lunedì 5 gennaio 2015

PINO DANIELE SE NE E' ANDATO: E CHI SE NE FREGA! BUON VIAGGIO

E' morto un coglione. Non si può definire altrimenti uno che abbia rifiutato di essere trasportato nel più vicino ospedale e preferito di fare un lungo viaggio dalla Toscana a Roma dove voleva essere soccorso dal suo cardiologo di fiducia. Come se questo fosse in assoluto il migliore cardiologo, superiore a priori a quello del più vicino ospedale. Ma il cuore non ha aspettato. Non è stata una grande perdita.  Tanto baccano per la morte di un cantante, per cui di è mosso persino quel farabutto di Napolitano facendo le condoglianze. E poi Napoli che dichiara il lutto cittadino. Se fosse morto un grande scienziato vi sarebbe stata solo una notizia e poi basta, nell'indifferenza del grosso pubblico. Bisognerebbe cambiare il primo articolo della Costituzione: L'Italia è una Repubblica democratica (che ridere!) fondata sulle canzoni.
I cantanti di musica leggera hanno una fama immeritata. Non hanno una educazione della voce. Non hanno condotto studi musicali di composizione se sono anche autori. Sono degli ignoranti. Anche il cantante lirico più anonimo ha sempre una voce migliore di un cantante di musica leggera. Infatti il cantante lirico emette il canto dal petto mentre il cantante leggero emette il canto dalla gola. Anche all'interno di un teatro il cantante leggero ha bisogno di un microfono, senza il quale la voce arriverebbe flebile. Al contrario sarebbe una cosa impensabile, una aberrazione, vedere un cantante lirico usare il microfono all'interno di un teatro. Il microfono per lui è giustificabile solo  se canta all'aperto e in grandi spazi.
Ciò premesso la musica leggera non può definirsi arte.  E' artigianato, espressione di un costume del tempo. La musica leggera non fa parte della storia della musica. Una canzone ci riporta a certi anni della nostra vita, della storia. Anche le opere d'arte esprimono il tempo in cui furono create, ma allo stesso tempo lo trascendono. Una scultura di Michelangelo o un quadro di Tiziano trascendono i secoli in cui vissero gli autori. Pensate alle canzoni composte durante il fascismo, o alle canzoni di Claudio Villa (che, pure, aveva una voce da tenore che gli odierni cantanti si sognano): oggi sono cadute nel dimenticatoio perché non fanno parte del costume, della moda odierna della musica leggera. Fanno ridere. Coloro che si appassionano unicamente alla musica leggera sono degli analfaberi musicali che si annoierebbero ascoltanto la musica del sommo Bach o quella di Wagner o Mahler, con cui il tonalismo si apre all'atonalismo senza per questo abbandonare copletamente il tonalismo. Oggi la musica seria purtroppo, nel suo rincorrere uno sviluppo continuo del linguaggio musicale, è diventata solo cacofonia. Ha fatto sparire la differenza tra consonanza e dissonanza nell'armonia. Il successo della musica leggera è dovuta anche al fatto che la musica seria ha abbandonato oggi il linguaggio tonale ed è diventata insopportabile all'orecchio. Oggi infatti esiste una contrapposizione tra musica leggera e musica seria contemporanea che io chiamerei musica pesante. 
Ho usato l'espressione "musica seria", che si potrebbe chiamare colta, invece dell'espressione "musica classica" perché impropriamente viene impiegata questa espressione per denotare tutta la musica che non è leggera. La musica classica esprime un periodo breve della musica che va dalla chiusura della musica barocca (con Bach e Händel) all'inizio del romanticismo che avviene dopo Beethoven. Un periodo di tempo che è calcolabile nell'arco di circa 70 anni. Haydn, Mozart e Beethoven sono i maggiori esponenti della musica classica (sebbene le ultime sonate e gli ultimi quartetti di Beethoven preludano al superamento della costruzione classica dell'armonia). 
A sfregio (per il fatto che non se lo merita) dedico a Pino Daniele la marcia funebre di Sigfrido tratta dal Crepuscolo degli dei  di Wagner. Ogni volta che l'ascolto mi vengono i brividi per l'emozione. E chi rimane indifferente a questa musica merita soltanto la robaccia della musica leggera.  Certamente Pino Daniele non ha mai ascoltato Wagner, e allora lo ascolti da morto.

Siegfried's death and Funeral march Klaus ... - YouTube

www.youtube.com/watch?v=wXh5JprKqiU

A dispetto della storica opposizione tra il tardo classicismo  di Brahms e il tardo romanticismo di Wagner, voglio aggiungere lo stupendo andante dal sestetto op. 18 di Brahms. Anche con lo spartito per chi sappia leggere la musica.

18 commenti:

Freeanimals ha detto...

A me tutta questa grancassa (per restare in tema di musica) sulla morte di Pino Daniele, fa venire il sospetto che ci sia dietro qualche favore da restituire a qualche Gran Maestro di Loggia massonica. E poi, sempre con la "canzone napoletana", che a me, friulano, non dice granché. Comunque, comandano loro. Anche nei gusti musicali.

Freeanimals ha detto...

Ad avere qualche sospetto c'è anche Paolo Franceschetti e quindi sono in buona compagnia.

http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2015/01/un-infartuato-che-rimanda-indietro.html

Pietro Melis ha detto...

Mi può documentare che c'entri la massoneria? Intendiamoci: la detesto. In passato poteva avere un senso (Voltaire, Mozart, per esempio). Oggi è una associazione a delinquere.

Freeanimals ha detto...

Più che la Massoneria, che di facciata si dà da fare per il progresso morale dell'umanità, ma nei fatti intrallazza per meri scopi di potere, dietro morti pubblicizzate come quelle di donne e bambini c'è la Rosa Rossa, che è di derivazione Rosacrociana, piuttosto che massonica. Se fossi un esperto le potrei dire qualcosa di più, ma questo è tutto ciò che ho imparato da Franceschetti. Perché si uccidano i cantanti non so, ma perché la Rosa Rossa abbia ucciso Rino Gaetano, quello si sa. Nel mirino della Rosa Rossa c'è stato anche Marco Pantani, per motivi che non mi sono ancora chiari. Per non parlare dei leader religiosi come Osho, per i quali il movente almeno è comprensibile.

Pietro Melis ha detto...

Scusi, ma che c'entra la Rosa Rossa con Pino Daniele che è morto perché soffriva di cuore? E così via con altri nomi.

Ausel Pereira ha detto...

Il popolino vuole così e i governanti si adeguano applicando l'antico metodo di panem et circenses, tanto mica pagano loro. 600.000 euro per un concertino di capodanno in piazza Plebiscito- giusto per citarne uno- doppio funerale in pompa magna a spese ( credo ) del comune di Napoli , e così via.

Anonimo ha detto...

Questo articolo dimostra quanto tu sia un ritardato, insieme a tutti quelli che hanno commentato con post senza capo né coda.

Pietro Melis ha detto...

Il bue che dice cornuto all'asino. Uno che fa parte della folla di ebeti ignoranti che si commuovono alla morte di un artigiano della musica. Si nutra pura di cacca di musica. Che schifo!

Stefano S. ha detto...

Gentile professor Melis,

come dicevano i latini "de gustibus non est disputandum", la distinzione tra musica "alta" e "bassa" è infatti molto sfumata, e spesso la musica "alta" come lei nota è di fatto "pesante" per chi non ha percorso il processo di evoluzione del linguaggio musicale e non è in grado di apprezzarlo (cioè la gran parte del grosso pubblico), e infatti la musica "colta" cosiddetta "antica" viene solitamente favorita rispetto a quella moderna, con i suoi eccessi di formalisimi e sperimentazioni.

Siamo d'accordo che esiste una differenza sostanziale tra musica commerciale (costruita ad "arte" solo per avere successo, piuttosto che come genuina espressione artistica o culturale), e musica con finalità assoluta di espressione "artistica", ma asserire che tutta la musica leggera non sia "arte" mi sembra un'asserzione inutilmente polemica, e sbagliata, tant'è che la distinzione tra arte e artigianato è molto arbitraria (quanti autori di musica "classica" sono artigiani, quali sono artisti? Da un esperto di filosofia come lei mi aspetto almeno uno sforzo per definire e discriminare i due termini, per me tale discriminazione è in gran parte arbitraria).

Personalmente ad esempio non amo particolarmente Wagner, anche probabilmente per motivi personali e ideologici, per l'idea di musica che trasmette, probabilmente per una serie di pregiudizi che comunque compongono il giudizio estetico; il risultato è che ascoltare Wagner mi risulti quasi sempre penoso, ma non per questo considererei mai un estimatore di Wagner un "ebete".

Un mio prozio ormai deceduto da tempo, musicista, cultore della musica "colta" e uomo notevole in vari campi, odiava la stragrande maggioranza della musica cosiddetta "popolare" (ricordo ad esempio l'odio per i Beatles), ma amava stranamente la musica popolare napoletana (aveva passato diversi anni di gioventù a Napoli, e doveva essergli rimasta impressa nella memoria). Anche la musica "colta" è espressione del suo tempo, delle sue mode e delle sue vicende storiche, e il confine tra artigiano e artista è spesso indefinito. J.S. Bach a suo tempo veniva considerato principalmente un virtuoso dell'organo, e solo successivamente (a partire dalla riscoperta da parte di Mendelsshon nella seconda metà del 800) ha iniziato ad essere considerato uno dei più grandi compositori di ogni tempo.

Freeanimals ha detto...

Un requisito fondamentale delle società segrete è quello di non far sapere alla gente che esistono. Questo spiega la meraviglia, a volte stizzita, di tante persone, quando si parla degli omicidi rituali massonici. La Rosa Rossa, responsabile della morte delle coppiette in provincia di Firenze illo tempore, non credo che c'entri con Pino Daniele, ma è importante tenere a mente che dietro gli omicidi irrisolti e pubblicizzati in tivù c'è sempre quel gruppo di assassini intoccabili chiamati "Rosa Rossa".

Pietro Melis ha detto...

Ero incerto se rispondere ad uno che non ama Wagner per pregiudizi ideologici. Lei evidentemente accomuna Wagner al nazismo. Chi non apprezza Wagner non è un intenditore di musica. E chi aggiunge, come lei, che Wagner è penoso è un individuo penoso. Molti grandi musicisti hanno utilizzato le musiche popolari ma trasformandole e perciò elevandole ad un livello superiore. Così Brahms nelle danze ungheresi, Dvorak nelle danze slave, Bartok (che non apprezzo) e Kodaly nelle danze rumene etc. Faccio presente che la musica popolare è anonima, senza autori. Come musica popolare non è al livello d'arte perché non è stata elevata oltre i confini di una identità popolare. La musica colta è priva di identità popolare perché trascende tale identità per diventare identità dell'artista. Bastano poche note per stabilire la paternità di una musica. Ho scritto anch'io che la musica colta è espressione del suo tempo. Ma ho aggiunto che trascende il proprio tempo. Io al contrario del suo prozio apprezzo una canzone come "Images" di Lennon. Ma non è arte. Il confine tra arte e artigianato è confermato da qualsiasi manuale di storia della musica, che è storia della musica colta, non di quella leggera. Come mai? So benissimo che Bach fu scoperto nell'800. Mendelsohn scoprì lo spartito della Passione secondo Matteo per caso in un mucchio di carta da usare per fare pacchi. Ma un grande come Bach prima o dopo doveva "risuscitare". Mozart morì povero anche a causa delle spese pazze della moglie scriteriata che non aveva nemmeno i soldi per il funerale del marito, che finì in una fossa comune. E ancor oggi non si sa dove sia finito il corpo di Mozart. Non è stato mai identificato. Al suo funerale vi era nessuno. Ma la storia gli ha reso giustizia. Alla faccia di una folla di ebiti che partecipano al funerale di un cantante privo di meriti artistici.
Chi dice che "de gustibus non est dispuntandum" pone la questione sul piano dei gusti e non su quello del valore obiettivo. Perciò lei è un anafabeta in fatto di musica.

Stefano S. ha detto...

Cito: "Lei evidentemente accomuna Wagner al nazismo" - no! Non è quello (tant'è che accomunare Wagner al nazismo sarebbe antistorico"). "Chi non apprezza Wagner non è un intenditore di musica. E chi aggiunge, come lei, che Wagner è penoso è un individuo penoso." Non ho mai scritto che "Wagner è penoso", ma piuttosto che spesso ascoltarlo mi risulta "penoso". Detto ciò ci sono molte cose di Wagner che ammiro e che mi piace ascoltare, mentre trovo molte altre opere poco affini al mio gusto per vari motivi che non sto qui a scrivere, l'"ideologia" menzionata si riferisce più a un fatto di concezione della musica piuttosto che a un fatto politico.

"Il confine tra arte e artigianato è confermato da qualsiasi manuale di storia della musica" - cercherò di documentarmi.

Per quanto riguarda la leggenda di Mozart morto in miseria e senza il riconoscimento dei contemporanei, è appunto solo una leggenda rafforzata dalla popolarità del film "Amadeus" di Milos Forman del 1984, ma con tutta probabibilità non corrisponde alla verità, consulti per esempio la voce di Wikipedia su Mozart.

"[...] pone la questione sul piano dei gusti e non su quello del valore obiettivo. Perciò lei è un anafabeta in fatto di musica."
L'estetica è un fatto razionale, al di la del giudizio di valore personale è possibile costruire una discussione razionale a giustificazione di tale valore. Quindi il giudizio estetico può essere sia razionalizzato che affinato dalla discussione razionale. Il "valore obiettivo" in ambito artistico va costruito (e infatti possibile giungere a diverse valutazioni basandosi su principi diversi) non è poi tanto assoluto e insindacabile come lei lascia trasparire dalla sua risposta, per finalità polemiche. Da un altro punto di vista però il giudizio di valore o piacere personale è in un certo senso assoluto, anche se può essere affinato dalla cultura e dall'esperienza. Può accusare un ignorante di musica "colta" appunto di essere "ignorante", e non sarebbe offesa ma una constatazione fattuale, ma non per questo dovrebbe considerarlo un "ebete".

Anonimo ha detto...

Pino Daniele è riuscito a fare un'operazione estremamente colta, invece, coniugando il jazz, il blues, le ritimche brasiliane e le atmosfere mediterranee con la lingua napoletana, in un connubio perfetto,creando uno stile personalissimo. Quindi era tutto meno che un cantautore da strapazzo come lei vorrebbe farlo passare. Che poi si sia commercializzato con gli anni è un altro discorso.
Io sono un estimatore e direi un conoscitore della musica di tutti i generi, dalla colta di Josquin de Pre, Orlando di Lasso, Monteverdi, passando per Bach, Mozart, Wagner, Schubert (che adoro) Berg, Brahms, Mahler, fino a Philip Glass. I nomi sono talmente tanti che non basterebbero i post. Amo tutta la musica e riesco comprenderne influenze e mutazioni. Pino Daniele era tutto meno che uno sprovveduto ed è improprio fare paragoni tra la musica "colta" e la musica cosiddetta "leggera".
La cultura comprende tutti gli aspetti e non ha bisogno di ghetti. Amo Brahms e amo Pino Daniele. Sono pezzi di vita entrambi. Potrei essere d'accordo con lei se parlasse di Gigi d'Alessio prodotto di serie Z per gente con la quinta elementare.
Ma Pino Daniele era un grande musicista.
Massimo

Pietro Melis ha detto...

Non sopporto il Jazz. Mi fa vomitare. Sono note buttate lì senza costrutto. Lei può ascoltare anche musica leggera, ma non è arte. Non mi riempie lo spirito e non mi crea emozioni. Non nego che esista qualche bella canzone. Per esempio a me piace di Celentano (ma la musica non è sua)"Ti penso e cambia il mondo", "l'arcobaleno", "L'emozione non ha voce". Ma non è arte. Oppure "Anima mia" dei cugini di campagna. Ma non è arte. Perché non fanno parte della storia della musica. Perché?

Stefano S. ha detto...

Concordo con Massimo relativamente alla musica di Pino Daniele, che non è certo un Bach ma a suo modo era un artista. Poi sul fatto che a qualcuno possa non piacere un genere, uno stile o un autore, se ne può discutere.

Un gusto si affina anche con l'ascolto e lo studio (ecco perché la capacità di apprezzare la musica è anche un fatto culturale) e la capacità di individuare modelli ricorrenti. (La dinamica del piacere nell'ascolto musicale ha molto a che fare con la capacità della mente di individuare in un brano elementi che sono armonici e familiari insieme ad altri che sono imprevisti. Un pezzo musicale per essere gradevole solitamente deve contenere dei costrutti che risultano gradevoli e familiari al sistema percettivo dell'ascoltatore, ma mischiati ad altri "disarmonici" per creare quel senso di imprevisto che crea uno stato di tensione, disorientamento e quindi di interesse nella percezione. In altre parole deve esserci una mescolanza di ordine e disordine. A questo riguardo è interessante l'osservazione del prof. Melis riguardo alla sua percezione del jazz: "Sono note buttate lì senza costrutto". Ma questo probabilmente perché non è in grado di percepire la struttura sottostante, capacità che può essere sviluppata e affinata solo dall'ascolto e in un certo senso da un certo grado di "assuefazione" a un certo tipo di musica. La stessa impressione probabilmente la otterrebbe anche un selvaggio all'ascolto di una sinfonia di Wagner, o un occidentale al primo ascolto di musica sviluppata secondo un sistema tonale diverso da quello occidentale).

Sul fatto che un Pino Daniele probabilmente non verrà ricordato nei manuali di storia della musica: la storia della musica fino al '900 si è occupata principalmente della musica "colta" composta e fruita dall'elite intellettuale e politica del tempo, l'unica in grado di sopravvivere al tempo in quanto veniva tramandata tramite la notazione musicale. Con la possibilità di riprodurre e preservare in modo indefinito la musica, l'aumento esponenziale della popolazione umana e la creazione di un mercato musicale sterminato, è aumentata in modo drammatico la complessità e la differenziazione dell'offerta musicale, e non esiste più una precisa linea di produzione di "musica colta" per le elite.

Pietro Melis ha detto...

DE GUSTIBUS EST DISPUTANDUM. Altrimenti dovrei confrontarmi con il gusto di una tribù africana che conosce solo il tamburo. La musica occidentale colta è universale, come è provato dal fatto che oggi vi sono molti violinisti, pianisti e direttori d'orchestra asiatici. La scala musicale cinese è pentatonica e non ha dato luogo a composizioni che facciano parte della storia della musica. Gli asiatici hanno dovuto superare i limiti della loro tradizione musicale per affermarsi nella musica in campo internazionale. Lo stesso dicasi della noiosissima musica araba. Come mai gli storici della musica hanno escluso la musica leggera? Per faziosità? No. Perché non è costruzione fondata su uno studio serio della composizione, che nei Conservatori implica uno studio di 10 anni. Chi non ha uno studio serio della composizione non è un artista. E' un artigiano. Un dilettante. Quanti sono autori di musica leggera che hanno fatto seri studi di composizione? Nessuno che sia uscito da un Conservatorio. Sarei curioso di conoscere i loro spartiti. I grandi storici della musica come Andrea Della Corte, Guido Pannain e Massimo Mila non hanno mai pensato di includere la musica leggera nella storia della musica.

Andrew Ray ha detto...

Quindi lei sarebbe professore?
Nel suo blog leggo parole come "stronzate", "coglione".
Per intenderci, leggo a fatica, perche' per leggere un testo scritto senza andare mai a capo, in una colonna larga quanto lo stretto di Messina, devo ammettere che occorre un discreto impegno.
Comunque sia, se questo e' cio' che devo "apprendere" da un professore, preferisco cercare riferimento altrove.

Per quanto riguarda l'arte o non arte di Pino Daniele, qualcuno prima di me mi ha risparmiato il lavoro di spiegarle cosa Pino Daniele abbia fatto con la musica, napoletana e non.

Mi ha incuriosito, devo ammettere, il titolo del suo blog: Blog del prof. Pietro Melis. Non bastava Pietro Melis? Senza prof. non si sentiva completo?
Spero non l'abbia aggiunto solo per darsi un titolo, perche' i titoli non servono piu' a nulla, e quel prof. davanti al suo nome non la eleva certo ad uno stato piu' alto (da come scrive, anzi, il suo stato deve ancora ricevere un riconoscimento territoriale).

Saluti,
Andrea

Pietro Melis ha detto...

Nessuno la obbliga a continuare a leggermi. Se lei è un fan di Pino Daniele, se lo tenga caro. Io mi nutro di vera musica. Per quanto riguarda il prof, non è stata una mia decisione. Sono un analfabeta in informatica. Il blog (come il sito collegato) mi è stato preparato da un tecnico. E poiché ho purtroppo un nome e cognome troppo diffusi (Melis è il cognome più diffuso in Sardegna) l'aggiunta del prof è stato un espediente del tecnico per non essere confuso con altri Pietro Melis. Provi a scrivere pietro melis su Google e vedrà quanti omonimi vi sono con diverse professioni.