giovedì 21 febbraio 2019

ROUSSEAU PEDAGOGISTA ANIMALISTA


JEAN JACQUES ROUSSEAU. EMILIO


Una delle prove che il gusto della carne non è naturale per l’uomo è l’indifferenza che i fanciulli hanno per questa vivanda, mentre tutti preferiscono alimenti vegetali, come i latticini, i farinacei, la frutta e così via. E’ soprattutto importante non snaturare questa primitiva inclinazione ed evitare in ogni modo di rendere i fanciulli carnivori, almeno per il loro carattere, se non per la loro salute, poiché comunque si spieghi il fenomeno, è certo che i grandi mangiatori di carne sono in genere più crudeli e feroci degli altri uomini: è un fatto che viene osservato in tutti i luoghi e in tutti i tempi. La barbarie inglese è ben nota; i Gauri al contrario, sono gli uomini più mansueti. Tutti i selvaggi sono crudeli e ciò non è effetto dei loro costumi: questa crudeltà deriva dai loro alimenti. Vanno alla guerra come a una caccia e trattano gli animali alla stregua degli orsi. Nella stessa Inghilterra i macellai non sono ammessi a testimoniare e neppure i chirurghi. I grandi criminali si incalliscono nel delitto abbeverandosi di sangue. Omero rappresenta i Ciclopi, mangiatori di carne, come uomini mostruosi, e i Lotofagi come un popolo così amabile che, chiunque aveva cominciato a conoscerli, dimenticava persino il proprio paese per vivere con loro.

“Tu mi domandi - diceva Plutarco - perché Pitagora si astenesse dal mangiar carne, ma io ti domando al contrario quale coraggio ebbe l’uomo che per primo avvicinò alla bocca un brano di carne martoriata, che frantumò con i denti le ossa di una bestia agonizzante, che si fece servire corpi senza vita, cadaveri, e si cacciò nello stomaco membra che un momento prima belavano, muggivano, camminavano, vedevano. Come poté la sua mano immergere un ferro nel cuore di un essere sensibile? Come potettero i suoi occhi sopportare un assassinio? Come poté vedere svenata, scorticata, smembrata una povera bestia senza difesa? Come poté tollerare la vista delle carni palpitanti? Come ne fiutò l’odore senza che la nausea lo assalisse? Come non si sentì disgustato, vinto da ripugnanza ed orrore, quando giunse a mettere le mani sulla lordura di quelle ferite, a nettare il nero sangue rappreso che le copriva?

Le pelli strisciavano a terra scorticate,

Le carni al fuoco muggivano infilzate;

Non poté l’uomo mangiarle senza fremere,

E nel suo seno le sentiva gemere.

Ecco che cosa dovette immaginare e sentire la prima volta che fece forza alla natura per cibarsi di questo orribile pasto, la prima volta che ebbe fame di una bestia vivente, che volle nutrirsi di un animale che pascolava ancora e disse in che modo bisognava sgozzare, squartare, cuocere la pecora che gli leccava le mani. E’ di chi dette inizio a questi crudeli festini, e non di chi oggi li abbandona, che v’è motivo di stupirsi: i primi potrebbero ancora giustificare la loro barbarie con scuse che fanno difetto alla nostra e la cui mancanza ci rende cento volte più barbari di loro.

Mortali prediletti dagli dei, ci direbbero questi primi uomini, paragonate i tempi, considerate quanto siete fortunati e quanto noi eravamo miseri! La terra formata da poco e l’aria carica di vapori erano ancora indocili all’ordine delle stagioni; l’incerto corso dei fiumi ingoiava da ogni parte le loro sponde; stagni, laghi, profonde paludi inondavano tre quarti della superficie terrestre; l’altro quarto era coperto di alberi, di sterili foreste. La terra non produceva alcun buon frutto, noi eravamo privi di strumenti per lavorarla, ignoravamo l’arte di servircene e il tempo della raccolta non giungeva mai per chi nulla aveva seminato. Così la fame non ci dava tregua. D’inverno, il muschio e la corteccia degli alberi erano i nostri cibi ordinari. Qualche radice verde di gramigna e di brughiera era per noi una grascia. E quando gli uomini erano riusciti a trovare un po’ di faggine, di noci o di ghiande, danzavano di gioia intorno a una quercia o a un faggio al suono di qualche rustica canzone, chiamando la terra loro nutrice e madre: ecco le loro sole feste, i loro unici giochi; tutto il resto della vita umana non era che dolore, pena, miseria.



O assassino contro natura! Se ti ostini a sostenere che essa ti ha fatto per divorare i suoi simili, esseri di carne e ossa, che vivono e sentono al pari di te, soffoca allora l’orrore che essa ti ispira per questi orrendi pasti; uccidili tu stesso questi animali, con le tue proprie mani, senza arnesi di ferro, senza coltelli; lacerali con le tue unghie, come fanno leoni e orsi; azzanna questo bove e fallo a brani; affonda i tuoi artigli nella sua pelle; divora quest’agnello tutto vivo, ingoia le sue carni ancora calde, bevine insieme il sangue e l’anima. Tu fremi! Non hai il coraggio di sentire sotto i denti la carne viva! Uomo pietoso! Prima uccidi l’animale e poi lo mangi, quasi per farlo morire due volte. E non basta: la carne morta ti ripugna ancora, le tue viscere non possono tollerarla; bisogna trasformarla con il fuoco, bollirla arrostirla, insaporirla con droghe che la dissimulino: ti occorrono salumieri, cuochi, rosticcerie che ti risparmino l’orrore di uccidere e acconcino per te le morte spoglie, affinché il senso del gusto, ingannato da questi travestimenti, non respinga ciò che gli è estraneo ed assapori con piacere cadaveri di cui l’occhio stesso avrebbe a stento sopportato la vista”.

2 commenti:

bambilu ha detto...

Il pianeta terra deprivato di 15000 litri d'acqua per "fabbricare" 1 chilo di Carne. Vogliamo anche parlare della cappa di DOLORE ed il mare di sangue innocente che avvolge la Terra? Se il bruto umano fatto ad immagine e somiglianza del feticcio jhw giovè zeus l'assonante perfido trio degli eserciti perdesse i pollici dovrebbe ammazzare con i piedi. Intervenire chirurgicamente o chimicamente per la caduta naturale dei pollici umani. Sarebbe la fine del duetto cacofonico de "la zanzara" che perculato gli ingenui con le imitazioni, facendo sia la parte del papa che quell dell'ossequiante Piergiorgio Odifreddi che da Ateo dovrebbe schifar schivando simili malprodotti dell natura. Hanno Maramaldato anche l'ex direttore di TG quando caduto in disgrazia. Quelli del Movimento 667 ne sappiamo una più del ziavolo perché noi facciamo anche i coperchi, se se sono accorti...ma
debbono continuare a finanziare sia la confindustria che i loro giornali di "economia finanziaria" che la loro radio solo ora stranamente antigovernativa per la prima volta, piena di ossessivamente strillatori sedicenti "giornalisti" placcati d'oro di bologna e catelle varie.

Pietro Melis ha detto...

"... lui i bambini non li poteva soffrire". Nemmeno io. Li vedo già adulti. E poi mi avrebbero tolto la libertà. E con ciò che costano! La gente fa figli per crearsi delle responsabilità e rimuovere il non senso della vita.