lunedì 17 febbraio 2020

GIORDANO BRUNO MARTIRE DELLA LIBERTA' DI PENSIERO

Il 17 febbraio del 1600 fu condannato al rogo in Campo dei fiori a Roma dopo un processo durato dal 1593. La Chiesa cattolica con Giovanni Paolo II chiese perdono per la condanna di Galileo ma non ha mai chiesto perdono nemmeno con questo papaccio. Perché? Lo spiegherò. 
Tralascio le note biografiche che possono essere conosciute anche su internet. Delle opere del Bruno consiglio soprattutto Dell'universo infinito et mondi e De la causa, principio et uno. Il Bruno cercò di difendersi come si difese poi Galileo distinguendo tra teologia e filosofia. Ma la difesa di Galileo era molto più facile in quanto si limitava a sostenere il sistema copernicano (che non era meno complicato di quello geocentrico aristotelico-tolemaico in quanto usava ancora le sfere celesti limitandosi a porre il sole al centro e non più la Terra) senza mettere in dubbio le "verità" di fede. L'ex domenicano Giordano Bruno andò molto più oltre in quanto negava la trinità, la verginità di Maria, l'impossibilità che un Dio si limitasse facendosi uomo, e perciò negava la divinità di Gesù. Da prima il Bruno fu disposto ad usare il metodo della dissimulazione consistente nel nascondere la verità scientifica abiurando di fronte al famigerato tribunale dell'Inquisizione. Egli fu tuttavia contraddittorio nel suo comportamento perché quando andò a Ginevra si convertì al calvinismo (o fece finta di convertirsi per non essere accusato di eresia anche dai calvinisti). Dovette abbandonare anche le lezioni alla Sorbona di Parigi e l'Inghilterra perché anche in altri Stati europei le sue tesi apparivano eretiche. Ma non per questo fu condannato per eresia. Fu accettato in altri Stati europei soprattutto perché persino il re di Francia era interessato alle sue lezioni sull'arte della memoria. E così dall'imperatore asburgico. Ma quando dopo vari anni di sequestro nel Vaticano intervenne il cardinale gesuita Bellarmino (quello che nel primo processo a Galileo si era limitato ad accettare che Galileo promuovesse il sistema copernicano come teoria matematica e non scientifica) il Bruno non accettò, al contrario, di accettare la sua teoria del mondo infinito come teoria e non come realtà fisica. La cosa sa di paradossale perché precedentemente il cardinale tedesco Niccolò Cusano (dalla località Kues), delegato del papa Eugenio IV al concilio di Basilea del 1443, aveva già pubblicato nel 1440 il De docta ignorantia  dove aveva scritto che la Terra non poteva considerarsi in quiete ma aveva un movimento rotatorio ed aveva precisato che in un mondo infinito non poteva esistere un centro dell'universo. Tornando a ritroso, già nel 1274 l'arcivescovo di Parigi Stefano Tempier aveva affisso sulla cattedrale di Notre-Dame delle tesi in cui, tra le altre, aveva condannato anche alcune affermazioni di S. Tomaso (padre spirituale della Controriforma) perché un Dio onnipotente e infinito non poteva aver creato un universo finito. Né bisogna dimenticare che nel XIV secolo Nicola di Oresme, vescovo di Parigi, matematico, fisico, psicologo e teorico della musica, allievo di Buridano, affermò che era più semplice affermare la rotazione della Terra piuttosto che la rotazione del cielo intorno alla Terra e di fronte all'obiezione che se la Terra ruotasse intorno al suo asse una freccia lanciata verticalmente non sarebbe potuta ricadere sullo stesso punto obiettava giustamente che la freccia partecipava contemporaneamente del moto rotatorio della Terra. Quando Copernico (canonico polacco che per 10 anni aveva studiato in Università italiane) pubblicò nel 1453 (anno della sua morte a 70 anni) il De revolutionibus orbium coelestium  con dedica al papa Paolo III non vi fu alcuna condanna nei confronti di Copernico, anche perché chi scrisse la prefazione all'opera di Copernico, il luterano tedesco, matematico e teologo, Andrea Osiander, l'opera di Copernico poteva essere accettata come teoria matematica e non fisica. Il clima culturale cambiò quando l'Europa fu investita dalla Riforma protestante di Lutero e di Calvino. Quest'ultimo, da autentico idiota, scrisse contro Copernico: chi oserà opporsi contro lo Spirito Santo? La Chiesa Cattolica, per non sentirsi superata dal rigorismo biblico dei protestanti, cambiò atteggiamento e allora iniziarono le persecuzioni contro coloro che avessero promulgato l'eliocentrismo come verità scientifica, e non come costruzione puramente matematica.
La posizione di Giordano Bruno era più difficile da difendere perché egli, non soltanto accettava l'eliocentrismo di Copernico, ma negava anche l'esistenza di un Dio trascendente un universo infinito, identificandolo con la natura stessa e giungendo così al panteismo, che è una diversa forma di ateismo, quale sarà quello di Spinoza  nel '600 e nell'800 quello dell'idealismo del primo Fichte, del primo Schelling e di Hegel. Giungendo a riprendere la tesi platonica della reincarnazione, dedotta a sua volta da Pitagora, secondo cui in tutti gli animali vi è un'anima immortale facendo tutti gli animali parte della natura divina il Bruno compiva la più profonda eresia a cui altri eretici non erano mai giunti. Si racconta che, trovandosi nel carcere di Venezia (in cui era finito a causa dell'accusa di eresia formulata da quell'anima malvagia del Mocenigo che prima l'aveva ospitato nel suo  grande e nobile palazzo per avere lezioni sull'arte della memoria) disse ad un suo compagno di cella che stava per uccidere un ragno: lascialo in vita perché vi potrebbe essere l'anima di un uomo reincarnato.
Pochi sanno (ma lo so io per i miei passati studi sulla fisica del '600) che Giordano Bruno andò oltre Galileo che nel Dialogo sopra i due massimi sistemi (che gli costò la seconda condanna dopo la morte di Bellarmino, con la conseguente abiura per salvarsi la pelle) aveva commesso un grave errore per spiegare il motivo per cui all'interno di una nave in movimento una goccia d'acqua cadesse sempre nello stesso punto. Galileo erroneamente suppose che ciò fosse dovuto al fatto che l'aria contenuta dentro la nave, muovendosi insieme con la nave, trascinasse anche la goccia d'acqua in avanti. FALSO. Galileo non arrivò mai a formulare chiaramente il principio di inerzia. Tanto è vero che egli lo estendeva erroneamente ad ogni movimento circolare, e perciò anche a quello della Terra. Come ben scrisse lo storico della scienza francese Alexandre Koyré in Studi galileiani Galileo per concepire il principio di inerzia aveva bisogno di immaginare un piano orizzontale su cui scorresse una boccia immaginando anche che si potesse privare la boccia del suo punto di contatto, e perciò di frizione, con il piano di scorrimento. Togliete il piano, aggiunge Koyré, e la boccia cadrà per normale caduta dei gravi. Giordano Bruno (come si legge in La cena delle ceneri) aveva capito che la goccia cadeva nello stesso punto perché conservava con il movimento della nave anche il movimento di inerzia, cosa che non era riuscito a capire Galileo.
Si può rimproverare a Giordano Bruno di non essere stato furbo come lo sarà Galileo con l'abiura. Gli sarebbe convenuto abiurare tutto, come prima in parte aveva già fatto. Inoltre avrebbe potuto prendere in contropiede i suoi carnefici trattando essi da eretici perché nei Vangeli non si trova una sola frase di condanna a morte per i non credenti. Inoltre avrebbe potuto difendersi dicendo che non poteva essere considerato un eretico perché eretico poteva essere considerato colui che fosse rimasto interno alla Chiesa cattolica e ne avesse contestato i presupposti. Ma Giordano Bruno non solo si era posto fuori del cattolicesimo ma anche fuori del cristianesimo. Altrimenti avrebbero dovuti essere considerati eretici anche i luterani e i calvinisti. Che invece furono considerati scissionisti all'interno del cristianesimo. Probilmente gli inquisitori non gli perdonarono mai di essere rimasto pur sempre un domenicano anche contro la sua volontà perché per la Chiesa cattolica non assurdamente non si può mai cancellare l'ordinazione sacerdotale. La storia dei papi è una storia antievangelica. Con l'abiura il Bruno si sarebbe salvato e il tempo gli avrebbe dato ragione. E poi era ancora giovane quando morì sul rogo a soli 52 anni (dopo essere stato costretto a non scrivere più negli anni di prigionia prima a Venezia e poi a Roma, dove fu trasferito per richiesta del tribunale dell'Inquisizione di Roma, dopo vari tentennamenti di quello di Venezia. Cioè dal 1592 al 1600. Ma poi si irrigidì nelle sue posizioni, forse per dare nel futuro una maggiore testimonianza del suo pensiero e della sua libertà di pensiero. Forse volle egli stesso il suo martirio per dare anche una maggiore forza al suo pensiero. Abiurando sarebbe potuto scappare dall'Italia e rifugiarsi in altro Stato europeo dove certamente non avrebbe subito la condanna al rogo che la fottuta Chiesa cattolica gli aveva comminato, pare contro lo stesso parere del papa Clemente VII, che non seppe o non volle opporsi alla condanna al rogo in Campo dei fiori, dove già altri eretici erano stati bruciati, tanto che l'ambasciatore di Francia a Roma che aveva la residenza vicino a Campo dei fiori si lamentò duramente per i continui odori di carne umana bruciata che gli provocavano forti nausee che gli impedivano di mangiare. 
Terminato il potere temporale della Chiesa cattolica nel 1889 fu costruito, per volontà del capo del governo Francesco Crispi, e contro la volontà del papa Leone XIII, che aveva minacciato di lasciare Roma (il Crispi rispose: se va via non ritorna) il monumento a Giordano Bruno proprio in Campo dei fiori. Lo scultore Ettore Ferrari aveva previsto che il Bruno avesse un braccio alzato e puntato contro il Vaticano. Ma poi prevalse l'idea di non suscitare maggiori contrasti contro il Vaticano e si preferì raffigurare Giordano Bruno con le braccia incrociate, vestito da domenicano e con lo sguardo severo e corrucciato volto verso il Vaticano. Dopo i Patti Lateranensi del 1929 il Vaticano volle che fosse rimossa la statua di Giordano Bruno. Mussolini si oppose anche perché si era opposto il suo ex ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile, estimatore di Giordano Bruno e curatore (con una premessa e ricche note bibliografiche) dei Dialoghi italiani   del Bruno, che tuttora si trovano nell'edizione Sansoni, rimasta classica, che possiedo nella vecchia edizione del 1958.
Sia lode perenne a Giordano Bruno e perduri per sempre l'infamia contro la Chiesa cattolica IMPOSTORICA romana.                
 

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