mercoledì 14 agosto 2013

BENEDETTO XVI: UN PAPA CHE SAPEVA PENSARE. PER QUESTO NON FU MAI POPOLARE

Le masse hanno bisogno di farsi incantare dalle emozioni suscitate da atteggiamenti popolareschi, da discorsi banali quali si sentono in bocca all'attuale papa. Pur non condividendo le riflessioni teologiche di Benedetto XVI non si può negare che egli, distinguendo tra legalità e diritto naturale, ha colto il nodo cruciale della giustizia. Ogni governo, per il solo fatto che detenga il potere, è legale. Perché la legalità dipende dalle leggi. Ma non è detto che le leggi in quanto tali siano giuste se si prescinde dal fondamento di una giustizia che non sia fondata solo sulle leggi. Già Carl Schmitt aveva distinto tra legalità e legittimità. Un governo è sempre legale in base alle leggi su cui si fonda ma non è detto che sia legittimo alla luce di una giustizia universale. E questa giustizia può essere fondata solo sul diritto naturale. Peccato che Benedetto XVI abbia inteso il diritto naturale rifacendosi alla tradizione giusnaturalistica dell'età moderna (Grozio, Pufendorf, Locke, Leibniz, Montesquieu, in parte Rousseau, Kant) in cui il diritto naturale fu inteso come diritto della ragione, e perciò come diritto della natura umana. E ciò in contrasto con la rivoluzione scientifica del XVII secolo, che con l'astronomia aveva decentrato la Terra ponendo in crisi una concezione antropocentrica fondata sul sistema astronomico geocentrico. Oggi bisogna fare concordare il diritto naturale con l'evoluzione biologica da una comune origine di ogni forma di vita. Pertanto il diritto naturale o è di tutti o è di nessuno. Il diritto naturale è il diritto di ogni essere vivente alla sua auto-conservazione. Con esso non contrasta la catena preda-predatore perché il predatore non uccide come fa l'uomo, per crudeltà, ma per il suo diritto alla sopravvivenza. Solo apparentemente vige in natura il diritto del più forte. In realtà questo diritto è il diritto alla auto-conservazione. Il diritto naturale di uno ha come limite il diritto naturale di un'altro alla sua auto-conservazione. Spinoza e Hobbes si avvicinarono a questo concetto di diritto naturale, inteso a giustificare il proprio diritto alla vita, ma peccarono per eccesso identificandolo con il diritto di tutti su tutto.       

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