepidi, gli ignavi, coloro che dicono di amare gli animali ma non hanno la volontà di anteporre ciò che giusto al piacere del loro palato. “L’ingordigia di pietanze a base di carne è un’ingiustizia abominevole e io desidero che aspiriate soprattutto alle cose che sono un nutrimento eterno per la vostra anima” (S. Gregorio di Nazianzo).

Le armi più letali dell’uomo contro se stesso, contro l’evoluzione, la civiltà e la vita sono il coltello e la forchetta. Queste sono state e saranno la nostra prima ed ultima rovina. L’uomo non si vergogna di divorare ogni cosa, di nutrirsi di salme: “Una mucca o una pecora morte che giacciono in un pascolo, sono considerate carogne. La stessa carcassa, trattata e appesa in un chiodo in macelleria, passa per cibo” (J. H. Kellogg).

Ma come ha potuto l’uomo vendere la propria dignità, la propria ragione, mettere a tacere la  propria coscienza, sprofondare in un abisso di orrore fino a considerare l’animale cosa da mangiare? “C'è forse qualcosa di più abominevole del nutrirsi continuamente di cadaveri?” (Voltaire).

Come può un rappresentante religioso, un politico, un esponente dei diritti umani rendersi complice di una simile aberrazione? Come può mettere nel proprio stomaco lo stomaco di un animale, i muscoli, il cervello, il cuore, il fegato di un animale e non inorridire a questa idea che degrada la nostra coscienza, la nostra mente, il nostro corpo, la nostra anima, il nostro pianeta, che rovina la nostra economia e trasforma questo pianeta in un’immensa camera di tortura per animali? Quando si acquista della carne è come fare la spesa all’obitorio.

Ho visto l’indifferenza più agghiacciante degli uomini nei confronti degli animali martirizzati negli stabulari dei vivisettori: ho visto un cane leccare implorante la mano del suo carnefice. Ho visto uomini strappare le pelli ai teneri cuccioli di foca ancora in vita. Ho visto i mitici figli della giungla serrati in strettissime gabbie dove al tormento segue la pazzia. Ho sentito le urla strazianti degli animali nei mattatoi ed erano le stesse dei malati di cancro terminali. Ho capito che l’uomo è il vero e più terribile virus mai apparso sulla terra, votato alla distruzione della natura e all’annientamento della sua stessa specie, ed ho capito che favorire, sollecitare, spronare, invogliare a consumare carne è il più rovinoso dei crimini  che un individuo possa commettere nei confronti della vita. La compassione è un sentimento indivisibile: chi non lo possiede per gli animali non può nutrirlo per gli umani.

Se riconosciamo agli animali la capacità di percepire il dolore, sensibilità, intelligenza come possiamo trattarli come se ne fossero privi? Il deviante concetto di priorità non ci assolve dalle responsabilità di ciò che causano le nostre scelte. E’ la stessa priorità che ha negato per millenni agli schiavi il diritto alla libertà e alla vita. E’ la stessa priorità che ha giustificato e che tutt’ora giustifica l’eccidio degli indio perché di ostacolo agli interessi delle multinazionali. La stessa priorità che ci impedisce di sentirci complici di questo inferno cui abbiamo condannato gli animali, il pianeta e noi stessi.

Tutti i giorni si perpetua sulla terra un crimine nei confronti degli animali di proporzioni apocalittiche. Perche? Gli animali possono essere allevati, uccisi, torturati, sfruttati, utilizzati come oggetti perché diversi da noi, cioè non sono umani, e anche se un cane ha percezioni, memoria, sentimenti superiori ad un bambino di un anno non è umano: questa è la sua colpa, e per questo può essere torturato, abbandonato, ucciso.

In che noi umani siamo diversi dagli animali se non nel corpo fisico? Ma uguaglianza imporrebbe ugual trattamento. Appellarsi alla differenza per giustificare il loro utilizzo e il loro martirio,  è la stessa motivazione che ha reso possibili i campi di sterminio nazisti in cui il diverso era cosa, da utilizzare, annullare, mentre è proprio la diversità delle cose che consente a noi di evolvere e alla vita stessa di perpetuarsi nell’universo.

Come può il macellatore, il vivisettore, il cacciatore, il pescatore essere in pace con la propria coscienza? ritenere il proprio interesse, il proprio piacere prevalente sulla vita e sul dolore di altri esseri senzienti? privare per sempre l’animale della luce del sole, dell’erba, del suo unico bene che è la sua già brevissima esistenza?

Se siamo consapevoli che l’animale è in grado di percepire l’angoscia, come giustificare l’arrogante ed arbitraria presunzione di ritenere che la nostra vita, la nostra sofferenza, la nostra libertà sia più importante di quella degli  animali al punto da ritenere legittimo mangiarseli? “Condurre gli animali al macello, farli cuocere, non per nutrirsene e saziarsene, ma allo scopo di provarvi piacere e soddisfare la propria ghiottoneria, non c’è nome per designare questo misfatto, questo crimine” (Porfirio).

Chi ci ha autorizzato a disporre della libertà e della vita degli animali? Chi ci ha autorizzato a limitare alla sola specie umana il comando “Non uccidere”? Quando penso a tutto questo un profondo sconforto mi pervade, ma la speranza di un mondo più giusto mi è dura a morire nel cuore.

 

venerdì 4 giugno 2021

TRA IL CREDERE E IL NON CREDERE ATTENDO L'IMMUNITA' DI GREGGE

Molte mie conoscenze hanno avuto conseguenze negative dal vaccino. Stati febbrili, dolori al braccio, etc. Leggo che è una grande bufala il dire che il vaccino modifichi il DNA. Dove sta la verità? Se mi è andata bene per un anno e mezzo limitandomi a doppia mascherina, distanziamento e lavaggio delle mani posso sperare di poter andare avanti così? Un mio amico medico di base vaccinatosi con il Pfizer mi ha spiegato che l'AstraZeneca è un vaccino che agisce sul sangue e in caso di una già presente quantità di anticorpi il vaccino può provocare una reazione negativa degli stessi anticorpi provocando una coagulazione del sangue con relativa trombosi. Invece il Pfizer agisce direttamente sulle cellule non sanguigne evitando l'aumento eccessivo degli anticorpi con conseguente trombosi cerebrale. Troppo presto per sapere quali saranno le conseguenze sull'organismo.       

La campagna vaccinale fra poco imploderà: tenete duro!

giovedì 3 giugno 2021

IL MONDO E' BUIO: LA LUCE IN SE' NON ESISTE

 Si è sempre creduto che la luce esistesse indipendentemente dalla visione. Anche tutti gli scienziati credettero che la luce esistesse di per sé. A questa convinzione non si sottrassero, per esempio Cartesio, Galileo e Newton. Ma un giorno mi venne dato in omaggio da un professore universitario (Franco Alessio) di cui ero assisstente, il Tractatus Opticus del filosofo Thomas Hobbes. Trattato che era rimasto in manoscritto e pubblicato solo nel 1963 da Franco Alessio in una rivista di filosofia. Fu per me l'occasione di scrivere un saggio intitolato Cartesio e Hobbes. Studio sull'ottica. Ebbene, scoprii che un filosofo era arrivato a capire ciò che gli scienziati non avevano mai capito: la luce non esiste. Scrive Hobbes: adeo ut ablato omni vidente lumen non amplius existat (a tal punto che, tolto ogni vedente, la luce non continuerà ad esistere). Non basta. Hobbes spiegò per primo la rifrazione della luce affermando che lo spostarsi del raggio solare verso la perpendicolare rispetto al piano orizzontale di separazione dei due mezzi (aria e acqua per esempio) è dovuto alla maggiore resistenza che trova la luce passando da un mezzo meno denso (come l'aria) ad un mezzo più denso (come l'acqua). Mentre scienziati come Cartesio, Leibniz e Newton affermavano il contrario sbagliando perché rappresentavano solo un raggio di luce con un linea retta, mentre Hobbes rappresentò un fascio di luce di luce con un rettangolo. La gente tuttora crede che la luce esista di per sé. Ma non si domanda come mai il cielo stellato apppaia buio e la luce delle stelle non si espanda in ogni direzione. Se così fosse il cielo di notte dovrebbe apparire tutto illuminato. Ma non è così. Noi vediamo la luce delle stelle solo perché abbiamo gli occhi per vederla puntando lo sguardo verso il cielo. Non l'ha spiegato nemmeno il paradosso dell'effetto Olbers nonostante si dica che fu lui a spiegare perché il cielo ci appaia buio. Olbers considerava che in un universo in espansione e finito nel tempo (nell'ipotesi del Big Bang), dato l'enorme numero di galassie comprendenti ciascuna miliardi di stelle, il cielo dovrebbe apparirci pieno di stelle. La sua risposta fu che le stelle si trovavano ad enormi distanze l'una dall'altra e che dunque noi vediamo solo le stelle di cui ci arrivata la luce, non apparendoci ancora la luce delle stelle più lontane essendo l'universo in espansione. Come si vede Olbers non affrontò la diversa questione del perché noi vediamo la luce delle stelle che giunge sino a noi. La vediamo perché abbiamo gli occhi per vederla, nel senso che senza gli occhi la luce non esisterebbe come luminosità. Infatti già il fisico arabo Alhazen aveva distinto la lux (come fatto visivo) dal lumen come radizione oggettiva, indipendente dalla visione. Ma non arrivò a capire che nemmeno la lux esiste di per sé come realtà oggettiva. Rimane ad Hobbes il merito di aver capito che il mondo è buio e lo illuminiamo noi con i nostri occhi.              

Guardate la figura 4: il cielo dovrebbe apparire tutto luminoso se ci giungesse la luce di tutte le stelle. Questo dice il paradosso di Olbers, che tuttavia non spiega perché ci giunga solo la visione delle stelle di cui ci giunge la luce.

30 ott 2011 — L'universo si espande e quindi lo spettro della luce degli oggetti che vediamo subisce uno spostamento verso il rosso (effetto Doppler). Oggetti ...

  

mercoledì 2 giugno 2021

FESTA DELLA REPUBBLICA NATA COL DUBBIO DI UNA FRODE

I votanti furono 24 946 878, pari circa all'89,08% degli aventi diritto al voto, che risultavano essere 28 005 449; le schede convalidate furono 23 437 143, quelle invalidate (bianche incl.) 1 509 735. I risultati ufficiali del referendum istituzionale furono: repubblica voti 12 718 641 (pari a circa il 54,27% delle schede convalidate), monarchia voti 10 718 502 (pari a circa il 45,73% delle schede convalidate).

Analizzando i dati regione per regione si nota come l'Italia si fosse praticamente divisa in due: il nord, dove la repubblica aveva vinto con il 66,2%, e il sud, dove la monarchia aveva vinto con il 63,8%. 

Si dice che il referendum a favore della Repubblica sia stato manipolato nel suo risultato dall'allora ministro dell'interno Giuseppe Romita. A metà dello spoglio dei voti la monarchia era paradossalmente avanti grazie ai voti del sud. Non bastava che la monarchia avesse promosso il fascismo sin dalla sua nascita quando il re nano Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare lo stato d'assedio propostogli dal primo ministro Facta contro la scalcinata marcia fascista su Roma (Mussolini si trovava allora a Milano e arrivò a Roma in treno con vagone letto). Non ebbe alcunché da dire firmando le sciagurate leggi razziali. Il sud, con Napoli in testa, era rimasto incredibilmente monarchico. Nel Lazio repubblicani e monarchici erano pari nei voti. Dal Lazio in giù prevalevano i monarchici. Presi dal panico i fautori della Repubblica aspettarono la conclusione dello spoglio delle Regioni del nord. Forse nemmeno i voti del nord erano sufficienti a superare i voti del sud. E allora PARE che il ministro Romita, socialista, non essendoci un controllo dei voti che pervenivano al Ministero dell'interno, né vi erano controlli nei seggi elettorali, abbia rimediato gonfiando i voti a favore della Repubblica.

Nonostante la molteplice e duratura attività ministeriale, Romita è ricordato per essere stato il ministro dell'interno che gestì il  referendum istituzionale sulla scelta fra monarchia e repubblica del 2 giugno 1946. Fu grazie al suo operato che si optò per un referendum popolare che decidesse la forma dello stato anziché lasciare tale decisione all'Assemblea Costituente. Per le sue idee repubblicane e per l'attivismo pro-referendum fu coinvolto nelle polemiche alimentate dagli ambienti per presunti brogli a favore della repubblica. In particolare il fatto che i risultati del referendum fossero stati resi pubblici solo il 5 giugno, a tre giorni dalle consultazioni, fomentò tale sospetto. Giuseppe Romita cercò di giustificarsi dicendo di essersi preoccupato di tutelare l'ordine pubblico perché i primi dati che giunsero dal sud Italia davano vincente la monarchia,  mentre in un secondo momento con l'arrivo dei dati dal nord le sorti si capovolsero. Il ministro temeva che l'alternarsi dei risultati riscaldasse il popolo già acceso e spaccato. Romita, fervente repubblicano, nei suoi diari scrisse del suo sconforto durante i primi momenti dello spoglio quando sembrava che la monarchia avesse vinto il referendum.
Paradosso:  Enrico De Nicola, provvisorio presidente della Repubblica, e Luigi Einaudi, primo presidente della Repubblica, avevano votato per la monarchia. 
Dopo l'incarico di formare il governo, conferito a Mussolini, il 31 ottobre 1922 De Nicola si ritrova a presiedere la Camera il giorno del discorso di insediamento, detto "del bivacco". Appoggia, quale misura eccezionale, la riforma elettorale nota come "legge Acerbo" (novembre 1923) e mantiene la presidenza della Camera fino al conseguente scioglimento della stessa (25 gennaio 1924). Poi, rieletto, rinuncia alla elezione e si limita alla sua professione di avvocato.  
Diversa la posizione di Einaudi durante il fascismo. Si avvicina al programma economico e finanziario del fascismo, più classicamente liberale, di cui era interprete Alberto De Stefani, che poi diverrà ministro delle Finanze nel governo Mussolini.  Una volta in carica, infatti, De Stefani provvide subito alla restituzione all'esercizio privato di tutte le funzioni economiche assunte dallo Stato durante la guerra, l'affidamento dei telefoni a compagnie private e la riduzione al minimo dei servizi marittimi sovvenzionati, in linea con i principi liberali di Einaudi. Alla condivisione per la politica economica di De Stefani, tuttavia, corrisponde, da parte di Einaudi, una sempre maggior diffidenza per i progetti di riforma costituzionale di Mussolini. A partire, infatti, dalla proposizione e dall'approvazione in Parlamento della legge elettorale maggioritaria e, soprattutto, dopo il delitto Matteotti, Einaudi si colloca politicamente a difesa dello Stato liberale pre-fascista.

Con l'avvento della dittatura fascista è costretto a limitare la sua attività accademica e ad interrompere quella politica. Nel novembre del 1924 aderisce all'Unione Nazionale di Giovanni Amendola e, nel 1925, è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce. Alla fine dello stesso anno si dimette da collaboratore del Corriere della Sera, già fascistizzato, a seguito dell'allontanamento di Luigi Albertini. L'anno dopo, ormai inviso al regime, viene estromesso dall'insegnamento all'Università Bocconi e al Politecnico di Torino. Nel 1931  è convinto da Benedetto Croce a mantenere almeno la cattedra universitaria della Facoltà di giurisprudenza di Torino, nonostante l'obbligo di prestare giuramento di fedeltà al fascismo  "per continuare il filo dell'insegnamento secondo l'idea di libertà". Einaudi giura, onde evitare che il suo posto sia occupato da un professore fascista.

Al Senato fa parte dei 46 senatori che votano contro la legge elettorale che sancisce la lista unica formata dal Gran consiglio del fascismo (1928); non partecipa alla votazione per la ratifica dei Patti Lateranensi e vota contro l'ordine del giorno favorevole alla Guerra d'Etiopia e contro le leggi razziali del 1938.

martedì 1 giugno 2021

LA LIBERAZIONE DEL PLURIASSASSINO GIOVANNI BRUSCA ...

 ...grazie alla perversa legge a favore dei falsi pentiti che riduce gli anni di carcere. E' stato quello che ha sequestrato il tredicenne Giuseppe Di Matteo che due anni dopo fu ucciso e sciolto negli acidi. Si è attribuito 150 omicidi. E adesso è libero. 

Mi viene in mente quanto scrisse a questo proposito Cesare Beccaria, che in Dei delitti e delle pene , pur condannando la pena di morte, faceva eccezione per coloro che sovvertivano le leggi dello Stato. Certamente Beccaria non sarebbe stato contrario alla pena di morte per i delitti di mafia. E condannava lo Stato che veniva a patti con i criminali per estorcere le confessioni.  

Beccaria condanna lo Stato che compra le delazioni e impone taglie: “Chi ha la forza di difendersi non cerca di comprarla. Di più, un tal editto sconvolge tutte le idee di morale e di virtù, che ad ogni minimo vento svaniscono nell’animo umano. Ora le leggi invitano al tradimento, ed ora lo puniscono…Invece di prevenire un delitto, ne fa nascere cento. Questi sono gli espedienti delle nazioni deboli, le leggi delle quali non sono che istantanee riparazioni di un edificio rovinoso che crolla da ogni parte”.11 D’altra parte, Beccaria (Dei delitti e delle pene, cap. XXVII) continuò a giustificare la pena di morte se “la morte di qualche cittadino diviene necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini tengon luogo di leggi”.

Bisognerebbe dunque concludere che Beccaria non sarebbe oggi contrario alla pena di morte almeno per i delitti di mafia, in cui “i disordini tengon luogo di leggi”, o contro i trafficanti di droga, cioè di morte, siano collegati o non con la mafia. La mafia non può essere combattuta democraticamente, ma sospendendo nelle regioni mafiose ogni forma di rappresentanza politica, esposta localmente ai ricatti mafiosi, e ogni forma di garanzia costituzionale nei confroni delle famiglie mafiose, a cui soggiace anche tutto l’apparato giudiziario, dalle guardie carcerarie ai direttori delle carceri sino ai magistrati che dovrebbero giudicare i criminali mafiosi, i quali smetterebbero di comandare e ricattare anche dal carcere soltanto se venissero giustiziati con la pena di morte. Soltanto da morti non potrebbero più comandere e ordinare altre uccisioni. Si sa quali sono le famiglie mafiose, e quando si peschi dentro di esse si pesca sempre bene, senza andare per il sottile. Uno Stato che non voglia intendere ciò è o buffone o connivente con questa feccia di specie soltanto biologicamente umana. Merito principale di Beccaria è l’avere evidenziato la necessità di “una proporzione tra i delitti e le pene”. Ma proprio tale proporzione sarà rivendicata da Kant contro Beccaria per giustificare la pena di morte.

Come scrisse Cesare Beccaria nel famoso Dei delitti e delle pene, pur contraddicendosi nel suo dichiararsi contrario alla pena di morte. D'altronde Beccaria ...
11 dic 2014 — L'illuminista Pietro Verri scrisse Osservazioni sulla tortura per ... fu aspramente condannato da Cesare Beccaria in Dei delitti e delle pene ...